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UDIENZA
GENERALE (10 MARZO 2010) |
Radio
Vaticana, 10 marzo 2010
Udienza
generale: appello per la fine delle violenze in Nigeria.
La catechesi: la Chiesa non è utopismo anarchico, è
fatta di peccatori ma è luogo di grazia
◊ All’udienza
generale in Aula Paolo VI, gremita di fedeli, il Papa ha
levato un accorato appello per la fine delle violenze in
Nigeria ed ha esortato tutti a lavorare per la
riconciliazione. Quindi, ha espresso vicinanza alle
vittime del recente terremoto in Turchia. Nella catechesi,
il Pontefice si è soffermato sull’opera e la dottrina
di San Bonaventura di Bagnoregio. Una meditazione che lo
ha condotto a ribadire che nella Chiesa vanno rifiutate
visioni utopistiche e anarchiche, come è successo anche
dopo il Concilio Vaticano II. Prima dell’udienza, il
Papa ha salutato, nella Basilica Vaticana, i pellegrini
della Fondazione Don Carlo Gnocchi, ricordando la
luminosa figura del sacerdote milanese, beatificato
l’anno scorso. Il servizio di Alessandro Gisotti:
La violenza non è mai la via giusta per risolvere i
conflitti: Benedetto XVI torna a ribadirlo con forza
rivolgendo il pensiero alle tragiche notizie provenienti
dalla Nigeria, dove centinaia di civili inermi,
soprattutto cristiani, sono stati uccisi in scontri
interetnici. Il Papa parla di “atroce violenza”, che
“non ha risparmiato nemmeno i bambini indifesi”:
“Ancora una volta ripeto con animo accorato che la
violenza non risolve i conflitti, ma soltanto ne accresce
le tragiche conseguenze. Faccio appello a quanti nel Paese
hanno responsabilità civili e religiose, affinché si
adoperino per la sicurezza e la pacifica convivenza di
tutta la popolazione. Esprimo, infine, la mia vicinanza ai
Pastori e ai fedeli nigeriani e prego perché, forti e
saldi nella speranza, siano autentici testimoni di
riconciliazione”.
Il Papa ha anche espresso profonda vicinanza alle
persone colpite dal recente sisma in Turchia che ha
causato oltre 50 morti:
“A ciascuno assicuro la mia preghiera, mentre
chiedo alla comunità internazionale di contribuire con
prontezza e generosità ai soccorsi”.
Prima degli appelli sulla Nigeria e la Turchia, il Papa
ha dedicato la sua catechesi all’opera letteraria e alla
dottrina di San Bonaventura di Bagnoregio, dopo aver
parlato mercoledì scorso della sua vita. Il "Dottore
Serafico", ha sottolineato, ha avuto il merito di
interpretare “autenticamente e fedelmente la figura di
San Francesco d’Assisi”. In particolare, ha
rammentato, San Bonaventura ebbe a che fare con i
“Francescani Spirituali”, i quali rifacendosi a
Gioacchino da Fiore, affermavano che “la Chiesa aveva
ormai esaurito il proprio ruolo storico, e al suo posto
subentrava una comunità carismatica di uomini liberi
guidati interiormente dallo Spirito”:
“Vi era dunque il rischio di un gravissimo
fraintendimento del messaggio di san Francesco, della sua
umile fedeltà al Vangelo e alla Chiesa, e tale equivoco
comportava una visione erronea del Cristianesimo nel suo
insieme”.
Bonaventura espone dunque una “giusta visione della
teologia della storia”, rilevando che “con la
concezione spiritualistica”, l’Ordine francescano
“non era governabile, ma andava logicamente verso
l’anarchia”. Quindi, a braccio, ha aggiunto una
riflessione sulla Chiesa del dopo Concilio:
“Sappiamo, infatti, come dopo il Concilio Vaticano
II alcuni erano convinti che tutto fosse nuovo, che ci
fosse un’altra Chiesa, che la Chiesa pre-conciliare
fosse finita e ne avremmo avuta un’altra, totalmente
'altra'. Un utopismo anarchico! E grazie a Dio i timonieri
saggi della barca di Pietro, Papa Paolo VI e Papa Giovanni
Paolo II, da una parte hanno difeso la novità del
Concilio e dall’altra, nello stesso tempo, hanno difeso
l’unicità e la continuità della Chiesa, che è sempre
Chiesa di peccatori e sempre luogo di Grazia".
