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TELEGRAMMA
DI CORDOGLIO PER LA MORTE DI SUOR LEONELLA (19/09/2006) |
Radio Vaticana,
19 settembre 2006
IL
DOLORE DI BENEDETTO XVI PER
LA MORTE DI
SUOR LEONELLA SGORBATI, BARBARAMENTE UCCISA IN SOMALIA
DOMENICA SCORSA. IL SANGUE DELLA RELIGIOSA, AFFERMA IL
PAPA, FACCIA GERMOGLIARE
LA FRATERNITA
’ TRA I POPOLI, NEL RISPETTO RECIPROCO DELLE CONVINZIONI
RELIGIOSE
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Intervista con Davide Bernocchi e Giuseppina Sgorbati -
Il
Papa ha espresso il suo profondo dolore per la morte di
suor Leonella Sgorbati, “barbaramente uccisa” domenica
scorsa a Mogadiscio. In un telegramma inviato a suo nome
dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone a madre
Gabriella Bono, superiora generale delle Missionarie della
Consolata, cui
apparteneva la religiosa italiana, Benedetto XVI,
ricordando che la suora “svolgeva con gioia
un’apprezzata opera al servizio delle popolazioni
somale, specialmente in favore della vita nascente e
nell’ambito della formazione sanitaria”, ha ribadito
la “ferma deplorazione per ogni forma di violenza”. Ha
quindi auspicato che il “sangue versato da una così
fedele discepola del Vangelo diventi seme di speranza per
costruire un’autentica fraternità tra i popoli nel
rispetto reciproco delle convinzioni religiose di
ciascuno”.
I
funerali di suor Leonella si terranno giovedì nella
chiesa della Consolata a Nairobi, in Kenya. La cerimonia
sarà officiata da mons. Giorgio Bertin, vescovo di Gibuti
e amministratore apostolico di Mogadiscio. Suor Leonella -
lo ricordiamo - gestiva una scuola per infermieri
nell’ospedale pediatrico ‘Sos Kindergarten’ della
capitale somala. Due uomini hanno aperto il fuoco contro
di lei a pochi metri dall’istituto. Prima di spegnersi,
ha raccontato una consorella, suor Leonella ha ripetuto
per tre volte la parola “perdono”. Ma come vivono
queste ore gli abitanti di Mogadiscio e gli altri
assistenti umanitari che operano in Somalia? Giada
Aquilino lo ha chiesto a Davide Bernocchi, direttore di
Caritas Somalia, che ben conosceva suor Leonella:
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R.
– La popolazione di Mogadisico piange suor Leonella
perché le suore sono amate dai poveri e dalle persone che
vengono aiutate gratuitamente dall’ospedale “Sos”.
Gli operatori umanitari a Mogadiscio sono rarissimi:
possiamo dire che le suore sono l’unica presenza
stabile. Anche nel resto del Centro-Sud Somalia gli
operatori umanitari non sono numerosi. Si vive in un clima
teso, in cui bisogna sempre avere una grande attenzione
per la sicurezza. Le suore, per esempio, a Mogadiscio non
possono uscire dal complesso di “Sos” e io stesso,
quando mi muovo in Somalia, ho comunque bisogno di una
scorta armata.
D.
– Perché gli operatori umanitari non sono così
presenti in Somalia?
R.
– Bisogna fare una distinzione, nel senso che nel Nord
della Somalia, la presenza di entità semi-statali, che
garantiscono una certa sicurezza, permettono anche una
presenza di operatori umanitari; mentre nel Centro-Sud
Somalia, dove le istituzioni statali mancano completamente
- e quindi il livello della sicurezza è da 16 anni a
questa parte pessimo - anche la presenza delle Nazioni
Unite e delle organizzazioni umanitarie è veramente
rarissima.
D.
– Che difficoltà ci sono sul terreno?
R.
– In Somalia mancano tutte le strutture: niente scuole,
niente ospedali, sostanzialmente si opera in una terra di
nessuno.
D.
– La Caritas ancora piange la dottoressa Fumagalli,
uccisa nel ’95, sempre in Somalia. Lei, come suor
Leonella e gli altri religiosi assassinati, cosa hanno
lasciato al Paese africano?
