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VESPRI
NELLA CATTEDRALE DI SAN GIORGIO (9 MAGGIO 2009) |
Radio
Vaticana, 9 maggio 2009
Benedetto
XVI ai Vespri nella Cattedrale di San Giorgio: i cristiani
contribuiscano al progresso della società, testimoniando
la speranza nel Signore Risorto
La
seconda giornata di Benedetto XVI in Giordania si è
conclusa ieri sera con la celebrazione dei Vespri nella
Cattedrale greco-melkita di San Giorgio ad Amman. Evento
che ha offerto l’occasione al Papa di incontrare le
diverse realtà della comunità cristiana giordana: dai
seminaristi ai laici, dai sacerdoti alle religiose, ancora
agli esponenti dei movimenti ecclesiali. Per tutti, il
Santo Padre ha avuto parole di incoraggiamento ed ha
sottolineato il ruolo fondamentale dei cattolici per il
progresso della società giordana. Il Papa è stato
accolto alla porta della Cattedrale dal Patriarca
greco-melkita Gregorio III Laham e dal suo vicario, mons.
Yasser Ayyach. Una sintesi del discorso di Benedetto XVI
nel servizio di Alessandro Gisotti:
(Canti)
“La voce autentica della fede porterà sempre
integrità, giustizia, compassione e pace”: è quanto
sottolineato da Benedetto XVI che, in un incontro
contraddistinto dall’affetto caloroso dei fedeli e
impreziosito dalla bellezza della liturgia, ha
incoraggiato i cristiani di Giordania a dare il loro
contributo alla vita della società:
“Guided by the light of the Risen Lord…”
“Guidati dalla luce del Signore Risorto, infiammati
dalla sua speranza e rivestiti della sua verità e del suo
amore – ha detto il Papa - la vostra testimonianza
porterà abbondanti benedizioni a coloro che incontrerete
lungo la strada”. Ed ha esortato i giovani cristiani
giordani a non aver paura di dare un “contributo saggio,
misurato e rispettoso alla vita pubblica del regno”. Il
Pontefice si è soffermato sulle tante attività
caritative portate avanti dai cristiani in favore di tutti
i giordani, musulmani e di altre religioni. Come anche per
il “vasto numero di rifugiati” accolti generosamente
dal Regno di Giordania. Il Papa ha menzionato gli asili
infantili, le case per anziani, gli ospedali, le
iniziative culturali e per il dialogo interreligioso.
“La vostra presenza in questa società – ha ribadito
– è un meraviglioso segno della speranza che ci
qualifica come cristiani”:
“That hopes reaches far beyond the confines…”
“Tale speranza – ha affermato – giunge ben oltre
i confini delle nostre comunità cristiane”. E così,
nel servizio di carità, si possono cogliere
“preoccupazioni e difficoltà che oltrepassano i confini
culturali e religiosi”. Il Papa si è dunque soffermato
sulle “speranze e le aspirazioni dei genitori per i loro
bambini” rilevando le preoccupazioni per gli “influssi
negativi così penetranti nel nostro mondo globalizzato,
compresi gli elementi distruttivi dell'industria del
divertimento che con tanta insensibilità sfruttano
l'innocenza e la fragilità” dei giovani:
“Yet, with your eyes firmly fixed on Christ…”
“Tuttavia – ha rassicurato – con i vostri occhi
fissi su Cristo, la luce che disperde ogni male,
ripristina l'innocenza perduta, ed umilia l'orgoglio
terreno, porterete una magnifica visione di speranza a
tutti quelli che incontrate e servite”. Benedetto XVI
non ha mancato di soffermarsi sulla ricchezza inestimabile
di cui sono eredi i cristiani d’oriente:
“The ancient living treasure of the traditions…”
“L’antico tesoro vivente delle tradizioni delle
Chiese Orientali – ha rilevato – arricchisce la Chiesa
universale e non deve mai essere inteso semplicemente come
oggetto da custodire passivamente”. Il Papa ha voluto in
particolare ricordare quei “momenti di riconciliazione
che hanno fortificato meravigliosamente la comunione della
Chiesa” ai quali i cristiani orientali hanno contribuito
grandemente:
“Most of you trace ancient link to the
Patriarchate of Antioch…”
“La maggior parte di voi – ha notato il Papa - ha
antichi legami con il Patriarcato di Antiochia, e così le
vostre comunità sono ben radicate qui nel Vicino
Oriente”. Proprio come duemila anni fa ad Antiochia i
discepoli vennero chiamati Cristiani per la prima volta,
così anche oggi, ha soggiunto, “come piccole minoranze
in comunità disseminate in queste terre, anche voi siete
riconosciuti come seguaci del Signore”. Li ha così
invitati a ravvivare gli antichi ricordi delle opere di
Dio, far presenti le sue grazie di salvezza diffondendo di
nuovo “il primo raggio della luce pasquale”.
(Canti)
CELEBRAZIONE
DEI VESPRI
CON I SACERDOTI, I RELIGIOSI E LE RELIGIOSE,
I SEMINARISTI E I MOVIMENTI ECCLESIALI
DISCORSO DEL SANTO PADRE
BENEDETTO XVI
Cattedrale
Greco-Melkita di S. Giorgio - Amman
Sabato, 9 maggio 2009
Cari
Fratelli e Sorelle,
è una
grande gioia per me celebrare i Vespri con voi questa sera
nella Cattedrale Greco-Melchita di San Giorgio. Saluto
cordialmente Sua Beatitudine Gregorios III Laham, il
Patriarca Greco-Melchita che ci ha raggiunti da Damasco,
l’Arcivescovo Emerito Georges El-Murr e Sua Eccellenza
Yaser Ayyach, Arcivescovo di Petra e Filadelfia, che
ringrazio per le sue gentili parole di benvenuto a cui
volentieri corrispondo con sentimenti di rispetto. Saluto
anche i capi delle altre Chiese Cattoliche presenti
nell’Est – Maronita, Sira, Armena, Caldea e Latina –
come anche l’Arcivescovo Benediktos Tsikoras della
Chiesa Greco Ortodossa. A tutti voi, come anche ai
Sacerdoti, alle Religiose e ai Religiosi, ai Seminaristi e
ai fedeli laici qui riuniti questa sera, esprimo il mio
sincero grazie per avermi offerto questa opportunità di
pregare con voi e di sperimentare qualcosa della ricchezza
delle nostre tradizioni liturgiche.
La Chiesa
stessa è un popolo pellegrino; come tale, attraverso i
secoli, è stato segnato da eventi storici determinanti e
da pervasive vicende culturali. Purtroppo alcune di queste
hanno incluso periodi di disputa teologica o di
repressione. Tuttavia vi sono stati momenti di
riconciliazione - che hanno fortificato meravigliosamente
la comunione della Chiesa - e tempi di ricca ripresa
culturale ai quali i Cristiani Orientali hanno contribuito
grandemente. Le Chiese particolari all'interno della
Chiesa universale attestano il dinamismo del suo cammino
terreno e manifestano a tutti i fedeli il tesoro di
tradizioni spirituali, liturgiche, ed ecclesiastiche che
indicano la bontà universale di Dio e la sua volontà,
manifestata in tutta la storia, di attirare tutti entro la
sua vita divina.
L’antico
tesoro vivente delle tradizioni delle Chiese Orientali
arricchisce la Chiesa universale e non deve mai essere
inteso semplicemente come oggetto da custodire
passivamente. Tutti i Cristiani sono chiamati a rispondere
attivamente al mandato di Dio – come San Giorgio ha
fatto in modo drammatico secondo il racconto popolare –
per portare gli altri a conoscerlo e ad amarlo. In realtà
le vicissitudini della storia hanno fortificato i membri
delle Chiese particolari ad abbracciare questo compito con
energia e ad impegnarsi decisamente in rapporto alle realtà
pastorali odierne. La maggior parte di voi ha antichi
legami con il Patriarcato di Antiochia, e così le vostre
comunità sono ben radicate qui nel Vicino Oriente. E
proprio come due mila anni or sono fu ad Antiochia che i
discepoli vennero chiamati Cristiani per la prima volta,
così anche oggi, come piccole minoranze in comunità
disseminate in queste terre, anche voi siete riconosciuti
come seguaci del Signore. La pubblica dimostrazione della
vostra fede cristiana non è certamente ristretta alla
sollecitudine spirituale che avete l'uno per l'altro e per
la vostra gente, per quanto essenziale ciò sia. Ma le
vostre numerose iniziative di universale carità si
estendono a tutti i Giordani – Musulmani e di altre
religioni – ed anche al vasto numero di rifugiati che
questo regno accoglie così generosamente.
