|
INCONTRO
A TORINO CON I GIOVANI (2 MAGGIO 2010) |
Radio
Vaticana, 3 maggio 2010
La
visita al Cottolengo. Il Papa ai malati: uniti a Cristo
collaborate alla vittoria del bene sul male
◊ Ultimo
appuntamento della giornata del Papa a Torino è stato il
commovente incontro con i malati della Piccola Casa della
Divina Provvidenza fondata nel 1832 da San Giuseppe
Benedetto Cottolengo. Grande entusiasmo all’accoglienza.
Ce ne parla Sergio Centofanti
(applausi)
Tanto affetto per il Papa dai malati del Cottolengo.
Benedetto XVI, tra gli applausi, ne ha salutati
personalmente e abbracciati alcuni in carrozzella. Nel suo
discorso ha ricordato il fondatore della Piccola Casa
della Divina Provvidenza che “pur attraversando nella
sua vita momenti drammatici, mantenne sempre una serena
fiducia di fronte agli eventi” riconoscendo in tutte le
situazioni la presenza e la misericordia di Dio. Nei
poveri e nei malati il Cottolengo vedeva Gesù: e quelli
che tutti scartavano, perché “all’occhio materiale”
apparivano più “ributtanti”, lui li preferiva
definendoli i suoi “padronissimi”:
“Lo guidava una profonda convinzione: ‘I poveri
sono Gesù - diceva - non sono una sua immagine. Sono Gesù
in persona e come tali bisogna servirli. Tutti i poveri
sono i nostri padroni … Se non li trattiamo bene, ci
cacciano dalla Piccola Casa. Essi sono Gesù’”.
Il Cottolengo – ha aggiunto il Papa – “aveva
compreso che chi è colpito dalla sofferenza e dal rifiuto
tende a chiudersi e isolarsi e a manifestare sfiducia
verso la vita stessa. Perciò il farsi carico di tante
sofferenze umane significava” per lui “creare
relazioni di vicinanza affettiva, familiare e spontanea,
dando vita a strutture che potessero favorire questa
vicinanza, con quello stile di famiglia che continua
ancora oggi”. Il suo scopo non era solo quello di una
riabilitazione psico-fisica: voleva, infatti, ridare
dignità personale a quanti venivano rifiutati dalla
società. Il Papa esorta i malati del Cottolengo a non
sentirsi “estranei al destino del mondo”:
“Cari malati, voi svolgete un’opera importante:
vivendo le vostre sofferenze in unione con Cristo
crocifisso e risorto, partecipate al mistero della sua
sofferenza per la salvezza del mondo. Offrendo il nostro
dolore a Dio per mezzo di Cristo, noi possiamo collaborare
alla vittoria del bene sul male, perché Dio rende feconda
la nostra offerta, il nostro atto di amore”.
“Se la passione dell’uomo è stata assunta da
Cristo nella sua Passione - ha proseguito il Papa - nulla
andrà perduto”. E ha concluso: “la sofferenza, il
male, la morte non hanno l’ultima parola, perché dalla
morte e dalla sofferenza la vita può risorgere”.
INCONTRO
CON GLI AMMALATI
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Chiesa della
Piccola Casa della Divina Provvidenza-Cottolengo
Domenica, 2 maggio 2010
Signori
Cardinali,
cari fratelli e sorelle!
Desidero
esprimere a voi tutti la mia gioia e la mia riconoscenza
al Signore che mi ha condotto fino a voi, in questo luogo,
dove in tanti modi e secondo un carisma particolare si
manifestano la carità e la Provvidenza del Padre celeste.
E’ un incontro, il nostro, che si intona molto bene al
mio pellegrinaggio alla sacra Sindone, in cui possiamo
leggere tutto il dramma della sofferenza, ma anche, alla
luce della Risurrezione di Cristo, il pieno significato
che essa assume per la redenzione del mondo. Ringrazio Don
Aldo Sarotto per le significative parole che mi ha
rivolto: attraverso di lui il mio grazie si estende a
quanti operano in questo luogo, la Piccola Casa della
Divina Provvidenza, come la volle chiamare san Giuseppe
Benedetto Cottolengo. Saluto con riconoscenza le tre
Famiglie religiose nate dal cuore del Cottolengo e dalla
“fantasia” dello Spirito Santo. Grazie a tutti voi,
cari malati, che siete il tesoro prezioso di questa casa e
di questa Opera.
Come
forse sapete, durante l’Udienza
Generale di mercoledì scorso, insieme alla figura di
san Leonardo Murialdo, ho presentato anche il carisma e
l’opera del vostro Fondatore. Sì, egli è stato un vero
e proprio campione della carità, le cui iniziative, come
alberi rigogliosi, stanno davanti ai nostri occhi e sotto
lo sguardo del mondo. Rileggendo le testimonianze
dell’epoca, vediamo che non fu facile per il Cottolengo
iniziare la sua impresa. Le molte attività di assistenza
presenti sul territorio a favore dei più bisognosi non
erano sufficienti a sanare la piaga della povertà, che
affliggeva la città di Torino. San Cottolengo cercò di
dare una risposta a questa situazione, accogliendo le
persone in difficoltà e privilegiando quelle che non
venivano ricevute e curate da altri. Il primo nucleo della
Casa della Divina Provvidenza non ebbe vita facile e non
durò a lungo. Nel 1832, nel quartiere di Valdocco, vide
la luce una nuova struttura, aiutata anche da alcune
famiglie religiose.
