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UDIENZA
GENERALE (10 FEBBRAIO 2010) |
Radio
Vaticana, 10 febbraio 2010
Il
Papa all'udienza generale parla di Sant'Antonio di Padova:
un maestro che insegna a pregare, a essere sensibili ai
poveri, ad amare il Crocifisso
◊
La catechesi di Benedetto XVI all’udienza generale di
questa mattina, in Aula Paolo VI, ha avuto per
protagonista Antonio di Padova, contemporaneo di San
Francesco e definito dal Papa “uno dei Santi più
popolari in tutta la Chiesa cattolica”. Il Pontefice ne
ha messo in risalto le straordinarie doti di predicatore,
che gli valsero da Pio XII, nel 1946, il titolo di Dottore
della Chiesa. Sull’esempio del Santo, Benedetto XVI ha
invitato tra l’altro credenti e non credenti a vedere
nel Crocifisso lo “specchio” della dignità umana e ad
accogliere i poveri in terra perché saranno loro ad
accoglierci in cielo. Il servizio di Alessandro De
Carolis:
Lisbona gli diede i natali in terra, Padova quelli in
cielo. Tra questi poli geografici – divenuti nei secoli
l’universale segno di distinzione del Santo – si
racchiude la storia umana e spirituale di Antonio di
Padova, uomo di tale “scienza” ed “eloquenza”
cristiana da ricevere come incarico dai suoi superiori
quello di dedicarsi in modo prevalente alla predicazione.
Dai suoi scritti, ha osservato Benedetto XVI, emerge in
modo così efficace “la freschezza e la bellezza del
Vangelo” al punto che “ancora oggi”, a distanza di
800 anni, “li possiamo leggere con grande profitto
spirituale”. Non solo. Antonio di Padova, che aveva
voluto diventare Frate minore e che nel 1221 aveva
personalmente conosciuto San Francesco nel celebre
“Capitolo delle stuoie”, fu colui che – ha
riconosciuto il Papa – “con le sue spiccate doti di
intelligenza, di equilibrio, di zelo apostolico”
contribuì “in modo significativo allo sviluppo della
spiritualità francescana”. Ma anche un altro tratto
fondamentale spicca nei suoi sermoni, quello di un grande
“fervore mistico”:
“In questi Sermoni sant’Antonio parla della
preghiera come di un rapporto di amore, che spinge
l’uomo a colloquiare dolcemente con il Signore, creando
una gioia ineffabile, che soavemente avvolge l’anima in
orazione. Antonio ci ricorda che la preghiera ha bisogno
di un’atmosfera di silenzio che non coincide con il
distacco dal rumore esterno, ma è esperienza interiore,
che mira a rimuovere le distrazioni provocate dalle
preoccupazioni dell’anima, creando il silenzio
nell’anima stessa”.
In questo “vero e proprio itinerario di vita
cristiana”, che il futuro Santo propone con i suoi
insegnamenti, la preghiera permette a Dio di “entrare
nella sfera degli affetti, della volontà, del cuore”
con i suoi “quattro indispensabili atteggiamenti”, che
il Papa ha voluto sottolineare per i credenti di oggi:
“Aprire fiduciosamente il proprio cuore a Dio;
questo è il primo passo del pregare, non semplicemente
cogliere una parola, ma aprire il cuore alla presenza di
Dio; poi colloquiare affettuosamente con Lui, vedendolo
presente con me; e poi – cosa molto naturale -
presentargli i nostri bisogni; infine lodarlo e
ringraziarlo”.
Le ricadute concrete della preghiera si constatano
nella vita sociale. Le città e i commerci che
rifioriscono all’inizio del 13.mo secolo mostrano anche
un aumento di persone che, ha ricordato Benedetto XVI,
“erano insensibili alle necessità dei poveri”:
“Antonio più volte invita i fedeli a pensare alla
vera ricchezza, quella del cuore, che rendendo buoni e
misericordiosi, fa accumulare tesori per il Cielo (...)
Non è forse questo, cari amici, un insegnamento molto
importante anche oggi, quando la crisi finanziaria e i
gravi squilibri economici impoveriscono non poche persone,
e creano condizioni di miseria? Nella mia Enciclica
Caritas in veritate ricordo: ‘L’economia ha bisogno
dell’etica per il suo corretto funzionamento, non di
un’etica qualsiasi, bensì di un’etica amica della
persona’”.
