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UDIENZA
GENERALE (13 GENNAIO 2010) |
Radio
Vaticana, 13 gennaio 2010
Il
Papa all'udienza generale: la testimonianza di povertà e
solidarietà offerta da Francescani e Domenicani esempio
prezioso per l'umanità di oggi
◊
In una giornata dominata dal dolore per la tragedia di
Haiti, Benedetto XVI aveva inaugurato all’udienza
generale un nuovo paragrafo sulle personalità più
importanti della Chiesa medievale. La catechesi in
un’Aula Paolo VI gremita da circa novemila persone ha
trattato della nascita e dello sviluppo degli Ordini
mendicanti nel 13.mo secolo, in particolare dei
Francescani e dei Domenicani, che con il loro stile sobrio
diedero una forte testimonianza di povertà e solidarietà
evangeliche, necessarie - ha detto il Papa - ancora oggi.
Il servizio di Alessandro De Carolis:
“Maestri con la parola e testimoni con
l’esempio”, che trascinarono le folle del 1200 e non
hanno ancora smesso di farlo oggi - con i loro seguaci e
successori - dieci anni dopo il Duemila. San Francesco
d’Assisi e San Domenico di Guzman e i rispettivi Ordini
da loro fondati, Francescani e Domenicani, furono - ha
affermato con grande intensità Benedetto XVI - “gli
autentici riformatori della vita della Chiesa”, grazie
alla loro “capacità di saper leggere con intelligenza i
segni dei tempi’. La loro nascita, ha descritto il Papa,
fu una risposta alla sfida lanciata alla Chiesa del tempo
dai “movimenti pauperistici”, che denunciavano - ha
riconosciuto il Pontefice - “un disordine reale nella
Chiesa, causato dal comportamento poco esemplare di vari
esponenti del clero”:
"Essi contestavano aspramente il modo di vivere
dei sacerdoti e dei monaci del tempo, accusati di aver
tradito il Vangelo e di non praticare la povertà come i
primi cristiani (…) Inoltre, per giustificare le proprie
scelte, diffusero dottrine incompatibili con la fede
cattolica. Ad esempio, il movimento dei Catari o Albigesi
ripropose antiche eresie, come la svalutazione e il
disprezzo del mondo materiale - l’opposizione contro la
ricchezza diventa velocemente opposizione contro la realtà
materiale in quanto tale - la negazione della libera
volontà, e poi il dualismo, l'esistenza di un secondo
principio del male equiparato a Dio”.
Al contrario, rinunciando al possesso dei beni
personali e affidandosi alla Provvidenza ottenuta con
l’elemosina - da cui l’appellativo di “Ordini
Mendicanti”:
“I Francescani e i Domenicani, sulla scia dei loro
Fondatori, mostrarono, invece, che era possibile vivere la
povertà evangelica, la verità del Vangelo come tale,
senza separarsi dalla Chiesa; mostrarono che la Chiesa
rimane il vero, autentico luogo del Vangelo e della
Scrittura. Anzi, Domenico e Francesco trassero proprio
dall’intima comunione con la Chiesa e con il Papato la
forza della loro testimonianza”.
Fu quell’essere sobri testimoni di Cristo, prima
ancora che proporsi come maestri del Vangelo, a convincere
molte persone a rientrare in comunione con la Chiesa.
Anzi, ha proseguito Benedetto XVI, la pietà, l’umanità
e la profonda semplicità del loro insegnamento cristiano
- basato “su esempi concreti facilmente comprensibili”
- stimolarono la nascita di associazioni di fedeli laici,
il cosiddetto Terzo Ordine, desiderosi di vivere secondo
la spiritualità di Francesco e Domenico:
“In altri termini, la proposta di una ‘santità
laicale’ conquistò molte persone. Come ha ricordato il
Concilio Ecumenico Vaticano II, la chiamata alla santità
non è riservata ad alcuni, ma è universale. In tutti gli
stati di vita, secondo le esigenze di ciascuno di essi, si
trova la possibilità di vivere il Vangelo. Anche oggi
ogni cristiano deve tendere alla 'misura alta della vita
cristiana', a qualunque stato di vita appartenga!”.
