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Benedetto
XVI alla preghiera del "Te Deum": vicini a chi
soffre, il futuro è un tempo di speranza
“Il
Dio eterno è entrato e rimane nel tempo dell’uomo. Vi
è entrato e vi rimane con la persona di Gesù che è il
Salvatore del mondo”. Lo ha detto ieri sera il Papa,
nella Basilica Vaticana, durante i Vespri della Solennità
di Maria Santissima Madre di Dio, seguiti dal tradizionale
Te Deum. Nella sua omelia, Benedetto XVI ha invitato i
fedeli a guardare ancora al futuro con speranza,
nonostante le tante sofferenze del tempo presente, prima
tra tutte la precarietà in cui si trovano molte famiglie.
Al termine della celebrazione il Santo Padre ha sostato in
preghiera davanti al presepe in Piazza San Pietro. Il
servizio di Cecilia Seppia
(canto)
Al crepuscolo di un anno denso di eventi, Benedetto XVI
invita i fedeli innanzitutto a rendere grazie al signore
per ogni cosa ricevuta e prima ancora per la Grazia in
persona che è Cristo Gesù. Nessun bilancio, nessun
proposito, semplicemente l’essere grati a Dio per ciò
che Egli ci ha donato, consapevoli che questa gratitudine
possa aiutarci a riscoprire un grande valore iscritto nel
tempo:
“…Scandito nei suoi ritmi annuali, mensili,
settimanali e quotidiani, esso è abitato dall’amore di
Dio, dai suoi doni di grazia; è tempo di salvezza. Sì,
il Dio eterno è entrato e rimane nel tempo dell’uomo.
Vi è entrato e vi rimane con la persona di Gesù, il
Figlio di Dio fatto uomo, il Salvatore del mondo”.
“L’Eterno entra nel tempo fin dalla creazione e lo
rinnova alla radice, liberando l’uomo dal peccato”,
afferma il Pontefice, ma è solo con la venuta di Cristo e
con la sua redenzione che si arriva alla pienezza dei
tempi, come scrive l’Apostolo Paolo al capitolo 4 della
lettera ai Galati: con Gesù il tempo si fa pieno, giunge
al suo compimento, acquista quel significato di grazia e
salvezza rinnovatrice che diviene manifesto con il Natale.
“Il nostro tempo umano è sì carico di
mali, di sofferenze, di drammi di ogni genere – da
quelli provocati dalla cattiveria degli uomini a quelli
derivanti dagli infausti eventi naturali –, ma racchiude
ormai e in maniera definitiva e incancellabile la novità
gioiosa e liberatrice di Cristo Salvatore”.
Certo che nel Natale ci sia l’invito a ritrovare e
riscoprire la presenza di Dio nella vita di ogni giorno,
il Santo Padre pensa a tutti coloro che sono nel bisogno:
“Un ricordo speciale va a quanti sono in
difficoltà e trascorrono fra disagi e sofferenze questi
giorni di festa. A tutti e a ciascuno assicuro il mio
affettuoso pensiero, che accompagno con la preghiera”.
Il Papa si rallegra per come sta procedendo il
programma diocesano, per la “capillare azione
apostolica” in cui la Chiesa di Roma è impegnata,
sostenendo tutti i battezzati a testimoniare la bellezza
della fede. Incoraggia i “Centri di ascolto del
Vangelo”, saluta con favore le tante iniziative di
evangelizzazione e missione, ribadisce la centralità
dell’Eucarestia che è luogo privilegiato dell’ascolto
della Parola di Dio. Infine il pensiero del Papa va a chi
attraverso il servizio e il volontariato, spinto dalla
carità, dona la sua vita per aiutare gli altri.
“…Ricordo in particolare la visita che ho
compiuto all’Ostello della Caritas alla Stazione Termini
dove, attraverso il servizio e la generosa dedizione di
numerosi volontari, tanti uomini e donne possono toccare
con mano l’amore di Dio. Il momento presente genera
ancora preoccupazione per la precarietà in cui versano
tante famiglie e chiede all’intera comunità diocesana
di essere vicina a coloro che vivono in condizioni di
povertà e disagio. Dio, infinito amore, infiammi il cuore
di ciascuno di noi con quella carità che lo spinse a
donarci il suo Figlio unigenito”.
Ancora il Santo Padre invita a guardare al futuro e a
farlo con quella speranza che è la parola finale del Te
Deum, certi di essere sostenuti e accolti dalle braccia di
Maria.
