Radio
Vaticana, 9 maggio 2009
Il
Papa al Centro “Regina Pacis” di Amman: nella
sofferenza possiamo cogliere l’amore di Dio che cambia
la nostra vita
Si
è svolta all’insegna della speranza la prima tappa
della visita di Benedetto XVI in Giordania, ieri
pomeriggio al Centro “Regina Pacis” di Amman. Il Papa
ha invocato la pace per la Terra Santa ed ha incoraggiato
con affetto paterno i giovani disabili accolti dal centro
fondato da mons. Salim Sayegh, vicario patriarcale latino
per la Giordania. Durante l’incontro nella Chiesa del
Centro, due ragazzi hanno fatto dono al Papa di una
kefiah, che il Santo Padre si è messo sulle spalle in
segno di gratitudine. L’indirizzo d’omaggio è stato
rivolto dal Patriarca Latino di Gerusalemme Fouad Twal. Il
servizio di Alessandro Gisotti:
Canti
In un luogo dove ogni giorno si sperimentano prove e
sofferenze, Benedetto XVI ha portato un messaggio di
speranza. Speranza per la pace, per la riconciliazione tra
i popoli del Medio Oriente e per i ragazzi disabili
esortati a non scoraggiarsi, a trovare in Dio l’amore
che salva:
“Prayer is hope in action. And in fact true reason
is contained in prayer…”
“La preghiera – ha detto – è speranza in azione.
Ed infatti la vera ragione è contenuta nella
preghiera”. Entrando in contatto con Dio, ha proseguito,
“giungiamo a renderci conto della futilità delle
divisioni umane e dei pregiudizi e avvertiamo le
meravigliose possibilità che si aprono davanti a noi
quando i nostri cuori sono convertiti alla verità di Dio,
al suo progetto per ognuno di noi e per il nostro
mondo”. Amici, ha detto ancora, “diversamente dai
pellegrini d’un tempo, io non vengo portando regali od
offerte”:
“I come simply with one intention, a hope: to pray
for the precious gift…”
“Io vengo semplicemente con un’intenzione, una
speranza – ha affermato Benedetto XVI: pregare per il
regalo prezioso dell’unità e della pace, più
specificamente per il Medio Oriente”. Il Pontefice ha
invocato la pace per Gerusalemme e la Terra Santa, per
l’intera famiglia umana. Una pace durevole, ha
sottolineato, “generata dalla giustizia, dall’integrità
e dalla compassione”. Una pace “che sorge dall’umiltà,
dal perdono e dal profondo desiderio di vivere in armonia
come un’unica realtà”. Si è così soffermato sulla
sofferenza provata da tanti dei ragazzi del Centro
“Regina Pacis”:
“At times it is difficult to find a reason for
what appears only…”
“A volte – ha riconosciuto – è difficile trovare
una ragione per ciò che appare solo come un ostacolo da
superare o anche come prova – fisica o emotiva – da
sopportare”. Ma la fede e la ragione, è stato il suo
richiamo, “ci aiutano a vedere un orizzonte oltre noi
stessi per immaginare la vita come Dio la vuole”. Il
suo, ha aggiunto, “è un amore che salva”.
“L’amore incondizionato di Dio, che dà la vita ad
ogni individuo umano – è stata la sua riflessione –
mira ad un significato e ad uno scopo per ogni vita
umana”. Per questo propria nella sofferenza, il
cristiano può cogliere la forza che viene da Dio:
“Your experience of trials, your witness to
compassion…”
“La vostra esperienza del dolore, la vostra
testimonianza in favore della compassione, la vostra
determinazione nel superare gli ostacoli che incontrate
– ha detto il Papa - mi incoraggiano a credere che la
sofferenza può determinare un cambiamento in meglio”.
Ed ha aggiunto: “Nelle nostre personali prove, e stando
accanto agli altri nelle loro sofferenze, cogliamo
l'essenza della nostra umanità, diventiamo, per così
dire, più umani”. Per questo, ha concluso, “anche i
cuori induriti dal cinismo o dall’ingiustizia o dalla
riluttanza a perdonare non sono mai al di là del raggio
d’azione di Dio, possono essere sempre aperti ad un
nuovo modo di essere, ad una visione di pace”. La visita
svoltasi in un clima particolarmente festoso, si è
conclusa con canti in lingua italiana dei ragazzi
giordani:
Benedetto! Benvenuto in Giordania!
VISITA AL
CENTRO "REGINA PACIS"
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Amman
Venerdì, 8 maggio 2009
Beatitudini,
Eccellenze,
Cari Amici,
sono
molto contento di essere oggi qui con voi e di salutare
ciascuno di voi, come anche i membri delle vostre
famiglie, dovunque essi possano essere. Ringrazio Sua
Beatitudine il Patriarca Fouad Twal per le gentili parole
di saluto e in modo speciale desidero prendere atto della
presenza fra noi del Vescovo Selim Sayegh, i cui progetti
e lavori per questo Centro, insieme con quelli di Sua
Beatitudine il Patriarca emerito Michel Sabbah, sono oggi
onorati dalla benedizione dei nuovi ampliamenti appena
terminati. Desidero anche salutare con grande affetto i
membri del Comitato Centrale, le Suore Comboniane e il
personale laico impegnato, inclusi coloro che lavorano
nelle varie branche ed unità comunitarie del Centro. La
stima per la vostra notevole competenza professionale, la
cura compassionevole e la risoluta promozione del giusto
posto nella società di coloro che hanno necessità
speciali è ben conosciuta qui e in tutto il regno.
Ringrazio i giovani presenti per il loro commovente
benvenuto. È una grande gioia per me essere qui con voi.
