Radio
Vaticana, 12 maggio 2009
Il
Papa sulla Spianata delle Moschee e al Muro del Pianto:
ragione, libertà e carità liberano l'uomo da odio e
vendetta
Parlando
al Gran Muftì, Benedetto XVI ha sottolineato che ragione,
libertà e carità liberano l’uomo dall’odio e dalla
vendetta. Al Muro del Pianto poi il Papa ha elevato la sua
accorata preghiera di pace. Ai Gran Rabbini d’Israele ha
ricordato che ebrei e cristiani sono chiamati a difendere
insieme la vita, la famiglia e la libertà religiosa. Ma
diamo la linea al nostro inviato Roberto Piermarini:
Nell’incanto di minareti, sinagoghe e campanili, in
una splendida giornata di sole che solo Gerusalemme sa
offrire nelle giornate importanti, Benedetto XVI è
entrato oggi nel cuore della vecchia Città Santa, un
viaggio nei ‘santuari’ per eccellenza delle altre due
religioni monosteiste: la Spianata delle Moschee, il più
grande centro islamico dopo La Mecca e Medina e il Muro
del Pianto, cuore della vita ebraica ed ultimo bastione
del vecchio tempio di Gerusalemme. Nell’incantevole
cornice della Cupola della Roccia, Benedetto XVI come è
nella tradizione islamica, si è tolto le scarpe per
entrare nel Mausoleo sovrastato dalla grande cupola
dorata. Rivolgendosi al Gran Muftì - che ha parlato al
Papa sulle violazioni e sulle limitazioni di Israele
contro il popolo palestinese ed i luoghi santi - il Papa
ha detto che la Cupola della Roccia fa riflettere sul
mistero della creazione e sulla fede di Abramo ed è qui
che le vie delle tre grandi religioni si incontrano:
“In a world sadly torn by divisions...”
“In un mondo tristemente lacerato da divisioni -
ha affermato - questo luogo serve da stimolo e costituisce
inoltre una sfida per uomini e donne di buona volontà ad
impegnarsi per superare incomprensioni e conflitti del
passato ed a porsi sulla via di un dialogo sincero
finalizzato alla costruzione di un mondo di giustizia e di
pace per le generazioni che verranno”.
Benedetto XVI ha ricordato che la fedeltà all’unico
Dio ci porta a riconoscere che gli esseri umani sono
legati l’uno all’altro, perchè tutti traggono la loro
propria esistenza da una sola fonte e sono indirizzati
verso una meta comune. “Marcati con l’indelebile
immagine del divino – ha detto il Papa – essi sono
chiamati a giocare un ruolo attivo nell’appianare le
divisioni e nel promuovere la solidarietà umana. Questo
pone una grave responsabilità ma i cristiani affermano
che i doni divini della reagione e della libertà stanno
alla base di questa responsabilità. La ragione apre la
mente per comprendere la natura condivisa ed il destino
comune della famiglia umana mentre la libertà spinge il
cuore ad accettare l’altro ed a servirlo nella carità.
“Questa è la ragione – ha sottolineato il Papa –
perchè operiamo per salvaguardare i cuori umani
dall’odio, dalla rabbia o dalla vendetta”. Dalla
Spianata delle Moschee Benedetto XVI si è quindi spostato
al Muro dei Pianto – che contiene pietre del tempio di
Erode - dove lo attendeva il Rabbino Capo. Insieme hanno
letto un salmo in ebraico e in latino: un’invocazione di
pace per Gerusalemme. Benedetto XVI si è quindi raccolto
in preghiera davanti al Muro ed ha lasciato un messaggio
tra le fessure delle grandi pietre levigate. Ecco il
testo:
Dio di tutti i tempi,
nella mia visita a Gerusalemme, la “Città della
Pace”,
dimora spirituale per ebrei, cristiani e musulmani,
porto davanti a Te le gioie, le speranze e le
aspirazioni,
le angosce, le sofferenze e le pene di tutto il Tuo
popolo sparso nel mondo.
Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe,
ascolta il grido degli afflitti, degli impauriti,
dei disperati,
manda la Tua pace su questa Terra Santa, sul Medio
Oriente,
sull’intera famiglia umana;
risveglia il cuore di tutti coloro che chiamano il
Tuo nome
affinché vogliano camminare umilmente sul cammino
della giustizia e della pietà.
“Buono è il Signore con chi spera in lui,
con l`anima che lo cerca”. (Lam 3, 25)
(Canto – Centro Shlomo)
Nel vicino Centro “Hechal Shlomo” sede del Gran
Rabbinato d’Israele, Benedetto XVI ha espresso la
soddisfazione per i frutti del dialogo ed ha incoraggiato
una più convinta cooperazione fra le due comunità nel
condannare odio e persecuzione in tutto il mondo:
“Jews and Christians alike concerned...”
“Ebrei e Cristiani – ha detto auspicando un
dialogo sempre più intenso - sono ugualmente interessati
ad assicurare rispetto per la sacralità della vita umana,
la centralità della famiglia, una valida educazione dei
giovani, la libertà di religione e di coscienza per una
società sana”.
VISITA DI
CORTESIA AL GRAN MUFTI
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Spianata delle
Moschee - Gerusalemme
Martedì, 12 maggio 2009
Cari
Amici Musulmani,
As-salámu ‘aláikum! Pace a voi!
Ringrazio
cordialmente il Gran Muftì, Muhammad Ahmad Hussein,
insieme con il Direttore del Jerusalem Islamic Waqf,
Sheikh Mohammed Azzam al-Khatib al-Tamimi e il Capo del
Awquaf Council, Sheikh Abdel Azim Salhab, per le parole di
benvenuto che essi mi hanno rivolto a vostro nome. Sono
profondamente grato per l’invito a visitare questo sacro
luogo e volentieri porgo i miei ossequi a voi e ai capi
della comunità Islamica in Gerusalemme.
La Cupola
della Roccia conduce i nostri cuori e le nostre menti a
riflettere sul mistero della creazione e sulla fede di
Abramo. Qui le vie delle tre grandi religioni monoteiste
mondiali si incontrano, ricordandoci quello che esse hanno
in comune. Ciascuna crede in un solo Dio, creatore e
regolatore di tutto. Ciascuna riconosce Abramo come
proprio antenato, un uomo di fede al quale Dio ha concesso
una speciale benedizione. Ciascuna ha raccolto schiere di
seguaci nel corso dei secoli ed ha ispirato un ricco
patrimonio spirituale, intellettuale e culturale.
In un
mondo tristemente lacerato da divisioni, questo sacro
luogo serve da stimolo e costituisce inoltre una sfida per
uomini e donne di buona volontà ad impegnarsi per
superare incomprensioni e conflitti del passato e a porsi
sulla via di un dialogo sincero finalizzato alla
costruzione di un mondo di giustizia e di pace per le
generazioni che verranno.
Poiché
gli insegnamenti delle tradizioni religiose riguardano
ultimamente la realtà di Dio, il significato della vita
ed il destino comune dell’ umanità – vale a dire,
tutto ciò che è per noi molto sacro e caro – può
esserci la tentazione di impegnarsi in tale dialogo con
riluttanza o ambiguità circa le sue possibilità di
successo. Possiamo tuttavia cominciare col credere che
l’Unico Dio è l’infinita sorgente della giustizia e
della misericordia, perché in Lui entrambe esistono in
perfetta unità. Coloro che confessano il suo nome hanno
il compito di impegnarsi decisamente per la rettitudine
pur imitando la sua clemenza, poiché ambedue gli
atteggiamenti sono intrinsecamente orientati alla pacifica
ed armoniosa coesistenza della famiglia umana.
