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CERIMONIA
DI BENVENUTO IN ISRAELE (11 MAGGIO 2009) |
Radio
Vaticana, 11 maggio 2009
Benedetto
XVI in Israele: vengo per pregare per la pace in Terra
Santa e in tutto il mondo. Mai più crimini come la Shoah
Una
preghiera accorata per la pace in Terra Santa e nel mondo,
la durissima condanna della Shoah e una vera e propria
supplica per il raggiungimento di una soluzione giusta al
conflitto israelo-palestinese: così Benedetto XVI si è
presentato in Israele durante la cerimonia di benvenuto
all’aeroporto internazionale di Ben Gurion a Tel Aviv.
Il Papa è stato accolto dal presidente israeliano Shimon
Peres e dal premier Benjamin Netanyahu. Linea al nostro
inviato Roberto Piermarini:
“I come, to pray at the holy places to pray…”
“Vengo per pregare nei luoghi santi, a pregare in
modo speciale per la pace – pace qui nella Terra Santa e
pace in tutto il mondo”.
Nel suo primo discorso in Israele, Benedetto XVI ha
voluto ribadire lo scopo del suo pellegrinaggio e non ha
mancato di lanciare un accorato appello per rilanciare il
negoziato di pace tra israeliani e palestinesi:
“In union with people of good everywhere...”
“In unione con tutti gli uomini di buona volontà,
supplico – ha detto il Papa – quanti sono investiti di
responsabilità, ad esplorare ogni possibile via per la
ricerca di una soluzione giusta alle enormi difficoltà,
così che ambedue i popoli possano vivere in pace in una
patria che sia la loro, all’interno di confini sicuri ed
internazionalmente riconosciuti”.
In questo momento in cui il processo di pace nella
regione si sta sgretolando tra rivendicazioni ed
estremismi, Benedetto XVI ha detto di sperare e pregare
affinché “si possa presto creare un clima di maggiore
fiducia, che renda capaci le parti di compiere progressi
reali lungo la strada verso la pace e la stabilità”.
Parlando al presidente Peres il Papa non ha mancato di
annunciare che in questa visita onorerà la memoria dei
sei milioni di Ebrei vittime della Shoah e pregherà
“affinché l’umanità non abbia mai più ad essere
testimone di un crimine di simile enormità”. Inoltre ha
condannato con forza il risorgere dell’antisemitismo che
va combattuto dovunque si trovi, promuovendo il rispetto e
la stima verso gli appartenenti ad ogni popolo, razza,
lingua e nazione in tutto il mondo. Riferendosi alla città
di Gerusalemme, il Papa ha espresso la speranza che in
questa Città Santa “tutti i pellegrini ai luoghi santi
delle tre grandi religioni monoteiste, abbiamo la
possibilità di accedervi liberamente e senza restrizioni
per prendere parte a cerimonie religiose”. Accesso che
spesso le autorità israeliane limitano per motivi di
sicurezza.
Infine un pensiero alla piccola Chiesa locale che è
una minoranza e che è chiamata attraverso la
testimonianza a Colui che predicò il perdono e la
riconciliazione, a difendere la sacralità della vita ed a
recare un “particolare contributo perché terminino le
ostilità che per tanto tempo hanno afflitto questa
terra":
“I pray that your continuing presence in
Israel...”
“Prego che la vostra continua presenza in Israele
e nei Territori Palestinesi – ha concluso Benedetto XVI
- porti molto frutto nel promuovere la pace ed il rispetto
reciproco fra tutte le genti che vivono nelle terre della
Bibbia”.
Ad accogliere il Papa in Israele, oltre al presidente
Peres e al premier Netanyahu, anche tutti i presuli di
Terra Santa. Il presidente Peres nel suo discorso ha
parlato di “importante missione di pace” del Papa, ha
incoraggiato il dialogo ebraico-cristiano, ha sottolineato
la convivenza in Israele di diversi popoli che pregano lo
stesso Dio ed ha annunciato che dopo la pace con Egitto e
Giordania, Israele è impegnata in negoziati di pace con i
palestinesi. I giornali scrivono che Benedetto XVI viene
in Israele per una visita storica come uomo di pace. Il
“Jerusalem Post” parla di visita “epocale” e da più
parti si sottolinea che il caso Williamson è superato.
Singolare un titolo sul quotiano “Haaretz” che parla
di “Mission possible”, missione possibile, la missione
di pace che fa da sfondo a questo pellegrinaggio papale.
CERIMONIA DI
BENVENUTO
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Aeroporto
Internazionale Ben Gurion - Tel Aviv
Lunedì, 11 maggio 2009
Signor
Presidente,
Signor Primo Ministro,
Eccellenze, Signore e Signori,
grazie
per la vostra calorosa accoglienza nello Stato di Israele,
in questa terra che è considerata santa da milioni di
credenti in tutto il mondo. Sono grato al Presidente, il
Sig. Shimon Peres, per le sue gentili parole ed apprezzo
l’opportunità offertami di compiere questo
pellegrinaggio ad una terra resa santa dalle orme di
patriarchi e profeti, una terra che i Cristiani tengono in
particolare venerazione quale luogo degli eventi della
vita, morte e risurrezione di Gesù Cristo. Prendo il mio
posto in una lunga fila di pellegrini cristiani a questi
luoghi, una fila che risale indietro nel tempo fino ai
primi secoli della storia cristiana e che, ne sono sicuro,
continuerà a prolungarsi nel futuro. Come molti altri
prima di me, vengo per pregare nei luoghi santi, a pregare
in modo speciale per la pace – pace qui nella Terra
Santa e pace in tutto il mondo.
