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UDIENZA GENERALE
(17 MAGGIO 2006) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte: Radio Vaticana,
17 maggio 2006
L’APOSTOLO
PIETRO, SIMBOLO DI UNA FEDE CORAGGIOSA E UMILE, CHE SEGUE
CRISTO PER CAMBIARE IL MONDO ANZICHE’ PRECEDERLO SECONDO
ATTESE “TROPPO UMANE”: COSI’ IL PAPA ALL’UDIENZA
GENERALE
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La
figura di Pietro, il primo degli Apostoli di Gesù,
ha caratterizzato la catechesi di Benedetto XVI
all’udienza generale di stamattina in Piazza San
Pietro. Il Papa ha tratteggiato la parabola umana e
spirituale del pescatore di Galilea, che scelse di
affidarsi a Cristo e divenne protagonista di una
“grande avventura”. |
Pietro,
ha detto il Pontefice, oltre che personaggio storico –
come attestano, tra l’altro, “recenti scavi
archeologici” condotti a Cafarnao - è l’uomo simbolo
di una fede in Dio coraggiosa e umile, che non pretende di
“avere la ricetta per
trasformare il cristianesimo secondo la nostra visione”.
Il servizio di Alessandro De Carolis.
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Un
pescatore, che gestisce un’azienda familiare sul lago di
Genezaret, un po’ rude ma con un animo sensibile alle
cose dello spirito e in attesa della rivelazione
messianica. Un uomo la cui vita cambia per sempre in “un
giorno qualsiasi”, quando un altro uomo, un rabbì,
trasforma la sua barca in una “cattedra” e, attraverso
il segno di una pesca tanto abbondante quanto incredibile,
gli chiede di seguirlo per i mari dell’umanità.
Attraverso la figura di Simone, il pescatore di Galilea,
le 45 mila persone presenti all’udienza generale
rivedono se stesse, con le certezze e le debolezze della
propria fede. Inaugurando con la catechesi di oggi
l’approfondimento delle “singole personalità degli
Apostoli”, ecco il ritratto che Benedetto XVI ha fatto
di colui che fonderà, con la morte sul Colle Vaticano, la
Sede Apostolica della Chiesa di Roma:
“Era
un ebreo credente, fiducioso nella presenza operante di
Dio nella storia del suo popolo, e addolorato per non
vederne l’azione potente nelle vicende di cui egli era,
al presente, testimone (…) Simone appare nei Vangeli con
un carattere deciso e impulsivo; egli è disposto a far
valere le proprie ragioni anche con la forza - si pensi
all’uso della spada nell’orto del Getsemani. Al tempo
stesso, è a volte anche ingenuo e pauroso, e tuttavia
onesto, fino al pentimento più sincero”.
Del
personaggio “più noto e citato” del Nuovo Testamento
dopo Gesù – 154 volte con il soprannome di
“Pietro”, 9 con quello originale aramaico di
“Kefa” – il Papa mette in risalto due passi
particolari, che rivelano la tempra genuina dell’uomo,
prima, e la supremazia spirituale dell’apostolo, dopo.
Nella scena evangelica in cui appare, Pietro è certamente
un uomo maturo e un pescatore consumato. Ma quando quello
sconosciuto che ha appena insegnato alla folla dalla sua
barca gli chiede di prendere il largo per la pesca, Pietro
è capace di metter da parte la propria competenza per un
atto di fiducia:
“Gesù
non era un esperto di pesca: eppure Simone il pescatore si
fida di questo Rabbi, che non gli dà risposte ma lo
chiama ad affidarsi (…) Pietro accetta di lasciarsi
coinvolgere in questa grande avventura: è generoso, si
riconosce limitato, ma crede in colui che lo chiama e
insegue il sogno del suo cuore. Dice di sì, e diventa
discepolo di Gesù”.
Il
secondo momento ricordato dal Papa riguarda l’episodio
di Cesarea di Filippo, quando Pietro, affermando “Tu sei
il Cristo”, “porta in sé come in ‘germe’ – ha
affermato Benedetto XVI – la futura confessione di fede
della Chiesa”. E’ un’ammissione non del tutto
consapevole, ancora, giacché Pietro si ribellerà
all’annuncio della Passione di Gesù, rimproverandolo.
