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UDIENZA
GENERALE (17 MARZO 2010) |
Radio
Vaticana, 17 marzo 2010
Il
Papa all’udienza generale: non si conosce Dio solo con
la ragione ma con la forza dell’amore. Annunciata una
lettera alla Chiesa irlandese sugli abusi ai minori
◊
L’udienza generale di questa mattina, la prima da molti
mesi celebrata in Piazza San Pietro, ha visto Benedetto
XVI tornare sulla figura di San Bonaventura da Bagnoregio
e sul suo approccio alla teologia, in confronto alla
concezione che ne ebbe San Tommaso d’Aquino. Al termine,
nel saluto ai fedeli di lingua inglese, il Papa è tornato
sul tema scottante degli abusi sui minori nella Chiesa
irlandese, annunciando la prossima pubblicazione di una
lettera e auspicando che essa aiuti “nel processo di
pentimento, di guarigione e rinnovamento”. Il servizio
di Alessandro De Carolis:
La vita cristiana è una scalata verso Dio. Così la
percepiva 800 anni fa San Bonaventura da Bagnoregio. Una
salita “verso le altezze di Dio” che può essere
compiuta con la forza della ragione, della ricerca
teologica, fino a un certo punto, oltre il quale resta
possibile solo con la luce dell’amore. E proprio sulla
capacità e sui limiti della teologia Benedetto XVI ha
impostato la catechesi mettendo a confronto le convinzioni
di Bonaventura da Bagnoregio e di Tommaso d’Aquino
riguardo alla teologia, se sia essa solo speculativa –
che cioè porti primariamente alla conoscenza di Dio – o
anche pratica, che induca l’uomo al bene. In sostanza,
ha riassunto il Papa:
“Per san Tommaso il fine supremo, al quale si
dirige il nostro desiderio è: edere Dio. In questo
semplice atto del vedere Dio trovano soluzione tutti i
problemi: siamo felici, nient’altro è necessario. Per
san Bonaventura il destino ultimo dell’uomo è invece:
amare Dio, l’incontrarsi ed unirsi del suo e del nostro
amore. Questa è per lui la definizione più adeguata
della nostra felicità”.
Al primato della teoria o a quello della pratica, San
Bonaventura aggiunge un terzo aspetto che, ha detto il
Papa, “abbraccia gli altri due”: quello della
sapienza. Difendendo questo tipo di “riflessione
metodica e razionale della fede”, lo studioso
francescano si sofferma su una errata concezione della
teologia del suo tempo – ma anche dei nostri, ha
puntualizzato Benedetto XVI – secondo la quale...
“…la ragione svuoterebbe la fede, sarebbe un
atteggiamento violento nei confronti della parola di Dio,
dobbiamo ascoltare e non analizzare la parola di Dio. A
questi argomenti contro la teologia, che dimostrano i
pericoli esistenti nella teologia stessa, il Santo
risponde: è vero che c’è un modo arrogante di fare
teologia, una superbia della ragione, che si pone al di
sopra della parola di Dio. Ma la vera teologia, il lavoro
razionale della vera e della buona teologia ha un’altra
origine (...) Chi ama vuol conoscere sempre meglio e
sempre più l’amato (…) Per san Bonaventura è quindi
determinante alla fine il primato dell’amore”.
A influenzare Bonaventura nella sua concezione della
teologia è senza dubbio, afferma il Papa, il “primato
dell’amore” proprio del carisma francescano. Ma in
questa idea della conoscenza di Dio come di una
progressiva salita interiore si coglie anche l’influsso
di un più antico teologo siriaco, cosiddetto
Pseudo-Dionigi, colui che aveva suddiviso gli angeli in
nove ordini:
“San Bonaventura interpreta questi ordini degli
angeli come gradini nell’avvicinamento della creatura a
Dio. Così essi possono rappresentare il cammino umano, la
salita verso la comunione con Dio”.
E tuttavia, lo Pseudo-Dionigi sostiene che esista un
gradino ulteriore, più in là di quel “vedere con la
ragione ed il cuore” che per Sant’Agostino, ha
ricordato il Papa, “è l’ultima categoria della
conoscenza”:
“Nella salita verso Dio si può arrivare ad un
punto in cui la ragione non vede più. Ma nella notte
dell’intelletto l’amore vede ancora – vede quanto
rimane inaccessibile per la ragione. L’amore si estende
oltre la ragione, vede di più, entra più profondamente
nel mistero di Dio (...) Proprio nella notte oscura della
Croce appare tutta la grandezza dell’amore divino”.
“Tutto questo – ha spiegato Benedetto XVI – non
è anti-intellettuale e non è anti-razionale: suppone il
cammino della ragione, ma lo trascende nell’amore del
Cristo crocifisso”:
“Con le nostre sole forze non possiamo salire
verso l’altezza di Dio. Dio stesso deve aiutarci, deve
‘tirarci’ in alto. Perciò è necessaria la preghiera.
La preghiera - così dice il Santo - è la madre e
l’origine della elevazione”.
Al momento della sintesi della catechesi in lingua
inglese, è seguito un annuncio di particolare
delicatezza, che il Papa ha rivolto in modo specifico ai
pellegrini irlandesi, oggi in festa per il loro Patrono,
San Patrizio:
“As you know, in recent months the Church in
Ireland…
Come sapete, negli ultimi mesi, la Chiesa in Irlanda
è stata messa a dura prova dalla crisi degli abusi sui
minori. Come segno della mia profonda preoccupazione ho
scritto una Lettera pastorale per affrontare questa
situazione dolorosa. La firmerò nella Solennità di San
Giuseppe, Custode della Sacra Famiglia e Patrono della
Chiesa universale, e la invierò subito dopo. Chiedo che
la leggiate voi stessi, con cuore aperto e in uno spirito
di fede. La mia speranza è che possa aiutare nel processo
di pentimento, di guarigione e rinnovamento”.
Quindi, fra i molti saluti, il Pontefice ne ha
indirizzato uno alla delegazione reduce dalla diocesi
americana di Trenton dove è stata accesa la
"Fiaccola Benedettina per la pace”. “Possa tale
impresa – è stato il suo augurio – contribuire alla
formazione di una coscienza attenta alla solidarietà ed
alla cultura della pace, seguendo l'esempio di San
Benedetto, apostolo infaticabile tra i popoli
dell'Europa”. E ancora, il caloroso rivolto ai giovani,
in particolare sintonia con l’arrivo della nuova
stagione: “Incontrarvi – ha detto – è sempre per me
motivo di consolazione e di speranza, perché la vostra età
è la primavera della vita. Siate sempre fedeli all'amore
che Dio ha per voi”.
UDIENZA
GENERALE
Mercoledì, 17
marzo 2010
San
Bonaventura (3)
Cari
fratelli e sorelle,
questa
mattina, continuando la riflessione
di mercoledì scorso, vorrei approfondire con voi
altri aspetti della dottrina di san Bonaventura da
Bagnoregio. Egli è un eminente teologo, che merita di
essere messo accanto ad un altro grandissimo pensatore,
suo contemporaneo, san Tommaso d’Aquino. Entrambi hanno
scrutato i misteri della Rivelazione, valorizzando le
risorse della ragione umana, in quel fecondo dialogo tra
fede e ragione che caratterizza il Medioevo cristiano,
facendone un’epoca di grande vivacità intellettuale,
oltre che di fede e di rinnovamento ecclesiale, spesso non
sufficientemente evidenziata. Altre analogie li
accomunano: sia Bonaventura, francescano, sia Tommaso,
domenicano, appartenevano agli Ordini Mendicanti che, con
la loro freschezza spirituale, come ho ricordato in
precedenti catechesi, rinnovarono, nel secolo XIII, la
Chiesa intera e attirarono tanti seguaci. Tutti e due
servirono la Chiesa con diligenza, con passione e con
amore, al punto che furono invitati a partecipare al
Concilio Ecumenico di Lione nel 1274, lo stesso anno in
cui morirono: Tommaso mentre si recava a Lione,
Bonaventura durante lo svolgimento del medesimo Concilio.
Anche in Piazza San Pietro le statue dei due Santi sono
parallele, collocate proprio all’inizio del Colonnato
partendo dalla facciata della Basilica Vaticana: una nel
Braccio di sinistra e l’altra nel Braccio di destra.
Nonostante tutti questi aspetti, possiamo cogliere nei due
grandi Santi due diversi approcci alla ricerca filosofica
e teologica, che mostrano l’originalità e la profondità
di pensiero dell’uno e dell’altro. Vorrei accennare ad
alcune di queste differenze.
Una prima
differenza concerne il concetto di teologia. Ambedue i
dottori si chiedono se la teologia sia una scienza pratica
o una scienza teorica, speculativa. San Tommaso riflette
su due possibili risposte contrastanti. La prima dice: la
teologia è riflessione sulla fede e scopo della fede è
che l’uomo diventi buono, viva secondo la volontà di
Dio. Quindi, lo scopo della teologia dovrebbe essere
quello di guidare sulla via giusta, buona; di conseguenza
essa, in fondo, è una scienza pratica. L’altra
posizione dice: la teologia cerca di conoscere Dio. Noi
siamo opera di Dio; Dio sta al di sopra del nostro fare.
Dio opera in noi l’agire giusto. Quindi si tratta
sostanzialmente non del nostro fare, ma del conoscere Dio,
non del nostro operare. La conclusione di san Tommaso è:
la teologia implica ambedue gli aspetti: è teorica, cerca
di conoscere Dio sempre di più, ed è pratica: cerca di
orientare la nostra vita al bene. Ma c’è un primato
della conoscenza: dobbiamo soprattutto conoscere Dio, poi
segue l’agire secondo Dio (Summa Theologiae Ia,
q. 1, art. 4). Questo primato della conoscenza in
confronto con la prassi è significativo per
l’orientamento fondamentale di san Tommaso.
La
risposta di san Bonaventura è molto simile, ma gli
accenti sono diversi. San Bonaventura conosce gli stessi
argomenti nell’una e nell’altra direzione, come san
Tommaso, ma per rispondere alla domanda se la teologia sia
una scienza pratica o teorica, san Bonaventura fa una
triplice distinzione – allarga, quindi, l’alternativa
tra teorico (primato della conoscenza) e pratico (primato
della prassi), aggiungendo un terzo atteggiamento, che
chiama “sapienziale” e affermando che la
sapienza abbraccia ambedue gli aspetti. E poi continua: la
sapienza cerca la contemplazione (come la più alta forma
della conoscenza) e ha come intenzione “ut boni
fiamus” - che diventiamo buoni, soprattutto questo:
divenire buoni (cfr Breviloquium, Prologus, 5). Poi
aggiunge: “La fede è nell’intelletto, in modo tale
che provoca l’affetto. Ad esempio: conoscere che Cristo
è morto “per noi” non rimane conoscenza, ma diventa
necessariamente affetto, amore” (Proemium in I Sent.,
q. 3).
Nella
stessa linea si muove la sua difesa della teologia, cioè
della riflessione razionale e metodica della fede. San
Bonaventura elenca alcuni argomenti contro il fare
teologia, forse diffusi anche in una parte dei frati
francescani e presenti anche nel nostro tempo: la ragione
svuoterebbe la fede, sarebbe un atteggiamento violento nei
confronti della parola di Dio, dobbiamo ascoltare e non
analizzare la parola di Dio (cfr Lettera di san
Francesco d’Assisi a sant’Antonio di Padova). A
questi argomenti contro la teologia, che dimostrano i
pericoli esistenti nella teologia stessa, il Santo
risponde: è vero che c’è un modo arrogante di fare
teologia, una superbia della ragione, che si pone al di
sopra della parola di Dio. Ma la vera teologia, il lavoro
razionale della vera e della buona teologia ha un’altra
origine, non la superbia della ragione. Chi ama vuol
conoscere sempre meglio e sempre più l’amato; la vera
teologia non impegna la ragione e la sua ricerca motivata
dalla superbia, “sed propter amorem eius cui assentit”
– “motivata dall’amore di Colui, al quale ha dato il
suo consenso” (Proemium in I Sent., q. 2), e vuol
meglio conoscere l’amato: questa è l’intenzione
fondamentale della teologia. Per san Bonaventura è quindi
determinante alla fine il primato dell’amore.
Di
conseguenza, san Tommaso e san Bonaventura definiscono in
modo diverso la destinazione ultima dell’uomo, la sua
piena felicità: per san Tommaso il fine supremo, al quale
si dirige il nostro desiderio è: vedere Dio. In questo
semplice atto del vedere Dio trovano soluzione tutti i
problemi: siamo felici, nient’altro è necessario.
Per san
Bonaventura il destino ultimo dell’uomo è invece: amare
Dio, l’incontrarsi ed unirsi del suo e del nostro amore.
Questa è per lui la definizione più adeguata della
nostra felicità.
In tale
linea, potremmo anche dire che la categoria più alta per
san Tommaso è il vero, mentre per san Bonaventura è il
bene. Sarebbe sbagliato vedere in queste due risposte una
contraddizione. Per ambedue il vero è anche il bene, ed
il bene è anche il vero; vedere Dio è amare ed amare è
vedere. Si tratta quindi di accenti diversi di una visione
fondamentalmente comune. Ambedue gli accenti hanno formato
tradizioni diverse e spiritualità diverse e così hanno
mostrato la fecondità della fede, una nella diversità
delle sue espressioni.
Ritorniamo
a san Bonaventura. E’ evidente che l’accento specifico
della sua teologia, del quale ho dato solo un esempio, si
spiega a partire dal carisma francescano: il Poverello di
Assisi, al di là dei dibattiti intellettuali del suo
tempo, aveva mostrato con tutta la sua vita il primato
dell’amore; era un’icona vivente e innamorata di
Cristo e così ha reso presente, nel suo tempo, la figura
del Signore – ha convinto i suoi contemporanei non con
le parole, ma con la sua vita. In tutte le opere di san
Bonaventura, proprio anche le opere scientifiche, di
scuola, si vede e si trova questa ispirazione francescana;
si nota, cioè, che egli pensa partendo dall’incontro
col Poverello d’Assisi. Ma per capire l’elaborazione
concreta del tema “primato dell’amore”, dobbiamo
tenere presente ancora un’altra fonte: gli scritti del
cosiddetto Pseudo-Dionigi, un teologo siriaco del VI
secolo, che si è nascosto sotto lo pseudonimo di Dionigi
l’Areopagita, accennando, con questo nome, ad una figura
degli Atti degli Apostoli (cfr 17,34). Questo teologo
aveva creato una teologia liturgica e una teologia
mistica, ed aveva ampiamente parlato dei diversi ordini
degli angeli. I suoi scritti furono tradotti in latino nel
IX secolo; al tempo di san Bonaventura – siamo nel XIII
secolo – appariva una nuova tradizione, che provocò
l’interesse del Santo e degli altri teologi del suo
secolo. Due cose attiravano in modo particolare
l’attenzione di san Bonaventura:
1. Lo
Pseudo-Dionigi parla di nove ordini degli angeli, i cui
nomi aveva trovato nella Scrittura e poi aveva sistemato a
suo modo, dagli angeli semplici fino ai serafini. San
Bonaventura interpreta questi ordini degli angeli come
gradini nell’avvicinamento della creatura a Dio. Così
essi possono rappresentare il cammino umano, la salita
verso la comunione con Dio. Per san Bonaventura non c’è
alcun dubbio: san Francesco d’Assisi apparteneva
all’ordine serafico, al supremo ordine, al coro dei
serafini, cioè: era puro fuoco di amore. E così
avrebbero dovuto essere i francescani. Ma san Bonaventura
sapeva bene che questo ultimo grado di avvicinamento a Dio
non può essere inserito in un ordinamento giuridico, ma
è sempre un dono particolare di Dio. Per questo la
struttura dell’Ordine francescano è più modesta, più
realista, ma deve, però, aiutare i membri ad avvicinarsi
sempre più ad un’esistenza serafica di puro amore.
