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Vaticana, 12 maggio 2009
Cristiani,
ebrei e musulmani siano uniti nel testimoniare al mondo
che Dio esiste: così il Papa al Centro Notre Dame
Le
differenze tra le religioni siano un’opportunità per
vivere insieme in profondo rispetto: è quanto
sottolineato da Benedetto XVI, ieri pomeriggio al Centro
“Notre Dame” di Gerusalemme, dove si è tenuto un
incontro con le organizzazioni per il dialogo
interreligioso. All’evento hanno preso parte esponenti
rappresentativi delle diverse religioni in Terra Santa.
Dopo l'incontro, il Papa ha benedetto la prima pietra del
nuovo Istituto "Notre Dame" di Magdala. Il
servizio di Alessandro Gisotti:
Cristiani, ebrei e musulmani rispettino tutto ciò che
li differenzia promuovendo tutto ciò che li unisce e
testimoniando la presenza di Dio nella vita degli uomini:
è il vibrante appello lanciato da Benedetto XVI
nell’incontro interreligioso al Centro Notre Dame di
Gerusalemme:
“Some would have us believe that our differences…”
“Qualcuno – ha osservato il Papa - vorrebbe che noi
crediamo che le nostre differenze sono necessariamente
causa di divisione e pertanto al più da tollerarsi”.
Alcuni, ha detto ancora, “addirittura sostengono che le
nostre voci devono semplicemente essere ridotte al
silenzio”. Ma noi, ha avvertito, “sappiamo che le
nostre differenze non devono mai essere mal rappresentate
come un’inevitabile sorgente di frizione o di tensione
sia tra noi stessi sia, più in largo, nella società. Al
contrario, esse offrono una splendida opportunità per
persone di diverse religioni di vivere insieme in profondo
rispetto, stima e apprezzamento, incoraggiandosi
reciprocamente nelle vie di Dio”. Si è così soffermato
sul rapporto tra fede religiosa e verità:
The one who believes is the one who seeks truth…
“Colui che crede – ha evidenziato - è colui che
cerca la verità e vive in base ad essa” ed ha
soggiunto: “Benché il mezzo attraverso il quale noi
comprendiamo la scoperta e la comunicazione della verità
differisca in parte da religione a religione, non dobbiamo
essere scoraggiati nei nostri sforzi di rendere
testimonianza al potere della verità”.
“Together we can proclaim that God exists…”
“Insieme – è stata la sua esortazione - possiamo
proclamare che Dio esiste e che può essere conosciuto,
che la terra è sua creazione, che noi siamo sue creature,
e che egli chiama ogni uomo e donna ad uno stile di vita
che rispetti il suo disegno per il mondo”. Se crediamo
di “avere un criterio di giudizio e di discernimento che
è divino nella sua origine e destinato a tutta l’umanità”,
ha aggiunto, “allora non possiamo stancarci di portare
tale conoscenza ad influire sulla vita civile”.
Benedetto XVI ha messo l’accento sulla verità che
“deve essere offerta a tutti”. Una verità, ha
spiegato, che “getta luce sulla fondazione della moralità
e dell’etica, e permea la ragione”:
“Far from threatening the tolerance of differences…”
“Lungi dal minacciare la tolleranza delle differenze
o della pluralità culturale – ha ribadito - la verità
rende il consenso possibile e mantiene ragionevole, onesto
e verificabile il pubblico dibattito e apre la strada alla
pace”. E proprio l’obbedienza alla verità, ha detto,
“di fatto, allarga il nostro concetto di ragione e il
suo ambito di applicazione e rende possibile il dialogo
genuino delle culture e delle religioni di cui c’è oggi
particolarmente bisogno”. Né ha mancato di offrire una
riflessione sulla relazione tra fede e cultura:
“Dear friends, we see the possibility of a unity…”
“Cari amici – ha detto – noi vediamo la
possibilità di una unità che non dipende
dall’uniformità”. E ha aggiunto: “Mentre molti sono
pronti a indicare le differenze tra le religioni”, noi
“siamo posti di fronte alla sfida di proclamare con
chiarezza” ciò che abbiamo in comune. Anche oggi, in un
tempo di globalizzazione, ha detto ancora, i credenti sono
chiamati a creare oasi di pace in cui si possa nuovamente
udire la voce di Dio e la sua verità possa “essere
scoperta all’interno dell’universalità della
ragione”.
L’incontro al Centro “Notre Dame” ha vissuto uno
spiacevole fuori programma con un discorso dello sceicco
Tayssir Attamimi, che ha usato parole molto dure nei
confronti di Israele. “Tale intervento – si legge in
una nota del direttore della Sala stampa vaticana, padre
Federico Lombardi – non era previsto dagli organizzatori
dell’incontro”. In un evento “dedicato al dialogo
– viene sottolineato – tale intervento è stato una
negazione del dialogo”. Padre Lombardi auspica “che
questo incidente non comprometta la missione del Papa
diretta a promuovere la pace e il dialogo tra le
religioni, come egli ha chiaramente affermato in molti
discorsi di questo viaggio. Ci si augura anche –
conclude la nota - che il dialogo interreligioso nella
Terra Santa non venga compromesso da questo incidente”.