Per
questa ragione, è scontato che coloro che adorano
l’Unico Dio manifestino essi stessi di essere fondati su
ed incamminati verso l’unità dell’intera famiglia
umana. In altre parole, la fedeltà all’Unico Dio, il
Creatore, l’Altissimo, conduce a riconoscere che gli
esseri umani sono fondamentalmente collegati l’uno
all’altro, perché tutti traggono la loro propria
esistenza da una sola fonte e sono indirizzati verso una
meta comune. Marcati con l’indelebile immagine del
divino, essi sono chiamati a giocare un ruolo attivo
nell’appianare le divisioni e nel promuovere la
solidarietà umana.
Questo
pone una grave responsabilità su di noi. Coloro che
onorano l’Unico Dio credono che Egli riterrà gli esseri
umani responsabili delle loro azioni. I Cristiani
affermano che i doni divini della ragione e della libertà
stanno alla base di questa responsabilità. La ragione
apre la mente per comprendere la natura condivisa e il
destino comune della famiglia umana, mentre la libertà
spinge il cuore ad accettare l’altro e a servirlo nella
carità. L’indiviso amore per l’Unico Dio e la carità
verso il nostro prossimo diventano così il fulcro attorno
al quale ruota tutto il resto. Questa è la ragione perché
operiamo instancabilmente per salvaguardare i cuori umani
dall’odio, dalla rabbia o dalla vendetta.
Cari
Amici, sono venuto a Gerusalemme in un pellegrinaggio di
fede. Ringrazio Dio per questa occasione che mi è data di
incontrarmi con voi come Vescovo di Roma e Successore
dell’Apostolo Pietro, ma anche come figlio di Abramo,
nel quale “tutte le famiglie della terra si diranno
benedette” (Gn 12,3; cfr Rm 4,16-17). Vi
assicuro che è ardente desiderio della Chiesa di
cooperare per il benessere dell’umana famiglia. Essa
fermamente crede che la promessa fatta ad Abramo ha una
portata universale, che abbraccia tutti gli uomini e le
donne indipendentemente dalla loro provenienza o da loro
stato sociale. Mentre Musulmani e Cristiani continuano il
dialogo rispettoso che già hanno iniziato, prego affinché
essi possano esplorare come l’Unicità di Dio sia
inestricabilmente legata all’unità della famiglia
umana. Sottomettendosi al suo amabile piano della
creazione, studiando la legge inscritta nel cosmo ed
inserita nel cuore dell’uomo, riflettendo sul misterioso
dono dell’autorivelazione di Dio, possano tutti coloro
che vi aderiscono continuare a tenere lo sguardo fisso
sulla sua bontà assoluta, mai perdendo di vista come essa
sia riflessa sul volto degli altri.
Con
questi pensieri, umilmente chiedo all’Onnipotente di
donarvi pace e di benedire tutto l’amato popolo di
questa regione. Impegniamoci a vivere in spirito di
armonia e di cooperazione, dando testimonianza all’Unico
Dio mediante il servizio che generosamente ci rendiamo
l’un l’altro. Grazie!
©
Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana
PREGHIERA
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AL MURO OCCIDENTALE DI GERUSALEMME
Martedì, 12
maggio 2009
Dio di tutte le epoche,
in occasione di questa mia visita a Gerusalemme,
la "Città di Pace",
casa spirituale per ebrei, cristiani e musulmani,
porto al tuo cospetto le gioie, le speranze e le
aspirazioni,
le prove, il dolore e la pena
di tutte le persone del mondo.
Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe,
ascolta il grido degli afflitti, di chi ha paura, dei
disperati;
Invia la tua pace su questa Terra Santa,
sul Medio Oriente,
su tutta la famiglia umana;
Muovi il cuore di chi chiama il tuo nome,
affinché percorra umilmente il cammino di giustizia
e di compassione.
"Buono è il Signore con chi spera in
Lui,
con colui che lo cerca" (Lam, 3, 25)!
©
Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana