UDIENZA GENERALE (10 AGOSTO 2005) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte: Radio Vaticana, 10 agosto 2005
DIO AMA L’UOMO CON TENEREZZA DI MADRE, SALVANDOLO DALLA MEDIOCRITA’ DELLA SUPERBIA. IL COMMENTO DI BENEDETTO XVI ALL’UDIENZA GENERALE IN AULA PAOLO VI
|

|
La superbia dell’uomo arrogante in contrasto con la mansuetudine di chi crede in Dio e si affida a lui come un figlio a sua madre. Due atteggiamenti contenuti nel Salmo 130, che questa mattina Benedetto XVI ha spiegato nella sua catechesi all’udienza generale in Aula Paolo VI, dopo essere giunto dalla sue residenza estiva di Castel Gandolfo. Migliaia le persone presenti da tutto il mondo, tra le quali molti giovani in viaggio verso la GMG di Colonia. Sui contenuti della catechesi, il servizio di Alessandro De Carolis:
|
**********
Dio come una madre tenera, che accoglie il momento dell’“infanzia spirituale” dell’uomo. E l’uomo che si affida sereno a Dio come un figlio, consapevole della propria fragilità, al contrario del superbo, che nasconde dietro la maschera dell’arroganza la debolezza del mediocre. Sono immagini che attraversano diagonalmente la storia del pensiero cristiano, ma fin dai tempi della Bibbia hanno ispirato numerose similitudini: come nel profeta Osea, che paragona Israele a un “giovinetto” amato da Dio.
Di fronte alle seimila persone in Aula Paolo VI, provenienti oggi dal Giappone alla Giamaica, Benedetto XVI ha introdotto la sua riflessione al Salmo 130 sottolineando l’intensità espressiva con la quale, ha detto, viene svolto un tema caro a tutta la letteratura religiosa:
“Il pensiero corre subito in modo spontaneo a santa Teresa di Lisieux, alla sua ‘piccola via’, al suo ‘restare piccola’ per ‘essere tra le braccia di Gesù’. Al centro del Salmo, infatti, si staglia l’immagine di una madre col bambino, segno dell’amore tenero e materno di Dio”.
Il Salmo gioca, nelle sue strofe, con luci e ombre: da una parte c’è l’infanzia “consapevole della propria fragilità”. Dall’altra – ha osservato il Papa – “l’orgoglio del cuore”, “la superbia dello sguardo” dell’uomo che pretende di farsi come Dio:
“È la rappresentazione della persona superba (…) l’atteggiamento arrogante di chi guarda gli altri con senso di superiorità, ritenendoli inferiori a se stesso. La grande tentazione del superbo, che vuol essere come Dio, arbitro del bene e del male, è decisamente respinta dall’orante, il quale opta per la fiducia umile e spontanea nell’unico Signore”.
Ma anche l’aspetto dell’infanzia che il Salmo propone contiene una sua saggezza. L’autore – nota Benedetto XVI - non parla di un neonato, ma di un bambino già svezzato, che ha cioè con la madre un rapporto “più personale e intimo”, slegato dal soddisfacimento dei bisogni primari. Anche in questo caso, un’immagine eloquente che ha un risvolto spirituale:
“Si tratta di un legame più cosciente, anche se sempre immediato e spontaneo. È questa la parabola ideale della vera «infanzia» dello spirito, che si abbandona a Dio non in modo cieco e automatico, ma sereno e responsabile”.
Un senso di grande affidamento, dunque, che infonde certezze nell’anima di ogni persona:
“La speranza sboccia ora in tutto il popolo, e in tutta la Chiesa, che riceve da Dio sicurezza, vita e pace, e si estende dal presente al futuro, 'ora e sempre'”.
I saluti in nove lingue, oltre all’italiano, hanno riservato poi a un sorridente Benedetto XVI la consueta ondata di affetto e di applausi, in particolare dai numerosi gruppi di giovani diretti a Colonia.
**********
TESTO DEL DISCORSO DEL PAPA
- Fonte: Vatican information Service -
1. Abbiamo ascoltato solo poche parole, una trentina nell’originale ebraico del Salmo 130. Eppure sono parole intense, che svolgono un tema caro a tutta la letteratura religiosa: l’infanzia spirituale. Il pensiero corre subito in modo spontaneo a santa Teresa di Lisieux, alla sua «piccola via», al suo «restare piccola» per «essere tra le braccia di Gesù» (cfr Manoscritto «C», 2r°-3v°: Opere complete, Città del Vaticano 1997, pp. 235-236).