Mercoledì scorso ho parlato su questa sintesi tra
realismo sobrio e radicalità evangelica nel pensiero e
nell’agire di san Bonaventura.
2. San
Bonaventura, però, ha trovato negli scritti dello
Preuso-Dionigi un altro elemento, per lui ancora più
importante. Mentre per sant’Agostino l’intellectus,
il vedere con la ragione ed il cuore, è l’ultima
categoria della conoscenza, lo Pseudo-Dionigi fa ancora un
altro passo: nella salita verso Dio si può arrivare ad un
punto in cui la ragione non vede più. Ma nella notte
dell’intelletto l’amore vede ancora – vede quanto
rimane inaccessibile per la ragione. L’amore si estende
oltre la ragione, vede di più, entra più profondamente
nel mistero di Dio. San Bonaventura fu affascinato da
questa visione, che s’incontrava con la sua spiritualità
francescana. Proprio nella notte oscura della Croce appare
tutta la grandezza dell’amore divino; dove la ragione
non vede più, vede l’amore. Le parole conclusive del
suo “Itinerario della mente in Dio”, ad una lettura
superficiale, possono apparire come espressione esagerata
di una devozione senza contenuto; lette, invece, alla luce
della teologia della Croce di san Bonaventura, esse sono
un’espressione limpida e realistica della spiritualità
francescana: “Se ora brami sapere come ciò avvenga (cioè
la salita verso Dio), interroga la grazia, non la
dottrina; il desiderio, non l’intelletto; il gemito
della preghiera, non lo studio della lettera; … non la
luce, ma il fuoco che tutto infiamma e trasporta in Dio”
(VII, 6). Tutto questo non è anti-intellettuale e non è
anti-razionale: suppone il cammino della ragione, ma lo
trascende nell’amore del Cristo crocifisso. Con questa
trasformazione della mistica dello Pseudo-Dionigi, san
Bonaventura si pone agli inizi di una grande corrente
mistica, che ha molto elevato e purificato la mente umana:
è un vertice nella storia dello spirito umano.
Questa
teologia della Croce, nata dall’incontro tra la teologia
dello Pseudo-Dionigi e la spiritualità francescana, non
ci deve far dimenticare che san Bonaventura condivide con
san Francesco d’Assisi anche l’amore per il creato, la
gioia per la bellezza della creazione di Dio. Cito su
questo punto una frase del primo capitolo
dell’”Itinerario”: “Colui… che non vede gli
splendori innumerevoli delle creature, è cieco; colui che
non si sveglia per le tante voci, è sordo; colui che per
tutte queste meraviglie non loda Dio, è muto; colui che
da tanti segni non si innalza al primo principio, è
stolto” (I, 15). Tutta la creazione parla ad alta voce
di Dio, del Dio buono e bello; del suo amore.
Tutta la
nostra vita è quindi per san Bonaventura un
“itinerario”, un pellegrinaggio – una salita verso
Dio. Ma con le nostre sole forze non possiamo salire verso
l’altezza di Dio. Dio stesso deve aiutarci, deve
“tirarci” in alto. Perciò è necessaria la preghiera.
La preghiera - così dice il Santo - è la madre e
l’origine della elevazione - “sursum actio”,
azione che ci porta in alto - dice Bonaventura. Concludo
perciò con la preghiera, con la quale comincia il suo
“Itinerario”: “Preghiamo dunque e diciamo al Signore
Dio nostro: ‘Conducimi, Signore, nella tua via e io
camminerò nella tua verità. Si rallegri il mio cuore nel
temere il tuo nome’ ” (I, 1).