San Bonaventura, ha soggiunto il Papa, respinge
l’idea del ritmo trinitario della storia. “Dio è uno
per tutta la storia e non si divide in tre divinità. La
storia è una, anche se è un cammino”, “un cammino di
progresso”:
“Non c’è un altro Vangelo più alto, non c’è
un'altra Chiesa da aspettare. Perciò anche l’Ordine di
san Francesco deve inserirsi in questa Chiesa, nella sua
fede, nel suo ordinamento gerarchico. Questo non significa
che la Chiesa sia immobile, fissa nel passato e non possa
esserci novità in essa”.
San Bonaventura formula, quindi, esplicitamente
l’idea del progresso e questa è una novità in
confronto ai Padri della Chiesa:
“Anche san Bonaventura riconosce i Padri come
maestri per sempre, ma il fenomeno di san Francesco gli dà
la certezza che la ricchezza della parola di Cristo è
inesauribile e che anche nelle nuove generazioni possono
apparire nuove luci. L’unicità di Cristo garantisce
anche novità e rinnovamento in tutti i periodi della
storia”.
Il Papa non ha mancato di offrire una riflessione
sull’“Itinerarium mentis in Deum”, l’opera più
nota di San Bonaventura, vero “manuale di contemplazione
mistica” che, è stata la sua esortazione, va
approfondito in particolare dai direttori spirituali. San
Bonaventura, ha detto, ci rammenta che questo itinerario
di comunione mistica con Dio richiede da parte nostra una
disciplina interiore fatta di giustizia, carità,
preghiera e meditazione. Al momento dei saluti, parlando
ai pellegrini di lingua inglese, il Papa ha definito
“segni promettenti di pace” i recenti sviluppi
nell’Irlanda del Nord. Ed ha assicurato le sue preghiere
affinché si consolidi la pace desiderata da tutti.
Parlando in italiano, il Pontefice ha rivolto un pensiero
speciale ai fedeli che portano la Fiaccola Benedettina
della pace, proveniente quest’anno da Colonia, dove è
stata accesa dal cardinale Joachim Meisner. “Come
simbolo di profondi valori umani e cristiani – ha
rilevato il Papa – essa sosta oggi presso le tombe degli
Apostoli per proseguire per Norcia”. Tale
manifestazione, è stato il suo auspicio, “susciti in
tutti un generoso impegno di solidarietà e di pace”.
(Canti)
Prima dell’udienza generale in Aula Paolo VI, il Papa
aveva incontrato nella Basilica Vaticana i fedeli che
partecipano al pellegrinaggio promosso dalla “Fondazione
Don Carlo Gnocchi”. Il Papa si è soffermato sulla
figura luminosa del sacerdote, “apostolo dei tempi
moderni e genio della carità cristiana”, che si dedicò
“con ogni premura ai piccoli mutilati, vittime della
guerra nei quali scorgeva il volto di Dio”:
“In questo Anno sacerdotale, ancora una volta la
Chiesa guarda a lui come a un modello da imitare. Il suo
fulgido esempio sostenga l’impegno di quanti si dedicano
al servizio dei più deboli e susciti nei sacerdoti il
vivo desiderio di riscoprire e rinvigorire la
consapevolezza dello straordinario dono di Grazia che il
ministero ordinato rappresenta per chi lo ha ricevuto, per
la Chiesa intera e per il mondo”.
UDIENZA
GENERALE
Mercoledì, 10
marzo 2010
Basilica
Vaticana
Ai
partecipanti al Pellegrinaggio della Fondazione Don Carlo
Gnocchi
Cari
fratelli e sorelle!
Sono
lieto di accogliervi in questa Basilica
e di rivolgere a ciascuno il mio cordiale benvenuto.
