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IL PAPA NEL 50.MO DELLA FIDEI DONUM: SIAMO TUTTI MISSIONARI (5 MAGGIO 2007)

Radio Vaticana, 7 maggio 2007

Benedetto XVI alle religiose dell'Unione internazionale superiore generali: no a comodità e agi, ma piuttosto formazione umana e spirituale per essere fedeli al proprio carisma  

Mantenete la vostra intimità con Dio, curate la formazione umana e rifuggite le comodità e gli agi per portare a compimento la vostra missione: con queste parole Benedetto XVI si è rivolto alle circa 900 religiose in rappresentanza delle 794 famiglie religiose dell’Unione internazionale delle Superiore generali, da ieri a Roma in Assemblea Plenaria. Il Santo Padre ha ricevuto stamani le rappresentanti delle famiglie religiose femminili che operano nei cinque continenti nell’Aula delle Benedizioni, esortandole ad incarnare il Vangelo “nella realtà contemporanea, specialmente laddove c’è più povertà umana e spirituale”. Ad accompagnare le superiore generali il cardinale Franc Rodé, prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le società di Vita Apostolica. Il servizio di Tiziana Campisi:
 
“Una Vita Consacrata ‘mistica e profetica’, fortemente impegnata nella realizzazione del Regno di Dio”: Benedetto XVI chiede di promuoverla ad “ogni superiora generale”, “per ‘tessere’, in questa nostra epoca, una rinnovata spiritualità della vita consacrata ed avviare così un approccio apostolico più rispondente alle attese della gente”. Da qui, il suo consiglio alle religiose a curare particolarmente il loro legame con Dio rinunciando a comodità ed agi:
 
“Non stancatevi di riservare ogni cura possibile alla formazione umana, culturale e spirituale delle persone a voi affidate, perché siano in grado di rispondere alle odierne sfide culturali e sociali. Siate le prime a dare l’esempio nel rifuggire le comodità, gli agi, le convenienze per portare a compimento la vostra missione. Condividete le ricchezze dei vostri carismi con quanti sono impegnati nell’unica missione della Chiesa che è la costruzione del Regno”.
 
Il Papa ha richiamato più volte alle religiose il tema della loro plenaria - “Chiamate a tessere una nuova spiritualità che generi speranza e vita per tutta l’umanità” - sottolineando che “nella complessa trama del vivere quotidiano, nelle relazioni interpersonali e nell’apostolato” bisogna sforzarsi di “comunicare con le parole e i gesti concreti l’amore di Dio attraverso il dono totale di se stessi, sempre mantenendo lo sguardo e il cuore fissi in Lui”:
 
“Sono questi i ‘fili’ con i quali il Signore vi spinge, care religiose, a ‘tessere’ oggi il vivo tessuto di un proficuo servizio alla Chiesa e di una eloquente testimonianza evangelica ‘sempre antica e sempre nuova’, in quanto fedele alla radicalità del Vangelo e coraggiosamente incarnata nella realtà contemporanea, specialmente laddove c’è più povertà umana e spirituale”.

“Non sono certamente poche le sfide sociali, economiche e religiose con cui la vita consacrata si deve confrontare nel tempo attuale - ha proseguito il Santo Padre - si tratta non di rado di percorrere inesplorati sentieri missionari e spirituali, mantenendo però sempre ben saldo il rapporto interiore con Cristo”. Benedetto XVI ha spiegato che “solo da questa unione con Dio scaturisce infatti ed è alimentato il ruolo ‘profetico’” della missione di una persona consacrata. E questo il suo invito alle religiose:
 
“Non cedete pertanto mai alla tentazione di allontanarvi dall’intimità con il vostro celeste Sposo, lasciandovi catturare eccessivamente dagli interessi e dai problemi della vita quotidiana”.
 
