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AI
PARTECIPANTI AL CONVEGNO PROMOSSO DAL PONT. CONS.
PER I TESTI LEGISLATIVI |
Radio
Vaticana 9 ottobre 2010
Il
Papa invita le Chiese orientali cattoliche a promuovere
l’identità del proprio rito in comunione con Roma
◊
Le Chiese orientali cattoliche sono chiamate “a
conservare la propria identità, che è allo stesso tempo
orientale e cattolica”: è quanto ha detto il Papa
ricevendo, stamani in Vaticano, i partecipanti al Convegno
di studio per il 20.mo anniversario della promulgazione
del Codice di diritto Canonico Orientale. Ce ne parla Sergio
Centofanti.:
Il Papa rende omaggio all’intuizione di Giovanni
Paolo II che volle dotare le Chiese orientali cattoliche
di “un Codice completo, comune e adatto ai tempi”: una
normativa, distinta da quella latina, per ridare “nuovo
vigore apostolico” alle 23 Chiese raggruppate nelle
cinque grandi tradizioni orientali: alessandrina,
antiochena, armena, caldea e bizantina. Questa ricorrenza
ventennale – osserva Benedetto XVI – è un’occasione
per verificare in quale misura il Codice sia entrato
effettivamente nella vita quotidiana delle Chiese
orientali, stimolando i fedeli a vivere la fede secondo le
ricchezze del proprio rito. A questo proposito – spiega
– i sacri canoni della Chiesa antica, che ispirano
l’attuale codificazione orientale, aiutano “tutte le
Chiese orientali a conservare la propria identità, che è
allo stesso tempo orientale e cattolica”:
“Nel mantenere la comunione cattolica, le Chiese
orientali cattoliche non intendevano affatto rinnegare la
fedeltà alla loro tradizione. Come più volte è stato
ribadito, la già realizzata unione piena delle Chiese
orientali cattoliche con la Chiesa di Roma non deve
comportare per esse una diminuzione nella coscienza della
propria autenticità ed originalità. Pertanto, compito di
tutte le Chiese orientali cattoliche è quello di
conservare il comune patrimonio disciplinare e alimentare
le tradizioni proprie, ricchezza per tutta la Chiesa”.
Gli stessi sacri canoni dei primi secoli della Chiesa
– ha proseguito il Papa – “costituiscono in larga
misura il fondamentale e medesimo patrimonio di disciplina
canonica che regola anche le Chiese ortodosse. Pertanto,
le Chiese orientali cattoliche possono offrire un
peculiare e rilevante contributo al cammino ecumenico”
nello spirito della preghiera di Gesù: «Tutti siano una
cosa sola…perché il mondo creda…» (Gv 17,21).
Nell’attuale “impegno della Chiesa per una nuova
evangelizzazione – conclude Benedetto XVI – il diritto
canonico, come ordinamento peculiare ed indispensabile
della compagine ecclesiale, non mancherà di contribuire
efficacemente alla vita e alla missione della Chiesa nel
mondo, se tutte le componenti del Popolo di Dio sapranno
saggiamente interpretarlo e fedelmente applicarlo”:
“Esorto perciò, come fece il Venerabile Giovanni
Paolo II, tutti i diletti figli orientali 'a osservare i
precetti indicati con animo sincero e con umile volontà,
non dubitando minimamente che le Chiese orientali
provvederanno nel miglior modo possibile al bene delle
anime dei fedeli cristiani con una rinnovata disciplina, e
che sempre fioriranno e assolveranno il compito loro
affidato sotto la protezione della gloriosa e benedetta
sempre vergine Maria che con piena verità è chiamata
Theothokos e che rifulge come madre eccelsa della Chiesa
universale'”.
UDIENZA
AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO DI STUDIO PROMOSSO DAL
PONTIFICIO CONSIGLIO PER I TESTI LEGISLATIVI PER IL XX
ANNIVERSARIO DELLA PROMULGAZIONE DEL CODEX CANONUM
ECCLESIARUM ORIENTALIUM , 09.10.2010
DISCORSO
DEL SANTO PADRE
Signori
Cardinali,
Venerati
Patriarchi, Arcivescovi Maggiori,
Cari
Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Illustri
Rappresentanti di altre Chiese e Comunità ecclesiali,
Egregi Operatori del Diritto Canonico Orientale,
con
grande gioia vi accolgo a conclusione del Convegno di
studio, col quale si è voluto opportunamente celebrare il
ventesimo anniversario della promulgazione del Codex
Canonum Ecclesiarum Orientalium. Vi saluto tutti
cordialmente ad iniziare da Mons. Francesco Coccopalmerio,
che ringrazio per le parole che mi ha rivolto anche a nome
dei presenti. Un pensiero riconoscente alla Congregazione
per le Chiese Orientali, al Pontificio Consiglio per la
Promozione dell’Unità dei Cristiani e al Pontificio
Istituto Orientale, che hanno collaborato con il
Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi
nell’organizzare questo Convegno. Desidero esprimere
cordiale apprezzamento ai Relatori per il competente
apporto scientifico a questa iniziativa ecclesiale.
A
vent’anni dalla promulgazione del Codex Canonum
Ecclesiarum Orientalium vogliamo rendere omaggio
all’intuizione del Venerabile Giovanni Paolo II, il
quale, nella sua sollecitudine affinché le Chiese
orientali cattoliche «fioriscano e assolvano con nuovo
vigore apostolico la missione loro affidata» (Conc. Ecum.