Saluti:
Je suis
heureux d’accueillir les pèlerins francophones, en
particulier les jeunes du séminaire d’Ars et le groupe
d’Évry, avec leurs Évêques. Que ce temps du carême
soit pour vous tous un temps de conversion intérieure et
de redécouverte de la Parole de Dieu! Avec ma Bénédiction
Apostolique!
Today is
the feast of Saint Patrick, and in a special way I greet
all the Irish faithful and pilgrims here present. As you
know, in recent months the Church in Ireland has been
severely shaken as a result of the child abuse crisis. As
a sign of my deep concern I have written a Pastoral Letter
dealing with this painful situation. I will sign it on the
Solemnity of Saint Joseph, the Guardian of the Holy Family
and Patron of the Universal Church, and send it soon after.
I ask all of you to read it for yourselves, with an open
heart and in a spirit of faith. My hope is that it will
help in the process of repentance, healing and renewal.
I welcome all the English-speaking visitors, especially
those from England, Ireland, Denmark, Indonesia and the
United States of America. Upon you and your families I
invoke God’s abundant blessings.
Ganz
herzlich begrüße ich die Pilger und Besucher aus den Ländern
deutscher Sprache und heiße besonders die Studierenden
und Dozenten des Kirchenrechts aus Wien sowie die
Schulgemeinschaft der Marienhausschule in Meppen
willkommen. Die Fastenzeit ist für uns alle ein innerer
Weg zum Ostergeheimnis. Gerade in der Dunkelheit des
Kreuzestodes können wir, so lehrt uns der heilige
Bonaventura, die übergroße Liebe Gottes erkennen. Und je
tiefer wir erkennen, daß Christus für uns gestorben ist,
desto mehr wird in uns die Liebe zu ihm entbrennen. Dazu
erbitte ich euch allen Gottes reichen Segen!
Saludo
cordialmente a los peregrinos de lengua española, venidos
de España, México y otros países latinoamericanos. Que
el ejemplo y el mensaje de San Buenaventura ayude a todos
a seguir con esperanza en el camino hacia el misterio de
la Pascua del Señor. Muchas gracias.
Saúdo os
peregrinos de língua portuguesa, desejando que esta
visita aos lugares santificados pela pregação e martírio
dos Apóstolos Pedro e Paulo vos ajude a reafirmar sempre
mais a fé que opera pela caridade. Que Deus abençoe a vós
e às vossas famílias.
Saluto
in lingua polacca:
Pozdrawiam
serdecznie pielgrzymów polskich. Przykład świętego
Bonawentury, który z zapałem zgłębiał
nauki kościelne, zachęca nas, by pogłębiać
swoją wiedzę religijną poprzez studium
naukowe, czytanie książek i prasy katolickiej
oraz przez korzystanie z programów religijnych
emitowanych w środkach przekazu. Niech będzie
pochwalony Jezus Chrystus.
Traduzione
italiana:
Saluto
cordialmente i pellegrini polacchi. L’esempio di San
Bonaventura, il quale con passione approfondiva la
dottrina della Chiesa, incoraggi ad approfondire la
propria cultura religiosa attraverso lo studio
scientifico, attraverso la lettura dei libri e la stampa
cattolica e anche attraverso i programmi religiosi, che i
mass media offrono. Sia lodato Gesù Cristo.
Saluto
in lingua ungherese:
Isten
hozta a magyar híveket! Első helyen szeretettel köszöntöm
azokat, akik Budapestről, Pócspetriből, Mérkről
és Vállajról érkeztek.
Szent József közbenjárását kérve szívesen adom rátok
apostoli áldásomat. Dicsértessék a Jézus
Krisztus!
Traduzione
italiana:
Saluto
cordialmente i fedeli di lingua ungherese, specialmente
quelli che sono arrivati da Budapest, da Pócspetri, Mérk
e Vállaj. Chiedendo la intercessione di San Giuseppe,
volentieri imparto su di voi la Benedizione Apostolica.
Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto
in lingua croata:
S radošću
pozdravljam sve hrvatske hodočasnike, a na poseban način
delegaciju Ministarstva turizma, župane, slikare te
turističke djelatnike zajedno s varaždinskim
biskupom monsinjorom Josipom Mrzljakom. Korizmeni hod
prema muci, smrti i slavnom Kristovom uskrsnuću neka
vas učvrsti u vjeri, nadi i ljubavi. Hvaljen Isus i
Marija!
Traduzione
italiana:
Con gioia
saluto tutti i pellegrini Croati, e in modo particolare la
delegazione del Ministero del turismo, i governatori, i
pittori ed i lavoratori turistici insieme con il Vescovo
di Varazdin, S.E. Mons. Josip Mrzljak. Il cammino
quaresimale verso la passione, la morte e la gloriosa
Risurrezione di Cristo, vi rafforzi nella fede, speranza e
carità. Siano lodati Gesù e Maria!
Saluto
in lingua slovacca:
Srdečne
pozdravujem pútnikov zo Slovenska, osobitne študentov a pedagógov
Právnickej fakulty Univerzity Mateja Bela z Banskej
Bystrice.
Drahí bratia a sestry, Pôstna doba nás pobáda, aby sme
uznali v Ježišovi Kristovi našu najväčšiu nádej.
Pozývam vás, aby ste boli vo svete vernými svedkami
jeho Radostnej zvesti o vykúpení.
Ochotne žehnám vás i vaše rodiny.
Pochválený buď Ježiš Kristus!
Traduzione
italiana:
Saluto
cordialmente i pellegrini provenienti dalla
Slovacchia, particolarmente gli studenti e i docenti della
Facoltà di Diritto dell’Università Matej Bel di
Banská Bystrica.
Cari fratelli e sorelle, il Tempo della Quaresima ci
esorta a riconoscere Gesù Cristo come nostra suprema
speranza. Vi invito ad essere nel mondo testimoni fedeli
della Buona Novella della redenzione.
Volentieri benedico voi e le vostre famiglie.
Sia lodato Gesù Cristo!
* * *
Rivolgo
un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In
particolare, saluto i fedeli della Diocesi di Ivrea con il
loro Pastore Mons. Arrigo Miglio, qui convenuti per
ricambiare la visita, che ho avuto la gioia di compiere
nella loro terra nello scorso mese di luglio. Cari amici,
ancora una volta vi ringrazio per l’affetto con cui mi
avete accolto, ed auspico che da quel nostro incontro
scaturisca per la vostra Comunità diocesana una
rinnovata, fedele e generosa adesione a Cristo e alla sua
Chiesa. Saluto Mons. Renato Boccardo, Arcivescovo di
Norcia-Spoleto, con la delegazione reduce dalla diocesi
americana di Trenton ove è stata accesa la "Fiaccola
Benedettina per la pace”. Possa tale impresa contribuire
alla formazione di una coscienza attenta alla solidarietà
ed alla cultura della pace, seguendo l'esempio di San
Benedetto, apostolo infaticabile tra i popoli dell'Europa.
Saluto le rappresentati dell’Associazione
Donneuropee-Federcasalinghe e quelle della Fondazione
Hruby, nel ringraziarvi per la vostra presenza, auspico
che il tempo quaresimale, che stiamo vivendo, confermi la
vostra fede e il vostro impegno di testimonianza
evangelica.
Ed ora il
mio saluto va ai giovani. Cari giovani, incontrarvi è
sempre per me motivo di consolazione e di speranza, perché
la vostra età è la primavera della vita. Siate sempre
fedeli all'amore che Dio ha per voi. Rivolgo ora un
pensiero affettuoso a voi, cari ammalati. Quando si
soffre, tutta la realtà in noi e attorno a noi sembra
rabbuiarsi, ma, nell'intimo del nostro cuore, questo non
deve spegnere la luce consolante della fede. Cristo con la
sua croce ci sostiene nella prova. E voi, cari sposi
novelli, che saluto cordialmente, siate grati a Dio per il
dono della famiglia. Contando sempre sul suo aiuto, fate
della vostra esistenza una missione di amore fedele e
generoso.
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