Signor
Presidente, la Santa Sede e lo Stato di Israele
condividono molti valori, primo fra tutti l’impegno di
riservare alla religione il suo legittimo posto nella vita
della società. Il giusto ordine delle relazioni sociali
presuppone ed esige il rispetto per la libertà e la
dignità di ogni essere umano, che Cristiani, Musulmani ed
Ebrei credono ugualmente essere creato da un Dio amorevole
e destinato alla vita eterna. Quando la dimensione
religiosa della persona umana viene negata o posta ai
margini, viene messo in pericolo il fondamento stesso di
una corretta comprensione dei diritti umani inalienabili.
Tragicamente,
il popolo ebraico ha sperimentato le terribili conseguenze
di ideologie che negano la fondamentale dignità di ogni
persona umana. È giusto e conveniente che, durante la mia
permanenza in Israele, io abbia l’opportunità di
onorare la memoria dei sei milioni di Ebrei vittime della Shoah,
e di pregare affinché l’umanità non abbia mai
più ad essere testimone di un crimine di simile enormità.
Sfortunatamente, l’antisemitismo continua a sollevare la
sua ripugnante testa in molte parti del mondo. Questo è
totalmente inaccettabile. Ogni sforzo deve essere fatto
per combattere l’antisemitismo dovunque si trovi, e per
promuovere il rispetto e la stima verso gli appartenenti
ad ogni popolo, razza, lingua e nazione in tutto il mondo.
Durante
la mia permanenza a Gerusalemme, avrò anche il piacere di
incontrare molti distinti leader religiosi di questo
paese. Una cosa che le tre grandi religioni monoteistiche
hanno in comune è una speciale venerazione per questa
Città Santa. È mia fervida speranza che tutti i
pellegrini ai luoghi santi abbiano la possibilità di
accedervi liberamente e senza restrizioni, di prendere
parte a cerimonie religiose e di promuovere il degno
mantenimento degli edifici di culto posti nei sacri spazi.
Possano adempiersi le parole della profezia di Isaia,
secondo cui molte nazioni affluiranno al monte della Casa
del Signore, così che Egli insegni loro le sue vie ed
esse possano camminare sui suoi sentieri, sentieri di pace
e di giustizia, sentieri che portano alla riconciliazione
e all’armonia (cfr Is 2,2-5).
Anche se
il nome Gerusalemme significa “città della pace”, è
del tutto evidente che per decenni la pace ha tragicamente
eluso gli abitanti di questa terra santa. Gli occhi del
mondo sono sui popoli di questa regione, mentre essi
lottano per giungere ad una soluzione giusta e duratura
dei conflitti che hanno causato tante sofferenze. Le
speranze di innumerevoli uomini, donne e bambini per un
futuro più sicuro e più stabile dipendono dall’esito
dei negoziati di pace fra Israeliani e Palestinesi. In
unione con tutti gli uomini di buona volontà, supplico
quanti sono investiti di responsabilità ad esplorare ogni
possibile via per la ricerca di una soluzione giusta alle
enormi difficoltà, così che ambedue i popoli possano
vivere in pace in una patria che sia la loro,
all’interno di confini sicuri ed internazionalmente
riconosciuti. A tale riguardo, spero e prego che si possa
presto creare un clima di maggiore fiducia, che renda
capaci le parti di compiere progressi reali lungo la
strada verso la pace e la stabilità.
Ai
Vescovi e ai fedeli cattolici oggi qui presenti porgo una
speciale parola di saluto. In questa terra dove Pietro ha
ricevuto il compito di pascere le pecorelle del Signore,
giungo come successore di Pietro per compiere in mezzo a
voi il mio ministero. Sarà mia speciale gioia unirmi a
voi per concludere le celebrazioni dell’Anno della
Famiglia, che si svolgeranno a Nazareth, patria della
Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. Come ho detto
nel mio Messaggio
per la Giornata Mondiale della Pace, la famiglia è
“la prima ed indispensabile maestra di pace” (n. 3), e
pertanto ha un ruolo vitale da svolgere nel sanare le
divisioni presenti nella società umana ad ogni livello.
Alle comunità cristiane della Terra Santa dico:
attraverso la vostra fedele testimonianza a Colui che
predicò il perdono e la riconciliazione, attraverso il
vostro impegno a difendere la sacralità di ogni vita
umana, potrete recare un particolare contributo perché
terminino le ostilità che per tanto tempo hanno afflitto
questa terra. Prego che la vostra continua presenza in
Israele e nei Territori Palestinesi porti molto frutto nel
promuovere la pace e il rispetto reciproco fra tutte le
genti che vivono nelle terre della Bibbia.
Signor
Presidente, Signore e Signori, ancora una volta vi
ringrazio per la vostra accoglienza e vi assicuro dei miei
sentimenti di buona volontà. Dio dia forza al suo popolo!
Dio benedica il suo popolo con la pace!
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