L'incoraggiamento
del Papa ai cristiani della Giordania nella Messa ad
Amman. L'omaggio alla testimonianza di fede e amore delle
donne di Terra Santa
“Che
il coraggio di Cristo … vi sostenga quotidianamente nei
vostri sforzi di dare testimonianza della fede cristiana e
di mantenere la presenza della Chiesa” in queste antiche
terre”: è quanto ha detto il Papa stamani nell’omelia
della Messa da lui presieduta nell’International Stadium
di Amman, alla presenza di almeno 30 mila persone.
Benedetto XVI ha poi voluto rendere omaggio alle donne
della Terra Santa e alla loro testimonianza di fede e di
amore. Oggi è la terza ed ultima giornata del viaggio del
Papa in Giordania. Domani il trasferimento a Gerusalemme.
Ma diamo la linea al nostro inviato ad Amman Pietro
Cocco:
(Canto)
E’ stata una festa grande oggi ad Amman per la Messa
celebrata da Papa Benedetto nello Stadio della città.
Trentamila le persone che hanno trovato posto
all’interno della struttura sportiva e che hanno potuto
pregare con il Papa di domenica, nel ‘Giorno del
Signore’. E’ stata l’occasione anche per esprimergli
tutta la gioia e la riconoscenza per la sua presenza e il
suo incoraggiamento.‘Ho pregato, ha detto infatti il
Papa, perché la Chiesa in queste terre possa essere
confermata nella speranza e fortificata nella sua
testimonianza al Cristo Risorto, il Salvatore dell'umanità": "I have long awaited this opportunity to stand
before... Ho a lungo atteso questa opportunità di stare
davanti a voi come testimone del Salvatore risorto, ed
incoraggiarvi a perseverare nella fede, speranza e carità,
in fedeltà alle antiche tradizioni e alla singolare
storia di testimonianza cristiana che vi ricollega all'età
degli Apostoli. La comunità cattolica di qui è
profondamente toccata dalle difficoltà e incertezze che
riguardano tutti gli abitanti del Medio Oriente". Di tutti questi sentimenti si è fatto portavoce,
all’inizio della celebrazione di stamattina, il
Patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, rivolgendo il
suo saluto al Papa a nome di tutti i cittadini giordani,
musulmani e cristiani, dell’Assemblea dei vescovi e
patriarchi della Terra Santa, e con tutti i fedeli giunti
dai Paesi arabi vicini. “Siamo ansiosi di mostrarLe, ha
aggiunto, la nostra ospitalità arabo-giordana".
Riferendosi poi alla giornata di preghiera per le
vocazioni che si celebra oggi in Giordania, il Patriarca
ha scherzato dicendo che c’è un problema con i
seminaristi in Terra Santa, perchè il seminario di Beit
Jala, per la prima volta, è troppo pieno! Il Patriarca
Twal ha ricordato anche le migliaia di migranti che sono
giunte in Giordania per lavoro, specialmente dall’Asia,
come pure i milioni di rifugiati, in gran parte
palestinesi, che sono stati accolti in questo Paese. A cui
si sono aggiunti circa un milione gli iracheni, tra cui
quarantamila cristiani, ai quali la Chiesa insieme alla
Caritas assicura assistenza materiale e spirituale. Una
realtà ben presente al Papa, che ne ha preso spunto per
rivolgere un forte invito alla Chiesa giordana e a tutta
la Terra Santa: "Fidelity to your Christian roots, fidelity to
the Church’s mission... La fedeltà alle vostre radici cristiane, la fedeltà
alla missione della Chiesa in Terra Santa, vi chiedono un
particolare tipo di coraggio: il coraggio della
convinzione nata da una fede personale, non semplicemente
da una convenzione sociale o da una tradizione familiare;
il coraggio di impegnarvi nel dialogo e di lavorare fianco
a fianco con gli altri cristiani nel servizio del Vangelo
e nella solidarietà con il povero, lo sfollato e le
vittime di profonde tragedie umane; il coraggio di
costruire nuovi ponti per rendere possibile un fecondo
incontro di persone di diverse religioni e culture e così
arricchire il tessuto della società". Questo, ha proseguto il Papa, significa anche dare
testimonianza all'amore che ci ispira a
"sacrificare" la nostra vita nel servizio agli
altri e così a contrastare modi di pensare che
giustificano lo "stroncare" vite innocenti. Ed al tema dell’amore, quello con il quale Dio ci ha
amati, Benedetto XVI ha poi dedicato l’altra parte della
sua omelia, parlando della vocazione della famiglia e
della dignità e della missione delle donne nel piano di
Dio: "The strong Christian families of these lands
are a great legacy... Le forti famiglie cristiane di queste terre sono una
grande eredità tramandata dalle precedenti generazioni.