Nel rivolgere il suo saluto a Benedetto XVI, la presidente dell’Unione internazionale delle Superiore generali, suor Therezinha Rasera, ha affermato che credo delle oltre 600 mila religiose sparse nei cinque continenti è “prendersi cura della vita, ovunque questa sia minacciata”, e che la loro presenza non manca in “luoghi di povertà, conflitti, tensioni, guerre”, dove molte volte si vivono “le stesse condizioni e il destino della gente che soffre”. Il Papa ha voluto incoraggiare la missione delle svariate congregazioni femminili impegnate in 85 Paesi di tutto il mondo, esortando le superiore generali a mantenere sempre la loro anima unita a Dio “attraverso la contemplazione”, a non preoccuparsi “tanto di fare delle opere”. Lo sforzo, ha detto il Papa, è soprattutto quello di testimoniare l’amore di Dio, “cercando di viverlo tra le realtà del mondo, anche se la sua presenza può talora risultare ‘scomoda’, perché offre ed incarna valori alternativi”. Infine, Benedetto XVI ha chiesto alle speriore generali di collaborare con i sacerdoti, i laici e le famiglie per “andare incontro alle sofferenze, ai bisogni, alle povertà materiali e soprattutto spirituali” dell’uomo di oggi, ed ancora a coltivare “una sincera comunione e una schietta collaborazione con i vescovi, primi responsabili dell’evangelizzazione nelle Chiese particolari”.


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signor Cardinale,
venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
care Sorelle!

Sono lieto di incontrarvi in occasione dell’Assemblea Plenaria dell’Unione Internazionale Superiore Generali. Saluto e ringrazio il Cardinale Franc Rodè, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, per le cordiali parole rivoltemi; estendo il mio ringraziamento alla Presidente della vostra Unione, suor Therezinha Rasera, che s’è fatta interprete non solo dei vostri affettuosi sentimenti, ma anche di quelli delle religiose del mondo intero. Saluto, poi, ciascuna di voi, care Superiore Generali, che rappresentate 794 famiglie religiose femminili operanti in 85 Paesi dei cinque Continenti. Ed in voi ringrazio l’immenso esercito di testimoni dell’amore di Cristo, che operano sulle frontiere dell’evangelizzazione, dell’educazione e della carità sociale.

Come ha ricordato la vostra Presidente, il tema dell’Assemblea Plenaria, che state tenendo in questi giorni, è particolarmente interessante: “Chiamate a tessere una nuova spiritualità che generi speranza e vita per tutta l’umanità”. L’argomento da voi scelto è frutto di un’ampia riflessione sulla seguente domanda: “Nel contemplare il nostro mondo, ascoltando le sue grida, i suoi bisogni, la sua sete e le sue aspirazioni, qual è il filo che noi, religiose, responsabili delle nostre Congregazioni, siamo chiamate a tessere in questo momento, per divenire così ‘tessitrici di Dio’, profetiche e mistiche?”. L’analisi attenta delle risposte pervenute ha fatto comprendere al Consiglio Esecutivo della vostra Unione che il simbolo scelto, quello cioè del “tessere”, un’immagine prettamente femminile che viene usata in tutte le culture, rispondeva a quanto le Superiore Generali avvertivano come un’urgenza spirituale e apostolica del momento presente. Nelle medesime risposte sono stati evidenziati alcuni “fili” - la donna, i migranti, la terra e la sua sacralità, i laici, il dialogo con le religioni del mondo – che voi ritenete quanto mai utili per “tessere”, in questa nostra epoca, una rinnovata spiritualità della Vita Consacrata ed avviare così un approccio apostolico più rispondente alle attese della gente.

Ed è appunto su questi temi che state riflettendo durante i lavori della vostra Plenaria. Voi siete consapevoli che ogni Superiora Generale è chiamata ad essere animatrice e promotrice, come opportunamente ha sottolineato la vostra Presidente, di una Vita Consacrata “mistica e profetica”, fortemente impegnata nella realizzazione del Regno di Dio. Sono questi i “fili” con i quali il Signore vi spinge, care Religiose, a “tessere” oggi il vivo tessuto di un proficuo servizio alla Chiesa e di una eloquente testimonianza evangelica sempre antica e sempre nuova”, in quanto fedele alla radicalità del Vangelo e coraggiosamente incarnata nella realtà contemporanea, specialmente laddove c’è più povertà umana e spirituale.