R.
– Credo molto. In particolare, lo vedo personalmente con
il lavoro fatto da suor Leonella, la quale soltanto pochi
mesi fa aveva trasferito da noi uno dei primi studenti
diplomatisi alla sua scuola. Questo ragazzo, da Baidoa,
dove adesso opera per noi in un dispensario, mi ha detto:
“io, non appena ho sentito la notizia dell’assassinio
di suor Leonella, ho pensato di correre a Mogadiscio per
dare il mio ultimo saluto al corpo di quella che per me è
stata come una vera madre; ma poi ho pensato che avrei
onorato maggiormente la memoria di suor Leonella rimanendo
al servizio dei malati a Baidoa”. Ecco: credo che questa
sia una testimonianza di umanità che rispecchia il seme
d’amore gettato nel cuore di questo ragazzo proprio da
suor Leonella.
D.
– Quale sarà, da oggi in poi, l’impegno della Caritas
in Somalia?
R.
– La Caritas, così come le suore e le altre
organizzazioni, intende continuare il proprio servizio a
favore del popolo somalo, sapendo che la situazione è
molto difficile. Ovviamente, anche in Somalia l’attuale
realtà internazionale contribuisce ad alzare il livello
di tensione. Però, credo sia nostro dovere continuare a
rimanere, come servizio di amore nei confronti di quanti
hanno bisogno, fino a quando questo non diventerà
impossibile.
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TELEGRAMMA
DI CORDOGLIO SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
PER LA MORTE DI SUOR LEONELLA SGORBATI
REVERENDA
MADRE GABRIELLA BONO
SUPERIORA GENERALE MISSIONARIE DELLA CONSOLATA
VIA CASSIA KM 37 – BIVIO UMILTÀ
01036 NEPI
INFORMATO
TRAGICA MORTE SUOR LEONELLA SGORBATI BARBARAMENTE UCCISA
AT MOGADISCIO SOMMO PONTEFICE DESIDERA FAR PERVENIRE
ESPRESSIONE SUA VICINANZA AT CODESTO ISTITUTO MISSIONARIO
COME PURE AT FAMILIARI COMPIANTA RELIGIOSA CHE SVOLGEVA
CON GIOIA APPREZZATA OPERA AT SERVIZIO POPOLAZIONI SOMALE
SPECIALMENTE IN FAVORE DELLA VITA NASCENTE ET
NELL’AMBITO DELLA FORMAZIONE SANITARIA (.) NEL
RIAFFERMARE FERMA DEPLORAZIONE PER OGNI FORMA DI VIOLENZA
SUA SANTITÀ AUSPICA CHE SANGUE VERSATO DA COSI’ FEDELE
DISCEPOLA DEL VANGELO DIVENTI SEME DI SPERANZA PER
COSTRUIRE AUTENTICA FRATERNITÀ TRA I POPOLI NEL RISPETTO
RECIPROCO CONVINZIONI RELIGIOSE DI CIASCUNO ET MENTRE
ELEVA FERVIDE PREGHIERE DI SUFFRAGIO PER BENEMERITA
MISSIONARIA IMPARTE CONFORTATRICE BENEDIZIONE APOSTOLICA
AT CONSORELLE FAMILIARI ET QUANTI NE PIANGONO VIOLENTA
DIPARTITA.
CARDINALE
TARCISIO BERTONE
SEGRETARIO DI STATO DI SUA SANTITÀ
©
Copyright 2006 - Libreria Editrice Vaticana
FUNERALI
DI SUOR LEONELLA (20 SETTEMBRE 2006 A NAIROBI, IN KENYA)
Radio
Vaticana, 20 settembre 2006
COMMOSSA
PARTECIPAZIONE QUESTA MATTINA A NAIROBI PER I FUNERALI DI
SUOR LEONELLA SGORBATI, MISSIONARIA DELLA CONSOLATA UCCISA
DOMENICA A MOGADISCIO, IN SOMALIA
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Intervista con suor Gabriella Bono -
Ascolta
l'intervista con suor Gabriella Bono >>>
Grande
commozione stamani a Nairobi, in Kenya, dove si sono
tenuti nella chiesa della Consolata, i funerali di suor
Leonella Sgorbati, missionaria uccisa
domenica scorsa da due uomini a Mogadiscio insieme con la
sua guardia del corpo. La cerimonia è stata presieduta da
mons. Giorgio Bertin, vescovo di Gibuti e amministratore
apostolico a Mogadiscio. Le spoglie di suor
Leonella riposeranno nel cimitero della Famiglia
Consolatina a Nazareth, località nei pressi di Nairobi.