Possano le famiglie di oggi essere fedeli a questa grande
eredità e non venga mai a mancare il sostegno materiale e
morale di cui hanno bisogno per attuare il loro
insostituibile ruolo a servizio della società".
Benedetto
XVI ha poi voluto rendere omaggio alle donne della Terra
Santa, ricordando che la Chiesa in queste terre deve molto
alla loro testimonianza di fede e di amore. Innumerevoli
madri cristiane, suore, maestre e infermiere, e tutte
quelle donne , ha detto ancora il Papa, che in diverse
maniere hanno dedicato la loro vita a costruire la pace e
a promuovere l'amore! "Sadly, this God-given dignity and role of
women has not always... Sfortunatamente, questa dignità e missione donate
da Dio alle donne non sono state sempre sufficientemente
comprese e stimate. La Chiesa, e la società nel suo
insieme, sono arrivate a rendersi conto quanto
urgentemente abbiamo bisogno di ciò che il mio
predecessore Papa Giovanni Paolo II chiamava 'il carisma
profetico' delle donne (cfr Mulieris dignitatem,
29)". Un carisma che si manifesta nel loro essere portatrici
di amore, maestre di misericordia e costruttrici di pace,
comunicatrici di calore ed umanità ad un mondo che troppo
spesso giudica il valore della persona con freddi criteri
di sfruttamento e profitto. Nel dare una pubblica
testimonianza di rispetto per le donne e nella difesa
dell'innata dignità di ogni persona umana, ha concluso,
la Chiesa in Terra Santa porta un importante contributo
allo sviluppo di una cultura di vera umanità e alla
costruzione della civiltà dell'amore. (Canto)
OMELIA
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
International
Stadium - Amman
Domenica, 10 maggio 2009
Cari
Fratelli e Sorelle in Cristo,
sono
lieto di poter celebrare questa Eucaristia insieme con voi
all'inizio del mio pellegrinaggio in Terra Santa. Ieri
dalle alture del Monte Nebo, restando in piedi, ho sostato
e guardato a questa grande terra, la terra di Mosè, Elia
e Giovanni il Battista, la terra nella quale le antiche
promesse di Dio furono adempiute con l'arrivo del Messia,
Gesù nostro Signore. Questa terra è testimone della sua
predicazione e dei miracoli, della sua morte e
risurrezione, e dell’effusione dello Spirito Santo sulla
Chiesa, il sacramento di un’umanità riconciliata e
rinnovata. Meditando sul mistero della fedeltà di Dio, ho
pregato perché la Chiesa in queste terre possa essere
confermata nella speranza e fortificata nella sua
testimonianza al Cristo Risorto, il Salvatore dell'umanità.
Veramente, come San Pietro ci dice oggi nella prima
lettura, “non vi è, sotto il cielo, altro nome dato
agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo
salvati” (At 4,12).
La
gioiosa celebrazione del Sacrificio eucaristico di oggi
esprime la ricca diversità della Chiesa Cattolica nella
Terra Santa. Saluto tutti voi, con affetto, nel Signore.
Ringrazio Sua Beatitudine Fouad Twal, Patriarca Latino di
Gerusalemme, per le sue gentili parole di benvenuto. Con
rispetto e gratitudine allo stesso modo saluto Sua Altezza
Reale il Principe Ghazi Bin Mohammad, che rappresenta il
re di Giordania, e lo ringrazio per la sua presenza in
mezzo a noi. Il mio saluto va anche ai molti giovani delle
scuole cattoliche che oggi portano il loro entusiasmo in
questa Celebrazione eucaristica.