Saluto il pellegrinaggio promosso dalla Fondazione Don
Carlo Gnocchi dopo la recente beatificazione di questa
luminosa figura del clero milanese. Cari amici, ho ben
presente la straordinaria attività che dispiegate in
favore dei bambini in difficoltà, dei disabili, degli
anziani, dei malati terminali e nel vasto ambito
assistenziale e sanitario. Mediante i vostri progetti di
solidarietà, vi sforzate di proseguire la benemerita
opera iniziata dal beato Carlo Gnocchi, apostolo dei tempi
moderni e genio della carità cristiana, che raccogliendo
le sfide del suo tempo, si dedicò con ogni premura ai
piccoli mutilati, vittime della guerra, nei quali scorgeva
il volto di Dio. Sacerdote dinamico ed entusiasta e acuto
educatore, visse integralmente il Vangelo nei differenti
contesti di vita, nei quali operò con incessante zelo e
con infaticabile ardore apostolico. In questo Anno
sacerdotale, ancora una volta la Chiesa guarda a lui
come a un modello da imitare. Il suo fulgido esempio
sostenga l’impegno di quanti si dedicano al servizio dei
più deboli e susciti nei sacerdoti il vivo desiderio di
riscoprire e rinvigorire la consapevolezza dello
straordinario dono di Grazia che il ministero ordinato
rappresenta per chi lo ha ricevuto, per la Chiesa intera e
per il mondo.
Concludiamo
questo nostro incontro cantando la preghiera del Pater
Noster.

Aula
Paolo VI
San
Bonaventura (2)
Cari
fratelli e sorelle,
la scorsa
settimana ho parlato della vita e della personalità
di san Bonaventura da Bagnoregio. Questa mattina vorrei
proseguirne la presentazione, soffermandomi su una parte
della sua opera letteraria e della sua dottrina.
Come già
dicevo, san Bonaventura, tra i vari meriti, ha avuto
quello di interpretare autenticamente e fedelmente la
figura di san Francesco d’Assisi, da lui venerato e
studiato con grande amore. In particolar modo, ai tempi di
san Bonaventura una corrente di Frati minori, detti
“spirituali”, sosteneva che con san Francesco era
stata inaugurata una fase totalmente nuova della storia,
sarebbe apparso il “Vangelo eterno”, del quale parla
l’Apocalisse, che sostituiva il Nuovo Testamento. Questo
gruppo affermava che la Chiesa aveva ormai esaurito il
proprio ruolo storico, e al suo posto subentrava una
comunità carismatica di uomini liberi guidati
interiormente dallo Spirito, cioè i “Francescani
spirituali”. Alla base delle idee di tale gruppo vi
erano gli scritti di un abate cistercense, Gioacchino da
Fiore, morto nel 1202. Nelle sue opere, egli affermava un
ritmo trinitario della storia. Considerava l’Antico
Testamento come età del Padre, seguita dal tempo del
Figlio, il tempo della Chiesa. Vi sarebbe stata ancora da
aspettare la terza età, quella dello Spirito Santo. Tutta
la storia andava così interpretata come una storia di
progresso: dalla severità dell’Antico Testamento alla
relativa libertà del tempo del Figlio, nella Chiesa, fino
alla piena libertà dei Figli di Dio, nel periodo dello
Spirito Santo, che sarebbe stato anche, finalmente, il
periodo della pace tra gli uomini, della riconciliazione
dei popoli e delle religioni. Gioacchino da Fiore aveva
suscitato la speranza che l’inizio del nuovo tempo
sarebbe venuto da un nuovo monachesimo. Così è
comprensibile che un gruppo di Francescani pensasse di
riconoscere in san Francesco d’Assisi l’iniziatore del
tempo nuovo e nel suo Ordine la comunità del periodo
nuovo – la comunità del tempo dello Spirito Santo, che
lasciava dietro di sé la Chiesa gerarchica, per iniziare
la nuova Chiesa dello Spirito, non più legata alle
vecchie strutture.
