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Benedetto XVI

 

STEMMA DI PAPA BENEDETTO XVI 

Fonte: Radio Vaticana

SECOLI DI STORIE, LEGGENDE E TRADIZIONI RELIGIOSE BAVARESI NELLO STEMMA PONTIFICIO DI BENEDETTO XVI

- Servizio di Alessandro De Carolis - 

Uno scudo tripartito, con tre simboli che condensano in un’immagine secoli di storie e di leggende religiose della Baviera. Lo stemma pontificio di Benedetto XVI, del quale l’arcidiocesi di Frisinga ha offerto una nota dettagliata, accoglie tutti gli elementi che caratterizzavano il suo stemma episcopale come arcivescovo di Monaco e Frisinga (Muenchen und Freising), e poi come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. La descrizione dello stemma nel servizio di Alessandro De Carolis: 

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Sormontato da una mitra, il copricapo papale di forma triangolare, e non da una tiara come nei precedenti stemmi pontifici - e ornato inoltre con il pallio metropolita - lo stemma di Benedetto XVI – del quale i colori sono ancora allo studio - presenta nel primo simbolo in alto a sinistra l’effigie del “moro di Frisinga”. Si tratta di una testa di moro coronata e rivolta verso sinistra già presente nello stemma dell’antica Diocesi-principato di Frisinga nel 1316, ai tempi del vescovo Corrado III, e da quel momento in poi adottata da tutti gli arcivescovi succedutisi a capo di quella sede. L’immagine a destra del moro raffigura un orso con il basto, il cosiddetto “orso di Corbiniano”. Costui – racconta una leggenda – fu l’evangelizzatore della Baviera dell’ottavo secolo dopo Cristo. Durante un viaggio verso Roma, un orso divorò la sua bestia da soma. San Corbiniano comandò alla belva di portare essa stessa fino a Roma il suo bagaglio, lasciandola poi libera di ritornare nei boschi della sua patria. “Il significato è chiaro – spiega la nota dell’arcidiocesi di Frisinga - Il cristianesimo ammansì e addomesticò il selvaggio paganesimo e pose così nell’antica Baviera i fondamenti di una grande cultura”. Inoltre, come “portatore di Dio”, l’orso di Corbiniano simboleggia l’onere del ministero episcopale.  

C’è poi la conchiglia, il terzo simbolo in basso, al centro dello stemma. Essa si riferisce anzitutto a una famosa leggenda che riguarda Sant’Agostino. Durante una passeggiata in riva del mare, meditando sull’imperscrutabile mistero della Trinità di Dio, il Santo incontrò un fanciullo che con una conchiglia versava l’acqua del mare in una piccola buca. Quando Agostino gli chiese che cosa facesse, il bambino rispose: “Io verso il mare in questa buca”. Un’allegoria ambivalente, che rivela la conchiglia sia come mezzo per immergersi nel mare sconfinato della divinità, sia come simbolo del Ratzinger accademico il quale, nel 1953, conseguì il Dottorato in teologia proprio con una dissertazione su “Il popolo e la casa di Dio nell’insegnamento di Agostino sulla Chiesa”. Ancora, come “conchiglia del pellegrino”, la valenza simbolica si estende a un concetto centrale del Concilio Vaticano II, cioè il “popolo di Dio pellegrinante”, di cui l’arcivescovo Ratzinger e ora Benedetto XVI si riconosce pastore. “Come arcivescovo – prosegue la nota - egli aveva inserito intenzionalmente questo simbolo nel suo stemma anche come ‘conchiglia di San Giacomo’”: immagine situata nello stemma del Convento degli Scozzesi a Ratisbona”, nella cui università l’allora prof. Ratzinger insegnò Dogmatica e Storia del dogma dal ’69 al ’77.

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Alessandro De Carolis, Radio vaticana, 26 aprile 2005

 

 

 

 

 

 

 

 

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