Ascoltiamo, al microfono di Amedeo Lomonaco, madre
Gabriella Bono,
superiora
generale delle Missionarie della Consolata, cui
apparteneva suor Leonella:
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R.
– Ho parlato per telefono con le sorelle che sono in
Kenya e che hanno partecipato ai funerali. Mi hanno detto
che c’era tantissima gente. Tutti, tutti partecipavano
con commozione. E noi pensiamo che sia perchè suor
Leonella è stata molto amata in Kenya, dove ha dato tanti
anni della sua vita missionaria. Certamente, lei è stata
molto conosciuta e amata. La gente avrà sicuramente
voluto partecipare per darle il suo saluto.
D.
– Prima di spegnersi, Suor Leonella ha ripetuto per tre
volte la parola “perdono”. Dopo il suo omicidio è già
sbocciato, dunque, il seme più bello, quello che vuole
fare attecchire la pace e il dialogo…
R.
– Certamente, è proprio questo. Tutta la sua vita, così
come la vita delle nostre quattro sorelle, che continuano
ad essere presenti in Somalia, è per la riconciliazione,
per la fraternità e la pace. Questo testamento, che noi
portiamo nel cuore, è come l’invito a continuare per
questa strada. Una strada che suor Leonella e che tante
altre già hanno percorso. E’ l’invito alla fraternità
e alla riconciliazione. E’ un invito che dobbiamo tenere
presente anche ricordando la guardia che ha voluto, in un
gesto estremo, difenderla. Si chiama Mohammed. Ha voluto
difenderla dopo il primo sparo. Anche lui ha dato la vita,
sognando una Somalia nella pace e nella fraternità. Noi
vogliamo raccogliere proprio questo loro testamento,
questo sangue versato, perché possa giungere finalmente
la riconciliazione e la pace per la Somalia e per il mondo
intero.
D.
– Madre, quindi, il perdono di suor Leonella prima di
morire e il gesto di Mohammed possono costituire una nuova
pagina viva nel dialogo tra cristiani e musulmani?
R.
– E’ così che noi lo vogliamo leggere. Uniti insieme,
vogliamo continuare questo cammino, con i musulmani, con
ogni uomo e donna di qualsiasi religione, ma di buona
volontà, che cerchi la pace. E’ un gesto simbolico per
noi, che sottolinea lo sforzo e l’impegno della vita per
costruire fraternità. Potremo continuare ad impegnarci
solo insieme, non separatamente. Questo ci dice il loro
sangue versato. Lo potremo fare insieme, unendo cuore,
sforzi, vita e forse anche sangue.
D.
– Nel telegramma che le ha inviato Benedetto XVI, il
Papa ha auspicato che il sangue versato da una così
fedele discepola diventi seme di speranza. Quali le
speranze della Somalia, dilaniata purtroppo da violenze e
povertà?
R.
– Ce lo dice ancora suor Leonella che la speranza è il
ricostruire insieme, unire lo sforzo giorno per giorno,
credendo che la pace sia possibile. Lo dicono gli
infermieri e i medici che hanno collaborato strettamente
con suor Leonella per dar vita a quel sogno che, insieme
con l’ospedale e il villaggio, è anche la scuola per
infermieri. Lo dicono i suoi giovani infermieri che si
sono preparati per un futuro migliore. La speranza è
ricostruire nel cuore la pace e attraverso il perdono
ricostruire il sogno e la gioia di una Somalia nella
fraternità, di un mondo nella fraternità.
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