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VISITA
AL PRESIDENTE ISRAELIANO (11 MAGGIO 2009) |
Radio
Vaticana, 12 maggio 2009
L'incontro
con Shimon Peres. Il Papa: una sicurezza durevole è
questione di fiducia alimentata nella giustizia
Praticare
la giustizia per garantire la pace e la sicurezza: con
parole accorate Benedetto XVI ha rinnovato i suoi auspici
per il Medio Oriente e per tutta l’umanità, incontrando
ieri pomeriggio a Gerusalemme il presidente israeliano
Shimon Perez, che lo ha accolto nel Palazzo presidenziale,
attorniato dai suoi familiari e da circa 300 ospiti,
personalità politiche e religiose, raccolte nel giardino
della residenza, dove è stato piantato un albero di
olivo. Il servizio di Roberta Gisotti.
“Ogni giorno prego affinché la pace che nasce dalla
giustizia ritorni in Terra Santa e nell’intera regione,
portando sicurezza e rinnovata speranza per tutti”, ha
confidato il Papa.
"I hear the cry of those who live in this land
for justice, for peace...
“Odo il grido - ha detto - di quanti vivono in questo
Paese che invocano giustizia, pace, rispetto per la
loro dignità” ed anche, una “sicurezza stabile, una
vita quotidiana libera dalla paura di minacce esterne e di
insensata violenza”. Ma “la pace è prima di tutto un
dono divino”, ha premesso Benedetto XVI, invitando i
leader religiosi a ricercare la pace a partire dalla
“ricerca appassionata e concorde di Dio”, “presente
e conoscibile anche quando sembra nascosto alla nostra
vita”. Poi il monito ad “essere coscienti che
qualsiasi divisione o tensione”, “introversione” o
“sospetto” fra credenti o comunità “può facilmente
condurre ad una contraddizione” che oscura l’unicità
di Dio e tradisce l’unità dei sui figli.
Gerusalemme “crocevia di popoli di diversa origine,
è una città – ha sottolineato il Papa - che permette
ad Ebrei, Cristiani e Musulmani sia di assumersi il dovere
che di godere del privilegio di dare insieme testimonianza
della pacifica coesistenza a lungo desiderata dagli
adoratori dell’unico Dio”. Da qui l’impegno che ne
deriva a guidare le rispettive comunità ad “essere
fedeli a ciò che veramente sono come credenti, sempre
consapevoli dell’infinita bontà di Dio,
dell’inviolabile dignità di ogni essere umano e
dell’unità dell’intera famiglia umana”.
“Security, integrity, justice and peace...
“Sicurezza, integrità, giustizia e pace: nel disegno
di Dio sono inseparabili”, ha spiegato Benedetto XVI.
"There is only one way...
E, “c’è solamente una via per proteggere e
promuovere tali valori: esercitarli!|viverli!” Del resto
ha annotato il Papa “Il vero interesse di una nazione
viene sempre servito mediante il perseguimento della
giustizia per tutti”.
Cordialità, stima e grande rispetto ha espresso il
presidente israeliano, Premio Nobel per la pace nel ’94,
rivolto a Benedetto XVI, “promotore di pace e grande
leader spirituale”, sottolineando “i vincoli di
riconciliazione e comprensione che si stanno ora
intessendo tra la Santa Sede e gli Ebrei”, rassicurando
che “la porta è aperta per rapporti simili con il mondo
musulmano”.
"All of us, Jews, Christians, Muslims, all
people of faith...
“Tutti noi Ebrei, Cristiani, Musulmani, tutti popoli
di fede, - ha detto Shimon Peres - riconosciamo che oggi
la sfida non è nella separazione fra religione Stato ma
la separazione senza compromessi della religione dalla
violenza”.
Nel corso della visita il presidente Peres ha
presentato al Papa i genitori ed il nonno del soldato
israeliano Shalit, rapito nel 2006, tutt’ora nella mani
di Hamas. Benedetto XVI ha manifestato la sua
partecipazione alla sofferenza di chi, in ogni modo,
soffra per le conseguenze dei conflitti.
Da annotare infine lo scambio di doni. Benedetto XVI ha
donato al presidente israeliano un quadro musivo della
Menorah, eseguito dallo Studio del mosaico vaticano,
ricambiato da Peres con una Bibbia grande quanto un
granello di sabbia, realizzata attraverso nanontecnologie,
leggibile con un microscopio elettronico.