Nel
Vangelo, che abbiamo appena ascoltato, Gesù proclama:
“Io sono il buon pastore... che dà la propria vita per
le pecore" (Gv 10,11). Come Successore di san
Pietro al quale il Signore ha affidato la cura del suo
gregge (cfr Gv 21,15-17), ho a lungo atteso questa
opportunità di stare davanti a voi come testimone del
Salvatore risorto, ed incoraggiarvi a perseverare nella
fede, speranza e carità, in fedeltà alle antiche
tradizioni e alla singolare storia di testimonianza
cristiana che vi ricollega all'età degli Apostoli. La
comunità cattolica di qui è profondamente toccata dalle
difficoltà e incertezze che riguardano tutti gli abitanti
del Medio Oriente; non dimenticate mai la grande dignità
che deriva dalla vostra eredità cristiana, e non venite
mai meno al senso di amorevole solidarietà verso tutti i
vostri fratelli e sorelle della Chiesa in tutto il mondo!
"Io
sono il buon pastore", ci dice il Signore, “conosco
le mie pecore e le mie pecore conoscono me" (Gv
10,14). Oggi in Giordania abbiamo celebrato la Giornata
Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. Meditando sul
Vangelo del Buon Pastore, chiediamo al Signore di aprire i
nostri cuori e le nostre menti sempre di più per
ascoltare la sua chiamata. Davvero, Gesù "ci
conosce", anche più profondamente di quanto noi
conosciamo noi stessi, ed ha un piano per ciascuno di noi.
Sappiamo pure che dovunque egli ci chiami, troveremo
felicità e appagamento; di fatto troveremo noi stessi (cfr
Mt 10,39). Oggi invito i molti giovani qui presenti
a considerare come il Signore li stia chiamando a seguirlo
e a edificare la sua Chiesa. Sia nel ministero sacerdotale
o nella vita consacrata, sia nel sacramento del
matrimonio, Gesù ha bisogno di voi per far ascoltare la
sua voce e per lavorare per la crescita del suo Regno.
Nella
seconda lettura di oggi, san Giovanni ci invita a
"pensare al grande amore con il quale il Padre ci ha
amati" facendoci suoi figli adottivi in Cristo.
L'ascolto di queste parole ci deve rendere riconoscenti
per l'esperienza dell'amore del Padre che abbiamo avuto
nelle nostre famiglie, mediante l'amore dei nostri padri e
madri, nonni, fratelli e sorelle. Durante la celebrazione
del presente Anno della Famiglia, la Chiesa in tutta la
Terra Santa ha pensato alla famiglia come a un mistero di
amore che dona la vita, mistero racchiuso nel piano di Dio
con una sua propria vocazione e missione: irradiare
l'amore divino che è la sorgente e il compimento di ogni
altro amore delle nostre vite. Possa ogni famiglia
cristiana crescere nella fedeltà a questa sua nobile
vocazione di essere una vera scuola di preghiera, dove i
fanciulli imparano il sincero amore di Dio, dove maturano
nell'autodisciplina e nell’attenzione ai bisogni degli
altri, e dove, modellati dalla sapienza che proviene dalla
fede, contribuiscono a costruire una società sempre più
giusta e fraterna. Le forti famiglie cristiane di queste
terre sono una grande eredità tramandata dalle precedenti
generazioni. Possano le famiglie di oggi essere fedeli a
questa grande eredità e non venga mai mancare il sostegno
materiale e morale di cui hanno bisogno per attuare il
loro insostituibile ruolo a servizio della società.
