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SUPERIORI
GENERALI RICEVUTI IN AULA PAOLO VI (23 MAGGIO 2006) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana,
23 maggio 2006
RISCOPRIRE
LA RADICALITA’ DELLA VOCAZIONE RELIGIOSA, EVITANDO IL
RISCHIO DI MEDIOCRITA’ E DI IMBORGHESIMENTO. LO HA
CHIESTO BENEDETTO XVI AI SUPERIORI E ALLE SUPERIORE
GENERALI, RICEVUTI IN AULA PAOLO VI
“Testimoni
della presenza trasfigurante di Dio in un mondo sempre più
disorientato e confuso”, che predilige le
“sfumature” della mentalità consumistica ai “colori
ben netti” della verità di Cristo. Con queste parole,
Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina, in Aula Paolo
VI, i superiori e le superiore generali degli Istituti di
Vita consacrata e delle Società di Vita apostolica.
Quello del Papa è stato un discorso netto, che ha
esaltato i meriti senza nascondere le pecche della vita
religiosa contemporanea. Il servizio di Alessandro De
Carolis.
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Un
cuore che bruci d’amore, perché il rischio è che lo
slancio missionario si imborghesisca e precipiti nella
“mediocrità” l’ardore di un tempo. Una mente casta
come il corpo, perché la verginità dei tempi moderni
comporta anche, fin dall’abito, il “non apparire”:
la povertà sulla scia di Cristo. In sintesi, una vita che
parta da scelte personali “coraggiose” per diventare
testimonianza “del Vangelo e dei suoi paradossi”, che
spesso l’umanità di oggi non capisce o rifiuta.
Benedetto
XVI ha quasi scolpito, con immagini incisive, la natura e
le responsabilità della vita religiosa, calata nella
realtà del 21.mo secolo. A
pochi giorni dalle celebrazioni per il 10.mo
anniversario dell’Esortazione Apostolica Vita
Consecrata di Giovanni Paolo II, e alla vigilia
dell’Assemblea semestrale dell’Unione superiori
generali (USG), che inizia dopodomani, il Papa ha
esplorato la “ragion d’essere” della vita
consacrata. Essa, “negli ultimi anni, è stata
ricompressa con spirito più evangelico, più ecclesiale e
più apostolico”, ha riconosciuto all’inizio il
Pontefice. Ma “non possiamo ignorare - ha stigmatizzato
l’istante dopo – che alcune scelte concrete non hanno
offerto al mondo il volto autentico e vivificante di
Cristo”:
“Di
fatto, la cultura secolarizzata è penetrata nella mente e
nel cuore di non pochi consacrati, che la intendono come
una forma di accesso alla modernità e una modalità di
approccio al mondo contemporaneo. La conseguenza è che
accanto ad un indubbio slancio generoso, capace di
testimonianza e di donazione totale, la vita consacrata
conosce oggi l’insidia della mediocrità,
dell'imborghesimento e della mentalità consumistica”.
Opporsi
a queste derive, ha affermato Benedetto XVI, si può con
la “rinuncia” e il “distacco” da tutto ciò che
non è Cristo. Si può nutrendo la vita interiore con la
preghiera e l’Eucaristia quotidiana, che fa essere un
religioso o una religiosa “totalmente di Cristo”,
ovvero – ha spiegato il Papa – “una permanente
confessione di fede” e una “inequivocabile
proclamazione della verità che rende liberi di fronte
alla seduzione dei falsi idoli da cui il mondo è
abbagliato”. E ancora, “per appartenere totalmente al
Signore – ha insistito il Pontefice – le persone
abbracciano uno stile di vita casto”:
“La
verginità consacrata non si può inscrivere nel quadro
della logica di questo mondo; è il più
“irragionevole” dei paradossi cristiani e non a tutti
è dato di comprenderla e di viverla. Vivere una vita
casta vuol dire anche rinunciare al bisogno di apparire,
assumere uno stile di vita sobrio e dimesso. I religiosi e
le religiose sono chiamati a dimostrarlo anche nella
scelta dell'abito, un abito semplice che sia
segno della povertà vissuta in unione a Colui che da
ricco che era si è fatto povero per farci ricchi con la
sua povertà”.
Benedetto
XVI si è quindi rivolto ai superiori e alle superiore
maggiori chiamati ad esprimere, all’interno di un
Istituto religioso, quel “servizio d’autorità”, il
cui approfondimento ha interessato l’ultima plenaria
della Congregazione per gli istituti di Vita consacrata e
le Società di Vita apostolica. Tale servizio è
“esigente”, ha detto il Papa, “talvolta
contrastato”, e necessita dell’obbedienza professata
il cui valore va riscoperto nel Vangelo così come va
riabbracciata la “logica della Croce”, rifuggendo
“dal volontarismo e dallo spontaneismo”:
“I
consacrati e le consacrate oggi hanno il compito di essere
testimoni della trasfigurante presenza di Dio
in un mondo sempre più disorientato e confuso, un
mondo in cui le sfumature hanno sostituito i colori ben
netti e caratterizzati. Essere capaci
di guardare questo nostro tempo con lo sguardo della fede
significa essere in grado di guardare l'uomo, il mondo e
la storia alla luce del Cristo crocefisso e risorto”.
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