Al riguardo era solita dire che quella occasione di precoce inserimento nella scuola da un lato l’aveva resa felice, ma dall’altro l’aveva rattristata perchè di fatto le aveva precluso la realizzazione di un doppio sogno: laurea in lettere a Firenze e insegnamento di Dante da una cattedra universitaria.
Il 10 dicembre del 1928 si sposò con Amedeo Lomonaco, anche lui nativo di Aieta, giovane segretario comunale di Praia a Mare. Dalla loro unione nacquero 8 figli, due dei quali deceduti nella prima infanzia; nonostante i gravosi impegni materni nel tirar su una famiglia numerosa, donna Stellina o la maestra Stellina (così ormai era chiamata e conosciuta a Praia) seppe con particolare dedizione abbinare, da fervente cattolica praticante, l’insegnamento scolastico con l’insegnamento religioso.
L’attività di maestra, da lei intesa come una missione, era caratterizzata da una profonda umanità; la maestra Stellina era una dei pochi insegnanti che non ricorreva alla bacchetta , a quei tempi spesso usata.
Ricordava con piacere un episodio riguardante Giacomino, per lunghi anni il sacrestano del paese; costui, non proprio un alunno modello, dopo infruttuosi tentativi di promozione con i vari insegnanti alternatisi in prima elementare, fu promosso da lei in seconda. Quel tardivo successo scolastico rese Giacomino talmente felice da fargli esibire orgoglioso la pagella dicendo a tutti:”donna Stellina m’ha passatu ”.
Quasi ogni giorno trovava il tempo per salire alla Grotta e pregare la Madonna lì venerata, di cui era devotissima e in onore della quale scrisse il libro “Terra e tempio di Maria”, che narra il prodigioso approdo della Vergine a Praia, nonché la storia del paese dalle origini fino ai primi anni cinquanta; scrisse inoltre l’inno dedicato alla sua Madonnina “Solingo speco fu la dimora… nella tua grotta Praia t’onora…” cantato ancora oggi in occasione delle novene e delle processioni solenni.
Per oltre un trentennio ha ricoperto la carica di presidente dell’Azione cattolica di Praia ed è stata prodiga di consigli e insegnamenti soprattutto per le persone più umili (pescatori, braccianti, ecc.) desiderose di ascoltare da lei la parola di Dio nelle ore serali.
Il suo approccio religioso con quelle persone risultava così efficace che alcuni volevano confessarsi soltanto con lei prima di ricevere la comunione, faticando la maestra non poco a convincerli che il sacramento della confessione era una esclusiva peculiarità del sacerdote.
Abitando tra l’altro sopra il bar più frequentato di Praia rappresentava un freno per quelli che, pentiti dopo aver smoccolato una bestemmia, dicevano: “non jistimamu sinò donna Stellina si dispiaci”.
La maestra Stellina e il marito Amedeo Lomonaco hanno costituito per generazioni di praiesi un costante e rassicurante polo di riferimento nella realtà sociale e amministrativa del paese fino al 1956 quando, divenuto Amedeo Lomonaco dirigente nel ministero del Tesoro, si trasferirono a Roma con i figli.
A Roma Stella Lomonaco Giugni, ormai in pensione da qualche anno, continuò il suo impegno cattolico nell’ambito della parrocchia nel quartiere Flaminio dove abitava e mantenne per molti anni una apprezzata collaborazione giornalistica settimanale sulla pagina parrocchiale de “L’Osservatore Romano”.
Grazie alla fede incrollabile seppe sopportare con cristiana rassegnazione la prematura e repentina perdita dello sposo deceduto nel 1959.
Nella capitale proseguì feconda la sua attività di scrittrice e poetessa quasi interamente di carattere religioso; fece parte di prestigiose accademie letterarie quali l'Accademia Tiberina e l'Accademia latinati excolendae artium et litterarum e ottenne vari premi e riconoscimenti; tra gli altri un premio della rivista Calabria letteraria, un premio letterario Omnia, un altro internazionale di poesia "Lupa capitolina", un diploma di lauro d'oro per la poesia del Centro letterario del Lazio.
Il 5 dicembre del 1983 si spense serenamente a Roma attorniata da figli, generi, nuore e nipoti e particolarmente toccanti furono le parole pronunciate dal Parroco celebrante il funerale: “amavo sedermi accanto a lei raccolta in preghiera per attingere alla sua fede”.
Le sue principali opere poetiche, i cui proventi sono stati interamente devoluti in beneficenza, sono: Paolo VI Pellegrino in Terra Santa, raccolta in versi del 1964 dedicata allo storico viaggio del papa Paolo VI, al quale l’autrice donò personalmente la sua opera; “Celeste monito” del 1973, raccolta poetica in onore della Madonna di Siracusa; “Faville nel Roseto”, vasta raccolta di poesie postuma del 1990 in onore della Madonna di Pompei, ognuna delle quali contempla le varie preghiere, meditazioni e invocazioni che compongono il S. Rosario.
Quest’ultima opera fu donata personalmente nel maggio del 1991 al papa Giovanni Paolo II dal figlio
Giuseppe, in occasione di una udienza particolare accordata a lui e alla sua famiglia.
--------------------------------------------------------------------
Il
Radiogiornale del 21 ottobre 2006 della Radio Vaticana
aveva dato la notizia della presentazione della ristampa
di "Terra e Tempio di Maria":