Ma anche in ciò, ha osservato il Papa, l’umanità del
pescatore riflette la nostra umanità, ossia quella di
persone che preferirebbero l’“uomo divino”, che
cambia il mondo secondo “attese troppo umane”,
piuttosto che il “Dio umano”, che al contrario le
sconvolge scegliendo “un cammino di umiltà e di
sofferenza”. E qui, ha commentato Benedetto XVI, che
Pietro impara “la legge esigente della sequela” di
Cristo:
“Mi
sembra tutta la sua figura sia una grande consolazione e
un grande insegnamento per noi (...)Pietro ci dice: ‘Tu
pensi di avere la ricetta e di dover trasformare il
cristianesimo’, ma è il Signore che conosce la strada,
il Signore che dice a me ‘seguimi’ (…) perché Lui
è la Via, la Verità e la Vita”.
Tra
i vari saluti nelle altre lingue, particolarmente
significativo quello rivolto dal Papa ai pellegrini
polacchi: un anticipo della visita che Benedetto XVI
compirà nella terra di Giovanni Paolo II dal 25 al 28
maggio prossimi:
“CIESZĘ
SIĘ, ŻE NIEBAWEM BĘDĘ MÓGŁ
ODWIEDZIĆ POLKE…
Sono
lieto di poter fra poco far visita alla Polonia. Questa
visita si svolgerà sotto il motto: “Rimanete forti
nella fede”. Già oggi chiedo a voi e a tutta
la Chiesa
in Polonia di pregare, affinché in questi giorni, con
l’aiuto della grazia di Dio, possiamo reciprocamente
consolidarci nella testimonianza della fede. Il Servo di
Dio Giovanni Paolo II ci accompagni”.
E
a conclusione dell’udienza, prima della lunga e ormai
consueta parentesi di saluti personali e di soste a
colloquio con i fedeli in Piazza, il Papa ha levato una
nuova esortazione in favore della preghiera mariana per
eccellenza:
“Mi
rivolgo, infine, ai giovani,
ai malati
e agli sposi
novelli, esortando tutti ad intensificare la pia
pratica del santo Rosario, specialmente in questo mese di
maggio dedicato alla Madre di Dio. Invito voi, cari giovani,
a valorizzare questa tradizionale preghiera mariana, che
aiuta a meglio comprendere i momenti centrali della
salvezza operata da Cristo. Esorto voi, cari malati,
a rivolgervi con fiducia alla Madonna mediante questo pio
esercizio, affidando a Lei tutte le vostre necessità.
Auguro a voi, cari sposi
novelli, di fare della recita del Rosario in
famiglia un momento di crescita spirituale sotto lo
sguardo della Vergine Maria”.
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LE PAROLE DEL PAPA
- FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -
Cari
fratelli e sorelle,
nella
nuova serie di catechesi abbiamo innanzitutto cercato di
capire meglio che cosa sia la Chiesa, quale sia l’idea
del Signore circa questa sua nuova famiglia. Poi abbiamo
detto che la Chiesa esiste nelle persone. E abbiamo visto
che il Signore ha affidato questa nuova realtà, la
Chiesa, ai dodici Apostoli. Adesso vogliamo vederli uno ad
uno, per capire nelle persone che cosa sia vivere la
Chiesa, che cosa sia seguire Gesù. Cominciamo con san
Pietro.
Dopo Gesù,
Pietro è il personaggio più noto e citato negli scritti
neotestamentari: viene menzionato 154 volte con il
soprannome di Pétros, "pietra",
"roccia", che è traduzione greca del nome
aramaico datogli direttamente da Gesù Kefa,
attestato 9 volte soprattutto nelle lettere di Paolo; si
deve poi aggiungere il frequente nome Simòn (75
volte), che è forma grecizzata del suo originale nome
ebraico Simeòn (2 volte: At 15,14; 2 Pt
1,1). Figlio di Giovanni (cfr Gv 1,42) o, nella
forma aramaica, bar-Jona, figlio di Giona (cfr Mt
16,17), Simone era di Betsaida (cfr Gv 1,44), una
cittadina a oriente del mare di Galilea, da cui veniva
anche Filippo e naturalmente Andrea, fratello di Simone.