E anche oggi, ha constatato il Papa:
“Anche oggi, pur vivendo in una società in cui
spesso prevale l’‘avere’ sull’‘essere’, si è
molto sensibili agli esempi di povertà e di solidarietà,
che i credenti offrono con scelte coraggiose. Anche oggi
non mancano simili iniziative: i movimenti, che partono
realmente dalla novità del Vangelo e lo vivono con
radicalità nell’oggi, mettendosi nelle mani di Dio, per
servire il prossimo (…) È questa una lezione da non
dimenticare mai nell’opera di diffusione del Vangelo:
vivere per primi ciò che si annuncia, essere specchio
della carità divina”.
Zelo, strategie pastorali, dinamismo missionario che
spinse alcuni frati a raggiungere l’Africa
settentrionale, il Medio Oriente, l’Europa del nord.
Questo furono gli Ordini Mendicanti. Ma la novità delle
loro intuizioni, che segnarono profondamente anche la vita
civile del tempo, produsse - ha concluso il Pontefice -
vette di pensiero teologico e spirituale, che ebbero in
San Tommaso o in San Bonaventura degli esempi illustri:
“Anche oggi c’è una ‘carità della e nella
verità’, una ‘carità intellettuale’ da esercitare,
per illuminare le intelligenze e coniugare la fede con la
cultura. L’impegno profuso dai Francescani e dai
Domenicani nelle università medievali è un invito, cari
fedeli, a rendersi presenti nei luoghi di elaborazione del
sapere, per proporre, con rispetto e convinzione, la luce
del Vangelo sulle questioni fondamentali che interessano
l’uomo, la sua dignità, il suo destino eterno”.
Al momento dei saluti, parlando in polacco, Benedetto
XVI ha affidato alla preghiera dei pellegrini tutti i
sacerdoti. “Partecipando all’Eucaristia domenicale -
ha detto loro - chiedete la perfezione della loro vita e
la fedeltà nel loro ministero”. Quindi, il Papa ha
salutato gli assistenti ecclesiastici dell’Unitalsi, in
questi giorni impegnati nel loro convegno: “Auspico che
quest'importante incontro - ha terminato - sia per tutti
occasione di rinnovato slancio apostolico e di sempre più
generoso servizio ai fratelli”.
UDIENZA
GENERALE
Gli
Ordini Mendicanti
Cari
fratelli e sorelle,
all'inizio
del nuovo anno guardiamo alla storia del Cristianesimo,
per vedere come si sviluppa una storia e come può essere
rinnovata. In essa possiamo vedere che sono i santi,
guidati dalla luce di Dio, gli autentici riformatori della
vita della Chiesa e della società. Maestri con la parola
e testimoni con l’esempio, essi sanno promuovere un
rinnovamento ecclesiale stabile e profondo, perché essi
stessi sono profondamente rinnovati, sono in contatto con
la vera novità: la presenza di Dio nel mondo. Tale
consolante realtà, che in ogni generazione cioè nascono
santi e portano la creatività del rinnovamento,
accompagna costantemente la storia della Chiesa in mezzo
alle tristezze e agli aspetti negativi del suo cammino.
Vediamo, infatti, secolo per secolo, nascere anche le
forze della riforma e del rinnovamento, perché la novità
di Dio è inesorabile e dà sempre nuova forza per andare
avanti. Così accadde anche nel secolo tredicesimo, con la
nascita e lo straordinario sviluppo degli Ordini
Mendicanti: un modello di grande rinnovamento in una nuova
epoca storica. Essi furono chiamati così per la loro
caratteristica di “mendicare”, di ricorrere, cioè,
umilmente al sostegno economico della gente per vivere il
voto di povertà e svolgere la propria missione
evangelizzatrice. Degli Ordini Mendicanti che sorsero in
quel periodo, i più noti e i più importanti sono i Frati
Minori e i Frati Predicatori, conosciuti come Francescani
e Domenicani. Essi sono così chiamati dal nome dei loro
Fondatori, rispettivamente Francesco d’Assisi e Domenico
di Guzman. Questi due grandi santi ebbero la capacità di
leggere con intelligenza “i segni dei tempi”, intuendo
le sfide che doveva affrontare la Chiesa del loro tempo.
