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Vaticana 15 maggio 2009
Benedetto
XVI lascia la Terra Santa: non più guerra! Non più
terrorismo! Prego per un futuro senza muri. Al Santo
Sepolcro: Cristo è risorto!
Sono
venuto come amico di israeliani e palestinesi, e come tale
lancio questo appello: “Non più terrorismo! Non più
guerra!”: è quanto ha detto il Papa al presidente
israeliano Shimon Peres nella cerimonia di congedo
all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, a conclusione del
suo pellegrinaggio in Terra Santa. In mattinata Benedetto
XVI aveva visitato il Santo Sepolcro, uno dei momenti più
toccanti del suo viaggio. Davanti alla Tomba vuota di Gesù
ha ribadito: Cristo è risorto! Qui la storia
dell’umanità è cambiata: l’amore è più forte della
morte. Ma diamo la linea al nostro inviato a Gerusalemme Roberto
Piermarini.
“No more bloodshed! No more fighting...
Non più spargimento di sangue! Non più scontri!
Non più terrorismo! Non più guerra! Rompiamo invece il
circolo vizioso della violenza. Possa instaurarsi una pace
duratura basata sulla giustizia, vi sia vera
riconciliazione e guarigione”.
Questo l’accorato appello del Papa dall’aeroporto
di Tel Aviv prima di lasciare la Terra Santa. Al termine
di questo lungo viaggio sulle orme di Gesù, Benedetto XVI
ha invocato che sia universalmente riconosciuto che lo
Stato di Israele abbia il diritto di esistere e di godere
pace e sicurezza all’interno di confini
internazionalmente riconosciuti e che anche al Popolo
palestinese possa essere ugualmente riconosciuto il
diritto a una patria indipendente sovrana, a vivere con
dignità e a viaggiare liberamente. Che “la soluzione a
due Stati” - ha esortato Benedetto XVI - divenga realtà
e non rimanga un sogno”. Ripercorrendo le tappe del suo
viaggio, il Papa non ha nascosto che “una delle visioni
più tristi visitando queste terre, è stato il muro.
Mentre lo costeggiavo - ha detto - ho pregato per un
futuro in cui i popoli della Terra Santa possano vivere
insieme in pace e armonia senza la necessità di simili
strumenti di sicurezza e separazione, ma rispettandosi e
fidandosi l’uno dell’altro, nella rinuncia ad ogni
forma di violenza e di aggressione”.
“Know how hard it will be...
So quanto sarà difficile raggiungere quell’obiettivo
– ha detto il Papa rivolgendosi al presidente israeliano
Peres - So quanto sia difficile il Suo compito e quello
dell’Autorità Palestinese. Ma Le assicuro le mie
preghiere e le preghiere dei cattolici di tutto il
mondo”.
Benedetto XVI ha ricordato anche la sua visita al
Memoriale dell’Olocausto a Yad Vashem dove ha incontrato
i sopravvissuti della Shoah”:
“Those deeply moving encouters brought back...
Quegli incontri profondamente commoventi hanno
rinnovato ricordi della mia visita di tre anni fa al campo
della morte di Auschwitz, dove così tanti Ebrei –
madri, padri, mariti, mogli, fratelli, sorelle, amici –
furono brutalmente sterminati sotto un regime senza Dio
che propagava un’ideologia di antisemitismo e odio”.
Quello spaventoso capitolo della storia – ha detto il
Papa - non deve essere mai dimenticato o negato. Al
contrario, quelle buie memorie devono rafforzare la nostra
determinazione ad avvicinarci ancor più gli uni agli
altri come rami dello stesso olivo, nutriti dalle stesse
radici e uniti da amore fraterno”.
“As
Christians we know that the peace for which...
Come cristiani, sappiamo che la pace alla quale
anela questa terra lacerata da conflitti ha un nome: Gesù
Cristo. 'Egli è la nostra pace', che ci ha riconciliati
con Dio in un solo corpo mediante la Croce, ponendo fine
all’inimicizia. In quella tomba vuota la Chiesa in Terra
Santa è chiamata a seppellire tutte le sue ansie e paure,
per risorgere nuovamente ogni giorno e continuare il suo
viaggio per le vie di Gerusalemme, della Galilea ed oltre,
proclamando il trionfo del perdono di Cristo e la promessa
di una vita nuova”.
Così il Papa questa mattina nella Basilica del Santo
Sepolcro in uno degli ultimi atti del suo pellegrinaggio
in Terra Santa. Il Papa è entrato in corteo nella storica
Basilica al centro della Città Santa. Sulla porta lo
hanno accolto i Padri di Terra Santa ed i rappresentanti
della Chiesa Greco-ortodossa ed Armena apostolica,
responsabili dello “statu quo” nella Basilica.
