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CERIMONIA DI BENVENUTO A BETLEMME (13 MAGGIO 2009)

Radio Vaticana, 13 maggio 2009

Il Papa a Betlemme: il luogo della nascità di Gesù invita a testimoniare il trionfo dell'amore sull'odio. Solidarietà ai pellegrini di Gaza: sia tolto l'embargo

Attraverso il check point che separa lo Stato israeliano dai Territori palestinesi, il Papa è giunto stamani in auto a Betlemme poco prima delle 8.00. Dopo la cerimonia di benvenuto con il presidente Abbas si è trasferito nella Piazza della Mangiatoia per celebrare la Santa Messa. Il Papa ha avuto parole di speranza pur in mezzo alle grandi sofferenze di queste popolazioni: il luogo della nascità di Gesù – ha detto - invita a testimoniare il trionfo dell'amore sull'odio. Ha quindi espresso la sua solidarietà ai pellegrini giunti da Gaza chiedendo che sia tolto l'embargo. Alla celebrazione ha partecipato anche il presidente Abbas e decine di musulmani. Molte le bandiere palestinesi tra la folla. Per le strade di Betlemme non c’era la gente del 2000 per Giovanni Paolo II ma il blocco imposto da Israele non favorisce gli spostamenti. Linea al nostro inviato Roberto Piermarini:

(canto)

Una giornata nel cuore del popolo palestinese per rinnovare l’appello di pace e di speranza nella cittadina che oltre 2000 anni fa ha visto la nascita di Gesù. Dalla Piazza della Mangiatoia di Betlemme, di fronte alla Basilica della Natività, sullo sfondo delle aride colline del Neghev e davanti a 10 mila fedeli, Benedetto XVI ha lanciato una forte invocazione a “non avere paura”, richiamando l’appello che nove anni fa lanciò Giovanni Paolo II nell’anno del Grande Giubileo del Duemila.
 
“Per gli uomini e le donne di ogni luogo – ha detto il Papa – Betlemme è associata al gioioso messaggio della rinascita, del rinnovamento, della luce e della libertà. E tuttavia qui, in mezzo a noi, quanto lontana sembra questa magnifica promessa dall’essere compiuta! Quanto distante appare quel Regno di ampio dominio e di pace, sicurezza, giustizia ed integrità. Dal giorno della sua nascita – ha osservato il Papa – Gesù è stato ‘segno di contraddizione’ e qui a Betlemme, nel mezzo di ogni genere di contraddizione, le pietre continuano a gridare questa “buona novella”, il messaggio di redenzione che questa città, al di sopra di tutte le altre, è chiamata a proclamare a tutto il mondo”. Questo è il messaggio di Betlemme: una chiamata ad essere testimoni del trionfo dell’amore di Dio sull’odio, sull’egoismo, sulla paura e sul rancore che paralizzano i rapporti umani e creano divisione tra fratelli che dovrebbero vivere insieme in unità, distruzioni dove gli uomini dovrebbero edificare, disperazione dove la speranza dovrebbe fiorire.
 
“Do not be afraid!...”
Non abbiate paura! - ha ripetuto il Papa - Adoperatevi con iniziative concrete per consolidare la vostra presenza e per offrire nuove possibilità a quanti sono tentati di partire, soprattutto ai giovani che sono il futuro di questo popolo”.
 
I cristiani a Betlemme rappresentavano l’80% della popolazione, ora sono poco più del 15-20% ed emigrano per la precarietà del lavoro, per l’instabilità politica nella regione e per le minacce dell’integralismo islamico. Benedetto XVI ha invitato i cristiani ad “essere ponte di dialogo e di collaborazione costruttiva nell’edificare una cultura di pace che superi l’attuale stallo della paura, dell’aggressione e della frustrazione. Edificate le vostre Chiese locali – ha esortato – facendo di esse laboratori di dialogo, di tolleranza e di speranza, come pure di solidarietà e di carità. ‘Non abbiate paura’, la vostra terra non ha bisogno soltanto di nuove strutture economiche e politiche ma di una nuova infrastruttura spirituale da mettere al servizio dell’educazione dello sviluppo e della promozione del bene comune.
 
All’omelia il Papa non ha voluto dimenticare la presenza dei pellegrini provenienti dalla martoriata Gaza, a causa della guerra:

“I ask you to bring back to your families...
Vi chiedo di portare alle vostre famiglie e comunità il mio caloroso abbraccio, le mie condoglianze per le perdite, le avversità e le sofferenze che avete dovuto sopportare. Siate sicuri della mia solidarietà con voi nell’immensa opera di ricostruzione che ora vi sta davanti e delle mie preghiere che l’embargo sia presto tolto”.
 
A Betlemme, ne sono arrivati da Gaza una cinquantina sui 250 cristiani che ne avevano fatto richiesta alle autorità israeliane; con loro il parroco padre Musallam.
 
(preghiera dei fedeli in arabo)

Anche alla preghiera dei fedeli si è pregato in arabo per i bambini palestinesi di Gaza rimasti uccisi nel conflitto, orfani e che vivono nella miseria e nella paura. E del dopoguerra a Gaza ha parlato nel suo indirizzo di saluto al Papa, anche il Patriarca latino di Gerusalemme mons. Twal il quale ha ricordato l’ingiustizia, l’occupazione e la mancanza di speranza – soprattutto per i giovani - causa di emigrazione di molti cristiani dalla Terra Santa:

“No one can pretend to own this land...
Nessuno può pretendere di possedere questa terra al posto degli altri ed escludendo gli altri. – ha detto – Dio stesso ha scelto questa terra e vuole che tutti i suoi figli vi vivano insieme”.