Discepolo di San Francesco, Antonio fa di Cristo il
centro della sua vocazione e del suo apostolato. Accanto a
ciò, ha soggiunto Benedetto XVI, per Antonio è basilare
la contemplazione del Crocifisso, così importante, ha
sottolineato il Pontefice, anche per la nostra cultura
contemporanea:
“La
visione del Crocifisso ispira ad Antonio pensieri di
riconoscenza verso Dio e di stima per la dignità della
persona umana, così che tutti, credenti e non credenti,
possano trovare nel Crocifisso e nella sua immagine un
significato che arricchisce la vita (...). Così tutta la
dignità umana appare nello specchio del Crocifisso e lo
sguardo verso di Lui è sempre fonte del riconoscimento
della dignità umana”.
Da un predicatore di eccellenza come Antonio di Padova
a coloro che hanno oggi il compito di rendere “incisiva
la comunicazione” dei capisaldi della fede. Benedetto
XVI ha concluso la catechesi esortando il clero,
nell’Anno Sacerdotale in corso, ad essere sollecito nel
suo “ministero di annuncio e attualizzazione della
Parola di Dio ai fedeli, soprattutto – ha detto –
attraverso le omelie liturgiche”:
“Siano esse una presentazione efficace
dell’eterna bellezza di Cristo, proprio come Antonio
raccomandava: ‘Se predichi Gesù, egli scioglie i cuori
duri; se lo invochi, addolcisci le amare tentazioni; se lo
pensi, ti illumina il cuore; se lo leggi, egli ti sazia la
mente’”.
Tra i saluti speciali rivolti ai gruppi in Aula Paolo
VI – fra i quali quelli ai giovani dell’arcidiocesi di
Brindisi-Ostuni, meta di una visita pastorale nel 2008, e
ai rappresentanti del Comitato Regionale Lazio della
Federazione Italiana Gioco Calcio, invitati “a vivere
l’attività sportiva con serenità e gioia” e a
promuovere “un sano agonismo – il Papa si è
soffermato con i pellegrini croati su un anniversario caro
al loro Paese e a tutta la Chiesa:
“Ujedno danas slavimo i spomendan...
Oggi celebriamo la memoria del Beato Luigi cardinale
Stepinac, vescovo e martire, che ha sacrificato la sua
vita cinquanta anni fa in testimonianza della fede.
Custodite la memoria dei vostri martiri, e sul loro eroico
esempio nell oggi della Chiesa siate ‘il sale della
terra e la luce del mondo’”.
UDIENZA
GENERALE
Aula Paolo VI
Mercoledì, 10 febbraio 2010
Sant'Antonio
di Padova
Cari
fratelli e sorelle,
due
settimane fa ho presentato la figura di san Francesco di
Assisi. Questa mattina vorrei parlare di un altro
santo appartenente alla prima generazione dei Frati
Minori: Antonio di Padova o, come viene anche chiamato, da
Lisbona, riferendosi alla sua città natale. Si tratta di
uno dei santi più popolari in tutta la Chiesa Cattolica,
venerato non solo a Padova, dove è stata innalzata una
splendida Basilica che raccoglie le sue spoglie mortali,
ma in tutto il mondo. Sono care ai fedeli le immagini e le
statue che lo rappresentano con il giglio, simbolo della
sua purezza, o con il Bambino Gesù tra le braccia, a
ricordo di una miracolosa apparizione menzionata da alcune
fonti letterarie.
Antonio
ha contribuito in modo significativo allo sviluppo della
spiritualità francescana, con le sue spiccate doti di
intelligenza, di equilibrio, di zelo apostolico e,
principalmente, di fervore mistico.