Cari
fratelli e sorelle, il primo Salmo (103) che abbiamo
pregato questa sera ci presenta gloriose immagini Dio,
Creatore generoso, attivamente presente nella sua
creazione, che sostenta la vita con grande bontà e
sapiente ordine, sempre pronto a rinnovare la faccia della
terra. Il brano dell’epistola, che abbiamo appena
sentito, presenta tuttavia un quadro diverso. Ci avverte,
non in modo minaccioso ma realisticamente, dell’esigenza
di essere vigili, di essere consapevoli delle forze del
male che sono all’opera per creare oscurità nel nostro
mondo (cfr Ef 6, 10-20). Alcuni probabilmente
saranno tentati di pensare che vi sia una contraddizione;
ma riflettendo sulla nostra ordinaria esperienza umana
riconosciamo la lotta spirituale, avvertiamo il bisogno
quotidiano di entrare nella luce di Cristo, di scegliere
la vita, di cercare la verità. Di fatto, questo ritmo –
sottrarci al male e circondarci con la forza di Dio – è
ciò che celebriamo in ogni Battesimo, l'ingresso nella
vita cristiana, il primo passo lungo la strada dei
discepoli del Signore. Richiamando il battesimo che Cristo
ha ricevuto da Giovanni nelle acque del Giordano, la
comunità prega perché colui che sta per essere
battezzato sia liberato dal regno dell'oscurità e portato
nello splendore del regno di luce di Dio, e così riceva
il dono della vita nuova.
Questo
dinamico movimento dalla morte alla novità della vita,
dalle tenebre alla luce, dalla disperazione alla speranza,
che sperimentiamo in modo così drammatico durante il
Triduo e che viene celebrato con grande gioia nel periodo
pasquale, ci assicura che la Chiesa stessa rimane giovane.
Essa vive perché Cristo è vivo, è veramente risorto.
Vivificata dalla presenza dello Spirito, essa avanza ogni
giorno conducendo uomini e donne al Dio vivente. Cari
Vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, cari fedeli
laici, i nostri rispettivi ruoli di servizio e missione
all'interno della Chiesa sono la risposta instancabile di
un popolo pellegrino. Le vostre liturgie, la disciplina
ecclesiastica e il patrimonio spirituale sono una vivente
testimonianza della vostra tradizione che si dispiega. Voi
amplificate l'eco della prima proclamazione del Vangelo,
ravvivate gli antichi ricordi delle opere di Dio, fate
presenti le sue grazie di salvezza e diffondete di nuovo
il primo raggio della luce pasquale e il tremolio delle
fiamme di Pentecoste.
In tal
modo, imitando Cristo ed i patriarchi e i profeti
dell’Antico Testamento, noi partiamo per condurre il
popolo dal deserto verso il luogo della vita, verso il Dio
che ci dà vita in abbondanza. Questo caratterizza tutti i
vostri lavori apostolici, la cui varietà e qualità sono
molto apprezzate. Dagli asili infantili ai luoghi di
istruzione superiore, dagli orfanotrofi alle case per
anziani, dal lavoro con i rifugiati all’accademia di
musica, alle cliniche mediche e agli ospedali, al dialogo
interreligioso e alle iniziative culturali, la vostra
presenza in questa società è un meraviglioso segno della
speranza che ci qualifica come cristiani.
Tale
speranza giunge ben oltre i confini delle nostre comunità
cristiane. Così spesso voi scoprite che le famiglie di
altre religioni, per le quali voi lavorate e offrite il
vostro servizio di carità universale, hanno
preoccupazioni e difficoltà che oltrepassano i confini
culturali e religiosi. Ciò è particolarmente avvertito
per quanto riguarda le speranze e le aspirazioni dei
genitori per i loro bambini. Quale genitore o persona di
buona volontà non si sentirebbe turbato di fronte agli
influssi negativi così penetranti nel nostro mondo
globalizzato, compresi gli elementi distruttivi
dell'industria del divertimento che con tanta insensibilità
sfruttano l'innocenza e la fragilità della persona
vulnerabile e del giovane? Tuttavia, con i vostri occhi
fissi su Cristo, la luce che disperde ogni male,
ripristina l'innocenza perduta, ed umilia l'orgoglio
terreno, porterete una magnifica visione di speranza a
tutti quelli che incontrate e servite.
Desidero
concludere con una speciale parola di incoraggiamento ai
presenti che sono in formazione per il sacerdozio e la
vita religiosa. Guidati dalla luce del Signore Risorto,
infiammati dalla sua speranza e rivestiti della sua verità
e del suo amore, la vostra testimonianza porterà
abbondanti benedizioni a coloro che incontrerete lungo la
strada. Di fatto, la stessa cosa vale per tutti i giovani
Cristiani Giordani: non abbiate paura di dare il vostro
contributo saggio, misurato e rispettoso alla vita
pubblica del regno. La voce autentica della fede sempre
porterà integrità, giustizia, compassione e pace!
Cari
Amici, con sentimenti di grande rispetto per tutti voi
riuniti con me questa sera in preghiera, di nuovo vi
ringrazio per le vostre preghiere per il mio ministero
come Successore di Pietro e assicuro voi e quanti sono
affidati alla vostra cura pastorale un ricordo nella mia
preghiera quotidiana.
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