Al centro del Salmo, infatti, si staglia l’immagine di una madre col bambino, segno dell’amore tenero e materno di Dio, come si era già espresso il profeta Osea: «Quando Israele era giovinetto, io l’ho amato… Io li traevo con legami di bontà, con vincoli d’amore; ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia; mi chinavo su di lui per dargli da mangiare» (Os 11,1.4).
2. Il Salmo si apre con la descrizione dell’atteggiamento antitetico rispetto a quello dell’infanzia, la quale è consapevole della propria fragilità, ma fiduciosa nell’aiuto degli altri. Di scena, nel Salmo, sono invece l’orgoglio del cuore, la superbia dello sguardo, le «cose grandi e superiori» (cfr Sal 130,1). È la rappresentazione della persona superba, che viene tratteggiata mediante vocaboli ebraici indicanti «altezzosità» ed «esaltazione», l’atteggiamento arrogante di chi guarda gli altri con senso di superiorità, ritenendoli inferiori a se stesso.
La grande tentazione del superbo, che vuol essere come Dio, arbitro del bene e del male (cfr Gn 3,5), è decisamente respinta dall’orante, il quale opta per la fiducia umile e spontanea nell’unico Signore.
3. Si passa, così, all’immagine indimenticabile del bambino e della madre. Il testo originario ebraico non parla di un neonato, bensì di un «bimbo svezzato» (Sal 130,2). Ora, è noto che nell’antico Vicino Oriente lo svezzamento ufficiale era collocato attorno ai tre anni e celebrato con una festa (cfr Gn 21,8; 1Sam 1,20-23; 2 Mac 7,27).
Il bambino, a cui il Salmista rimanda, è legato alla madre da un rapporto ormai più personale e intimo, non quindi dal mero contatto fisico e dalla necessità di cibo. Si tratta di un legame più cosciente, anche se sempre immediato e spontaneo. È questa la parabola ideale della vera «infanzia» dello spirito, che si abbandona a Dio non in modo cieco e automatico, ma sereno e responsabile.
4. A questo punto la professione di fiducia dell’orante si allarga a tutta la comunità: «Speri Israele nel Signore, ora e sempre» (Sal 130,3). La speranza sboccia ora in tutto il popolo, che riceve da Dio sicurezza, vita e pace, e si estende dal presente al futuro, «ora e sempre».
È facile continuare la preghiera facendo echeggiare altre voci del Salterio, ispirate alla stessa fiducia in Dio: «Al mio nascere tu mi hai raccolto, dal grembo di mia madre sei tu il mio Dio» (Sal 21,11). «Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato, ma il Signore mi ha raccolto» (Sal 26, 10). «Sei tu, Signore, la mia speranza, la mia fiducia fin dalla mia giovinezza. Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno, dal seno di mia madre tu sei il mio sostegno» (Sal 70,5-6).
5. All’umile fiducia, come si è visto, si oppone la superbia. Uno scrittore cristiano del quarto-quinto secolo, Giovanni Cassiano, ammonisce i fedeli sulla gravità di questo vizio, che «distrugge tutte le virtù nel loro insieme e non prende di mira solamente i mediocri e i deboli, ma principalmente quelli che si sono posti al vertice con l’uso delle loro forze». Egli continua: «È questo il motivo per cui il beato Davide custodisce con tanta circospezione il suo cuore fino a osare di proclamare davanti a Colui al quale non sfuggivano certamente i segreti della sua coscienza: "Signore, non si inorgoglisce il mio cuore e non si leva con superbia il
mio sguardo; non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze"… E tuttavia, ben conoscendo quanto sia difficile anche per i perfetti una tale custodia, egli non presume di appoggiarsi unicamente alle sue capacità, ma supplica con preghiere il Signore di aiutarlo per riuscire a evitare i dardi del nemico e a non restarne ferito: "Non mi raggiunga il piede orgoglioso" (Sal 35,12)» (Le istituzioni cenobitiche, XII,6, Abbazia di Praglia, Bresseo di Teolo - Padova 1989, p. 289).
Analogamente un anziano anonimo dei Padri del deserto ci ha tramandato questa dichiarazione, che riecheggia il Salmo 130: «Io non ho mai oltrepassato il mio rango per camminare più in alto, né mi sono mai turbato in caso di umiliazione, perché ogni mio pensiero era in questo: nel pregare il Signore che mi spogliasse dell’uomo vecchio» (I Padri del deserto. Detti, Roma 1980, p. 287).
|
|