Vi era
dunque il rischio di un gravissimo fraintendimento del
messaggio di san Francesco, della sua umile fedeltà al
Vangelo e alla Chiesa, e tale equivoco comportava una
visione erronea del Cristianesimo nel suo insieme.
San
Bonaventura, che nel 1257 divenne Ministro Generale
dell’Ordine Francescano, si trovò di fronte ad una
grave tensione all’interno del suo stesso Ordine a causa
appunto di chi sosteneva la menzionata corrente dei
“Francescani spirituali”, che si rifaceva a Gioacchino
da Fiore. Proprio per rispondere a questo gruppo e ridare
unità all’Ordine, san Bonaventura studiò con cura gli
scritti autentici di Gioacchino da Fiore e quelli a lui
attribuiti e, tenendo conto della necessità di presentare
correttamente la figura e il messaggio del suo amato san
Francesco, volle esporre una giusta visione della teologia
della storia. San Bonaventura affrontò il problema
proprio nell’ultima sua opera, una raccolta di
conferenze ai monaci dello studio parigino, rimasta
incompiuta e giuntaci attraverso le trascrizioni degli
uditori, intitolata Hexaëmeron, cioè una
spiegazione allegorica dei sei giorni della creazione. I
Padri della Chiesa consideravano i sei o sette giorni del
racconto sulla creazione come profezia della storia del
mondo, dell’umanità. I setti giorni rappresentavano per
loro sette periodi della storia, più tardi interpretati
anche come sette millenni. Con Cristo saremmo entrati
nell’ultimo, cioè il sesto periodo della storia, al
quale seguirebbe poi il grande sabato di Dio. San
Bonaventura suppone questa interpretazione storica del
rapporto dei giorni della creazione, ma in un modo molto
libero ed innovativo. Per lui due fenomeni del suo tempo
rendono necessaria una nuova interpretazione del corso
della storia:
Il primo:
la figura di san Francesco, l’uomo totalmente unito a
Cristo fino alla comunione delle stimmate, quasi un alter
Christus, e con san Francesco la nuova comunità da
lui creata, diversa dal monachesimo finora conosciuto.
Questo fenomeno esigeva una nuova interpretazione, come
novità di Dio apparsa in quel momento.
Il
secondo: la posizione di Gioacchino da Fiore, che
annunziava un nuovo monachesimo ed un periodo totalmente
nuovo della storia, andando oltre la rivelazione del Nuovo
Testamento, esigeva una risposta.
Da
Ministro Generale dell’Ordine dei Francescani, san
Bonaventura aveva visto subito che con la concezione
spiritualistica, ispirata da Gioacchino da Fiore,
l’Ordine non era governabile, ma andava logicamente
verso l’anarchia. Due erano per lui le conseguenze:
La prima:
la necessità pratica di strutture e di inserimento nella
realtà della Chiesa gerarchica, della Chiesa reale, aveva
bisogno di un fondamento teologico, anche perché gli
altri, quelli che seguivano la concezione spiritualista,
mostravano un apparente fondamento teologico.
La
seconda: pur tenendo conto del realismo necessario, non
bisognava perdere la novità della figura di san
Francesco.
Come ha
risposto san Bonaventura all’esigenza pratica e teorica?
Della sua risposta posso dare qui solo un riassunto molto
schematico ed incompleto in alcuni punti:
San
Bonaventura respinge l’idea del ritmo trinitario della
storia. Dio è uno per tutta la storia e non si divide in
tre divinità. Di conseguenza, la storia è una, anche se
è un cammino e – secondo san Bonaventura – un cammino
di progresso.
Gesù
Cristo è l’ultima parola di Dio – in Lui Dio ha detto
tutto, donando e dicendo se stesso. Più che se stesso,
Dio non può dire, né dare. Lo Spirito Santo è Spirito
del Padre e del Figlio. Cristo stesso dice dello Spirito
Santo: “…vi ricorderà tutto ciò che io vi ho
detto” (Gv 14, 26), “prenderà da quel che è
mio e ve lo annuncerà” (Gv 16, 15). Quindi non
c’è un altro Vangelo più alto, non c’è un'altra
Chiesa da aspettare. Perciò anche l’Ordine di san
Francesco deve inserirsi in questa Chiesa, nella sua fede,
nel suo ordinamento gerarchico.