Non sono certamente poche le sfide sociali, economiche e religiose con cui la Vita Consacrata si deve confrontare nel tempo attuale! I cinque ambiti pastorali da voi messi in evidenza costituiscono altrettanti “fili” da tessere e intrecciare nella complessa trama del vivere quotidiano, nelle relazioni interpersonali e nell’apostolato. Si tratta non di rado di percorrere inesplorati sentieri missionari e spirituali, mantenendo però sempre ben saldo il rapporto interiore con Cristo. Solo da questa unione con Dio scaturisce infatti ed è alimentato il ruolo “profetico” della vostra missione, che consiste nell’“annuncio del Regno dei cieli”, annuncio indispensabile in ogni tempo e in ogni società.

Non cedete pertanto mai alla tentazione di allontanarvi dall’intimità con il vostro celeste Sposo, lasciandovi catturare eccessivamente dagli interessi e dai problemi della vita quotidiana. I Fondatori e le Fondatrici dei vostri Istituti hanno potuto essere dei “profetici pionieri” nella Chiesa perché non hanno mai perso la viva consapevolezza di essere nel mondo, ma non del mondo, secondo il chiaro insegnamento di Gesù (cfr Gv 17,14). Seguendo il suo esempio, essi si sono sforzati di comunicare con le parole e i gesti concreti l’amore di Dio attraverso il dono totale di se stessi, sempre mantenendo lo sguardo e il cuore fissi in Lui.

Care Religiose, se volete ripercorrere fedelmente voi stesse le orme dei vostri Fondatori e delle vostre Fondatrici ed aiutare le vostre consorelle a seguirne gli esempi, coltivate la dimensione “mistica” della Vita Consacrata, mantenete cioè sempre unita la vostra anima a Dio attraverso la contemplazione. Come insegna la Scrittura, il “profeta” prima ascolta e contempla, poi parla lasciandosi permeare totalmente da quell’amore per Dio che nulla teme ed è più forte persino della morte. L’autentico profeta, perciò, non si preoccupa tanto di fare delle opere, cosa senza dubbio importante, ma mai essenziale. Egli si sforza soprattutto di essere testimone dell’amore di Dio, cercando di viverlo tra le realtà del mondo, anche se la sua presenza può talora risultare “scomoda”, perché offre ed incarna valori alternativi.

Sia quindi vostra preoccupazione prioritaria aiutare le vostre consorelle a ricercare primariamente Cristo e a porsi generosamente a servizio del Vangelo. Non stancatevi di riservare ogni cura possibile alla formazione umana, culturale e spirituale delle persone a voi affidate, perché siano in grado di rispondere alle odierne sfide culturali e sociali. Siate le prime a dare l’esempio nel rifuggire le comodità, gli agi, le convenienze per portare a compimento la vostra missione. Condividete le ricchezze dei vostri carismi con quanti sono impegnati nell’unica missione della Chiesa che è la costruzione del Regno. Instaurate a tal fine una serena e cordiale collaborazione con i sacerdoti, i fedeli laici, e specialmente le famiglie per andare incontro alle sofferenze, ai bisogni, alle povertà materiali e soprattutto spirituali di tanti nostri contemporanei. Coltivate, inoltre, una sincera comunione e una schietta collaborazione con i Vescovi, primi responsabili dell’evangelizzazione nelle Chiese particolari.

Care Sorelle, questa vostra Assemblea Generale si svolge nel tempo pasquale, nel quale la liturgia ci invita a proclamare con incessante esultanza: “Questo è il giorno che ha fatto il Signore, rallegriamoci ed esultiamo!”. Il gaudio e la pace della Pasqua vi accompagnino e sempre dimorino in voi, in ogni vostra Comunità. In ogni circostanza fatevi messaggere di questa gioia pasquale come le donne che, recatesi al sepolcro, lo trovarono vuoto ed ebbero il dono di incontrare il Cristo risorto. Liete allora corsero a darne l’annuncio agli Apostoli. Veglino su di voi e sulle vostre rispettive Famiglie religiose Maria, Regina delle Vergini, e i vostri santi e beati Fondatori e Fondatrici. Nell’affidarvi alla loro intercessione, di cuore vi assicuro un ricordo nella preghiera e volentieri imparto a tutte una speciale Benedizione Apostolica.

 

 

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