VISITA DI
CORTESIA
AL PRESIDENTE DELLO STATO DI ISRAELE
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Palazzo
Presidenziale - Gerusalemme
Lunedì, 11 maggio 2009
Signor
Presidente,
Eccellenze,
Signore e Signori,
come
gentile atto di ospitalità, il Presidente Peres ci ha
accolti qui nella sua residenza, offrendo a me la
possibilità di salutare tutti voi e di condividere, al
tempo stesso, con voi qualche breve considerazione. Signor
Presidente, La ringrazio per la cortese accoglienza e per
le sue calorose parole di saluto, che di cuore
contraccambio. Ringrazio inoltre i cantanti e i musicisti
che ci hanno intrattenuto con la loro elegante esecuzione.
Signor
Presidente, nel messaggio augurale che Le inviai in
occasione del Suo insediamento, avevo di buon grado
ricordato la Sua illustre testimonianza nel pubblico
servizio contrassegnato da un forte impegno nel perseguire
la giustizia e la pace. Oggi desidero assicurare a Lei e
al nuovo Governo appena formato, come pure a tutti gli
abitanti dello Stato di Israele, che il mio pellegrinaggio
ai Luoghi Santi è un pellegrinaggio di preghiera in
favore del dono prezioso dell’unità e della pace per il
Medio Oriente e per tutta l’umanità. In verità, ogni
giorno prego affinché la pace che nasce dalla giustizia
ritorni in Terra Santa e nell’intera regione, portando
sicurezza e rinnovata speranza per tutti.
La pace
è prima di tutto un dono divino. La pace infatti è la
promessa dell’Onnipotente all’intero genere umano e
custodisce l’unità. Nel libro del profeta Geremia
leggiamo: “Io conosco i progetti che ho fatto a vostro
riguardo – oracolo del Signore – progetti di pace e
non di sventura, per concedervi un futuro pieno di
speranza” (29,11). Il profeta ci ricorda la promessa
dell’Onnipotente che “si lascerà trovare”, che
“ascolterà”, che “ci radunerà insieme”. Ma vi è
anche una condizione: dobbiamo “cercarlo”, e
“cercarlo con tutto il cuore” (cfr ibid.
12-14).
Ai leader
religiosi oggi presenti vorrei dire che il contributo
particolare delle religioni nella ricerca di pace si fonda
primariamente sulla ricerca appassionata e concorde di
Dio. Nostro è il compito di proclamare e testimoniare che
l’Onnipotente è presente e conoscibile anche quando
sembra nascosto alla nostra vista, che Egli agisce nel
nostro mondo per il nostro bene, e che il futuro della
società è contrassegnato dalla speranza quando vibra in
armonia con l’ordine divino. È la presenza dinamica di
Dio che raduna insieme i cuori ed assicura l’unità. Di
fatto, il fondamento ultimo dell’unità tra le persone
sta nella perfetta unicità e universalità di Dio, che ha
creato l’uomo e la donna a propria immagine e
somiglianza per condurci entro la sua vita divina, così
che tutti possano essere una cosa sola.
Pertanto,
i leader religiosi devono essere coscienti che qualsiasi
divisione o tensione, ogni tendenza all’introversione o
al sospetto fra credenti o tra le nostre comunità può
facilmente condurre ad una contraddizione che oscura
l’unicità dell’Onnipotente, tradisce la nostra unità
e contraddice l’Unico che rivela se stesso come “ricco
di amore e di fedeltà” (Es 34, 6; Sal
138,2; Sal 85, 11). Cari Amici, Gerusalemme, che da
lungo tempo è stata un crocevia di popoli di diversa
origine, è una città che permette ad Ebrei, Cristiani e
Musulmani sia di assumersi il dovere che di godere
del privilegio di dare insieme testimonianza della
pacifica coesistenza a lungo desiderata dagli adoratori
dell’unico Dio; di svelare il piano dell’Onnipotente,
annunciato ad Abramo, per l’unità della famiglia umana;
e di proclamare la vera natura dell’uomo quale cercatore
di Dio. Impegniamoci dunque ad assicurare che, mediante
l’ammaestramento e la guida delle nostre rispettive
comunità, le sosterremo nell’essere fedeli a ciò che
veramente sono come credenti, sempre consapevoli
dell’infinita bontà di Dio, dell’inviolabile dignità
di ogni essere umano e dell’unità dell’intera
famiglia umana.
