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DISCORSO
AI SUPERIORI E ALLE SUPERIORE (18 FEBBRAIO 2008) |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte,
Radio Vaticana, 19 febbraio 2008
Benedetto
XVI ai superiori e alle superiore dei religiosi incontrati
ieri: la crisi della modernità che intacca gli Istituti
religiosi si contrasta riscoprendo lo spirito dei carismi
Se
il processo di secolarizzazione non ha risparmiato neppure
le comunità religiose, la fedeltà - ricercata - ai
propri carismi è la strada per rivitalizzare la
spiritualità di ogni famiglia religiosa. E’ la
direzione indicata da Benedetto XVI nell’incontro
avvenuto ieri nel Palazzo Apostolico con i membri del
Consiglio per i Rapporti tra la Congregazione per gli
Istituti di vita consacrata e le Società di vita
apostolica e le Unioni internazionali dei Superiori e
delle Superiori generali (USG e UISG). I particolari
dell’intervento del Pontefice, reso noto oggi, nel
servizio di Alessandro De Carolis:
La mentalità dilagante, in molte società, che nega o
marginalizza l’importanza di Dio e del sacro non può
non allungare la propria ombra anche sui luoghi nei quali
vive chi ha fatto di Dio una scelta radicale di vita.
Benedetto XVI lo ha riconosciuto schiettamente: la
“stanchezza” spirituale e carismatica è un
preoccupante segno dei tempi che “non risparmia”
purtroppo “nemmeno le comunità religiose”. E
tuttavia, non mancano gli uomini e le donne che anche oggi
restano attratti dalla prospettiva di seguire le orme di
grandi Santi e di imitarne la generosità nel seguire il
Vangelo sine glossa. Il Papa ha dato ampio spazio
all’analisi critica delle difficoltà che incontrano gli
Istituti religiosi, maschili e femminili, all’inizio del
21.mo secolo. “Avvertiamo tutti - ha constatato - come
nella moderna società globalizzata divenga sempre più
difficile annunciare e testimoniare il Vangelo”. E “se
questo vale per tutti i battezzati - ha aggiunto - a più
forte ragione è vero per le persone che Gesù chiama alla
sua sequela in modo più radicale attraverso la
consacrazione religiosa”.
Nonostante
queste negative influenze, sottolineate peraltro dalla
riduzione di vocazioni, Benedetto XVI ha invitato a non
“lasciarsi prendere dallo scoraggiamento” perché,
oltre le “non poche nubi” che si addensano
all’orizzonte della vita religiosa, “stanno emergendo,
ed anzi sono in costante crescita - ha rilevato - segnali
di un provvidenziale risveglio, che suscita motivi di
consolante speranza”. La vita missionaria attiva come la
clausura continuano ad esercitare il loro fascino su
ragazzi e ragazze, tanto negli Istituti di antica nascita
quanto nelle “nuove esperienze di Vita consacrata”. La
scelta della perfezione evangelica, dunque, è frutto per
il Papa di un valore sopra tutti gli altri: “Riscoprire
lo spirito delle origini, approfondire la conoscenza del
Fondatore o della Fondatrice”. Questo, ha detto, “ha
aiutato ad imprimere agli Istituti un promettente nuovo
impulso ascetico, apostolico e missionario. Ci sono opere
ed attività secolari che sono state così rivitalizzante
da nuova linfa; ci sono nuove iniziative di autentica
attuazione del carisma dei Fondatori. E’ su questa
strada - ha concluso il Papa - che occorre continuare a
camminare, pregando il Signore perché porti a pieno
compimento l’opera da Lui iniziata”.
PAROLE DEL
SANTO PADRE
Cari
fratelli e sorelle,
al
termine di questa mattinata di comune riflessione su
alcuni aspetti particolarmente attuali e importanti della
Vita Consacrata in questo nostro tempo, vorrei anzitutto
ringraziare il Signore che ci ha offerto la possibilità
di questo incontro molto proficuo per tutti. Abbiamo avuto
modo di analizzare insieme le potenzialità e le attese,
le speranze e le difficoltà che incontrano oggi gli
Istituti di Vita Consacrata. Ho ascoltato con grande
attenzione ed interesse le vostre testimonianze, le vostre
esperienze ed ho preso nota delle vostre domande.
Avvertiamo tutti come nella moderna società globalizzato
divenga sempre più difficile annunciare e testimoniare il
Vangelo. Se questo vale per tutti i battezzati, a più
forte ragione è vero per le persone che Gesù chiama alla
sua sequela in modo più radicale attraverso la
consacrazione religiosa. Il processo di secolarizzazione
che avanza nella cultura contemporanea non risparmia
infatti purtroppo nemmeno le comunità religiose.
