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VISITA
PASTORALE A SULMONA (4 LUGLIO 2010) |
Annuncio
del Vangelo anche nella persecuzione e distacco dalle
cose: il Papa a Sulmona indica l’eredità di Celestino V
Coniugare
radicalità evangelica e misericordia: è l’insegnamento
di San Pietro Celestino V che Benedetto XVI ha messo in
luce da Sulmona, dove è arrivato stamane in elicottero,
accolto dal vescovo di Sulmona-Valva, mons. Angelo Spina,
dal sottosegretario italiano alla presidenza del
Consiglio, Gianni Letta, rappresentante del governo
italiano, dall’Ambasciatore d’Italia presso la Santa
Sede, Antonio Zanardi Landi, e dalle locali autorità
civili e militari. Benedetto XVI ha sottolineato la
“santità” del Papa eremita e la sua “fecondità
pastorale”. Lo ha fatto nella grande Piazza Garibaldi
della cittadina abruzzese, dove ha celebrato la Messa e ha
recitato l’Angelus. La nostra inviata a Sulmona, Fausta
Speranza:
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Sull’esempio di Celestino V, Benedetto XVI invita
tutti a una vita sobria “per conservare più liberi la
mente e il cuore”. Alla Chiesa chiede l’annuncio
coraggioso del Vangelo “anche nei momenti di
persecuzione” e chiede il “distacco dalle
preoccupazioni per le cose”:
“L’annuncio sereno, chiaro e coraggioso del
messaggio evangelico – anche nei momenti di persecuzione
– senza cedere né al fascino della moda, né a quello
della violenza o dell’imposizione; il distacco dalle
preoccupazioni per le cose – il denaro e il vestito –
confidando nella Provvidenza del Padre; l’attenzione e
cura in particolare verso i malati nel corpo e nello
spirito. Queste furono anche le caratteristiche del breve
e sofferto pontificato di Celestino V e queste sono le
caratteristiche dell’attività missionaria della Chiesa
in ogni epoca”.
Alla cittadina che non ha pianto la perdita di vite
umane per il terribile terremoto che ha colpito
l’Abruzzo un anno fa, ma che certamente ha vissuto paure
e difficoltà concrete, il Papa dice: “Sono venuto per
condividere con voi gioie e speranze, fatiche e impegni,
ideali e aspirazioni”:
“So bene che anche a Sulmona non mancano difficoltà,
problemi e preoccupazioni: penso, in particolare, a quanti
vivono concretamente la loro esistenza in condizioni di
precarietà, a causa della mancanza del lavoro,
dell’incertezza per il futuro, della sofferenza fisica e
morale e – come ha ricordato il Vescovo – del senso di
smarrimento dovuto al sisma del 6 aprile 2009”.
Benedetto XVI assicura preghiere e fa una
raccomandazione: perseverate “nella testimonianza di
valori umani e cristiani” che – ricorda – sono
profondamente radicati nella fede e nella storia di questo
territorio”. Del territorio il Papa parla per
sottolineare la bellezza del paesaggio e per ricordare che
alcune località sono strettamente legate alla figura di
Pietro da Morrone. L’eremita, divenuto Papa con il nome
di Celestino V in un momento in cui la Chiesa scriveva
anche pagine buie della sua storia, rinuncia dopo 5 mesi
di Pontificato, viene imprigionato e muore dopo due anni.
Benedetto XVI ricorda il Monte Morrone, dove “Pietro
condusse per molto tempo vita eremitica”, l’Eremo di
Sant’Onofrio dove lo raggiunse la notizia della sua
elezione, l’Abbazia di Santo Spirito dove Celestino V
consacrò l’altare maggiore, dopo l’incoronazione
avvenuta nella Basilica di Collemaggio a L’Aquila. E qui
il Papa tiene a ricordare che circa un anno fa, dopo il
terremoto, si è recato in quella Basilica che normalmente
conserva le spoglie di Celestino V e ha lasciato il pallio
ricevuto all’inizio del suo Pontificato.
Benedetto XVI ricorda che oggi, a 800 anni dalla
nascita dell’eremita, è stato indetto l’Anno
giubilare celestiniano che si concluderà ad agosto.