Nacque a
Lisbona da una nobile famiglia, intorno al 1195, e fu
battezzato con il nome di Fernando. Entrò fra i Canonici
che seguivano la regola monastica di sant’Agostino,
dapprima nel monastero di San Vincenzo a Lisbona e,
successivamente, in quello della Santa Croce a Coimbra,
rinomato centro culturale del Portogallo. Si dedicò con
interesse e sollecitudine allo studio della Bibbia e dei
Padri della Chiesa, acquisendo quella scienza teologica
che mise a frutto nell’attività di insegnamento e di
predicazione. A Coimbra avvenne l’episodio che impresse
una svolta decisiva nella sua vita: qui, nel 1220 furono
esposte le reliquie dei primi cinque missionari
francescani, che si erano recati in Marocco, dove avevano
incontrato il martirio. La loro vicenda fece nascere nel
giovane Fernando il desiderio di imitarli e di avanzare
nel cammino della perfezione cristiana: egli chiese allora
di lasciare i Canonici agostiniani e di diventare Frate
Minore. La sua domanda fu accolta e, preso il nome di
Antonio, anch’egli partì per il Marocco, ma la
Provvidenza divina dispose altrimenti. In seguito a
una malattia, fu costretto a rientrare in Italia e, nel
1221, partecipò al famoso “Capitolo delle stuoie” ad
Assisi, dove incontrò anche san Francesco.
Successivamente, visse per qualche tempo nel totale
nascondimento in un convento presso Forlì, nel nord
dell’Italia, dove il Signore lo chiamò a un’altra
missione. Invitato, per circostanze del tutto casuali, a
predicare in occasione di un’ordinazione sacerdotale,
mostrò di essere dotato di tale scienza ed eloquenza, che
i Superiori lo destinarono alla predicazione. Iniziò così
in Italia e in Francia, un’attività apostolica tanto
intensa ed efficace da indurre non poche persone che si
erano staccate dalla Chiesa a ritornare sui propri passi.
Antonio fu anche tra i primi maestri di teologia dei Frati
Minori, se non proprio il primo. Iniziò il suo
insegnamento a Bologna, con la benedizione di san Francesco,
il quale, riconoscendo le virtù di Antonio, gli inviò
una breve lettera, che si apriva con queste parole: “Mi
piace che insegni teologia ai frati”. Antonio pose le
basi della teologia francescana che, coltivata da altre
insigni figure di pensatori, avrebbe conosciuto il suo
apice con san Bonaventura da Bagnoregio e il beato Duns
Scoto.
Diventato
Superiore provinciale dei Frati Minori dell’Italia
settentrionale, continuò il ministero della predicazione,
alternandolo con le mansioni di governo. Concluso
l’incarico di Provinciale, si ritirò vicino a Padova,
dove già altre volte si era recato. Dopo appena un anno,
morì alle porte della Città, il 13 giugno 1231. Padova,
che lo aveva accolto con affetto e venerazione in vita,
gli tributò per sempre onore e devozione. Lo stesso Papa
Gregorio IX, che dopo averlo ascoltato predicare lo aveva
definito “Arca del Testamento”, lo canonizzò solo un
anno dopo la morte nel 1232, anche in seguito ai miracoli
avvenuti per la sua intercessione.
Nell’ultimo
periodo di vita, Antonio mise per iscritto due cicli di
“Sermoni”, intitolati rispettivamente “Sermoni
domenicali” e “Sermoni sui Santi”, destinati ai
predicatori e agli insegnanti degli studi teologici
dell’Ordine francescano. In questi Sermoni egli commenta
i testi della Scrittura presentati dalla Liturgia,
utilizzando l’interpretazione patristico-medievale dei
quattro sensi, quello letterale o storico, quello
allegorico o cristologico, quello tropologico o morale, e
quello anagogico, che orienta verso la vita eterna. Oggi
si riscopre che questi sensi sono dimensioni dell’unico
senso della Sacra Scrittura e che è giusto interpretare
la Sacra Scrittura cercando le quattro
dimensioni della sua parola. Questi Sermoni di
sant’Antonio sono testi teologico-omiletici, che
riecheggiano la predicazione viva, in cui Antonio propone
un vero e proprio itinerario di vita cristiana. È tanta
la ricchezza di insegnamenti spirituali contenuta nei
“Sermoni”, che il Venerabile Papa Pio XII, nel 1946,
proclamò Antonio Dottore della Chiesa, attribuendogli il
titolo di “Dottore evangelico”, perché da tali
scritti emerge la freschezza e la bellezza del Vangelo;
ancora oggi li possiamo leggere con grande profitto
spirituale.