(canto)
OMELIA
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Venerdì, 31
dicembre 2010
Cari
fratelli e sorelle!
Al
termine di un anno, ci ritroviamo questa sera nella
Basilica Vaticana per celebrare i Primi Vespri della
solennità di Maria Santissima Madre di Dio ed elevare un
inno di ringraziamento al Signore per le innumerevoli
grazie che ci ha donato, ma anche e soprattutto per la
Grazia in persona, ossia per il Dono vivente e personale
del Padre, che è il Figlio suo prediletto, il Signore
nostro Gesù Cristo. Proprio questa gratitudine per i doni
ricevuti da Dio nel tempo che ci è dato di vivere ci
aiuta a scoprire un grande valore iscritto nel tempo:
scandito nei suoi ritmi annuali, mensili, settimanali e
quotidiani, esso è abitato dall’amore di Dio, dai suoi
doni di grazia; è tempo di salvezza. Sì, il Dio eterno
è entrato e rimane nel tempo dell’uomo. Vi è entrato e
vi rimane con la persona di Gesù, il Figlio di Dio fatto
uomo, il Salvatore del mondo. È quanto ci ha ricordato
l’apostolo Paolo nella breve lettura poc’anzi
proclamata: «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò
il suo Figlio…perché ricevessimo l’adozione a figli»
(Gal 4,4-5).
Dunque,
l’Eterno entra nel tempo e lo rinnova in radice,
liberando l’uomo dal peccato e rendendolo figlio di Dio.
Già ‘al principio’, ossia con la creazione del mondo
e dell’uomo nel mondo, l’eternità di Dio ha fatto
sbocciare il tempo, nel quale scorre la storia umana, di
generazione in generazione. Ora, con la venuta di Cristo e
con la sua redenzione, siamo ‘alla pienezza’ del
tempo. Come rileva san Paolo, con Gesù il tempo si fa
pieno, giunge al suo compimento, acquistando quel
significato di salvezza e di grazia per il quale è stato
voluto da Dio prima della creazione del mondo. Il Natale
ci richiama a questa ‘pienezza’ del tempo, ossia alla
salvezza rinnovatrice portata da Gesù a tutti gli uomini.
Ce la richiama e, misteriosamente ma realmente, ce la dona
sempre di nuovo. Il nostro tempo umano è sì carico di
mali, di sofferenze, di drammi di ogni genere – da
quelli provocati dalla cattiveria degli uomini a quelli
derivanti dagli infausti eventi naturali –, ma racchiude
ormai e in maniera definitiva e incancellabile la novità
gioiosa e liberatrice di Cristo salvatore. Proprio nel
Bambino di Betlemme possiamo contemplare in modo
particolarmente luminoso ed eloquente l’incontro
dell’eternità con il tempo, come ama esprimersi la
liturgia della Chiesa. Il Natale ci fa ritrovare Dio nella
carne umile e debole di un bambino. Non c’è qui forse
un invito a ritrovare la presenza di Dio e del suo amore
che dona la salvezza anche nelle brevi e faticose ore
della nostra vita quotidiana? Non è forse un invito
a scoprire che il nostro tempo umano – anche nei momenti
difficili e pesanti – è incessantemente arricchito
delle grazie del Signore, anzi della Grazia che è il
Signore stesso?
Alla fine
di quest’anno 2010, prima di consegnarne i giorni e le
ore a Dio e al suo giudizio giusto e misericordioso, sento
più vivo nel cuore il bisogno di elevare il nostro
“grazie” a Lui e al suo amore per noi. In questo clima
di riconoscenza, desidero rivolgere un particolare saluto
al Cardinale Vicario, ai Vescovi Ausiliari, ai sacerdoti,
alle persone consacrate, come pure ai tanti fedeli laici
qui convenuti. Saluto il Signor Sindaco e le Autorità
presenti. Un ricordo speciale va a quanti sono in
difficoltà e trascorrono fra disagi e sofferenze questi
giorni di festa. A tutti e a ciascuno assicuro il mio
affettuoso pensiero, che accompagno con la preghiera.
Cari
fratelli e sorelle, la nostra Chiesa di Roma è impegnata
ad aiutare tutti i battezzati a vivere fedelmente la
vocazione che hanno ricevuto e a testimoniare la bellezza
della fede. Per poter essere autentici discepoli di
Cristo, un aiuto essenziale ci viene dalla meditazione
quotidiana della Parola di Dio che, come ho scritto nella
recente Esortazione apostolica Verbum
Domini, «sta alla base di ogni autentica
spiritualità cristiana» (n.