Una prima
sfida era rappresentata dall’espansione di vari gruppi e
movimenti di fedeli che, sebbene ispirati da un legittimo
desiderio di autentica vita cristiana, si ponevano spesso
al di fuori della comunione ecclesiale. Erano in profonda
opposizione alla Chiesa ricca e bella che si era
sviluppata proprio con la fioritura del monachesimo. In
recenti Catechesi mi sono soffermato sulla comunità
monastica di Cluny, che aveva sempre più attirato giovani
e quindi forze vitali, come pure beni e ricchezze. Si era
così sviluppata, logicamente, in un primo momento, una
Chiesa ricca di proprietà e anche immobile. Contro questa
Chiesa si contrappose l'idea che Cristo venne in terra
povero e che la vera Chiesa avrebbe dovuto essere proprio
la Chiesa dei poveri; il desiderio di una vera autenticità
cristiana si oppose così alla realtà della Chiesa
empirica. Si tratta dei cosiddetti movimenti pauperistici
del Medioevo. Essi contestavano aspramente il modo di
vivere dei sacerdoti e dei monaci del tempo, accusati di
aver tradito il Vangelo e di non praticare la povertà
come i primi cristiani, e questi movimenti contrapposero
al ministero dei Vescovi una propria “gerarchia
parallela”. Inoltre, per giustificare le proprie scelte,
diffusero dottrine incompatibili con la fede cattolica. Ad
esempio, il movimento dei Catari o Albigesi ripropose
antiche eresie, come la svalutazione e il disprezzo del
mondo materiale – l’opposizione contro la ricchezza
diventa velocemente opposizione contro la realtà
materiale in quanto tale - la negazione della libera
volontà, e poi il dualismo, l'esistenza di un secondo
principio del male equiparato a Dio. Questi movimenti
ebbero successo, specie in Francia e in Italia, non solo
per la solida organizzazione, ma anche perché
denunciavano un disordine reale nella Chiesa, causato dal
comportamento poco esemplare di vari esponenti del clero.
I
Francescani e i Domenicani, sulla scia dei loro Fondatori,
mostrarono, invece, che era possibile vivere la povertà
evangelica, la verità del Vangelo come tale, senza
separarsi dalla Chiesa; mostrarono che la Chiesa rimane il
vero, autentico luogo del Vangelo e della Scrittura. Anzi,
Domenico e Francesco trassero proprio dall’intima
comunione con la Chiesa e con il Papato la forza della
loro testimonianza. Con una scelta del tutto originale
nella storia della vita consacrata, i Membri di questi
Ordini non solo rinunciavano al possesso di beni
personali, come facevano i monaci sin dall’antichità,
ma neppure volevano che fossero intestati alla comunità
terreni e beni immobili. Intendevano così testimoniare
una vita estremamente sobria, per essere solidali con i
poveri e confidare solo nella Provvidenza, vivere ogni
giorno della Provvidenza, della fiducia di mettersi nelle
mani di Dio. Questo stile personale e comunitario degli
Ordini Mendicanti, unito alla totale adesione
all’insegnamento della Chiesa e alla sua autorità, fu
molto apprezzato dai Pontefici dell’epoca, come
Innocenzo III e Onorio III, i quali offrirono il loro
pieno sostegno a queste nuove esperienze ecclesiali,
riconoscendo in esse la voce dello Spirito. E i frutti non
mancarono: i gruppi pauperistici che si erano separati
dalla Chiesa rientrarono nella comunione ecclesiale o,
lentamente, si ridimensionarono fino a scomparire. Anche
oggi, pur vivendo in una società in cui spesso prevale
l’“avere” sull’“essere”, si è molto sensibili
agli esempi di povertà e di solidarietà, che i credenti
offrono con scelte coraggiose. Anche oggi non mancano
simili iniziative: i movimenti, che partono realmente
dalla novità del Vangelo e lo vivono con radicalità
nell’oggi, mettendosi nelle mani di Dio, per servire il
prossimo. Il mondo, come ricordava Paolo VI nell’Evangelii
nuntiandi, ascolta volentieri i maestri, quando
sono anche testimoni. È questa una lezione da non
dimenticare mai nell’opera di diffusione del Vangelo:
vivere per primi ciò che si annuncia, essere specchio
della carità divina.