In questi
Sermoni sant’Antonio parla della preghiera come di un
rapporto di amore, che spinge l’uomo a colloquiare
dolcemente con il Signore, creando una gioia ineffabile,
che soavemente avvolge l’anima in orazione. Antonio ci
ricorda che la preghiera ha bisogno di un’atmosfera di
silenzio che non coincide con il distacco dal rumore
esterno, ma è esperienza interiore, che mira a rimuovere
le distrazioni provocate dalle preoccupazioni
dell’anima, creando il silenzio nell’anima stessa.
Secondo l’insegnamento di questo insigne Dottore
francescano, la preghiera è articolata in quattro
atteggiamenti, indispensabili, che, nel latino di Antonio,
sono definiti così: obsecratio, oratio, postulatio,
gratiarum actio. Potremmo tradurli nel modo
seguente: aprire fiduciosamente il proprio cuore a Dio;
questo è il primo passo del pregare, non semplicemente
cogliere una parola, ma aprire il cuore alla presenza di
Dio; poi colloquiare affettuosamente con Lui, vedendolo
presente con me; e poi – cosa molto naturale -
presentargli i nostri bisogni; infine lodarlo e
ringraziarlo.
In questo
insegnamento di sant’Antonio sulla preghiera cogliamo
uno dei tratti specifici della teologia francescana, di
cui egli è stato l’iniziatore, cioè il ruolo assegnato
all’amore divino, che entra nella sfera degli affetti,
della volontà, del cuore, e che è anche la sorgente da
cui sgorga una conoscenza spirituale, che sorpassa ogni
conoscenza. Infatti, amando, conosciamo.
Scrive
ancora Antonio: “La carità è l’anima della fede, la
rende viva; senza l’amore, la fede muore” (Sermones
Dominicales et Festivi II, Messaggero, Padova 1979, p.
37).
Soltanto
un’anima che prega può compiere progressi nella vita
spirituale: è questo l’oggetto privilegiato della
predicazione di sant’Antonio. Egli conosce bene i
difetti della natura umana, la nostra tendenza a cadere
nel peccato, per cui esorta continuamente a combattere
l’inclinazione all’avidità, all’orgoglio,
all’impurità, e a praticare invece le virtù della
povertà e della generosità, dell’umiltà e
dell’obbedienza, della castità e della purezza. Agli
inizi del XIII secolo, nel contesto della rinascita delle
città e del fiorire del commercio, cresceva il numero di
persone insensibili alle necessità dei poveri. Per tale
motivo, Antonio più volte invita i fedeli a pensare alla
vera ricchezza, quella del cuore, che rendendo buoni e
misericordiosi, fa accumulare tesori per il Cielo. “O
ricchi - così egli esorta - fatevi amici… i poveri,
accoglieteli nelle vostre case: saranno poi essi, i
poveri, ad accogliervi negli eterni tabernacoli, dove c’è
la bellezza della pace, la fiducia della sicurezza, e
l’opulenta quiete dell’eterna sazietà” (Ibid.,
p. 29).
Non è
forse questo, cari amici, un insegnamento molto importante
anche oggi, quando la crisi finanziaria e i gravi
squilibri economici impoveriscono non poche persone, e
creano condizioni di miseria? Nella mia Enciclica Caritas
in veritate ricordo: “L’economia ha bisogno
dell’etica per il suo corretto funzionamento, non di
un’etica qualsiasi, bensì di un’etica amica della
persona” (n.
45).
Antonio,
alla scuola di Francesco, mette sempre Cristo al centro
della vita e del pensiero, dell’azione e della
predicazione. È questo un altro tratto tipico della
teologia francescana: il cristocentrismo. Volentieri essa
contempla, e invita a contemplare, i misteri dell’umanità
del Signore, l’uomo Gesù, in modo particolare, il
mistero della Natività, Dio che si è fatto Bambino, si
è dato nelle nostre mani: un mistero che suscita
sentimenti di amore e di gratitudine verso la bontà
divina.
