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UDIENZA
GENERALE (18 NOVEMBRE 2009) |
Radio
Vaticana, 18 novembre 2009
Il
Papa all'udienza generale: le cattedrali del Medioevo ci
ricordano che la bellezza è una via affascinante per
incontrare Dio. Appello per i bambini di tutto il mondo
◊
La bellezza è forse l’itinerario “più attraente ed
affascinante, per giungere ad incontrare ed amare Dio”.
Lo ha affermato Benedetto XVI all’udienza generale di
questa mattina in Aula Paolo VI, dedicata al racconto di
come l’arte romanica e gotica, simboleggiata dalle
cattedrali, permise di educare alla fede intere
generazioni cristiane nel Medioevo. Il Papa si è rivolto
idealmente agli artisti, che incontrerà sabato prossimo,
e al termine ha levato un appello in favore
dell’infanzia sofferente, a 20 anni dall’adozione
della Convenzione Onu sui diritti del fanciullo. Il
servizio di Alessandro De Carolis:
“Accadde che il mondo (…) scuotendosi di dosso i
vecchi cenci, volesse rivestirsi dappertutto della bianca
veste di nuove chiese”. Il mondo descritto da queste
parole di Rodolfo il Glabro - antico monaco francese e uno
dei maggiori cronisti medievali - è quello che dall’XI
al XIII secolo vede svettare in Europa un numero
impressionante di chiese, nuove o ristrutturate, tra le
quali spiccano le cattedrali, definite dal Papa, “vera
gloria del Medioevo cristiano”. Un mondo dalle città e
dal benessere in espansione, che attraverso innovative
soluzioni architettoniche o artistiche vuole rappresentare
in forma d’arte quel risveglio d’anime innescato dallo
“zelo spirituale del monachesimo”. Per una volta,
Benedetto XVI tralascia di offrire il ritratto di un
pensatore cristiano del Medioevo e del suo capolavoro di
teologia per soffermarsi sui capolavori dell’arte
romanica e gotica, protagoniste di quell’epoca. Quello
che ne scaturisce è una catechesi appassionata e
appassionante, che prende il via dall’analisi del
fermento che portò alla nascita dello stile romanico:
“Gli architetti individuavano soluzioni tecniche
sempre più elaborate per aumentare le dimensioni degli
edifici, assicurandone allo stesso tempo la saldezza e la
maestosità (...) Nacquero così le chiese e le cattedrali
romaniche, caratterizzate dallo sviluppo longitudinale, in
lunghezza, delle navate per accogliere numerosi fedeli;
chiese molto solide, con muri spessi, volte in pietra e
linee semplici ed essenziali".
Dal nord della Francia del 1300 e del 1400, prosegue il
Papa, si diffonde un altro tipo di architettura sacra: il
gotico. Se il romanico si sviluppava in lunghezza, il
gotico predilige, dice il Pontefice, alti pilastri e volte
a sesto acuto, “lo slancio verticale e la luminosità”:
“Le cattedrali gotiche mostravano una sintesi di
fede e di arte armoniosamente espressa attraverso il
linguaggio universale e affascinante della bellezza, che
ancor oggi suscita stupore (...) Lo slancio verso l’alto
voleva invitare alla preghiera ed era esso stesso una
preghiera. La cattedrale gotica intendeva tradurre così,
nelle sue linee architettoniche, l’anelito delle anime
verso Dio”.
Benedetto XVI mette a confronto anche le scelte
decorative dei due stili. Le sculture romaniche sono una
novità e si prefiggono di educare i fedeli con
“impressioni forti”. Ad assolvere questa funzione sono
soprattutto i portali delle chiese, che separano il tempo
e lo spazio del sacro dal resto del quotidiano. Nelle
cattedrali gotiche sono invece le vetrate dipinte a colori
a catturare lo sguardo, trasformando la storia della
salvezza - nota il Papa - in una “cascata di luce” che
coinvolge la gente. Inoltre, “un altro pregio delle
cattedrali gotiche è costituito - sottolinea il Pontefice
- dal fatto che alla loro costruzione e alla loro
decorazione”:
“…in modo differente ma corale, partecipava
tutta la comunità cristiana e civile; partecipavano gli
umili e i potenti, gli analfabeti e i dotti, perché in
questa casa comune tutti i credenti erano istruiti nella
fede. La scultura gotica ha fatto delle cattedrali una
‘Bibbia di pietra’”.