Celestino V – sottolinea – rimane nella storia “per
le note vicende del suo tempo e del suo Pontificato e,
soprattutto, per la sua santità”. “La santità –
dice – non passa mai di moda”:
“La santità, infatti, non perde mai la propria
forza attrattiva, non cade nell’oblio, non passa mai di
moda, anzi, col trascorrere del tempo, risplende con
sempre maggiore luminosità, esprimendo la perenne
tensione dell’uomo verso Dio”.
Benedetto XVI definisce Celestino V un “cercatore di
Dio”, capace di silenzio. E’ proprio nel silenzio –
spiega – che riesce a percepire la voce di Dio, capace
di orientare la sua vita. Il Papa
sottolinea quanto sia importante riflettere su questo
nella nostra società in cui “ogni spazio, ogni momento
sembra debba essere “riempito” da iniziative, da
attività, da suoni”. “Spesso - aggiunge - non c’è
il tempo neppure per ascoltare e per dialogare”. Da
qui l’incoraggiamento del Papa:
“Non abbiamo paura di fare silenzio fuori e
dentro di noi, se vogliamo essere capaci non solo di
percepire la voce di Dio, ma anche quella di chi ci sta
accanto, degli altri”.
E un altro insegnamento fondamentale di Celestino V,
afferma Benedetto XVI, è che tutto “l’essenziale
della nostra esistenza” è dono di Dio:
“Dio ci anticipa sempre e in ogni singola
vita c’è del bello e del buono che noi possiamo
riconoscere facilmente come sua grazia, come raggio di
luce della sua bontà”.
Tra le problematiche messe in evidenza nei saluti
rivolti al Papa c’è anche la difesa del territorio: si
è accennato a costruzioni che potrebbero deturpare e alla
preoccupante prospettiva della privatizzazione
dell’acqua. Il Papa esprime apprezzamento per
l’impegno della Chiesa locale “per la promozione del
bene comune e della salvaguardia del creato”:
“Vi incoraggio in questo vostro sforzo, esortando
tutti a sentirsi responsabili del proprio futuro, come
pure di quello degli altri, anche rispettando e custodendo
la creazione, frutto e segno dell’Amore di Dio”.
Al centro della vita di Celestino V ci fu Cristo, ci fu
la Croce. La Croce – afferma Benedetto XVI – diede al
Santo “la chiara coscienza del peccato” e
“l’altrettanto chiara coscienza dell’infinita
misericordia di Dio”. Per questo pensò la particolare
indulgenza della Perdonanza. E qui il Papa sottolinea il
ruolo dei sacerdoti:
“Desidero esortare i sacerdoti a farsi testimoni
chiari e credibili della buona notizia della
riconciliazione con Dio, aiutando l’uomo d’oggi a
recuperare il senso del peccato e del perdono di Dio”.
Dalla città di Sulmona, al momento dell'Angelus,
Benedetto XVI chiede alla Chiesa di saper guidare chi
cerca Dio:
“Fedele all’eredità di san Pietro Celestino,
sappia comporre la radicalità evangelica e la
misericordia, perchè tutti coloro che cercano Dio lo
possano trovare”.
A tutti l’invito a una vita semplice e umile, alla
ricerca di ciò che è veramente essenziale”:
“Anche noi, che viviamo in un’epoca di maggiori
comodità e possibilità, siamo chiamati ad apprezzare uno
stile di vita sobrio, per conservare più liberi la mente
e il cuore e per poter condividere i beni con i
fratelli”.
Ora Benedetto XVI si trova nel Centro diocesano dove,
più tardi, inaugurerà gli spazi dedicati a sacerdoti
malati e anziani. E dove riceverà la delegazione della
Casa di reclusione di Sulmona. Poi si sposterà nella
Cattedrale di San Panfilo, dove sono conservate in questo
anno giubilare celestiniano le spoglie del Papa eremita e
dove incontrerà i giovani della città. Tra quelli che
erano in piazza, alla fine della celebrazione e della
preghiera mariana abbiamo incontrato Flavia:
le abbiamo chiesto che cosa pensi dell’invito del Papa
al silenzio:
R. – E’ stato bello ed emozionante. C’era tanta
gente. Noi giovani siamo stati tutti partecipi e attenti
al discorso. Dobbiamo cercare di soffermarci di più a
pensare, a riflettere.