Da una
parte la Natività, un punto centrale dell’amore di
Cristo per l’umanità, ma anche la visione del
Crocifisso ispira ad Antonio pensieri di riconoscenza
verso Dio e di stima per la dignità della persona umana,
così che tutti, credenti e non credenti, possano trovare
nel Crocifisso e nella sua immagine un significato che
arricchisce la vita. Scrive sant’Antonio: “Cristo, che
è la tua vita, sta appeso davanti a te, perché tu guardi
nella croce come in uno specchio. Lì potrai conoscere
quanto mortali furono le tue ferite, che nessuna medicina
avrebbe potuto sanare, se non quella del sangue del Figlio
di Dio. Se guarderai bene, potrai renderti conto di quanto
grandi siano la tua dignità umana e il tuo valore... In
nessun altro luogo l’uomo può meglio rendersi conto di
quanto egli valga, che guardandosi nello specchio della
croce” (Sermones Dominicales et Festivi III, pp.
213-214).
Meditando
queste parole possiamo capire meglio l'importanza
dell'immagine del Crocifisso per la nostra cultura, per il
nostro umanesimo nato dalla fede cristiana. Proprio
guardando il Crocifisso vediamo, come dice sant'Antonio,
quanto grande è la dignità umana e il valore dell'uomo.
In nessun altro punto si può capire quanto valga l'uomo,
proprio perché Dio ci rende così importanti, ci vede così
importanti, da essere, per Lui, degni della sua
sofferenza; così tutta la dignità umana appare nello
specchio del Crocifisso e lo sguardo verso di Lui è
sempre fonte del riconoscimento della dignità umana.
Cari
amici, possa Antonio di Padova, tanto venerato dai fedeli,
intercedere per la Chiesa intera, e soprattutto per
coloro che si dedicano alla predicazione; preghiamo il
Signore affinché ci aiuti ad imparare un poco di questa
arte da sant’Antonio. I predicatori, traendo ispirazione
dal suo esempio, abbiano cura di unire solida e sana
dottrina, pietà sincera e fervorosa, incisività nella
comunicazione. In quest’anno
sacerdotale, preghiamo perché i sacerdoti e i diaconi
svolgano con sollecitudine questo ministero di annuncio e
di attualizzazione della Parola di Dio ai fedeli,
soprattutto attraverso le omelie liturgiche. Siano esse
una presentazione efficace dell’eterna bellezza di
Cristo, proprio come Antonio raccomandava: “Se predichi
Gesù, egli scioglie i cuori duri; se lo invochi,
addolcisci le amare tentazioni; se lo pensi, ti illumina
il cuore; se lo leggi, egli ti sazia la mente” (Sermones
Dominicales et Festivi III, p. 59).

Saluti:
Je suis
heureux d’accueillir les pèlerins francophones, en
particulier les élèves et les professeurs de différents
collèges de Montaigu, Séverac-le Château et Paris,
ainsi que les paroissiens venus en pèlerinage à Rome.
Puisse le Seigneur Jésus vous accompagner dans votre vie!
Que Dieu vous bénisse!
I am
pleased to offer a warm welcome to the Delegation of the
Evangelical Lutheran Church in America here with us today.
I also greet all the English-speaking visitors present at
this Audience, especially those from England, Denmark and
the United States. Upon all of you I invoke God’s
blessings of joy and peace!
Mit
Freude grüße ich alle Pilger und Besucher deutscher
Sprache. Der heilige Antonius helfe uns, in der Liebe zu
Christus und zum Nächsten zu wachsen. Bitten wir ihn in
diesem Priesterjahr um seine Fürsprache, daß es den
Priestern und Diakonen heute gelingt, die Botschaft
Christi freudig zu verkünden und die Herzen der Menschen
für den Herrn zu öffnen. Gerne begleite ich euch alle
mit meinem Segen.
Saludo
cordialmente a los fieles de lengua española aquí
presentes, en particular, a los peregrinos de España, México,
Colombia y de otros países latinoamericanos. Invito a
todos a seguir rezando con fervor, en este Año Sacerdotal,
por los sacerdotes, para que sean fieles ministros de la
Palabra de Dios, y sepan presentar la belleza del mensaje
de Cristo con profundidad y competencia doctrinal. Muchas
gracias.