La sua parlata tradiva l’accento galilaico. Anch’egli,
come il fratello, era pescatore: con la famiglia di
Zebedeo, padre di Giacomo e Giovanni, conduceva una
piccola azienda di pesca sul lago di Genezaret (cfr Lc
5,10). Doveva perciò godere di una certa agiatezza
economica ed era animato da un sincero interesse
religioso, da un desiderio di Dio – egli desiderava che
Dio intervenisse nel mondo – un desiderio che lo spinse
a recarsi col fratello fino in Giudea per seguire la
predicazione di Giovanni il Battista (Gv 1,35-42).
Era un
ebreo credente e osservante, fiducioso nella presenza
operante di Dio nella storia del suo popolo, e addolorato
per non vederne l’azione potente nelle vicende di cui
egli era, al presente, testimone. Era sposato e la
suocera, guarita un giorno da Gesù, viveva nella città
di Cafarnao, nella casa in cui anche Simone alloggiava
quando era in quella città (cfr Mt 8,14s; Mc
1,29ss; Lc 4,38s). Recenti scavi archeologici hanno
consentito di portare alla luce, sotto il pavimento a
mosaico ottagonale di una piccola Chiesa bizantina, le
tracce di una chiesa più antica sistemata in quella casa,
come attestano i graffiti con invocazioni a Pietro. I
Vangeli ci informano che Pietro è tra i primi quattro
discepoli del Nazareno (cfr Lc 5,1-11), ai quali se
ne aggiunge un quinto, secondo il costume di ogni Rabbi di
avere cinque discepoli (cfr Lc 5,27: chiamata di
Levi). Quando Gesù passerà da cinque a dodici discepoli
(cfr Lc 9,1-6), sarà chiara la novità della sua
missione: Egli non è uno dei tanti rabbini, ma è venuto
a radunare l’Israele escatologico, simboleggiato dal
numero dodici, quante erano le tribù d’Israele.
Simone
appare nei Vangeli con un carattere deciso e impulsivo;
egli è disposto a far valere le proprie ragioni anche con
la forza (si pensi all’uso della spada nell’Orto degli
Ulivi: cfr Gv 18,10s). Al tempo stesso, è a volte
anche ingenuo e pauroso, e tuttavia onesto, fino al
pentimento più sincero (cfr Mt 26,75). I Vangeli
consentono di seguirne passo passo l’itinerario
spirituale. Il punto di partenza è la chiamata da parte
di Gesù. Avviene in un giorno qualsiasi, mentre Pietro è
impegnato nel suo lavoro di pescatore. Gesù si trova
presso il lago di Genèsaret e la folla gli fa ressa
intorno per ascoltarlo. Il numero degli ascoltatori crea
un certo disagio. Il Maestro vede due barche ormeggiate
alla sponda; i pescatori sono scesi e lavano le reti. Egli
chiede allora di salire sulla barca, quella di Simone, e
lo prega di scostarsi da terra. Sedutosi su quella
cattedra improvvisata, si mette ad ammaestrare le folle
dalla barca (cfr Lc 5,1-3). E così la barca di
Pietro diventa la cattedra di Gesù. Quando ha finito di
parlare, dice a Simone: «Prendi il largo e calate le reti
per la pesca». Simone risponde: «Maestro, abbiamo
faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma
sulla tua parola getterò le reti» (Lc 5,4-5). Gesù,
che era un falegname, non era un esperto di pesca: eppure
Simone il pescatore si fida di questo Rabbi, che non gli dà
risposte ma lo chiama ad affidarsi. La sua reazione
davanti alla pesca miracolosa è quella dello stupore e
della trepidazione: «Signore, allontanati da me che sono
un peccatore» (Lc 5,8). Gesù risponde invitandolo
alla fiducia e ad aprirsi ad un progetto che oltrepassa
ogni sua prospettiva: «Non temere; d’ora in poi sarai
pescatore di uomini» (Lc 5,10). Pietro non poteva
ancora immaginare che un giorno sarebbe arrivato a Roma e
sarebbe stato qui "pescatore di uomini" per il
Signore. Egli accetta questa chiamata sorprendente, di
lasciarsi coinvolgere in questa grande avventura: è
generoso, si riconosce limitato, ma crede in colui che lo
chiama e insegue il sogno del suo cuore. Dice di sì –
un sì coraggioso e generoso -, e diventa discepolo di Gesù.