INCONTRO CON LE
ORGANIZZAZIONI
PER IL DIALOGO INTERRELIGIOSO
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Auditorium del
Notre Dame of Jerusalem Center - Gerusalemmee
Lunedì, 11 maggio 2009
Cari
Fratelli Vescovi,
Distinti Capi Religiosi,
Cari Amici,
è motivo
di grande gioia per me incontrarvi questa sera. Desidero
ringraziare Sua Beatitudine il Patriarca Fouad Twal per le
sue gentili parole di benvenuto espresse a nome di tutti i
presenti. Ricambio i calorosi sentimenti espressi e
cordialmente saluto tutti voi e i membri dei gruppi ed
organizzazioni che rappresentate.
“ Il
Signore disse ad Abramo, ‘ Vattene dalla tua terra,
dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la
terra che io ti indicherò’... Allora Abramo partì...e
prese la moglie Sarài” con sé (Gn 12,1-5).
L’irruzione della chiamata di Dio, che segna gli inizi
della storia delle tradizioni della nostra fede, venne
udita nel mezzo dell’ordinaria esistenza quotidiana
dell’uomo. E la storia che ne conseguì fu plasmata, non
nell’isolamento, ma attraverso l’incontro con la
cultura Egiziana, Hittita, Sumera, Babilonese, Persiana e
Greca.
La fede
è sempre vissuta in una cultura. La storia della
religione ci mostra che una comunità di credenti procede
per gradi di fedeltà piena a Dio, prendendo dalla cultura
che incontra e plasmandola. Questa stessa dinamica si
riscontra in singoli credenti delle tre grandi tradizioni
monoteistiche: in sintonia con la voce di Dio, come
Abramo, rispondiamo alla sua chiamata e partiamo cercando
il compimento delle sue promesse, sforzandoci di obbedire
alla sua volontà, tracciando un percorso nella nostra
particolare cultura.
Oggi,
circa quattro mila anni dopo Abramo, l’incontro di
religioni con la cultura si realizza non semplicemente su
un piano geografico. Certi aspetti della globalizzazione
ed in particolare il mondo dell’internet hanno creato
una vasta cultura virtuale il cui valore è tanto vario
quanto le sue innumerevoli manifestazioni. Indubbiamente
molto è stato realizzato per creare un senso di vicinanza
e di unità all'interno dell’universale famiglia umana.
Tuttavia, allo stesso tempo, l'uso illimitato di portali
attraverso i quali le persone hanno facile accesso a
indiscriminate fonti di informazioni può divenire
facilmente uno strumento di crescente frammentazione:
l’unità della conoscenza viene frantumata e le
complesse abilità di critica, discernimento e
discriminazione apprese dalle tradizioni accademiche ed
etiche sono a volte aggirate o trascurate.
La
domanda che poi sorge naturalmente è quale contributo
porti la religione alle culture del mondo che contrasti la
ricaduta di una così rapida globalizzazione. Mentre molti
sono pronti a indicare le differenze tra le religioni
facilmente rilevabili, come credenti o persone religiose
noi siamo posti di fronte alla sfida di proclamare con
chiarezza ciò che noi abbiamo in comune.
Il primo
passo di Abramo nella fede, e i nostri passi verso o dalla
sinagoga, la chiesa, la moschea o il tempio, percorrono il
sentiero della nostra singola storia umana, spianando la
strada, potremmo dire, verso l’eterna Gerusalemme (cfr Ap
21,23). Similmente ogni cultura con la sua specifica
capacità di dare e ricevere dà espressione all'unica
umana natura. Tuttavia, ciò che è proprio
dell’individuo non è mai espresso pienamente attraverso
la cultura di lui o di lei, ma piuttosto lo trascende
nella costante ricerca di qualcosa al di là. Da questa
prospettiva, cari Amici, noi vediamo la possibilità di
una unità che non dipende dall’uniformità. Mentre le
differenze che analizziamo nel dialogo inter-religioso
possono a volte apparire come barriere, tuttavia esse non
esigono di oscurare il senso comune di timore riverenziale
e di rispetto per l'universale, per l'assoluto e per la
verità che spinge le persone religiose innanzitutto a
stabilire rapporti l’una con l’altra. E’ invece la
partecipata convinzione che queste realtà trascendenti
hanno la loro fonte nell’Onnipotente e ne portano tracce
– quell’Onnipotente che i credenti innalzano l’uno
di fronte all’altro, alle nostre organizzazioni, alla
nostra società e al nostro mondo. In questo modo, non
solo noi possiamo arricchire la cultura ma anche
plasmarla: vite di religiosa fedeltà echeggiano
l’irrompente presenza di Dio e formano così una cultura
non definita dai limiti del tempo o del luogo ma
fondamentalmente plasmate dai principi e dalle azioni che
provengono dalla fede.