Nell’atrio, ai piedi del Golgota, si è inchinato a
baciare la pietra dell’Unzione, poi, visibilmente
commosso, è entrato nell’edicola che custodisce il
Santo Sepolcro. Si è inginocchiato sul sarcofago, ne ha
baciato la pietra che lo ricopre ed è restato a lungo in
preghiera. Una contemplazione al mistero della
Risurrezione del Signore. “Qui Cristo morì e risuscitò,
per non morire mai più. - ha detto - Qui la storia
dell’umanità fu definitivamente cambiata. Il lungo
dominio del peccato e della morte venne distrutto dal
trionfo dell’obbedienza e della vita; il legno della
croce svela la verità circa il bene e il male".
Quindi ha lanciato ancora un messaggio di speranza:
“May hope rise up ever anew,...
Possa la speranza levarsi sempre di nuovo, per la
grazia di Dio, nel cuore di ogni persona che vive in
queste terre! Possa radicarsi nei vostri cuori, - ha
affermato - rimanere nelle vostre famiglie e comunità ed
ispirare in ciascuno di voi una testimonianza sempre più
fedele al Principe della Pace. Il Vangelo ci dice che un
futuro di giustizia, di pace, di prosperità e di
collaborazione può sorgere per ogni uomo e donna e per
l’intera famiglia umana”.
Quindi si è recato al Golgota per raccogliersi in
preghiera sul luogo del Calvario, ai piedi della croce.
Segno di questo pellegrinaggio di un Papa, che si è
chinato sulle sofferenze di questa terra.
VISITA AL SANTO
SEPOLCRO
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Gerusalemme
Venerdì, 15 maggio 2009
Cari
Amici in Cristo,
l’inno
di lode che abbiamo appena cantato ci unisce alle schiere
angeliche ed alla Chiesa di ogni tempo e luogo – “il
glorioso coro degli Apostoli, la nobile compagnia dei
Profeti e la candida schiera dei Martiri” – mentre
diamo gloria a Dio per l’opera della nostra redenzione,
compiuta nella passione, morte e risurrezione di Gesù
Cristo. Davanti a questo Santo Sepolcro, dove il Signore
“ha vinto l’aculeo della morte e aperto il regno dei
cieli ad ogni credente”, vi saluto tutti nella gioia del
tempo pasquale. Ringrazio il Patriarca Fouad Twal e il
Custode, padre Pierbattista Pizzaballa, per le loro
gentili parole di benvenuto. Desidero esprimere alla
stessa maniera il mio apprezzamento per l’accoglienza
riservatami dai Gerarchi della Chiesa ortodossa greca e
della Chiesa armeno-apostolica. Con animo grato prendo
atto della presenza di rappresentanti delle altre comunità
cristiane della Terra Santa. Saluto il Cardinale John
Patrick Foley, Gran Maestro dell’Ordine
Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Saluto
pure i Cavalieri e le Dame dell’Ordine
qui presenti, con gratitudine per la loro inesauribile
dedizione a sostegno della missione della Chiesa in queste
terre rese sante dalla presenza terrena del Signore.
Il
Vangelo di san Giovanni ci ha trasmesso un suggestivo
racconto della visita di Pietro e del Discepolo amato alla
tomba vuota nel mattino di Pasqua. Oggi, a distanza di
circa venti secoli, il Successore di Pietro, il Vescovo di
Roma, si trova davanti a quella stessa tomba vuota e
contempla il mistero della risurrezione. Sulle orme
dell’Apostolo, desidero ancora una volta proclamare,
davanti agli uomini e alle donne del nostro tempo, la
salda fede della Chiesa che Gesù Cristo “fu crocifisso,
morì e fu sepolto”, e che “il terzo giorno risuscitò
dai morti”. Innalzato alla destra del Padre, egli ci ha
mandato il suo Spirito per il perdono dei peccati.
All’infuori di Lui, che Dio ha costituito Signore e
Cristo, “non vi è sotto il cielo altro nome dato agli
uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati” (At
4,12).
Trovandoci
in questo santo luogo e considerando quel meraviglioso
evento, come potremmo non sentirci “trafiggere il
cuore” (cfr At 2,37), alla maniera di coloro che
per primi udirono la predicazione di Pietro nel giorno di
Pentecoste? Qui Cristo morì e risuscitò, per non morire
mai più. Qui la storia dell’umanità fu definitivamente
cambiata. Il lungo dominio del peccato e della morte venne
distrutto dal trionfo dell’obbedienza e della vita; il
legno della croce svela la verità circa il bene e il
male; il giudizio di Dio fu pronunciato su questo mondo e
la grazia dello Spirito Santo venne riversata
sull’umanità intera. Qui Cristo, il nuovo Adamo, ci ha
insegnato che mai il male ha l’ultima parola, che
l’amore è più forte della morte, che il nostro futuro
e quello dell’umanità sta nelle mani di un Dio provvido
e fedele.
La tomba
vuota ci parla di speranza, quella stessa che non ci
delude, poiché è dono dello Spirito della vita (cfr Rm
5,5). Questo è il messaggio che oggi desidero lasciarvi,
a conclusione del mio pellegrinaggio nella Terra Santa.
Possa la speranza levarsi sempre di nuovo, per la grazia
di Dio, nel cuore di ogni persona che vive in queste
terre! Possa radicarsi nei vostri cuori, rimanere nelle
vostre famiglie e comunità ed ispirare in ciascuno di voi
una testimonianza sempre più fedele al Principe della
Pace. La Chiesa in Terra Santa, che ben spesso ha
sperimentato l’oscuro mistero del Golgota, non deve mai
cessare di essere un intrepido araldo del luminoso
messaggio di speranza che questa tomba vuota proclama. Il
Vangelo ci dice che Dio può far nuove tutte le cose, che
la storia non necessariamente si ripete, che le memorie
possono essere purificate, che gli amari frutti della
recriminazione e dell’ostilità possono essere superati,
e che un futuro di giustizia, di pace, di prosperità e di
collaborazione può sorgere per ogni uomo e donna, per
l’intera famiglia umana, ed in maniera speciale per il
popolo che vive in questa terra, così cara al cuore del
Salvatore.
Quest’antica
chiesa dell’Anastasis reca una sua muta
testimonianza sia al peso del nostro passato, con tutte le
sue mancanze, incomprensioni e conflitti, sia alla
promessa gloriosa che continua ad irradiare dalla tomba
vuota di Cristo. Questo luogo santo, dove la potenza di
Dio si rivelò nella debolezza, e le sofferenze umane
furono trasfigurate dalla gloria divina, ci invita a
guardare ancora una volta con gli occhi della fede al
volto del Signore crocifisso e risorto. Nel contemplare la
sua carne glorificata, completamente trasfigurata dallo
Spirito, giungiamo a comprendere più pienamente che anche
adesso, mediante il Battesimo, portiamo “sempre e
dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche
la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne
mortale” (2 Cor 4,10-11). Anche ora la grazia
della risurrezione è all’opera in noi! Possa la
contemplazione di questo mistero spronare i nostri sforzi,
sia come individui che come membri della comunità
ecclesiale, a crescere nella vita dello Spirito mediante
la conversione, la penitenza e la preghiera. Possa inoltre
aiutarci a superare, con la potenza di quello stesso
Spirito, ogni conflitto e tensione nati dalla carne e
rimuovere ogni ostacolo, sia dentro che fuori, che si
frappone alla nostra comune testimonianza a Cristo ed al
potere del suo amore che riconcilia.
Con tali
parole di incoraggiamento, cari amici, concludo il mio
pellegrinaggio ai luoghi santi della nostra redenzione e
rinascita in Cristo. Prego che la Chiesa in Terra Santa
tragga sempre maggiore forza dalla contemplazione della
tomba vuota del Redentore. In quella tomba essa è
chiamata a seppellire tutte le sue ansie e paure, per
risorgere nuovamente ogni giorno e continuare il suo
viaggio per le vie di Gerusalemme, della Galilea ed oltre,
proclamando il trionfo del perdono di Cristo e la promessa
di una vita nuova. Come cristiani, sappiamo che la pace
alla quale anela questa terra lacerata da conflitti ha un
nome: Gesù Cristo. “Egli è la nostra pace”, che ci
ha riconciliati con Dio in un solo corpo mediante la
Croce, ponendo fine all’inimicizia (cfr Ef 2,14).
Nelle sue mani, pertanto, affidiamo tutta la nostra
speranza per il futuro, proprio come nell’ora delle
tenebre egli affidò il suo spirito nelle mani del Padre.
Permettetemi
di concludere con una speciale parola di incoraggiamento
ai miei fratelli Vescovi e sacerdoti, come pure ai
religiosi e alle religiose che servono l’amata Chiesa in
Terra Santa. Qui, davanti alla tomba vuota, al cuore
stesso della Chiesa, vi invito a rinnovare l’entusiasmo
della vostra consacrazione a Cristo ed il vostro impegno
nell’amorevole servizio al suo mistico Corpo. Immenso è
il vostro privilegio di dare testimonianza a Cristo in
questa terra che Egli ha santificato mediante la sua
presenza terrena e il suo ministero. Con pastorale carità
rendete capaci i vostri fratelli e sorelle e tutti gli
abitanti di questa terra di percepire la presenza che
guarisce e l’amore che riconcilia del Risorto. Gesù
chiede a ciascuno di noi di essere testimone di unità e
di pace per tutti coloro che vivono in questa Città della
Pace. Come nuovo Adamo, Cristo è la sorgente dell’unità
alla quale l’intera famiglia umana è chiamata, quella
stessa unità della quale la Chiesa è segno e sacramento.
Come Agnello di Dio, egli è la fonte della
riconciliazione, che è al contempo dono di Dio e sacro
dovere affidato a noi. Quale Principe della Pace, Egli è
la sorgente di quella pace che supera ogni comprensione,
la pace della nuova Gerusalemme. Possa Egli sostenervi
nelle vostre prove, confortarvi nelle vostre afflizioni, e
confermarvi nei vostri sforzi di annunciare e di estendere
il suo Regno. A voi tutti e a quanti vanno le vostre
premure pastorali imparto cordialmente la mia Benedizione
Apostolica, quale pegno della gioia e della pace di
Pasqua.
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