Francescani
e Domenicani furono testimoni, ma anche maestri. Infatti,
un’altra esigenza diffusa nella loro epoca era quella
dell’istruzione religiosa. Non pochi fedeli laici, che
abitavano nelle città in via di grande espansione,
desideravano praticare una vita cristiana spiritualmente
intensa. Cercavano dunque di approfondire la conoscenza
della fede e di essere guidati nell’arduo, ma
entusiasmante cammino della santità. Gli Ordini
Mendicanti seppero felicemente venire incontro anche a
questa necessità: l'annuncio del Vangelo nella semplicità
e nella sua profondità e grandezza era uno scopo, forse
lo scopo principale di questo movimento. Con grande zelo,
infatti, si dedicarono alla predicazione. Erano molto
numerosi i fedeli, spesso vere e proprie folle, che si
radunavano per ascoltare i predicatori nelle chiese e nei
luoghi all’aperto, pensiamo a sant'Antonio, per esempio.
Venivano trattati argomenti vicini alla vita della gente,
soprattutto la pratica delle virtù teologali e morali,
con esempi concreti, facilmente comprensibili. Inoltre, si
insegnavano forme per nutrire la vita di preghiera e la
pietà. Ad esempio, i Francescani diffusero molto la
devozione verso l’umanità di Cristo, con l’impegno di
imitare il Signore. Non sorprende allora che fossero
numerosi i fedeli, donne ed uomini, che sceglievano di
farsi accompagnare nel cammino cristiano da frati
Francescani e Domenicani, direttori spirituali e
confessori ricercati e apprezzati. Nacquero, così,
associazioni di fedeli laici che si ispiravano alla
spiritualità di san Francesco e di san Domenico, adattata
al loro stato di vita. Si tratta del Terzo Ordine, sia
francescano che domenicano. In altri termini, la proposta
di una “santità laicale” conquistò molte persone.
Come ha ricordato il Concilio Ecumenico Vaticano II, la
chiamata alla santità non è riservata ad alcuni, ma è
universale (cfr Lumen
gentium, 40). In tutti gli stati di vita, secondo
le esigenze di ciascuno di essi, si trova la possibilità
di vivere il Vangelo. Anche oggi ogni cristiano deve
tendere alla “misura alta della vita cristiana”, a
qualunque stato di vita appartenga!
L’importanza
degli Ordini Mendicanti crebbe così tanto nel Medioevo
che Istituzioni laicali, come le organizzazioni del
lavoro, le antiche corporazioni e le stesse autorità
civili, ricorrevano spesso alla consulenza spirituale dei
Membri di tali Ordini per la stesura dei loro regolamenti
e, a volte, per la soluzione di contrasti interni ed
esterni. I Francescani e i Domenicani diventarono gli
animatori spirituali della città medievale. Con grande
intuito, essi misero in atto una strategia pastorale
adatta alle trasformazioni della società. Poiché molte
persone si spostavano dalle campagne nelle città, essi
collocarono i loro conventi non più in zone rurali, ma
urbane. Inoltre, per svolgere la loro attività a
beneficio delle anime, era necessario spostarsi secondo le
esigenze pastorali. Con un’altra scelta del tutto
innovativa, gli Ordini mendicanti abbandonarono il
principio di stabilità, classico del monachesimo antico,
per scegliere un altro modo. Minori e Predicatori
viaggiavano da un luogo all’altro, con fervore
missionario. Di conseguenza, si diedero
un’organizzazione diversa rispetto a quella della
maggior parte degli Ordini monastici. Al posto della
tradizionale autonomia di cui godeva ogni monastero, essi
riservarono maggiore importanza all’Ordine in quanto
tale e al Superiore Generale, come pure alla struttura
delle provincie. Così i Mendicanti erano maggiormente
disponibili per le esigenze della Chiesa Universale.