Ma – ha ribadito mons. Twal – finché l’instabilità politica perdura, finchè si estende il muro che separa Betlemme da Gerusalemme e dal resto del mondo, noi non potremo trovare la pace per la nostra terra”.
 
(canto)

CERIMONIA DI BENVENUTO

DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Piazzale antistante il Palazzo Presidenziale - Betlemme
Mercoledì, 13 maggio 2009

 

Signor Presidente,
Cari amici,   
    

saluto tutti voi dal profondo del cuore, e vivamente ringrazio il Presidente, il Sig. Mahmoud Abbas, per le sue parole di benvenuto. Il mio pellegrinaggio nelle terre della Bibbia non sarebbe stato completo senza una visita a Betlemme, la Città di Davide e il luogo di nascita di Gesù Cristo. Né avrei potuto venire in Terra Santa senza accettare il gentile invito del Presidente Abbas a visitare questi Territori per salutare il popolo Palestinese. So quanto avete sofferto e continuate a soffrire a causa delle agitazioni che hanno afflitto questa terra per decine di anni. Il mio cuore si volge a tutte le famiglie che sono rimaste senza casa. Questo pomeriggio farò una visita all’Aida Refugee Camp per esprimere la mia solidarietà con il popolo che ha perduto così tanto. A quelli fra voi che piangono la perdita di familiari e di loro cari nelle ostilità, particolarmente nel recente conflitto di Gaza, offro l’assicurazione della più profonda compartecipazione e del frequente ricordo nella preghiera. In effetti, io prendo con me tutti voi nelle mie preghiere quotidiane, ed imploro ardentemente l'Eccelso per la pace, una pace giusta e durevole, nei Territori Palestinesi e in tutta la regione.

Signor Presidente, la Santa Sede appoggia il diritto del Suo popolo ad una sovrana patria Palestinese nella terra dei vostri antenati, sicura e in pace con i suoi vicini, entro confini internazionalmente riconosciuti. Anche se al presente questo obiettivo sembra lontano dall’essere realizzato, io incoraggio Lei e tutto il Suo popolo a tenere viva la fiamma della speranza, speranza che si possa trovare una via di incontro tra le legittime aspirazioni tanto degli Israeliani quanto dei Palestinesi alla pace e alla stabilità. Per usare le parole del precedente Papa Giovanni Paolo II, non vi può essere “pace senza giustizia, né giustizia senza perdono” (Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 2002). Supplico tutte le parti coinvolte in questo conflitto di vecchia data ad accantonare qualsiasi rancore e contrasto che ancora si frapponga sulla via della riconciliazione, per arrivare a tutti ugualmente con generosità e compassione, senza discriminazione. Una coesistenza giusta e pacifica fra i popoli del Medio Oriente può essere realizzata solamente con uno spirito di cooperazione e mutuo rispetto, in cui i diritti e la dignità di tutti siano riconosciuti e rispettati.  Chiedo a tutti voi, chiedo ai vostri capi, di riprendere con rinnovato impegno ad operare per questi obiettivi. In particolare, chiedo alla Comunità internazionale di usare della sua influenza in favore di una soluzione. Credo e confido che tramite un onesto e perseverante dialogo, con pieno rispetto delle aspettative di giustizia, si possa raggiungere in queste terre una pace durevole.

E’ mia ardente speranza che i gravi problemi riguardanti la sicurezza in Israele e nei Territori Palestinesi vengano presto decisamente alleggeriti così da permettere una maggiore libertà di movimento, con speciale riguardo per i contatti tra familiari e per l’accesso ai luoghi santi. I Palestinesi, così come ogni altra persona, hanno un naturale diritto a sposarsi, a formarsi una famiglia e avere accesso al lavoro, all’educazione e all’assistenza sanitaria. Prego anche perché, con l’assistenza della Comunità internazionale, il lavoro di ricostruzione possa procedere rapidamente dovunque case, scuole od ospedali siano stati danneggiati o distrutti, specialmente durante il recente conflitto in Gaza. Questo è essenziale affinché il popolo di questa terra possa vivere in condizioni che favoriscano pace durevole e benessere. Una stabile infrastruttura offrirà ai vostri giovani opportunità migliori per acquisire valide specializzazioni e per ottenere impieghi remunerativi, abilitandoli a svolgere la loro parte nella promozione della vita delle vostre comunità. Rivolgo questo appello ai tanti giovani presenti oggi nei Territori Palestinesi: non permettete che le perdite di vite e le distruzioni, delle quali siete stati testimoni suscitino amarezze o risentimento nei vostri cuori. Abbiate il coraggio di resistere ad ogni tentazione che possiate provare di ricorrere ad atti di violenza o di terrorismo. Al contrario, fate in modo che quanto avete sperimentato rinnovi la vostra determinazione a costruire la pace. Fate in modo che ciò vi riempia di un profondo desiderio di offrire un durevole contributo per il futuro della Palestina, così che essa possa avere il suo giusto posto nello scenario del mondo. Che ciò ispiri in voi sentimenti di compassione per tutti coloro che soffrono, impegno per la riconciliazione ed una ferma fiducia nella possibilità di un più luminoso futuro.

Signor Presidente, cari amici riuniti qui a Betlemme, invoco su tutto il popolo Palestinese le benedizioni e la protezione del nostro Padre celeste, ed elevo la fervida preghiera che il canto degli angeli risuonato in questo luogo si compia: “pace sulla terra agli uomini di buona volontà”. Grazie. E Dio sia con voi.

 

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