La fede
religiosa presuppone la verità. Colui che crede è colui
che cerca la verità e vive in base ad essa. Benché il
mezzo attraverso il quale noi comprendiamo la scoperta e
la comunicazione della verità differisca in parte
da religione a religione, non dobbiamo essere scoraggiati
nei nostri sforzi di rendere testimonianza al potere della
verità. Insieme possiamo proclamare che Dio esiste e che
può essere conosciuto, che la terra è sua creazione, che
noi siamo sue creature, e che egli chiama ogni uomo e
donna ad uno stile di vita che rispetti il suo disegno per
il mondo. Amici, se crediamo di avere un criterio di
giudizio e di discernimento che è divino nella sua
origine e destinato a tutta l’umanità, allora non
possiamo stancarci di portare tale conoscenza ad influire
sulla vita civile. La verità deve essere offerta a tutti;
essa serve a tutti i membri della società. Essa getta
luce sulla fondazione della moralità e dell’etica, e
permea la ragione con la forza di andare oltre i suoi
limiti per dare espressione alle nostre più profonde
aspirazioni comuni. Lungi dal minacciare la tolleranza
delle differenze o della pluralità culturale, la verità
rende il consenso possibile e mantiene ragionevole, onesto
e verificabile il pubblico dibattito e apre la strada alla
pace. Promuovendo la volontà di essere obbedienti alla
verità, di fatto, allarga il nostro concetto di ragione e
il suo ambito di applicazione e rende possibile il dialogo
genuino delle culture e delle religioni di cui c’è oggi
particolarmente bisogno.
Ciascuno
di noi qui presenti sa, pure, comunque che la voce di Dio
viene udita oggi meno chiaramente, e la ragione stessa in
così numerose situazioni è divenuta sorda al divino. E,
però, quel “vuoto” non è vuoto di silenzio. Al
contrario, è il chiasso di pretese egoistiche, di vuote
promesse e di false speranze, che così spesso invadono lo
spazio stesso nel quale Dio ci cerca. Possiamo noi allora
creare spazi, oasi di pace e di riflessione profonda, in
cui si possa nuovamente udire la voce di Dio, in cui la
sua verità può essere scoperta all’interno
dell’universalità della ragione, in cui ogni individuo,
senza distinzione di luogo dove abita, o di gruppo etnico,
o di tinta politica, o di credenza religiosa, può essere
rispettato come persona, come un essere umano, un proprio
simile? In un’epoca di accesso immediato
all’informazione e di tendenze sociali che generano una
specie di monocultura, la riflessione profonda che
contrasti l’allontanamento della presenza di Dio
rafforzerà la ragione, stimolerà il genio creativo,
faciliterà la valutazione critica delle consuetudini
culturali e sosterrà il valore universale della credenza
religiosa.
Cari
amici, le istituzioni e i gruppi che voi rappresentate
s’impegnano nel dialogo interreligioso e nella
promozione di iniziative culturali in un vasto ambito di
livelli. Dalle istituzioni accademiche – e qui voglio
fare speciale menzione delle eccezionali conquiste
dell’Università di Betlemme – ai gruppi di genitori
in difficoltà, da iniziative mediante la musica e le arti
all’esempio coraggioso di madri e padri ordinari, dai
gruppi di dialogo alle organizzazioni caritative, voi
quotidianamente dimostrate la vostra convinzione che il
nostro dovere davanti a Dio non si esprime soltanto nel
culto ma anche nell’amore e nella cura per la società,
per la cultura, per il nostro mondo e per tutti coloro che
vivono in questa terra. Qualcuno vorrebbe che noi crediamo
che le nostre differenze sono necessariamente causa di
divisione e pertanto al più da tollerarsi. Alcuni
addirittura sostengono che le nostre voci devono
semplicemente essere ridotte al silenzio. Ma noi sappiamo
che le nostre differenze non devono mai essere mal
rappresentate come un’inevitabile sorgente di frizione o
di tensione sia tra noi stessi sia, più in largo, nella
società. Al contrario, esse offrono una splendida
opportunità per persone di diverse religioni di vivere
insieme in profondo rispetto, stima e apprezzamento,
incoraggiandosi reciprocamente nelle vie di Dio. Sospinti
dall’Onnipotente e illuminati dalla sua verità,
possiate voi continuare a camminare con coraggio,
rispettando tutto ciò che ci differenzia e promuovendo
tutto ciò che ci unisce come creature benedette dal
desiderio di portare speranza alle nostre comunità e al
mondo. Dio ci guidi su questa strada!
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