D. – Che significa fare silenzio Flavia, secondo te?
R. – Riflettere, pensare di più, non soffermarci
sempre sulle cose più superflue e superficiali,
concentrarsi di più sulle cose belle della vita, le cose
importanti e nient’altro.
D. – A conclusione della Messa del Papa e
dell’Angelus, qui a Sulmona, restano le parole di
Benedetto XVI, che ha ricordato che Celestino V insegna a
coniugare coscienza del peccato e coscienza della
misericordia...
R. – E’ importante saperlo ed è importante poi non
ripetere gli stessi errori del passato, ma guardare a
quelli, averli come esempio e cercare di non ripeterli,
per stare bene con la coscienza e per dare poi esempio
positivo in futuro agli altri. Quindi, sicuramente è
giusto.
D. – Flavia, vivete qui a Sulmona all’ombra del
monte Morrone. In questo anno giubilare la figura di
Celestino V, per te, per esempio, che sei molto giovane,
è stata un’occasione di riscoperta?
R. – Sì, sicuramente, di riscoperta, ma anche di
pensiero, di riflessione e ne siamo contenti. E’ stato
anche uno dei motivi per cui oggi abbiamo avuto il Papa
qui. Quindi, senz’altro, sicuramente, gli siamo
riconoscenti.
CONCELEBRAZIONE
EUCARISTICA
OMELIA
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Piazza
Garibaldi - Sulmona
Domenica, 4 luglio 2010
Cari
fratelli e sorelle!
Sono
molto lieto di essere oggi in mezzo a voi e celebrare con
voi e per voi questa solenne Eucaristia. Saluto il vostro
Pastore, il Vescovo Mons. Angelo Spina: lo ringrazio per
le calorose espressioni di benvenuto che mi ha rivolto a
nome di tutti, e per i doni che mi ha offerto e che
apprezzo molto nella loro qualità di “segni” - come
li ha definiti - della comunione affettiva ed effettiva
che lega il popolo di questa cara Terra d’Abruzzo al
Successore di Pietro. Saluto gli Arcivescovi e i Vescovi
presenti, i Sacerdoti, i Religiosi e le Religiose, i
rappresentanti delle Associazioni e dei Movimenti
ecclesiali. Rivolgo un deferente pensiero al Sindaco,
Dottor Fabio Federico, grato per il cortese indirizzo di
saluto e per i “segni”, i doni, al rappresentante del
Governo ed alle Autorità civili e militari. Un
ringraziamento speciale a quanti hanno generosamente
offerto la loro collaborazione per realizzare questa mia
Visita Pastorale. Cari fratelli e sorelle! Sono venuto per
condividere con voi gioie e speranze, fatiche e impegni,
ideali e aspirazioni di questa Comunità diocesana. So
bene che anche a Sulmona non mancano difficoltà, problemi
e preoccupazioni: penso, in particolare, a quanti vivono
concretamente la loro esistenza in condizioni di precarietà,
a causa della mancanza del lavoro, dell’incertezza per
il futuro, della sofferenza fisica e morale e - come ha
ricordato il Vescovo - del senso di smarrimento dovuto al
sisma del 6 aprile 2009. A tutti voglio assicurare la mia
vicinanza ed il mio ricordo nella preghiera, mentre
incoraggio a perseverare nella testimonianza dei valori
umani e cristiani così profondamente radicati nella fede
e nella storia di questo territorio e della sua
popolazione.
Cari
amici! La mia Visita avviene in occasione dello speciale
Anno Giubilare indetto dai Vescovi dell’Abruzzo e del
Molise per celebrare gli ottocento anni della nascita di
san Pietro Celestino. Sorvolando il vostro territorio, ho
potuto contemplare la bellezza del paesaggio e,
soprattutto, ammirare alcune località strettamente legate
alla vita di questa insigne figura: il Monte Morrone, dove
Pietro condusse per molto tempo vita eremitica; l’Eremo
di Sant’Onofrio, dove nel 1294 lo raggiunse la notizia
della sua elezione a Sommo Pontefice, avvenuta nel
Conclave di Perugia; e l’Abbazia di Santo Spirito, il
cui altare maggiore venne da lui consacrato dopo la sua
incoronazione, avvenuta nella Basilica di Collemaggio a
L’Aquila. In questa Basilica io stesso, nell’aprile
dell’anno scorso, dopo il terremoto che ha devastato la
Regione, mi sono recato per venerare l’urna con le sue
spoglie e lasciare il pallio ricevuto nel giorno
dell’inizio del mio Pontificato.