86). Per questo desidero incoraggiare tutti a
coltivare un intenso rapporto con essa, in particolare
attraverso la lectio divina, per avere quella luce
necessaria a discernere i segni di Dio nel tempo presente
e a proclamare efficacemente il Vangelo. Anche a Roma,
infatti, c’è sempre più bisogno di un rinnovato
annuncio del Vangelo affinché i cuori degli abitanti
della nostra città si aprano all’incontro con quel
Bambino, che è nato per noi, con Cristo, Redentore
dell’uomo. Poiché, come ricorda l’Apostolo Paolo, «la
fede viene dell’ascolto e l’ascolto riguarda la parola
di Cristo» (Rm 10,17), un utile aiuto in questa
azione evangelizzatrice può venire – come già
sperimentato durante la Missione Cittadina in preparazione
al Grande Giubileo dell’anno 2000 – dai “Centri di
ascolto del Vangelo”, che incoraggio a far rinascere o a
rivitalizzare non solo nei condomini, ma anche negli
ospedali, nei luoghi di lavoro e in quelli dove si formano
le nuove generazioni e si elabora la cultura. Il Verbo di
Dio, infatti, si è fatto carne per tutti e la sua verità
è accessibile ad ogni uomo e ad ogni cultura. Ho appreso
con favore dell’ulteriore impegno del Vicariato
nell’organizzazione dei “Dialoghi in Cattedrale”,
che avranno luogo nella Basilica di San Giovanni in
Laterano: tali significativi appuntamenti esprimono il
desiderio della Chiesa di incontrare tutti coloro che sono
alla ricerca delle risposte ai grandi quesiti
dell’esistenza umana.
Il luogo
privilegiato dell’ascolto della Parola di Dio è la
celebrazione dell’Eucaristia. Il Convegno diocesano del
giugno scorso, al quale ho partecipato, ha voluto
evidenziare la centralità della Santa Messa domenicale
nella vita di ogni comunità cristiana e ha offerto delle
indicazioni affinché la bellezza dei divini misteri possa
maggiormente risplendere nell’atto celebrativo e nei
frutti spirituali che da essi derivano. Incoraggio i
parroci e i sacerdoti a dare attuazione a quanto indicato
nel programma pastorale: la formazione di un gruppo
liturgico che animi la celebrazione, e una catechesi che
aiuti tutti a conoscere maggiormente il mistero
eucaristico, da cui scaturisce la testimonianza della
carità. Nutriti da Cristo, anche noi siamo attirati nello
stesso atto di offerta totale, che spinse il Signore a
donare la propria vita, rivelando in tal modo l’immenso
amore del Padre. La testimonianza della carità possiede,
dunque, un’essenziale dimensione teologale ed è
profondamente unita all’annuncio della Parola. In questa
celebrazione di ringraziamento a Dio per i doni ricevuti
nel corso dell’anno, ricordo in particolare la visita
che ho compiuto all’Ostello della Caritas alla
Stazione Termini dove, attraverso il servizio e la
generosa dedizione di numerosi volontari, tanti uomini e
donne possono toccare con mano l’amore di Dio. Il
momento presente genera ancora preoccupazione per la
precarietà in cui versano tante famiglie e chiede
all’intera comunità diocesana di essere vicina a coloro
che vivono in condizioni di povertà e disagio. Dio,
infinito amore, infiammi il cuore di ciascuno di noi con
quella carità che lo spinse a donarci il suo Figlio
unigenito.
Cari
fratelli e sorelle, siamo invitati a guardare al futuro e
a guardarlo con quella speranza che è la parola finale
del Te Deum: “In te, Domine, speravi: non
confundar in aeternum! - Signore, Tu sei la nostra
speranza, non saremo confusi in eterno”. A donarci
Cristo, nostra Speranza, è sempre lei, la Madre di Dio:
Maria santissima. Come già ai pastori e ai magi, le sue
braccia e ancor più il suo cuore continuano ad offrire al
mondo Gesù, suo Figlio e nostro Salvatore. In Lui sta
tutta la nostra speranza, perché da Lui sono venute per
ogni uomo la salvezza e la pace. Amen!
©
Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana
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