Sullo sfondo delle considerazioni di Benedetto XVI c’è
l’atteso incontro che il Papa avrà sabato prossimo in
Vaticano con alcune centinaia di importanti artisti di
tutto il mondo. Vorrei rinnovare, ha affermato il
Pontefice, “quella proposta di amicizia tra la
spiritualità e l’arte” già auspicata da Paolo VI e
Giovanni Paolo II:
“Un artista, che ha testimoniato sempre
l’incontro tra estetica e fede, Marc Chagall, ha scritto
che ‘i pittori per secoli hanno intinto il loro pennello
in quell'alfabeto colorato che era la Bibbia’. Quando la
fede, in modo particolare celebrata nella liturgia,
incontra l’arte, si crea una sintonia profonda, perché
entrambe possono e vogliono parlare di Dio, rendendo
visibile l’Invisibile”.
E citando Sant’Agostino quando afferma di vedere
nella bellezza della natura e delle creature un riflesso
della “Bellezza Immutabile” del loro Creatore,
Benedetto XVI conclude:
“La forza dello stile romanico e lo splendore
delle cattedrali gotiche ci rammentano che la via
pulchritudinis, la via della bellezza, è un percorso
privilegiato e affascinante per avvicinarsi al Mistero di
Dio (...) Cari fratelli e sorelle, ci aiuti
il Signore a riscoprire la via della bellezza come uno
degli itinerari, forse il più attraente ed affascinante,
per giungere ad incontrare ed amare Dio”.
Al termine dell’udienza, Benedetto XVI ha ricordato
che dopodomani, alle Nazioni Unite, si svolgerà la
Giornata Mondiale di Preghiera e di Azione per i Bambini,
in occasione del 20.mo anniversario dell’adozione della
Convenzione sui diritti del fanciullo. Rivolgendosi a
“tutti i bambini del mondo” e specialmente - ha
affermato - a quanti vivono soffrono per violenze, abusi,
malattia, guerra o fame, il Papa leva un appello alla
comunità internazionale affinché, ha detto:
“Si moltiplichino gli sforzi per offrire
un’adeguata risposta ai drammatici problemi
dell’infanzia. Non manchi il generoso impegno di tutti
affinché siano riconosciuti i diritti dei fanciulli e
rispettata sempre più la loro dignità”.
Tra i saluti particolari, da rilevare fra gli altri
quelli che Benedetto XVI ha rivolto ai partecipanti alla
plenaria della Congregazione per l’Evangelizzazione dei
Popoli - ringraziati “per il generoso impegno” speso
in “favore della diffusione del messaggio evangelico”
- e quelli indirizzati ai rappresentanti della Federazione
italiana degli addetti al culto “per l’opera
importante” svolta “nella preparazione e nella cura
degli spazi liturgici, come pure dei Beni culturali
custoditi nelle chiese”.
UDIENZA
GENERALE
Aula Paolo VI
Mercoledì, 18 novembre 2009
La
Cattedrale dall'architettura romanica a quella gotica, il
retroterra teologico
Cari
fratelli e sorelle!
Nelle
catechesi delle scorse settimane ho presentato alcuni
aspetti della teologia medievale. Ma la fede cristiana,
profondamente radicata negli uomini e nelle donne di quei
secoli, non diede origine soltanto a capolavori della
letteratura teologica, del pensiero e della fede. Essa
ispirò anche una delle creazioni artistiche più elevate
della civiltà universale: le cattedrali, vera gloria del
Medioevo cristiano. Infatti, per circa tre secoli, a
partire dal principio del secolo XI si assistette in
Europa a un fervore artistico straordinario. Un antico
cronista descrive così l’entusiasmo e la laboriosità
di quel tempo: “Accadde che in tutto il mondo, ma
specialmente in Italia e nelle Gallie, si incominciasse a
ricostruire le chiese, sebbene molte, per essere ancora in
buone condizioni, non avessero bisogno di tale
restaurazione. Era come una gara tra un popolo e
l’altro; si sarebbe creduto che il mondo, scuotendosi di
dosso i vecchi cenci, volesse rivestirsi dappertutto della
bianca veste di nuove chiese. Insomma, quasi tutte le
chiese cattedrali, un gran numero di chiese monastiche, e
perfino oratori di villaggio, furono allora restaurati dai
fedeli” (Rodolfo il Glabro, Historiarum 3,4).