Un altro
momento significativo nel suo cammino spirituale Pietro lo
vivrà nei pressi di Cesarea di Filippo, quando Gesù pone
ai discepoli una precisa domanda: «Chi dice la gente che
io sia?» (Mc 8,27). A Gesù però non basta la
risposta del sentito dire. Da chi ha accettato di
coinvolgersi personalmente con Lui vuole una presa di
posizione personale. Perciò incalza: «E voi chi dite che
io sia?» (Mc 8,29). E’ Pietro a rispondere per
conto anche degli altri: «Tu sei il Cristo» (ibid.),
cioè il Messia. Questa risposta di Pietro, che non venne
"dalla carne e dal sangue" di lui, ma gli fu
donata dal Padre che sta nei cieli (cfr Mt 16,17),
porta in sé come in germe la futura confessione di fede
della Chiesa. Tuttavia Pietro non aveva ancora capito il
profondo contenuto della missione messianica di Gesù, il
nuovo senso di questa parola: Messia. Lo dimostra poco
dopo, lasciando capire che il Messia che sta inseguendo
nei suoi sogni è molto diverso dal vero progetto di Dio.
Davanti all’annuncio della passione si scandalizza e
protesta, suscitando la vivace reazione di Gesù (cfr Mc
8, 32-33). Pietro vuole un Messia "uomo divino",
che compia le attese della gente imponendo a tutti la sua
potenza: è anche il desiderio nostro che il Signore
imponga la sua potenza e trasformi subito il mondo; Gesù
si presenta come il "Dio umano", il servo di
Dio, che sconvolge le aspettative della folla prendendo un
cammino di umiltà e di sofferenza. È la grande
alternativa, che anche noi dobbiamo sempre imparare di
nuovo: privilegiare le proprie attese respingendo Gesù o
accogliere Gesù nella verità della sua missione e
accantonare le attese troppo umane. Pietro - impulsivo
com’è - non esita a prendere Gesù in disparte e a
rimproverarlo. La risposta di Gesù fa crollare tutte le
sue false attese, mentre lo richiama alla conversione e
alla sequela: «Rimettiti dietro di me, satana! Perché tu
non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini» (Mc
8,33). Non indicarmi tu la strada, io prendo la mia strada
e tu rimettiti dietro di me.
Pietro
impara così che cosa significa veramente seguire Gesù.
È la sua seconda chiamata, analoga a quella di Abramo in Gn
22, dopo quella di Gn 12: «Se qualcuno vuol venire
dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi
segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la
perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e
del vangelo, la salverà» (Mc 8,34-35). È la
legge esigente della sequela: bisogna saper rinunciare, se
necessario, al mondo intero per salvare i veri valori, per
salvare l’anima, per salvare la presenza di Dio nel
mondo (cfr Mc 8,36-37). Anche se con fatica, Pietro
accoglie l’invito e prosegue il suo cammino sulle orme
del Maestro.
E mi
sembra che queste diverse conversioni di san Pietro e
tutta la sua figura siano una grande consolazione e un
grande insegnamento per noi. Anche noi abbiamo desiderio
di Dio, anche noi vogliamo essere generosi, ma anche noi
ci aspettiamo che Dio sia forte nel mondo e trasformi
subito il mondo secondo le nostre idee, secondo i bisogni
che noi vediamo. Dio sceglie un’altra strada. Dio
sceglie la via della trasformazione dei cuori nella
sofferenza e nell’umiltà. E noi, come Pietro, sempre di
nuovo dobbiamo convertirci. Dobbiamo seguire Gesù e non
precederlo: è Lui che ci mostra la via. Così Pietro ci
dice: Tu pensi di avere la ricetta e di dover trasformare
il cristianesimo, ma è il Signore che conosce la strada.
E’ il Signore che dice a me, che dice a te: seguimi! E
dobbiamo avere il coraggio e l’umiltà di seguire Gesù,
perché Egli è la Via, la Verità e la Vita.
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