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INTERVISTA
SULL'AEREO (15 MAGGIO 2009) |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Benedetto
XVI ai giornalisti sul volo di ritorno dalla Terra Santa:
in Medio Oriente esiste una volontà di pace che va
incoraggiata
Durante
il volo di ritorno di ieri pomeriggio dal viaggio
apostolico in Terra Santa, Benedetto XVI si è
intrattenuto con i giornalisti per ringraziarli del lavoro
svolto, soffermandosi sulle impressioni suscitate in lui
dal pellegrinaggio nei luoghi di Gesù. Il Santo Padre ha
sottolineato, in particolare, la necessità di alimentare
il comune desiderio di pace: non dobbiamo nascondere le
difficoltà - ha detto - ma incoraggiare di più alla
riconciliazione. Il servizio di Amedeo Lomonaco:
Il Papa ricorda ai giornalisti alcune indelebili
immagini del suo pellegrinaggio in Terra Santa: tra
queste, “la commovente discesa nel punto più profondo
della terra, al Giordano, simbolo della discesa di Cristo
nei punti più profondi dell’esistenza umana”. Altri
momenti rievocati dal Papa sono le visite al Santo
Sepolcro e al Cenacolo, “dove il Signore ci ha donato
l’Eucaristia, dove c’è stata la Pentecoste”. A
queste immagini il Santo Padre accosta il significato del
suo viaggio apostolico in Terra Santa:
“Sono venuto come pellegrino di pace. Il
pellegrinaggio è un elemento essenziale di molte
religioni. Lo è anche dell’islam, della religione
ebraica, del cristianesimo. È anche l’immagine della
nostra esistenza, che è un camminare in avanti, verso Dio
e così verso la comunione dell’umanità. Sono venuto
come pellegrino e spero che molti seguano queste tracce e
così incoraggino l’unità dei popoli di questa Terra
Santa e diventino a loro volta messaggeri di pace”.
Benedetto XVI ha quindi affermato che sono tre “le
impressioni fondamentali” suscitate dal pellegrinaggio
in Terra Santa:
“La prima è che ho trovato dappertutto, in tutti
gli ambienti, musulmani, cristiani, ebrei, una decisa
disponibilità al dialogo interreligioso, all’incontro,
alla collaborazione tra le religioni. Ed è importante che
tutti vedano questo, non solo come un’azione - diciamo
– ispirata a motivi politici nella situazione data, ma
come frutto dello stesso nucleo della fede, perché
credere in un unico Dio che ha creato tutti noi, Padre di
tutti noi, credere in questo Dio che ha creato l’umanità
come una famiglia, credere che Dio è amore e vuole che
l’amore sia la forza dominante nel mondo, implica questo
incontro, questa necessità dell’incontro, del dialogo,
della collaborazione come esigenza della fede stessa”.
Il Papa ha poi detto di aver trovato “un clima
ecumenico molto incoraggiante”:
“Abbiamo avuto tanti incontri con il mondo
ortodosso con grande cordialità; ho potuto anche parlare
con un rappresentante della Chiesa anglicana e due
rappresentanti luterani, e si vede che proprio questo
clima della Terra Santa incoraggia anche
l’ecumenismo”.
La terza impressione suscitata dal viaggio è quella
della constatazione di “grandissime difficoltà”
accanto ad “un profondo desiderio di pace da parte di
tutti”:
“Le
difficoltà sono più visibili e non dobbiamo nasconderle:
ci sono, devono essere chiarite. Ma non è così visibile
il desiderio comune della pace, della fraternità, e mi
sembra dobbiamo parlare anche di questo, incoraggiare
tutti in questa volontà per trovare le soluzioni
certamente non facili a queste difficoltà”.
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