Come
sapete, la mia visita al Centro Nostra Signora della Pace
qui in Amman è la prima tappa del mio pellegrinaggio.
Come per innumerevoli migliaia di pellegrini prima di me,
è ora il mio turno di soddisfare quel profondo desiderio
di toccare, di trarre conforto dai luoghi dove Gesù visse
e che furono santificati dalla sua presenza e di
venerarli. Dai tempi apostolici, Gerusalemme è stata il
principale luogo di pellegrinaggio per i Cristiani, ma
ancora prima, nell’antico Vicino Oriente, i popoli
Semitici costruirono luoghi sacri per indicare e
commemorare una presenza o un’azione divina. E la gente
comune soleva recarsi in questi centri portando una parte
dei frutti della loro terra e del loro bestiame per farne
offerta come atto di omaggio e di gratitudine.
Cari
Amici, ognuno di noi è un pellegrino. Siamo tutti
proiettati in avanti, risolutamente, sulla via di Dio.
Naturalmente, tendiamo poi a volgere lo sguardo indietro
al percorso della vita – talvolta con rimpianti o
recriminazioni, spesso con gratitudine ed apprezzamento
– ma guardiamo anche avanti - a volte con trepidazione o
ansia, sempre con attesa e speranza, sapendo che ci sono
anche altri ad incoraggiarci lungo la strada. So che i
viaggi che hanno condotto molti di voi al Centro Regina
Pacis sono stati segnati da sofferenza o prove. Alcuni
di voi lottano coraggiosamente con forme di invalidità,
altri hanno sopportato il rifiuto, ed alcuni di voi sono
stati attratti a questo luogo di pace semplicemente per
cercare incoraggiamento ed appoggio. Di particolare
importanza, lo so bene, è il grande successo del Centro
nel promuovere il giusto posto dell'invalido nella società
e nell’assicurare che un adeguato esercizio e
strumentazione siano forniti per facilitare una simile
integrazione. Per questa lungimiranza e determinazione
tutti voi meritate grande elogio ed incoraggiamento!
A volte
è difficile trovare una ragione per ciò che appare solo
come un ostacolo da superare o anche come prova – fisica
o emotiva – da sopportare. Ma la fede e la ragione ci
aiutano a vedere un orizzonte oltre noi stessi per
immaginare la vita come Dio la vuole. L'amore
incondizionato di Dio, che dà la vita ad ogni individuo
umano, mira ad un significato e ad uno scopo per ogni vita
umana. Il suo è un amore che salva (cfr Gv 12,32).
Come i cristiani professano, è attraverso la Croce, che
Gesù di fatto ci introduce nella vita eterna e nel fare
ciò ci indica la strada verso il futuro – la via della
speranza che guida ogni passo che facciamo lungo la
strada, così che noi pure diveniamo portatori di tale
speranza e carità per gli altri.
Amici,
diversamente dai pellegrini d’un tempo, io non vengo
portando regali od offerte. Io vengo semplicemente con una
intenzione, una speranza: pregare per il regalo prezioso
dell’unità e della pace, più specificamente per il
Medio Oriente. La pace per gli individui, per i genitori e
i figli, per le comunità, pace per Gerusalemme, per la
Terra Santa, per la regione, pace per l’intera famiglia
umana; la pace durevole generata dalla giustizia,
dall’integrità e dalla compassione, la pace che sorge
dall'umiltà, dal perdono e dal profondo desiderio di
vivere in armonia come un’unica realtà.
La
preghiera è speranza in azione. Ed infatti la vera
ragione è contenuta nella preghiera: noi entriamo in
contatto amoroso con l’unico Dio, il Creatore
universale, e nel fare così giungiamo a renderci conto
della futilità delle divisioni umane e dei pregiudizi e
avvertiamo le meravigliose possibilità che si aprono
davanti a noi quando i nostri cuori sono convertiti alla
verità di Dio, al suo progetto per ognuno di noi e per il
nostro mondo.
Cari
giovani amici, a voi in particolare desidero dire che
stando in mezzo a voi io sento la forza che proviene da
Dio. La vostra esperienza del dolore, la vostra
testimonianza in favore della compassione, la vostra
determinazione nel superare gli ostacoli che incontrate,
mi incoraggiano a credere che la sofferenza può
determinare un cambiamento in meglio. Nelle nostre
personali prove, e stando accanto agli altri nelle loro
sofferenze, cogliamo l'essenza della nostra umanità,
diventiamo, per così dire, più umani. E incominciamo ad
imparare che, su un altro piano, anche i cuori induriti
dal cinismo o dall’ingiustizia o dalla riluttanza a
perdonare non sono mai al di là del raggio d’azione di
Dio, possono essere sempre aperti ad un nuovo modo di
essere, ad una visione di pace.
Vi esorto
tutti a pregare ogni giorno per il nostro mondo. Ed
oggi voglio chiedervi di assumervi uno specifico compito:
pregate, per favore, per me ogni giorno del mio
pellegrinaggio; per il mio spirituale rinnovamento nel
Signore e per la conversione dei cuori al modo di
perdonare e di solidarizzare che è proprio di Dio, così
che la mia speranza - la nostra speranza – per l’unità
e la pace nel mondo porti frutti abbondanti.
Che Dio
benedica ognuno di voi e le vostre famiglie, e gli
insegnanti, gli infermieri, gli amministratori e i
benefattori di questo Centro. Che Nostra Signora Regina
della Pace vi protegga e vi guidi lungo il pellegrinaggio
del Figlio suo, il Buon Pastore. Grazie per la vostra
attenzione.
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