La Sacra
Scrittura ci offre anche una sua comprensione della
sicurezza. Secondo il linguaggio ebraico, sicurezza – batah
– deriva da fiducia e non si riferisce soltanto
all’assenza di minaccia ma anche al sentimento di calma
e di confidenza. Nel libro del profeta Isaia leggiamo di
un tempo di benedizione divina: “Infine in noi sarà
infuso uno spirito dall’alto; allora il deserto diventerà
un giardino e il giardino sarà considerato una selva. Nel
deserto prenderà dimora il diritto e la giustizia regnerà
nel giardino. Praticare la giustizia darà pace, onorare
la giustizia darà tranquillità e sicurezza per sempre”
(32, 15-17). Sicurezza, integrità, giustizia e pace:
nel disegno di Dio per il mondo esse sono inseparabili.
Lungi dall’essere semplicemente il prodotto dello sforzo
umano, esse sono valori che promanano dalla relazione
fondamentale di Dio con l’uomo, e risiedono come
patrimonio comune nel cuore di ogni individuo.
Vi è una
via soltanto per proteggere e promuovere tali valori: esercitarli!
viverli! Nessun individuo, nessuna famiglia, nessuna
comunità o nazione è esente dal dovere di vivere nella
giustizia e di operare per la pace. Naturalmente, ci si
aspetta che i leader civili e politici assicurino una
giusta e adeguata sicurezza per il popolo a cui servizio
essi sono stati eletti. Questo obiettivo forma una parte
della giusta promozione dei valori comuni all’umanità e
pertanto non possono contrastare con l’unità della
famiglia umana. I valori e i fini autentici di una società,
che sempre tutelano la dignità umana, sono indivisibili,
universali e interdipendenti (cfr Discorso
alle Nazioni Unite, 18 aprile 2008). Non si
possono pertanto realizzare quando cadono preda di
interessi particolari o di politiche frammentarie. Il vero
interesse di una nazione viene sempre servito mediante il
perseguimento della giustizia per tutti.
Gentili
Signore e Signori, una sicurezza durevole è questione di
fiducia, alimentata nella giustizia e nell’integrità,
suggellata dalla conversione dei cuori che ci obbliga a
guardare l’altro negli occhi e a riconoscere il “Tu”
come un mio simile, un mio fratello, una mia sorella. In
tale maniera non diventerà forse la società stessa un
“giardino ricolmo di frutti” (cfr Is 32,15), segnato
non da blocchi e ostruzioni, ma dalla coesione e
dall’armonia? Non può forse divenire una comunità di
nobili aspirazioni, dove a tutti di buon grado viene dato
accesso all’educazione, alla dimora familiare, alla
possibilità d’impiego, una società pronta ad edificare
sulle fondamenta durevoli della speranza?
Per
concludere, desidero rivolgermi alle comuni famiglie di
questa città, di questa terra. Quali genitori vorrebbero
mai violenza, insicurezza o divisione per il loro figlio o
per la loro figlia? Quale umano obiettivo politico può
mai essere servito attraverso conflitti e violenze? Odo il
grido di quanti vivono in questo Paese che invocano giustizia,
pace, rispetto per la loro dignità, stabile sicurezza,
una vita quotidiana libera dalla paura di minacce esterne
e di insensata violenza. So che un numero considerevole di
uomini, donne e giovani stanno lavorando per la pace e la
solidarietà attraverso programmi culturali e iniziative
di sostegno pratico e compassionevole; umili abbastanza
per perdonare, essi hanno il coraggio di tener stretto il
sogno che è loro diritto.
Signor
Presidente, La ringrazio per la cortesia dimostratami e La
assicuro ancora una volta delle mie preghiere per il
Governo e per tutti i cittadini di questo Stato. Possa
un’autentica conversione dei cuori di tutti condurre ad
un sempre più deciso impegno per la pace e la sicurezza
attraverso la giustizia per ciascuno.
Shalom!
©
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