Questo
non significa che la Chiesa sia immobile, fissa nel
passato e non possa esserci novità in essa. “Opera
Christi non deficiunt, sed proficiunt”, le opere di
Cristo non vanno indietro, non vengono meno, ma
progrediscono, dice il Santo nella lettera De tribus
quaestionibus. Così san Bonaventura formula
esplicitamente l’idea del progresso, e questa è una
novità in confronto ai Padri della Chiesa e a gran parte
dei suoi contemporanei. Per san Bonaventura Cristo non è
più, come era per i Padri della Chiesa, la fine, ma il
centro della storia; con Cristo la storia non finisce, ma
comincia un nuovo periodo. Un'altra conseguenza è la
seguente: fino a quel momento dominava l’idea che i
Padri della Chiesa fossero stati il vertice assoluto della
teologia, tutte le generazioni seguenti potevano solo
essere loro discepole. Anche san Bonaventura riconosce i
Padri come maestri per sempre, ma il fenomeno di san
Francesco gli dà la certezza che la ricchezza della
parola di Cristo è inesauribile e che anche nelle nuove
generazioni possono apparire nuove luci. L’unicità di
Cristo garantisce anche novità e rinnovamento in tutti i
periodi della storia.
Certo,
l’Ordine Francescano - così sottolinea - appartiene
alla Chiesa di Gesù Cristo, alla Chiesa apostolica e non
può costruirsi in uno spiritualismo utopico. Ma, allo
stesso tempo, è valida la novità di tale Ordine nei
confronti del monachesimo classico, e san Bonaventura – come
ho detto nella Catechesi precedente – ha difeso
questa novità contro gli attacchi del Clero secolare di
Parigi: i Francescani non hanno un monastero fisso,
possono essere presenti dappertutto per annunziare il
Vangelo. Proprio la rottura con la stabilità,
caratteristica del monachesimo, a favore di una nuova
flessibilità, restituì alla Chiesa il dinamismo
missionario.
A questo
punto forse è utile dire che anche oggi esistono visioni
secondo le quali tutta la storia della Chiesa nel secondo
millennio sarebbe stata un declino permanente; alcuni
vedono il declino già subito dopo il Nuovo Testamento. In
realtà, “Opera Christi non deficiunt, sed proficiunt”,
le opere di Cristo non vanno indietro, ma progrediscono.
Che cosa sarebbe la Chiesa senza la nuova spiritualità
dei Cistercensi, dei Francescani e Domenicani, della
spiritualità di santa Teresa d’Avila e di san Giovanni
della Croce, e così via? Anche oggi vale questa
affermazione: “Opera Christi non deficiunt, sed
proficiunt”, vanno avanti. San Bonaventura ci
insegna l’insieme del necessario discernimento, anche
severo, del realismo sobrio e dell’apertura a nuovi
carismi donati da Cristo, nello Spirito Santo, alla sua
Chiesa. E mentre si ripete questa idea del declino, c’è
anche l’altra idea, questo “utopismo
spiritualistico”, che si ripete. Sappiamo, infatti, come
dopo il Concilio
Vaticano II alcuni erano convinti che tutto fosse
nuovo, che ci fosse un’altra Chiesa, che la Chiesa
pre-conciliare fosse finita e ne avremmo avuta un’altra,
totalmente “altra”. Un utopismo anarchico! E grazie a
Dio i timonieri saggi della barca di Pietro, Papa Paolo
VI e Papa Giovanni
Paolo II, da una parte hanno difeso la novità del
Concilio e dall’altra, nello stesso tempo, hanno difeso
l’unicità e la continuità della Chiesa, che è sempre
Chiesa di peccatori e sempre luogo di Grazia.