Un
importante aspetto della nostra riflessione in questo Anno
della Famiglia, è stato la particolare dignità,
vocazione e missione delle donne nel piano di Dio. Quanto
la Chiesa in queste terre deve alla testimonianza di fede
e di amore di innumerevoli madri cristiane, Suore, maestre
ed infermiere, di tutte quelle donne che in diverse
maniere hanno dedicato la loro vita a costruire la pace e
a promuovere 1'amore! Fin dalle prime pagine della Bibbia,
vediamo come uomo e donna creati ad immagine di Dio, sono
chiamati a completarsi l'un l'altro come amministratori
dei doni di Dio e suoi collaboratori nel comunicare il
dono della vita, sia fisica che spirituale, al nostro
mondo. Sfortunatamente, questa dignità e missione donate
da Dio alle donne non sono state sempre sufficientemente
comprese e stimate. La Chiesa, e la società nel suo
insieme, sono arrivate a rendersi conto quanto
urgentemente abbiamo bisogno di ciò che il mio
predecessore Papa Giovanni Paolo II chiamava "il
carisma profetico" delle donne (cfr Mulieris
dignitatem, 29) come portatrici di amore, maestre di
misericordia e costruttrici di pace, comunicatrici di
calore ed umanità ad un mondo che troppo spesso giudica
il valore della persona con freddi criteri di sfruttamento
e profitto. Con la sua pubblica testimonianza di rispetto
per le donne e con la sua difesa dell'innata dignità di
ogni persona umana, la Chiesa in Terra Santa può dare un
importante contributo allo sviluppo di una cultura di vera
umanità e alla costruzione della civiltà dell'amore.
Cari
Amici, ritorniamo alle parole di Gesù nel Vangelo di
oggi. Credo che esse contengano un messaggio speciale per
voi, suo gregge fedele, in queste terre dove Egli una
volta abitò. "Il buon pastore", Egli ci dice,
"dà la propria vita per le sue pecore".
All'inizio della Messa abbiamo chiesto al Padre di
"darci la forza del coraggio di Cristo nostro
pastore", che rimase costante nella fedeltà alla
volontà del Padre (cfr Colletta, della Messa della
quarta domenica di Pasqua). Che il coraggio di Cristo
nostro pastore vi ispiri e vi sostenga quotidianamente nei
vostri sforzi di dare testimonianza della fede cristiana e
di mantenere la presenza della Chiesa nel cambiamento del
tessuto sociale di queste antiche terre. La fedeltà alle
vostre radici cristiane, la fedeltà alla missione della
Chiesa in Terra Santa, vi chiedono un particolare tipo di
coraggio: il coraggio della convinzione nata da una fede
personale, non semplicemente da una convenzione sociale o
da una tradizione familiare; il coraggio di impegnarvi nel
dialogo e di lavorare fianco a fianco con gli altri
cristiani nel servizio del Vangelo e nella solidarietà
con il povero, lo sfollato e le vittime di profonde
tragedie umane; il coraggio di costruire nuovi ponti per
rendere possibile un fecondo incontro di persone di
diverse religioni e culture e così arricchire il tessuto
della società. Ciò significa anche dare testimonianza
all'amore che ci ispira a "sacrificare" la
nostra vita nel servizio agli altri e così a contrastare
modi di pensare che giustificano il "stroncare"
vite innocenti.
"Io
sono il buon pastore; conosco le mie pecore e le mie
pecore conoscono me" (Gv 10,14). Rallegratevi
perché il Signore vi ha fatti membri del suo gregge e
conosce ciascuno di voi per nome! Seguitelo con gioia e
lasciatevi guidare da Lui in tutte le vostre strade! Gesù
sa quante sfide vi stanno davanti, quali prove dovete
sopportare e conosce il bene che voi fate in suo nome.
Abbiate fiducia in Lui, nel durevole amore che Egli porta
per tutti i membri del suo gregge e perseverate nella
vostra testimonianza al trionfo del suo amore. Che san
Giovanni Battista, patrono della Giordania, e Maria,
Vergine e Madre, vi sostengano con il loro esempio e la
loro preghiera e vi conducano alla pienezza della gioia
negli eterni pascoli, dove sperimenteremo per sempre la
presenza del Buon Pastore e conoscere per sempre le
profondità del suo amore. Amen.