Sono
passati ben ottocento anni dalla nascita di san Pietro
Celestino V, ma egli rimane nella storia per le note
vicende del suo tempo e del suo pontificato e,soprattutto,
per la sua santità. La santità, infatti, non perde mai
la propria forza attrattiva, non cade nell’oblio, non
passa mai di moda, anzi, col trascorrere del tempo,
risplende con sempre maggiore luminosità, esprimendo la
perenne tensione dell’uomo verso Dio. Dalla vita di san
Pietro Celestino vorrei allora raccogliere alcuni
insegnamenti, validi anche nei nostri giorni.
Pietro
Angelerio sin dalla sua giovinezza è stato un
“cercatore di Dio”, un uomo desideroso di trovare
risposte ai grandi interrogativi della nostra esistenza:
chi sono, da dove vengo, perché vivo, per chi vivo? Egli
si mette in viaggio alla ricerca della verità e della
felicità, si mette alla ricerca di Dio e, per ascoltarne
la voce, decide di separarsi dal mondo e di vivere da
eremita. Il silenzio diventa così l'elemento che
caratterizza il suo vivere quotidiano. Ed è proprio nel
silenzio esteriore, ma soprattutto in quello interiore,
che egli riesce a percepire la voce di Dio, capace di
orientare la sua vita. C’è qui un primo aspetto
importante per noi: viviamo in una società in cui ogni
spazio, ogni momento sembra debba essere “riempito” da
iniziative, da attività, da suoni; spesso non c’è il
tempo neppure per ascoltare e per dialogare. Cari fratelli
e sorelle! Non abbiamo paura di fare silenzio fuori e
dentro di noi, se vogliamo essere capaci non solo di
percepire la voce di Dio, ma anche la voce di chi ci sta
accanto, la voce degli altri.
Ma è
importante sottolineare anche un secondo elemento: la
scoperta del Signore che fa Pietro Angelerio non è il
risultato di uno sforzo, ma è resa possibile dalla Grazia
stessa di Dio, che lo previene. Ciò che egli aveva, ciò
che egli era, non gli veniva da sé: gli era stato donato,
era grazia, ed era perciò anche responsabilità davanti a
Dio e davanti agli altri. Sebbene la nostra vita sia molto
diversa, anche per noi vale la stessa cosa: tutto
l’essenziale della nostra esistenza ci è stato donato
senza nostro apporto. Il fatto che io viva non dipende da
me; il fatto che ci siano state persone che mi hanno
introdotto nella vita, che mi hanno insegnato cosa sia
amare ed essere amati, che mi hanno trasmesso la fede e mi
hanno aperto lo sguardo a Dio: tutto ciò è grazia e non
è “fatto da me”. Da noi stessi non avremmo potuto
fare nulla se non ci fosse stato donato: Dio ci anticipa
sempre e in ogni singola vita c’è del bello e del buono
che noi possiamo riconoscere facilmente come sua grazia,
come raggio di luce della sua bontà. Per questo dobbiamo
essere attenti, tenere sempre aperti gli “occhi
interiori”, quelli del nostro cuore. E se noi impariamo
a conoscere Dio nella sua bontà infinita, allora saremo
capaci anche di vedere, con stupore, nella nostra vita –
come i Santi – i segni di quel Dio, che ci è sempre
vicino, che è sempre buono con noi, che ci dice: “Abbi
fede in me!”.