In questo
senso, san Bonaventura, come Ministro Generale dei
Francescani, prese una linea di governo nella quale era
ben chiaro che il nuovo Ordine non poteva, come comunità,
vivere alla stessa “altezza escatologica” di san
Francesco, nel quale egli vede anticipato il mondo futuro,
ma – guidato, allo stesso tempo, da sano realismo e dal
coraggio spirituale – doveva avvicinarsi il più
possibile alla realizzazione massima del Sermone della
montagna, che per san Francesco fu la regola, pur
tenendo conto dei limiti dell’uomo, segnato dal peccato
originale.
Vediamo
così che per san Bonaventura governare non era
semplicemente un fare, ma era soprattutto pensare e
pregare. Alla base del suo governo troviamo sempre la
preghiera e il pensiero; tutte le sue decisioni risultano
dalla riflessione, dal pensiero illuminato dalla
preghiera. Il suo contatto intimo con Cristo ha
accompagnato sempre il suo lavoro di Ministro Generale e
perciò ha composto una serie di scritti teologico-mistici,
che esprimono l’animo del suo governo e manifestano
l’intenzione di guidare interiormente l’Ordine, di
governare, cioè, non solo mediante comandi e strutture,
ma guidando e illuminando le anime, orientando a Cristo.
Di questi
suoi scritti, che sono l’anima del suo governo e che
mostrano la strada da percorrere sia al singolo che alla
comunità, vorrei menzionarne solo uno, il suo capolavoro,
l’Itinerarium mentis in Deum, che è un
“manuale” di contemplazione mistica. Questo libro fu
concepito in un luogo di profonda spiritualità: il monte
della Verna, dove san Francesco aveva ricevuto le
stigmate. Nell’introduzione l’autore illustra le
circostanze che diedero origine a questo suo scritto:
“Mentre meditavo sulle possibilità dell’anima di
ascendere a Dio, mi si presentò, tra l’altro,
quell’evento mirabile occorso in quel luogo al beato
Francesco, cioè la visione del Serafino alato in forma di
Crocifisso. E su ciò meditando, subito mi avvidi che tale
visione mi offriva l’estasi contemplativa del medesimo
padre Francesco e insieme la via che ad esso conduce” (Itinerario
della mente in Dio, Prologo, 2, in Opere di San
Bonaventura. Opuscoli Teologici /1, Roma 1993, p.
499).
Le sei
ali del Serafino diventano così il simbolo di sei tappe
che conducono progressivamente l’uomo dalla conoscenza
di Dio attraverso l’osservazione del mondo e delle
creature e attraverso l’esplorazione dell’anima stessa
con le sue facoltà, fino all’unione appagante con la
Trinità per mezzo di Cristo, a imitazione di san
Francesco d’Assisi. Le ultime parole dell’Itinerarium
di san Bonaventura, che rispondono alla domanda su come si
possa raggiungere questa comunione mistica con Dio,
andrebbero fatte scendere nel profondo del cuore: “Se
ora brami sapere come ciò avvenga, (la comunione mistica
con Dio) interroga la grazia, non la dottrina; il
desiderio, non l’intelletto; il gemito della preghiera,
non lo studio della lettera; lo sposo, non il maestro;
Dio, non l’uomo; la caligine, non la chiarezza; non la
luce, ma il fuoco che tutto infiamma e trasporta in Dio
con le forti unzioni e gli ardentissimi affetti ...
Entriamo dunque nella caligine, tacitiamo gli affanni, le
passioni e i fantasmi; passiamo con Cristo Crocifisso
da questo mondo al Padre, affinché, dopo averlo
visto, diciamo con Filippo: ciò mi basta” (ibid.,
VII, 6).
Cari
amici, accogliamo l’invito rivoltoci da san Bonaventura,
il Dottore Serafico, e mettiamoci alla scuola del Maestro
divino: ascoltiamo la sua Parola di vita e di verità, che
risuona nell’intimo della nostra anima. Purifichiamo i
nostri pensieri e le nostre azioni, affinché Egli possa
abitare in noi, e noi possiamo intendere la sua Voce
divina, che ci attrae verso la vera felicità.