Questa flessibilità rese possibile l’invio dei frati più
adatti per lo svolgimento di specifiche missioni e gli
Ordini Mendicanti raggiunsero l’Africa settentrionale,
il Medio Oriente, il Nord Europa. Con questa flessibilità
il dinamismo missionario venne rinnovato.
Un’altra
grande sfida era rappresentata dalle trasformazioni
culturali in atto in quel periodo. Nuove questioni
rendevano vivace la discussione nelle università, che
sono nate alla fine del XII secolo. Minori e Predicatori
non esitarono ad assumere anche questo impegno e, come
studenti e professori, entrarono nelle università più
famose del tempo, eressero centri di studi, produssero
testi di grande valore, diedero vita a vere e proprie
scuole di pensiero, furono protagonisti della teologia
scolastica nel suo periodo migliore, incisero
significativamente nello sviluppo del pensiero. I più
grandi pensatori, san Tommaso d'Aquino e san Bonaventura,
erano mendicanti, operando proprio con questo dinamismo
della nuova evangelizzazione, che ha rinnovato anche il
coraggio del pensiero, del dialogo tra ragione e fede.
Anche oggi c’è una “carità della e nella verità”,
una “carità intellettuale” da esercitare, per
illuminare le intelligenze e coniugare la fede con la
cultura. L’impegno profuso dai Francescani e dai
Domenicani nelle università medievali è un invito, cari
fedeli, a rendersi presenti nei luoghi di elaborazione del
sapere, per proporre, con rispetto e convinzione, la luce
del Vangelo sulle questioni fondamentali che interessano
l’uomo, la sua dignità, il suo destino eterno. Pensando
al ruolo dei Francescani e Domenicani nel Medioevo, al
rinnovamento spirituale che suscitarono, al soffio di vita
nuova che comunicarono nel mondo, un monaco disse: “In
quel tempo il mondo invecchiava. Due Ordini sorsero nella
Chiesa, di cui rinnovarono la giovinezza come quella di
un’aquila” (Burchard d’Ursperg, Chronicon).
Cari
fratelli e sorelle, invochiamo proprio all'inizio di
quest'anno lo Spirito Santo, eterna giovinezza della
Chiesa: egli faccia sentire ad ognuno l’urgenza di
offrire una testimonianza coerente e coraggiosa del
Vangelo, affinché non manchino mai santi, che facciano
risplendere la Chiesa come sposa sempre pura e bella,
senza macchia e senza ruga, capace di attrarre
irresistibilmente il mondo verso Cristo, verso la sua
salvezza.

Saluti:
Je suis
heureux de saluer les pèlerins francophones, en
particulier ceux qui sont venus des Îles Wallis et
Futuna. Prions avec ferveur pour que le Seigneur donne à
son Église les saints qui la feront resplendir aux yeux
des hommes pour les attirer au Christ. Bon pèlerinage à
tous!
I offer a
warm welcome to the English-speaking visitors present at
today’s Audience, especially those from Denmark,
Australia and the United States of America. My particular
greeting goes to the many student groups present and to
the faculty members. Upon all of you I invoke God’s
blessings of joy and peace!
Von
Herzen grüße ich alle deutschsprachigen Teilnehmer an
dieser Audienz. Der Heilige Geist helfe uns, mutig und kohärent
das Evangelium zu leben und zu bezeugen. Er lasse es nie
an Heiligen fehlen, die der Welt die Schönheit des
Glaubens sichtbar machen und sie so für Christus gewinnen.
Der Herr begleite uns alle mit seiner Liebe und gebe uns
den Mut und die Kraft, das Evangelium zu lieben und zu
leben.
Saludo
cordialmente a los fieles de lengua española aquí
presentes. En particular, a los peregrinos de España, México,
Uruguay y de otros países latinoamericanos. Deseo a todos
que vuestra peregrinación a las tumbas de los apóstoles
Pedro y Pablo os ayude a sentir la urgencia de dar un
testimonio coherente y valiente del Evangelio, mostrando
con la palabra y el ejemplo de vuestras vidas la belleza
del mensaje de Cristo. Muchas gracias.