Nel
silenzio interiore, nella percezione della presenza del
Signore, Pietro del Morrone aveva maturato, inoltre,
un’esperienza viva della bellezza del creato, opera
delle mani di Dio: ne sapeva cogliere il senso profondo,
ne rispettava i segni e i ritmi, ne faceva uso per ciò
che è essenziale alla vita. So che questa Chiesa locale,
come pure le altre dell’Abruzzo e del Molise, sono
attivamente impegnate in una campagna di sensibilizzazione
per la promozione del bene comune e della salvaguardia del
creato: vi incoraggio in questo sforzo, esortando tutti a
sentirsi responsabili del proprio futuro, come pure di
quello degli altri, anche rispettando e custodendo la
creazione, frutto e segno dell’Amore di Dio.
Nella
seconda lettura di oggi, tratta dalla Lettera ai Galati,
abbiamo ascoltato una bellissima espressione di san Paolo,
che è anche un perfetto ritratto spirituale di san Pietro
Celestino: «Quanto a me non ci sia altro vanto che nella
croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della
quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il
mondo» (6,14). Davvero la Croce costituì il centro della
sua vita, gli diede la forza per affrontare le aspre
penitenze e i momenti più impegnativi, dalla giovinezza
all’ultima ora: egli fu sempre consapevole che da essa
viene la salvezza. La Croce diede a san Pietro Celestino
anche una chiara coscienza del peccato, sempre
accompagnata da un’altrettanto chiara coscienza
dell’infinita misericordia di Dio verso la sua creatura.
Vedendo le braccia aperte e spalancate del suo Dio
crocifisso, egli si è sentito portare nel mare infinito
dell’amore di Dio. Come sacerdote, ha fatto esperienza
della bellezza di essere amministratore di questa
misericordia assolvendo i penitenti dal peccato, e, quando
fu eletto alla Sede dell’Apostolo Pietro, volle
concedere una particolare indulgenza, denominata “La
Perdonanza”. Desidero esortare i sacerdoti a farsi
testimoni chiari e credibili della buona notizia della
riconciliazione con Dio, aiutando l’uomo d’oggi a
recuperare il senso del peccato e del perdono di Dio, per
sperimentare quella gioia sovrabbondante di cui il profeta
Isaia ci ha parlato nella prima lettura (cfr Is
66,10-14).
Infine,
un ultimo elemento: san Pietro Celestino, pur conducendo
vita eremitica, non era “chiuso in se stesso”, ma era
preso dalla passione di portare la buona notizia del
Vangelo ai fratelli. E il segreto della sua fecondità
pastorale stava proprio nel “rimanere” con il Signore,
nella preghiera, come ci è stato ricordato anche nel
brano evangelico odierno: il primo imperativo è sempre
quello di pregare il Signore della messe (cfr Lc
10,2). Ed è solo dopo questo invito che Gesù definisce
alcuni impegni essenziali dei discepoli: l’annuncio
sereno, chiaro e coraggioso del messaggio evangelico -
anche nei momenti di persecuzione – senza cedere né al
fascino della moda, né a quello della violenza o
dell’imposizione; il distacco dalle preoccupazioni per
le cose - il denaro e il vestito – confidando nella
Provvidenza del Padre; l’attenzione e cura in
particolare verso i malati nel corpo e nello spirito (cfr Lc
10,5-9). Queste furono anche le caratteristiche del breve
e sofferto pontificato di Celestino V e queste sono le
caratteristiche dell’attività missionaria della Chiesa
in ogni epoca.
Cari
fratelli e sorelle! Sono in mezzo a voi per confermarvi
nella fede. Desidero esortarvi, con forza e con affetto, a
rimanere saldi in quella fede che avete ricevuto, che dà
senso alla vita e che dona la forza di amare. Ci
accompagnino in questo cammino l’esempio e
l’intercessione della Madre di Dio e di san Pietro
Celestino. Amen!
©
Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana
BENEDETTO
XVI
ANGELUS
Piazza
Garibaldi - Sulmona
Domenica, 4 luglio 2010
Cari
fratelli e sorelle!
Al
termine di questa solenne celebrazione, nell’ora del
consueto appuntamento domenicale, vi invito a recitare
insieme la preghiera dell’Angelus. Alla Vergine
Maria, che venerate con particolare devozione nel
Santuario della Madonna della Libera, affido questa Chiesa
di Sulmona-Valva: il Vescovo, i sacerdoti e tutto il
popolo di Dio. Possa camminare unita e gioiosa nella via
della fede, della speranza e della carità. Fedele
all’eredità di san Pietro Celestino, sappia sempre
comporre la radicalità evangelica e la misericordia,
perché tutti coloro che cercano Dio lo possano trovare.
