UDIENZA GENERALE (18 MAGGIO 2005) |
Servizio di Radio Vaticana
“GIOVANNI PAOLO II DALL’ALTO CI VEDE ED E’ CON NOI”: ALL’UDIENZA GENERALE, IL PRIMO PENSIERO DI BENEDETTO XVI E’ PER IL SUO PREDECESSORE, CHE OGGI AVREBBE COMPIUTO 85 ANNI
Prima di tutto, il ricordo dell’“amato” Giovanni Paolo II: in una Piazza San Pietro a lungo sferzata dalla pioggia, Benedetto XVI è arrivato stamani in papamobile per la consueta udienza generale del mercoledì. Davanti ad almeno 30 mila persone, il primo pensiero del Pontefice è andato al suo predecessore, che oggi avrebbe compiuto 85 anni. Il servizio di Alessandro De Carolis:
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“Vorrei ricordare che oggi è il compleanno del nostro amato Papa Giovanni Paolo II. Avrebbe compiuto oggi 85 anni e siamo sicuri che dall’alto ci vede ed è con noi. In quest’occasione vogliamo dire al Signore un grande grazie per il dono di questo Papa e vogliamo dire grazie al Papa stesso per tutto quanto ha fatto e sofferto”.
In piedi, le mani strette sul microfono e sulle labbra ancora un pensiero imprevisto dal testo ufficiale ma dettato dall’affetto per chi lo ha preceduto a capo della Chiesa. Benedetto XVI inizia così l’udienza generale di oggi, nel giorno in cui Giovanni Paolo II avrebbe ricevuto l’abbraccio della folla per la sua ricorrenza. E quell’abbraccio arriva ugualmente dai 30 mila che con i loro ombrelli inzuppati dalla pioggia coprono Piazza San Pietro di un uniforme tappeto colorato.
La catechesi del Papa sulla Liturgia dei Vespri si concentra invece sul Salmo 112: semplice e bello, dice, un “vero portale d’ingresso a una piccola raccolta” di sei Salmi, tra i quali il 112 spicca per le sue strofe di lode a Dio, che ha liberato il popolo eletto dalla schiavitù egiziana. Recitandone i versetti appassionati, ha osservato Bendetto XVI, “è come se un respiro incessante salisse dalla terra al cielo per esaltare il Signore, Creatore del cosmo e della storia”. Ma è qui la vera grandezza del Salmo, nell’intuizione del compositore: quella trascendenza divina, “descritta con
immagini verticali”, ben oltre l’orizzonte umano, restituisce all’uomo non un Dio distante nella sua immensità, ma vicino e sollecito:
“I suoi occhi non sono altezzosi e distaccati, come quelli di un freddo imperatore. Il Signore – dice il Salmista – ‘si china a guardare’ (...) Il Signore si abbassa con premura verso la nostra piccolezza e indigenza che ci spin-gerebbe a ritrarci timorosi. Egli punta direttamente col suo sguardo amoroso e col suo impegno efficace verso gli ultimi e i miseri del mondo: ‘Solleva l’indigente dalla polvere, dall’immondizia rialza il povero’. Dio si china, quindi, sui bisognosi e sofferenti per consolarli”.
Il Salmo mostra questa predilezione con immagini efficaci: il povero che siede tra i principi oppure, sottolinea il Papa, “la donna sola e sterile, umiliata dalla antica società come se fosse un ramo secco e inutile”, alla quale “Dio dà l’onore e la grande gioia di avere parecchi figli”. In questi versetti, afferma Benedetto XVI, “è facile intuire (…) la prefigurazione delle parole di Maria nel Magnificat, il cantico delle scelte di Dio che ‘guarda all’umiltà della sua serva’”.
Tra i folti gruppi di fedeli nella Piazza – con i quali, anche al momento del congedo, il Papa ha ricercato a lungo il contatto umano, stringendo mani, conversando e benedicendo – erano presenti, tra gli altri, i buddisti giapponesi del Movimento Risho Kosei-kai, ai quali Benedetto XVI uno speciale saluto, così come ha impartito una “speciale benedizione apostolica” al gruppo di pellegrini russi, accompagnati dall’arcivescovo della “Madre di Dio” a Mosca, Tadeus Kondrusiewicz. Il saluto del Pontefice ha raggiunto pubblicamente anche i monaci formatori dei Monasteri Trappisti e la delegazione del Pellegrinaggio militare italiano a
Lourdes, guidata dall’ordinario militare, l’arcivescovo Angelo Bagnasco, mentre, poco dopo, il Papa ha salutato i genitori di Terri Schiavo, la donna statunitense lasciata morire di fame e di sete, per ordine dei giudici, il 31 marzo scorso dopo 15 anni di coma.
Infine, nell’invitare tutti ad approfondire la preghiera del Rosario, Benedetto XVI ha concluso ricordando la cerimonia con la quale in Abruzzo autorità italiane e locali hanno intitolato oggi a Giovanni Paolo II una cima del Massiccio del Gran Sasso, alta 2.424 metri e il percorso che permette di raggiungerla, denominato “Sentiero Papa Wojtyla”, che parte dalla chiesetta medievale, più volte visitata dal Pontefice scomparso, di San Pietro della Ienca.
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Alessandro De Carolis, Radio Vaticana, 18 maggio 2005
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