Saluti:
Je suis
heureux de vous accueillir chers pèlerins de langue française
venant de France et du Canada. Je salue en particulier les
professeurs et les élèves du collège Stanislas de Paris.
Puissiez-vous maintenir ferme l’espérance chrétienne
et en être les témoins quotidiens. N’hésitez pas à
mettre le Christ au centre de votre vie. Que Dieu vous bénisse!
I offer a
warm welcome to the many school groups present, including
the Bruderhof group from England and the students of Saint
Michael’s Holy Cross Secondary School in Dublin, Ireland.
The developments taking place in Northern Ireland in these
days are a promising sign of hope, and I pray that they
will help to consolidate the future of peace desired by
all. Upon the English-speaking pilgrims and visitors I
invoke God’s abundant blessings.
Gerne heiße
ich alle Gäste deutscher Sprache willkommen. Besonders grüße
ich heute die Priester aus der Diözese Linz mit ihrem
Bischof Ludwig Schwarz sowie den Rektor, die
Kollegsgemeinschaft und die Ehemaligen des Collegio
Teutonico di Santa Maria in Camposanto. Wie der
heilige Bonaventura wollen wir uns in die Schule des Göttlichen
Meisters begeben, sein lebendiges Wort aufnehmen, damit er
in uns wohne und uns zur wahren Freude führe. Von Herzen
segne ich euch alle.
Saludo a
los peregrinos de lengua española, en particular a los
fieles de la Parroquia de Santa María Magdalena, de Dos
Hermanas, acompañados por el Cardenal Carlos Amigo
Vallejo. Siguiendo la enseñanza de san Buenaventura, os
invito a continuar el camino cuaresmal de preparación
para la Pascua, mediante la escucha atenta de la Palabra
divina, la práctica de la caridad y la purificación del
corazón. Muchas gracias.
Saúdo,
com fraterna amizade, os grupos vindos de São Paulo, Rio
de Janeiro, Ribeirão Preto e demais peregrinos de língua
portuguesa, desejando que esta visita aos lugares
santificados pela pregação e martírio dos Apóstolos
Pedro e Paulo possa confirmar a todos na fé, esperança e
caridade. A Virgem Mãe vos acompanhe e proteja!
Saluto
in lingua polacca:
Serdecznie
witam pielgrzymów z Polski. Siostry i bracia, w tym
czasie Wielkiego Postu przyjmijmy zaproszenie świętego
Bonawentury, by słuchać Bożego Słowa
życia i prawdy, które rozbrzmiewa w głębi
naszej duszy. Oczyszczajmy nasze myśli i nasze działanie,
aby Chrystus był obecny wśród nas, a my byśmy
rozumieli Jego nauczanie, które wskazuje drogi ku
prawdziwemu szczęściu. Niech Bóg wam błogosławi.
Traduzione
italiana:
Do un
cordiale benvenuto ai pellegrini provenienti dalla
Polonia. Sorelle e fratelli, in questo tempo quaresimale
accogliamo l’invito di San Bonaventura ad ascoltare la
Divina parola di vita e di verità che risuona
nell’intimo della nostra anima. Purifichiamo i nostri
pensieri e le nostre azioni, affinché Cristo sia presente
tra di noi, e noi possiamo accogliere il suo insegnamento
che ci indica le vie verso la vera felicità. Dio vi
benedica.
Saluto
in lingua ungherese:
Nagy
szeretettel köszöntöm a magyar zarándokokat, elsősorban
azokat, akik Munkácsról érkeztek. A nagyböjti időszak
különösképpen is a személyes megtérésre, az
irgalmasság cselekedeteinek gyakorlására és Isten Igéjének
meghallgatására hív bennünket. Ehhez kérem Számotokra
a Mindenható Isten áldását.
Dicsértessék a Jézus Krisztus!