In Maria,
Vergine del silenzio e dell’ascolto, san Pietro del
Morrone trovò il modello perfetto di obbedienza alla
volontà divina, in una vita semplice e umile, protesa
alla ricerca di ciò che è veramente essenziale, capace
di ringraziare sempre il Signore riconoscendo in ogni cosa
un dono della sua bontà.
Anche
noi, che viviamo in un’epoca di maggiori comodità e
possibilità, siamo chiamati ad apprezzare uno stile di
vita sobrio, per conservare più liberi la mente ed il
cuore e per poter condividere i beni con i fratelli. Maria
Santissima, che animò con la sua presenza materna la
prima comunità dei discepoli di Gesù, aiuti anche la
Chiesa di oggi a dare buona testimonianza del Vangelo.
Angelus
Domini…
©
Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana
INCONTRO
CON I GIOVANI
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Cattedrale
di Sulmona
Domenica, 4 luglio 2010
Cari
giovani!
Prima di
tutto voglio dirvi che sono molto contento di incontrarvi!
Ringrazio Dio per questa possibilità che mi offre di
rimanere un po’ con voi, come un padre di famiglia,
insieme con il vostro Vescovo e i vostri sacerdoti. Vi
ringrazio per l’affetto che mi manifestate con tanto
calore! Ma vi ringrazio anche per ciò che mi avete detto,
attraverso i vostri due “portavoce”, Francesca e
Cristian. Mi avete fatto delle domande, con molta
franchezza, e, nello stesso tempo, avete dimostrato di
avere dei punti fermi, delle convinzioni. E questo è
molto importante. Siete ragazzi e ragazze che riflettono,
che si interrogano, e che hanno anche il senso della verità
e del bene. Sapete, cioè, usare la mente ed il cuore, e
questo non è poco! Anzi, direi che è la cosa principale
in questo mondo: imparare a usare bene l’intelligenza e
la sapienza che Dio ci ha donato! La gente di questa
vostra terra, in passato, non aveva molti mezzi per
studiare, e nemmeno per affermarsi nella società, ma
possedeva ciò che rende veramente ricco un uomo e una
donna: la fede e i valori morali. E’ questo che
costruisce le persone e la convivenza civile!
Dalle
vostre parole emergono due aspetti fondamentali: uno
positivo e uno negativo. L’aspetto positivo è dato
dalla vostra visione cristiana della vita, un’educazione
che evidentemente avete ricevuto dai genitori, dai nonni,
dagli altri educatori: sacerdoti, insegnanti, catechisti.
L’aspetto negativo sta nelle ombre che oscurano il
vostro orizzonte: sono problemi concreti, che rendono
difficile guardare al futuro con serenità e ottimismo; ma
sono anche falsi valori e modelli illusori, che vi vengono
proposti e che promettono di riempire la vita, mentre
invece la svuotano. Cosa fare, allora, perché queste
ombre non diventino troppo pesanti? Anzitutto, vedo che
siete giovani con una buona memoria! Sì, mi ha colpito il
fatto che abbiate riportato espressioni che ho pronunciato
a Sydney, in Australia, durante la Giornata
Mondiale della Gioventù del 2008. E poi avete
ricordato che le GMG
sono nate 25 anni fa. Ma soprattutto avete dimostrato di
avere una vostra memoria storica legata alla vostra terra:
mi avete parlato di un personaggio nato otto secoli fa,
san Pietro Celestino V, e avete detto che lo considerate
ancora molto attuale! Vedete, cari amici, in questo modo,
voi avete, come si usa dire, “una marcia in più”. Sì,
la memoria storica è veramente una “marcia in più”
nella vita, perché senza memoria non c’è futuro. Una
volta si diceva che la storia è maestra di vita! La
cultura consumistica attuale tende invece ad appiattire
l’uomo sul presente, a fargli perdere il senso del
passato, della storia; ma così facendo lo priva anche
della capacità di comprendere se stesso, di percepire i
problemi, e di costruire il domani. Quindi, cari giovani e
care giovani, voglio dirvi: il cristiano è uno che ha
buona memoria, che ama la storia e cerca di conoscerla.