San
Cottolengo, pur attraversando nella sua vita momenti
drammatici, mantenne sempre una serena fiducia di fronte
agli eventi; attento a cogliere i segni della paternità
di Dio, riconobbe, in tutte le situazioni, la sua presenza
e la sua misericordia e, nei poveri, l’immagine più
amabile della sua grandezza. Lo guidava una convinzione
profonda: “I poveri sono Gesù - diceva - non sono una
sua immagine. Sono Gesù in persona e come tali bisogna
servirli. Tutti i poveri sono i nostri padroni, ma questi
che all’occhio materiale sono così ributtanti sono i
nostri padronissimi, sono le nostre vere gemme. Se non li
trattiamo bene, ci cacciano dalla Piccola Casa. Essi sono
Gesù”. San Giuseppe Benedetto Cottolengo sentì di
impegnarsi per Dio e per l’uomo, mosso nel profondo del
cuore dalla parola dell’apostolo Paolo: La carità di
Cristo ci spinge (cfr 2 Cor 5,14). Egli volle
tradurla in totale dedizione al servizio dei più piccoli
e dimenticati. Principio fondamentale della sua opera fu,
fin dall’inizio, l’esercizio verso tutti della carità
cristiana, che gli permetteva di riconoscere in ogni uomo,
anche se ai margini della società, una grande dignità.
Egli aveva compreso che chi è colpito dalla sofferenza e
dal rifiuto tende a chiudersi e isolarsi e a manifestare
sfiducia verso la vita stessa. Perciò il farsi carico di
tante sofferenze umane significava, per il nostro Santo,
creare relazioni di vicinanza affettiva, familiare e
spontanea, dando vita a strutture che potessero favorire
questa vicinanza, con quello stile di famiglia che
continua ancora oggi.
Recupero
della dignità personale per san Giuseppe Benedetto
Cottolengo voleva dire ristabilire e valorizzare tutto
l’umano: dai bisogni fondamentali psico-sociali a quelli
morali e spirituali, dalla riabilitazione delle funzioni
fisiche alla ricerca di un senso per la vita, portando la
persona a sentirsi ancora parte viva della comunità
ecclesiale e del tessuto sociale. Siamo grati a questo
grande apostolo della carità perché, visitando questi
luoghi, incontrando la quotidiana sofferenza nei volti e
nelle membra di tanti nostri fratelli e sorelle accolti
qui come nella loro casa, noi facciamo esperienza del
valore e del significato più profondo della sofferenza e
del dolore.
Cari
malati, voi svolgete un’opera importante: vivendo le
vostre sofferenze in unione con Cristo crocifisso e
risorto, partecipate al mistero della sua sofferenza per
la salvezza del mondo. Offrendo il nostro dolore a Dio per
mezzo di Cristo, noi possiamo collaborare alla vittoria
del bene sul male, perché Dio rende feconda la nostra
offerta, il nostro atto di amore. Cari fratelli e sorelle,
tutti voi che siete qui, ciascuno per la propria parte:
non sentitevi estranei al destino del mondo, ma sentitevi
tessere preziose di un bellissimo mosaico che Dio, come
grande artista, va formando giorno per giorno anche
attraverso il vostro contributo. Cristo, che è morto
sulla Croce per salvarci, si è lasciato inchiodare perché
da quel legno, da quel segno di morte, potesse fiorire la
vita in tutto il suo splendore. Questa Casa è uno dei
frutti maturi nati dalla Croce e dalla Risurrezione di
Cristo, e manifesta che la sofferenza, il male, la morte
non hanno l’ultima parola, perché dalla morte e dalla
sofferenza la vita può risorgere. Lo ha testimoniato in
modo esemplare uno di voi, che voglio ricordare: il
Venerabile fratel Luigi Bordino, stupenda figura di
religioso infermiere.
In questo
luogo, allora, comprendiamo meglio che, se la passione
dell’uomo è stata assunta da Cristo nella sua Passione,
nulla andrà perduto. Il messaggio di questa solenne
Ostensione della Sindone: “Passio Christi – Passio
hominis”, qui si comprende in modo particolare.
Preghiamo il Signore crocifisso e risorto perché illumini
il nostro pellegrinaggio quotidiano con la luce del suo
Volto; illumini la nostra vita, il presente e il futuro,
il dolore e la gioia, le fatiche e le speranze
dell’umanità intera. A tutti voi, cari fratelli e
sorelle, invocando l’intercessione di Maria Vergine e di
san Giuseppe Benedetto Cottolengo, imparto di cuore la mia
Benedizione: vi conforti e vi consoli nelle prove e vi
ottenga ogni grazia che viene da Dio, autore e datore di
ogni dono perfetto. Grazie!
©
Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana
|
|