Non
bisogna tuttavia lasciarsi prendere dallo scoraggiamento
perché se oggi, come è stato opportunamente ricordato,
non poche nubi si addensano all’orizzonte della vita
religiosa, stanno emergendo, ed anzi sono in costante
crescita, segnali di un provvidenziale risveglio, che
suscita motivi di consolante speranza. Lo Spirito Santo
soffia potentemente dappertutto nella Chiesa suscitando un
nuovo impegno di fedeltà negli Istituti storici ed
insieme a nuove forme di consacrazione religiosa in
consonanza con le esigenze dei tempi. Oggi, come in ogni
epoca, non mancano anime generose disposte ad abbandonare
tutti e tutto per abbracciare Cristo e il suo Vangelo,
consacrando al suo servizio la loro esistenza entro
comunità segnate da entusiasmo, generosità e gioia. Quel
che contraddistingue queste nuove esperienze di Vita
Consacrata è il desiderio comune, condiviso con pronta
adesione, di povertà evangelica praticata in modo
radicale, di amore fedele alla Chiesa, di generosa
dedizione verso il prossimo bisognoso, con speciale
attenzione per quelle povertà spirituali che
contraddistinguono in maniera marcata l’epoca
contemporanea.
Più
volte anch’io, come già i miei venerati Predecessori,
ho voluto ribadire che gli uomini d’oggi avvertono un
forte richiamo religioso e spirituale, ma sono pronti ad
ascoltare e seguire solo chi testimonia con coerenza la
propria adesione a Cristo. Ed è interessante notare che
sono ricchi di vocazioni proprio quegli Istituti che hanno
conservato o hanno scelto un tenore di vita, spesso molto
austero, e comunque fedele al Vangelo vissuto "sine
glossa". Penso alle tante comunità fedeli ed
alle nuove esperienze di Vita Consacrata che voi ben
conoscete; penso al lavoro missionario di molti gruppi e
movimenti ecclesiali da cui scaturiscono non poche
vocazioni sacerdotali e religiose; penso alle ragazze e ai
giovani che abbandonano tutto per entrare in monasteri e
conventi di clausura. E’ vero – lo possiamo dire con
gioia - anche oggi il Signore continua a mandare operai
nella sua vigna e ad arricchire il suo popolo di tante e
sante vocazioni. Di questo lo ringraziamo e lo preghiamo
perché all’entusiasmo delle scelte iniziali - molti
giovani infatti intraprendono il sentiero della perfezione
evangelica ed entrano in nuove forme di Vita Consacrata a
seguito di commoventi conversioni -, perché, dicevo,
all’entusiasmo delle scelte iniziali segua l’impegno
della perseveranza in un autentico cammino di perfezione
ascetica e spirituale, in un cammino di vera santità.
Per
quanto riguarda gli Ordini e le Congregazioni con una
lunga tradizione nella Chiesa, non si può non notare,
come voi stessi avete sottolineato, che negli ultimi
decenni hanno attraversato quasi tutti - quelli maschili
come quelli femminili - una difficile crisi dovuta
all’invecchiamento dei membri, a una più o meno
accentuata diminuzione delle vocazioni, e talora anche a
una "stanchezza" spirituale e carismatica.
Questa crisi, in certi casi, si è fatta persino
preoccupante. Accanto però a situazioni difficili, che è
bene guardare con coraggio e verità, vanno tuttavia
registrati segni di positiva ripresa, specialmente quando
le comunità hanno scelto di tornare alle origini per
vivere in maniera più consona lo spirito del Fondatore.
In quasi tutti i recenti Capitoli Generali degli Istituti
religiosi il tema ricorrente è stato proprio la
riscoperta del carisma fondazionale da incarnare ed
attuare in modo rinnovato nel tempo presente. Riscoprire
lo spirito delle origini, approfondire la conoscenza del
Fondatore o della Fondatrice, ha aiutato ad imprimere agli
Istituti un promettente nuovo impulso ascetico, apostolico
e missionario. Ci sono opere ed attività secolari che
sono state così rivitalizzante da nuova linfa; ci sono
nuove iniziative di autentica attuazione del carisma dei
Fondatori. E’ su questa strada che occorre continuare a
camminare, pregando il Signore perché porti a pieno
compimento l’opera da Lui iniziata.
Entrando
nel terzo millennio, il mio venerato predecessore, il
Servo di Dio Giovanni Paolo II, ha invitato l’intera
comunità ecclesiale a "ripartire da Cristo" (Lett.
ap. Novo millennio ineunte, nn. 29 ss.). Sì! Anche
gli Istituti di Vita Consacrata, se vogliono mantenere o
ritrovare la loro vitalità ed efficacia apostolica,
devono continuamente "ripartire da Cristo". E’
Lui la salda roccia su cui dovete costruire le vostre
comunità e ogni vostro progetto di rinnovamento
comunitario ed apostolico. Cari fratelli e sorelle, grazie
di cuore per la cura che voi ponete nel compiere il vostro
gravoso servizio di guida delle vostre famiglie religiose.
Il Papa vi è accanto, vi incoraggia ed assicura per ogni
vostra comunità un quotidiano ricordo nella preghiera.
Terminando questo nostro incontro, vorrei ancora una volta
salutare con affetto il Cardinale Segretario di Stato e il
Cardinale Franc Rodé, come pure ciascuno di voi. A voi
chiedo inoltre di recare il mio saluto a tutti i vostri
confratelli e vostre consorelle, con un pensiero speciale
per gli anziani che hanno servito a lungo i vostri
Istituti, gli ammalati che contribuiscono all’opera
della redenzione con le loro sofferenze, i giovani che
sono la speranza delle vostre diverse Famiglie religiose e
della Chiesa. Tutti vi affido alla materna protezione di
Maria, modello eccelso di vita consacrata, mentre
cordialmente vi benedico.
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