Saúdo,
com fraterna amizade, os grupos vindos de São Paulo, Rio
de Janeiro, Ribeirão Preto e demais peregrinos de língua
portuguesa, desejando que esta visita aos lugares
santificados pela pregação e martírio dos Apóstolos
Pedro e Paulo possa confirmar a todos na fé, esperança e
caridade. A Virgem Mãe vos acompanhe e proteja!
Saluto
in lingua polacca:
Niech będzie
pochwalony Jezus Chrystus. Drodzy pielgrzymi polscy. Jutro,
we wspomnienie liturgiczne Matki Bożej z Lourdes, będziemy
obchodzili Światowy Dzień Chorego. Opiece Maryi
polecamy wszystkich chorych i tych, którzy niosą im
ulgę w cierpieniu. Niech nasi bracia obarczeni
krzyżem choroby i niemocy znajdują otuchę w
Krzyżu Chrystusa. Modląc się za nich, z
serca im błogosławię, jak również wam
tu obecnym i waszym bliskim.
Traduzione
italiana:
Sia
lodato Gesù Cristo. Cari pellegrini polacchi, domani,
memoria della Beata Maria Vergine di Lourdes, celebreremo
la Giornata Mondiale del Malato. Alla protezione della
Madonna affidiamo tutti i malati e quanti recano loro
sollievo nella sofferenza. I nostri fratelli che portano
la croce dell’infermità e della sofferenza trovino il
conforto nella Croce di Cristo. Pregando per loro, li
benedico di cuore, come anche voi qui presenti e i vostri
cari.
Saluto
in lingua croata:
Srdačno
pozdravljam sve hrvatske hodočasnike, a na poseban način
vas, svećenike, redovnike, redovnice, bogoslove i sve
vjernike iz Gospićko-senjske biskupije, predvođene
vašim biskupom monsinjorom Milom Bogovićem. Došli
ste očitovati svoju zahvalnost i vjernost Apostolskoj
Stolici prigodom desete obljetnice vaše biskupije. Ujedno
danas slavimo i spomendan Blaženoga Alojzija kardinala
Stepinca, biskupa i mučenika, koji je prije pedeset
godina dao svoj život za svjedočanstvo vjere. Čuvajte
uspomenu na svoje mučenike, i na njihovom hrabrom
primjeru budite danas „sol zemlje i svjetlo svijeta“ (usp.
Mt 5,13.14.). Stoga vas potičem da, s još većim
žarom, molite u vašim obiteljima i u vašim zajednicama
za prijeko potrebna duhovna zvanja, a osobito u vašoj
biskupiji. Dok vam jamčim svoju duhovnu blizinu, vama
i vašim obiteljima udjeljujem poseban apostolski
blagoslov. Hvaljen Isus i Marija!
Traduzione
italiana:
Saluto di
cuore i pellegrini croati, e in modo particolare voi,
sacerdoti, religiosi, religiose e seminaristi e fedeli
tutti della Diocesi di Gospić-Senj, guidati dal
vostro Vescovo Mons. Mile Bogović. Siete venuti a
manifestare la vostra gratitudine e fedeltà alla Sede
Apostolica in occasione del decimo anniversario di
fondazione della vostra Diocesi. Oggi celebriamo la
memoria del Beato Luigi cardinale Stepinac, vescovo e
martire, che ha sacrificato la sua vita cinquanta anni fa
in testimonianza della fede. Custodite la memoria dei
vostri martiri, e sul loro eroico esempio nell oggi della
Chiesa siate “il sale della terra e la luce del mondo”
(cf. Mt 5,13.14.). Vi esorto a pregare con rinnovato
fervore nelle vostre famiglie e nelle vostre comunità,
per le vocazioni al Sacerdozio ed alla Vita Consacrata
tento necessarie specialmente nella vostra Diocesi. Mentre
vi assicuro la mia spirituale vicinanza imparto a voi e
alle vostre famiglie una speciale Benedizione Apostolica.
Siano lodati Gesù e Maria!
Saluto
in lingua slovacca:
Srdečne
pozdravujem spoločenstvo Kňazského seminára svätého
Františka Xaverského z Banskej Bystrice - Badína.
Milí seminaristi, prajem vám nech púť k hrobom Apoštolov
počas Roka kňazov posilní vašu vernosť Krístovi,
ktorý vás volá, aby ste mu veľkodušne slúžili v
bratoch a sestrách.