Per
questo vi ringrazio, perché mi parlate di san Pietro del
Morrone, Celestino V, e siete capaci di valorizzare la sua
esperienza oggi, in un mondo così diverso, ma proprio per
questo bisognoso di riscoprire alcune cose che valgono
sempre, che sono perenni, ad esempio la capacità di
ascoltare Dio nel silenzio esteriore e soprattutto
interiore. Poco fa mi avete chiesto: come si può
riconoscere la chiamata di Dio? Ebbene, il segreto della
vocazione sta nella capacità e nella gioia di
distinguere, ascoltare e seguire la sua voce. Ma per fare
questo, è necessario abituare il nostro cuore a
riconoscere il Signore, a sentirlo come un Persona che mi
è vicina e mi ama. Come ho detto questa mattina, è
importante imparare a vivere momenti di silenzio interiore
nelle proprie giornate per essere capaci di sentire la
voce del Signore. State certi che se uno impara ad
ascoltare questa voce e a seguirla con generosità, non ha
paura di nulla, sa e sente che Dio è con lui, con lei,
che è Amico, Padre e Fratello. Detto in una sola parola:
il segreto della vocazione sta nel rapporto con Dio, nella
preghiera che cresce proprio nel silenzio interiore, nella
capacità di ascoltare che Dio è vicino. E questo è vero
sia prima della scelta, al momento, cioè, di decidere e
di partire, sia dopo, se si vuole essere fedeli e
perseverare nel cammino. San Pietro Celestino è stato
prima di tutto questo: un uomo di ascolto, di silenzio
interiore, un uomo di preghiera, un uomo di Dio. Cari
giovani: trovate sempre uno spazio nelle vostre giornate
per Dio, per ascoltarlo e parlargli!
E qui,
vorrei dirvi una seconda cosa: la vera preghiera non è
affatto estranea alla realtà. Se pregare vi alienasse, vi
togliesse dalla vostra vita reale, state in guardia: non
sarebbe vera preghiera! Al contrario, il dialogo con Dio
è garanzia di verità, di verità con se stessi e con gli
altri,e così di libertà. Stare con Dio, ascoltare la sua
Parola, nel Vangelo, nella liturgia della Chiesa, difende
dagli abbagli dell’orgoglio e della presunzione, dalle
mode e dai conformismi, e dà la forza di essere veramente
liberi, anche da certe tentazioni mascherate da cose
buone. Mi avete chiesto: come possiamo essere “nel”
mondo ma non “del” mondo? Vi rispondo: proprio grazie
alla preghiera, al contatto personale con Dio. Non si
tratta di moltiplicare le parole – lo diceva già Gesù
–, ma di stare alla presenza di Dio, facendo proprie,
nella mente e nel cuore, le espressioni del “Padre
Nostro”, che abbraccia tutti i problemi della nostra
vita, oppure adorando l’Eucaristia, meditando il Vangelo
nella nostra stanza, o partecipando con raccoglimento alla
liturgia. Tutto questo non distoglie dalla vita, ma aiuta
invece ad essere veramente se stessi in ogni ambiente,
fedeli alla voce di Dio che parla alla coscienza, liberi
dai condizionamenti del momento! Così fu per san
Celestino V: egli seppe agire secondo coscienza in
obbedienza a Dio, e perciò senza paura e con grande
coraggio, anche nei momenti difficili, come quelli legati
al suo breve Pontificato, non temendo di perdere la
propria dignità, ma sapendo che questa consiste
nell’essere nella verità. E il garante della verità è
Dio. Chi segue Lui non ha paura nemmeno di rinunciare a se
stesso, alla sua propria idea, perché “chi ha Dio,
nulla gli manca”, come diceva santa Teresa d’Avila.