Traduzione
italiana:
Do il
benvenuto ai pellegrini di lingua ungherese, specialmente
al gruppo di Mukachevo. La Quaresima ci invita con più
decisione alla conversione per mezzo della preghiera,
dell’esercizio delle opere di misericordia e
dell’ascolto della Parola di Dio. Volentieri imparto la
mia Benedizione su tutti voi. Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto
in lingua croata:
Od srca
pozdravljam sve hrvatske hodočasnike, a na poseban način
vjernike iz župe Svetog Antuna Padovanskog iz Sesvetskih
Sela. Ovo korizmeno vrijeme priprave za Uskrs neka učvrsti
vašu vjeru u pobjedu našega Gospodina nad smrću.
Hvaljen Isus i Marija!
Traduzione
italiana:
Di cuore
saluto tutti i pellegrini Croati, e in modo particolare i
fedeli della parrocchia di San Antonio di Padova di
Sesvetska Sela. Questo tempo quaresimale di preparazione
alla Pasqua rafforzi la vostra fede nella vittoria di
nostro Signore sulla morte. Siano lodati Gesù e Maria!
Saluto
in lingua ceca:
Srdečně
zdravím skupinu zaměstnanců železnic z Brna!
Drazí, v duchovním usebrání postní doby prosme Pána
o pravé a hluboké obrácení.
K tomu ze srdce žehnám vám i vašim drahým!
Chvála Kristu!
Traduzione
italiana:
Un
cordiale benvenuto al gruppo dei dipendenti delle
ferrovie, di Brno!
Carissimi, in questo clima spirituale della Quaresima
chiediamo al Signore una vera e profonda conversione.
Con questi voti benedico di cuore voi e i vostri cari!
Sia lodato Gesù Cristo!

Appello
Sono
profondamente vicino alle persone colpite dal recente
sisma in Turchia ed alle loro famiglie. A ciascuno
assicuro la mia preghiera, mentre chiedo alla comunità
internazionale di contribuire con prontezza e generosità
ai soccorsi.
Il mio
sentito cordoglio va anche alle vittime dell’atroce
violenza, che insanguina la Nigeria e che non ha
risparmiato nemmeno i bambini indifesi. Ancora una volta
ripeto con animo accorato che la violenza non risolve i
conflitti, ma soltanto ne accresce le tragiche
conseguenze. Faccio appello a quanti nel Paese hanno
responsabilità civili e religiose, affinché si adoperino
per la sicurezza e la pacifica convivenza di tutta la
popolazione. Esprimo, infine, la mia vicinanza ai Pastori
e ai fedeli nigeriani e prego perché, forti e saldi nella
speranza, siano autentici testimoni di riconciliazione.
* * *
Rivolgo
un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In
particolare, saluto i Diaconi dell’Arcidiocesi di Milano
ed invoco su ognuno di essi una copiosa effusione di doni
celesti, a conferma dei loro generosi propositi di fedeltà
a Cristo. Saluto i soci dell’Università della Terza Età,
di Nardò, che nel contesto della loro attività hanno
voluto partecipare a questo incontro. Li incoraggio a
proseguire le loro iniziative culturali che rendono la
Terza età un tempo propizio per la riflessione e il
sapere. Saluto i fedeli che portano la Fiaccola
Benedettina della pace, proveniente quest’anno da
Colonia, dove è stata accesa dal Cardinale Joachim
Meisner. Come simbolo di profondi valori umani e
cristiani, essa sosta oggi presso le tombe degli Apostoli
per proseguire per Montecassino e Cassino. Cari amici,
faccio voti che tale manifestazione susciti in tutti un
generoso impegno di solidarietà e di pace.
Saluto,
infine, i giovani, i malati e gli sposi novelli. Cari
giovani, il cammino quaresimale che stiamo percorrendo sia
occasione di autentica conversione che vi conduca alla
maturità della fede in Cristo. Cari ammalati,
partecipando con amore alla sofferenza del Figlio di Dio
incarnato, possiate condividere fin d'ora la gloria e la
gioia della sua risurrezione. E voi, cari sposi novelli,
trovate nell'alleanza che, a prezzo del suo sangue, Cristo
ha stretto con la sua Chiesa, il sostegno e il modello del
vostro patto coniugale e della vostra missione al servizio
del Vangelo.
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