S láskou žehnám vás i vašich drahých. Pochválený
buď Ježiš Kristus!
Traduzione
italiana
Saluto
cordialmente la comunità del Seminario diocesano di San
Francesco Saverio di Banská Bystrica – Badín.
Cari seminaristi, vi auguro che il vostro pellegrinaggio
alle tombe degli Apostoli nell’Anno sacerdotale rafforzi
la vostrafedeltà a Cristo, che vi chiama a servirlo
generosamente nei fratelli.
Con affetto benedico voi ed i vostri cari. Sia lodato Gesù
Cristo!
Saluto
in lingua romena:
Salut cu
afecţiune studenţii teologi de la Seminarul Mare
din Iaşi, însoţiţi de educatorii lor. Iubiţi
prieteni, redescoperiţi darul urmării lui
Cristos, aderând mereu, cu ajutorul său, la voinţa
Tatălui şi pregătiţi-vă sub
aspect spiritual, teologic şi pastoral să îndepliniţi
în mod temeinic viitorul vostru minister în contextul
societăţii de astăzi în mare parte
secularizată. Vă însoţesc cu rugăciunea
mea şi vă binecuvântez din inimă.
Traduzione
italiana:
Saluto
con affetto gli alunni del Seminario Maggiore di Iaşi,
accompagnati dai loro educatori. Cari amici, riscoprite il
dono della sequela di Cristo, aderendo sempre, con il suo
aiuto, alla volontà del Padre e preparatevi
spiritualmente, teologicamente e pastoralmente ad
esercitare con solidità il vostro futuro ministero nel
contesto dell’odierna società in gran parte
secolarizzata. Vi accompagno con la mia preghiera e di
cuore vi benedico.
Saluto
in lingua ceca:
Srdečně
vítám poutníky z Prahy - Chodova!
Nechť tato pouť do Říma k hrobům apoštolů
Petra a Pavla ve vás rozhojní lásku k Církvi a touhu
po duchovní dokonalosti.
K tomu vám rád žehnám. Chvála Kristu!
Traduzione
italiana
Un
cordiale benvenuto ai pellegrini di Praha - Chodov.
Possa questo vostro pellegrinaggio alle tombe degli
Apostoli Pietro e Paolo accrescere in voi l'amore per la
Chiesa e il desiderio di perfezione spirituale. Con questi
voti, volentieri vi benedico.
Sia lodato Gesù Cristo!
* * *
Rivolgo
un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In
particolare saluto con affetto i giovani
dell’Arcidiocesi di Brindisi-Ostuni, guidati dal loro
Arcivescovo Mons. Rocco Talucci, ed auspico che ciascuno
possa essere per i coetanei testimone di fede ed esempio
di onestà e di bontà. Ricordo molto volentieri la
festosa accoglienza che mi avete riservato in occasione
della mia Visita Pastorale a Brindisi. Fu un momento il
cui gioioso ricordo resta inciso nella memoria di noi
tutti. Grazie per aver voluto oggi ricambiare quella
Visita! Saluto i rappresentanti del Comitato Regionale
Lazio della Federazione Italiana Gioco Calcio, che ricorda
il centenario di fondazione e li esorto a vivere
l’attività sportiva, con serenità e gioia, promuovendo
così un sano agonismo. Sono lieto di accogliere i Membri
della Giunta e il Consiglio della Provincia di
Barletta-Andria-Trani, recentemente istituita nella
Regione Puglia ed assicuro la mia preghiera per il loro
servizio in favore del bene comune.
Mi
rivolgo, infine, ai giovani ai malati ed agli sposi
novelli. Domani celebreremo la festa della Beata Vergine
di Lourdes e la Giornata Mondiale del Malato. Maria
Immacolata vi aiuti, cari giovani, a conservarvi sempre
fedeli nell'impegno di seguire Cristo; rivolga il suo
sguardo pieno di amore e di tenerezza su voi, cari malati,
e vi sostenga nel portare con serenità la vostra croce,
in unione a quella di Cristo; illumini voi, cari sposi
novelli, nel cammino familiare che avete da poco iniziato,
e lo renda ricco di bene e aperto alla vita, dono del
Signore.
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