Cari
amici! La fede e la preghiera non risolvono i problemi, ma
permettono di affrontarli con una luce e una forza nuova,
in modo degno dell’uomo, e anche in modo più sereno ed
efficace. Se guardiamo alla storia della Chiesa vedremo
che è ricca di figure di Santi e Beati che, proprio
partendo da un intenso e costante dialogo con Dio,
illuminati dalla fede, hanno saputo trovare soluzioni
creative, sempre nuove, per rispondere a bisogni umani
concreti in tutti i secoli: la salute, l’istruzione, il
lavoro, eccetera. La loro intraprendenza era animata dallo
Spirito Santo e da un amore forte e generoso per i
fratelli, specialmente per quelli più deboli e
svantaggiati. Cari giovani! Lasciatevi conquistare
totalmente da Cristo! Mettetevi anche voi, con decisione,
sulla strada della santità, cioè dall’essere in
contatto, in conformità con Dio, – strada che è aperta
a tutti – perché questo vi farà diventare anche più
creativi nel cercare soluzioni ai problemi che incontrate,
e nel cercarle insieme! Ecco un altro (segno) distintivo
del cristiano: non è mai un individualista. Forse voi mi
direte: ma se guardiamo, ad esempio, a san Pietro
Celestino, nella scelta della vita eremitica non c’era
forse individualismo, fuga dalle responsabilità? Certo,
questa tentazione esiste. Ma nelle esperienze approvate
dalla Chiesa, la vita solitaria di preghiera e di
penitenza è sempre al servizio della comunità, apre agli
altri, non è mai in contrapposizione ai bisogni della
comunità. Gli eremi e i monasteri sono oasi e sorgenti di
vita spirituale da cui tutti possono attingere. Il monaco
non vive per sé, ma per gli altri, ed è per il bene
della Chiesa e della società che coltiva la vita
contemplativa, perché la Chiesa e la società possano
essere sempre irrigate da energie nuove, dall’azione del
Signore. Cari giovani! Amate le vostre Comunità
cristiane, non abbiate paura di impegnarvi a vivere
insieme l’esperienza di fede! Vogliate bene alla Chiesa:
vi ha dato la fede, vi ha fatto conoscere Cristo! E
vogliate bene al vostro Vescovo, ai vostri Sacerdoti: con
tutte le nostre debolezze, i sacerdoti sono presenze
preziose nella vita!
Il
giovane ricco del Vangelo, dopo che Gesù gli propose di
lasciare tutto e di seguirlo - come sappiamo - se ne andò
via triste, perché era troppo attaccato ai suoi beni (cfr
Mt 19,22). Invece in voi io leggo la gioia! E anche
questo è un segno che siete cristiani: che per voi Gesù
Cristo vale molto, anche se è impegnativo seguirlo, vale
più di qualunque altra cosa. Avete creduto che Dio è la
perla preziosa che dà valore a tutto il resto: alla
famiglia, allo studio, al lavoro, all’amore umano…
alla vita stessa. Avete capito che Dio non vi toglie
nulla, ma vi dà il “centuplo” e rende eterna la
vostra vita, perché Dio è Amore infinito: l’unico che
sazia il nostro cuore. Mi piace ricordare l’esperienza
di sant’Agostino, un giovane che ha cercato con grande
difficoltà, a lungo, al di fuori di Dio, qualcosa che
saziasse la sua sete di verità e di felicità. Ma alla
fine di questo cammino di ricerca ha capito che il nostro
cuore è senza pace finché non trova Dio, finché non
riposa in Lui (cfr Le Confessioni 1,1). Cari
giovani! Conservate il vostro entusiasmo, la vostra gioia,
quella che nasce dall’aver incontrato il Signore e
sappiate comunicarla anche ai vostri amici, ai vostri
coetanei! Ora devo ripartire e debbo dirvi come mi
dispiace lasciarvi! Con voi sento che la Chiesa è
giovane! Ma riparto contento, come un padre che è sereno
perché ha visto che i figli stanno crescendo e stanno
crescendo bene. Camminate, cari ragazzi e care ragazze!
Camminate nella via del Vangelo; amate la Chiesa, nostra
madre; siate semplici e puri di cuore; siate miti e forti
nella verità; siate umili e generosi. Vi affido tutti ai
vostri santi Patroni, a San Pietro Celestino e soprattutto
alla Vergine Maria, e con grande affetto vi benedico.
Amen.
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