Vat. II, Decr. Orientalium Ecclesiarum, 1), ha
voluto dotare queste venerande Chiese di un Codice
completo, comune e adatto ai tempi. Così si è adempiuta
«la stessa costante volontà dei romani pontefici di
promulgare due Codici, uno per la Chiesa latina e
l’altro per le Chiese orientali cattoliche» (Cost. ap. Sacri
canones). Al tempo stesso, si è riaffermata «chiarissima
l’intenzione costante e ferma del supremo legislatore
nella Chiesa a riguardo della fedele custodia e diligente
osservanza di tutti i riti» (Ibid.)
Il Codex
Canonum Ecclesiarum Orientalium è stato seguito da
due altri importanti documenti del magistero di Giovanni
Paolo II: la Lettera enciclica Ut unum sint (1995)
e la Lettera apostolica Orientale Lumen (1995).
Inoltre, non possiamo dimenticare il Direttorio per
l’applicazione dei principi e delle norme
sull’ecumenismo, pubblicato dal Pontificio Consiglio
per la Promozione dell’Unità dei Cristiani (1993) e l’Istruzione
della Congregazione per le Chiese Orientali circa l’applicazione
delle prescrizioni liturgiche del Codice (1996).
In questi autorevoli documenti del Magistero diversi
canoni del Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium,
come del Codex Iuris Canonici vengono quasi
testualmente citati, commentati ed applicati alla vita
della Chiesa.
Questa
ricorrenza ventennale non è solo evento celebrativo per
conservarne la memoria, bensì provvida occasione di
verifica, alla quale sono chiamate anzitutto le Chiese
orientali cattoliche sui iuris e le loro
istituzioni, specie le Gerarchie. Al riguardo, la
Costituzione Apostolica Sacri canones già
prevedeva gli ambiti di verifica. Si tratta di vedere in
quale misura il Codice abbia avuto effettivamente forza di
legge per tutte le Chiese orientali cattoliche sui
iuris e come sia stato tradotto nell’attività della
vita quotidiana delle Chiese orientali; come pure in quale
misura la potestà legislativa di ciascuna Chiesa sui
iuris abbia provveduto alla promulgazione del
proprio diritto particolare, tenendo presenti le
tradizioni del proprio rito, come pure le disposizioni del
Concilio Vaticano II.
Le
tematiche del vostro Convegno, articolate in tre unità:
la storia, le legislazioni particolari, le prospettive
ecumeniche, indicano un iter quanto mai
significativo da seguire in questa verifica. Essa deve
partire dalla consapevolezza che il nuovo Codex Canonum
Ecclesiarum Orientalium ha creato per i fedeli
orientali cattolici una situazione disciplinare in parte
nuova, diventando valido strumento per custodire e
promuovere il proprio rito inteso come «patrimonio
liturgico, teologico, spirituale e disciplinare, distinto
per cultura e circostanze storiche di popoli, che si
esprime in un modo di vivere la fede che è proprio di
ciascuna Chiesa sui iuris» (can. 28, § 1).
In
proposito, i sacri canones della Chiesa antica, che
ispirano la vigente codificazione orientale, stimolano
tutte le Chiese orientali a conservare la propria identità,
che è allo stesso tempo orientale e cattolica. Nel
mantenere la comunione cattolica, le Chiese orientali
cattoliche non intendevano affatto rinnegare la fedeltà
alla loro tradizione. Come più volte è stato ribadito,
la già realizzata unione piena delle Chiese orientali
cattoliche con la Chiesa di Roma non deve comportare per
esse una diminuzione nella coscienza della propria
autenticità ed originalità. Pertanto, compito di tutte
le Chiese orientali cattoliche è quello di conservare il
comune patrimonio disciplinare e alimentare le tradizioni
proprie, ricchezza per tutta la Chiesa.
Gli
stessi sacri canones dei primi secoli della Chiesa
costituiscono in larga misura il fondamentale e medesimo
patrimonio di disciplina canonica che regola anche le
Chiese ortodosse. Pertanto, le Chiese orientali cattoliche
possono offrire un peculiare e rilevante contributo al
cammino ecumenico. Sono lieto che nel corso del vostro
simposio abbiate tenuto conto di questo particolare
aspetto e vi incoraggio a farne oggetto di ulteriori
studi, cooperando così, da parte vostra al comune impegno
di aderire alla preghiera del Signore: «Tutti siano una
cosa sola…perché il mondo creda…» (Gv 17,21).
Cari
amici, nell’ambito dell’attuale impegno della Chiesa
per una nuova evangelizzazione, il diritto canonico, come
ordinamento peculiare ed indispensabile della compagine
ecclesiale, non mancherà di contribuire efficacemente
alla vita e alla missione della Chiesa nel mondo, se tutte
le componenti del Popolo di Dio sapranno saggiamente
interpretarlo e fedelmente applicarlo. Esorto perciò,
come fece il Venerabile Giovanni Paolo II, tutti i diletti
figli orientali «a osservare i precetti indicati con
animo sincero e con umile volontà, non dubitando
minimamente che le Chiese orientali provvederanno nel
miglior modo possibile al bene delle anime dei fedeli
cristiani con una rinnovata disciplina, e che sempre
fioriranno e assolveranno il compito loro affidato sotto
la protezione della gloriosa e benedetta sempre vergine
Maria che con piena verità è chiamata Theothokos e
che rifulge come madre eccelsa della Chiesa universale»
(Cost. ap. Sacri
canones).
Accompagno
questo auspicio con la Benedizione Apostolica, che imparto
a voi e a quanti recano il proprio contributo nei vari
campi connessi con il diritto canonico orientale.
©
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