Queridos
peregrinos de língua portuguesa, possa o Espírito Santo
suscitar no coração de cada um a urgência de oferecer
ao mundo um testemunho coerente e corajoso do Evangelho.
Que Deus abençoe a cada um de vós e vossas famílias!
Ide em Paz!
Saluto
in lingua polacca:
Witam
serdecznie uczestniczących w tej audiencji Polaków.
Siostry i Bracia! W Okresie Zwykłym, rozpoczętym
w liturgii, kontynuując idee Roku Kapłańskiego,
waszej szczególnej modlitwie polecam wszystkich kapłanów.
Biorąc udział w niedzielnej Eucharystii,
upraszajcie moralną doskonałość ich
życia i wierność apostolskiej posłudze.
Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus.
Traduzione
italiana:
Saluto
cordialmente i Polacchi presenti a quest’Udienza.
Sorelle e Fratelli! Nel Tempo liturgico “per annum”,
che abbiamo iniziato, continuando la riflessione
dell’Anno Sacerdotale, affido alla vostra particolare
preghiera tutti i sacerdoti. Partecipando all’Eucaristia
domenicale, chiedete la perfezione della loro vita e la
fedeltà nel loro ministero. Sia lodato Gesù Cristo.

APPELLO
Desidero
ora rivolgere un appello per la drammatica situazione in
cui si trova Haiti. Il mio pensiero va, in particolare,
alla popolazione duramente colpita, poche ore fa, da un
devastante terremoto, che ha causato gravi perdite in vite
umane, un grande numero di senzatetto e di dispersi e
ingenti danni materiali. Invito tutti ad unirsi alla mia
preghiera al Signore per le vittime di questa catastrofe e
per coloro che ne piangono la scomparsa. Assicuro la mia
vicinanza spirituale a chi ha perso la propria casa e a
tutte le persone provate in vario modo da questa grave
calamità, implorando da Dio consolazione e sollievo nella
loro sofferenza. Mi appello alla generosità di tutti,
affinché non si faccia mancare a questi fratelli e
sorelle che vivono un momento di necessità e di dolore,
la nostra concreta solidarietà e il fattivo sostegno
della Comunità Internazionale. La Chiesa Cattolica non
mancherà di attivarsi immediatamente tramite le sue
Istituzioni caritative per venire incontro ai bisogni più
immediati della popolazione.
* * *
E ora mi
rivolgo con affetto ai pellegrini di lingua italiana;
siete tanti, grazie per il vostro entusiasmo. In
particolare, saluto gli Assistenti ecclesiastici
dell’UNITALSI, che in questi giorni stanno celebrando il
loro Convegno, ed auspico che quest'importante incontro
sia per tutti occasione di rinnovato slancio apostolico e
di sempre più generoso servizio ai fratelli. Saluto i
rappresentanti dell’Associazione “Centro per la
salvaguardia del Creato”, di Bergamo e li incoraggio a
proseguire con entusiasmo nella loro significativa opera
di interesse sociale e morale.
Infine,
come sempre, mi rivolgo ai giovani, ai malati
ed agli sposi novelli presenti. La Liturgia odierna
ricorda Sant'Ilario, Vescovo di Poitiers, vissuto in
Francia nel IV secolo, che "fu tenace assertore della
divinità di Cristo" (Liturgia), difensore della fede
e maestro di verità. Il suo esempio sostenga voi, cari giovani,
nella costante e coraggiosa ricerca di Cristo:
specialmente voi studenti della diocesi di Caserta, grazie
per la vostra presenza e grazie per il vostro impegno
nella fede, vedo e sento la forza della vostra fede;
incoraggi voi, cari malati, ad offrire le vostre
sofferenze affinché il Regno di Dio si diffonda in tutto
il mondo; ed aiuti voi, cari sposi novelli, ad
essere testimoni dell'amore di Cristo nella vita
familiare.
©
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