Vari
fattori contribuirono a questa rinascita
dell’architettura religiosa. Anzitutto, condizioni
storiche più favorevoli, come una maggiore sicurezza
politica, accompagnata da un costante aumento della
popolazione e dal progressivo sviluppo delle città, degli
scambi e della ricchezza. Inoltre, gli architetti
individuavano soluzioni tecniche sempre più elaborate per
aumentare le dimensioni degli edifici, assicurandone allo
stesso tempo la saldezza e la maestosità. Fu però
principalmente grazie all’ardore e allo zelo spirituale
del monachesimo in piena espansione che vennero innalzate
chiese abbaziali, dove la liturgia poteva essere celebrata
con dignità e solennità, e i fedeli potevano sostare in
preghiera, attratti dalla venerazione delle reliquie dei
santi, mèta di incessanti pellegrinaggi. Nacquero così
le chiese e le cattedrali romaniche, caratterizzate dallo
sviluppo longitudinale, in lunghezza, delle navate per
accogliere numerosi fedeli; chiese molto solide, con muri
spessi, volte in pietra e linee semplici ed essenziali.
Una novità è rappresentata dall’introduzione delle
sculture. Essendo le chiese romaniche il luogo della
preghiera monastica e del culto dei fedeli, gli scultori,
più che preoccuparsi della perfezione tecnica, curarono
soprattutto la finalità educativa. Poiché bisognava
suscitare nelle anime impressioni forti, sentimenti che
potessero incitare a fuggire il vizio, il male, e a
praticare la virtù, il bene, il tema ricorrente era la
rappresentazione di Cristo come giudice universale,
circondato dai personaggi dell’Apocalisse. Sono in
genere i portali delle chiese romaniche a offrire questa
raffigurazione, per sottolineare che Cristo è la Porta
che conduce al Cielo. I fedeli, oltrepassando la soglia
dell’edificio sacro, entrano in un tempo e in uno spazio
differenti da quelli della vita ordinaria. Oltre il
portale della chiesa, i credenti in Cristo, sovrano,
giusto e misericordioso, nell’intenzione degli artisti
potevano gustare un anticipo della beatitudine eterna
nella celebrazione della liturgia e negli atti di pietà
svolti all’interno dell’edificio sacro.
Nel
secoli XII e XIII, a partire dal nord della Francia, si
diffuse un altro tipo di architettura nella costruzione
degli edifici sacri, quella gotica, con due
caratteristiche nuove rispetto al romanico, e cioè lo
slancio verticale e la luminosità. Le cattedrali gotiche
mostravano una sintesi di fede e di arte armoniosamente
espressa attraverso il linguaggio universale e
affascinante della bellezza, che ancor oggi suscita
stupore. Grazie all’introduzione delle volte a sesto
acuto, che poggiavano su robusti pilastri, fu possibile
innalzarne notevolmente l’altezza. Lo slancio verso
l’alto voleva invitare alla preghiera ed era esso stesso
una preghiera. La cattedrale gotica intendeva tradurre così,
nelle sue linee architettoniche, l’anelito delle anime
verso Dio. Inoltre, con le nuove soluzioni tecniche
adottate, i muri perimetrali potevano essere traforati e
abbelliti da vetrate policrome. In altre parole, le
finestre diventavano grandi immagini luminose, molto
adatte ad istruire il popolo nella fede. In esse - scena
per scena – venivano narrati la vita di un santo, una
parabola, o altri eventi biblici. Dalle vetrate dipinte
una cascata di luce si riversava sui fedeli per narrare
loro la storia della salvezza e coinvolgerli in questa
storia.
Un altro
pregio delle cattedrali gotiche è costituito dal fatto
che alla loro costruzione e alla loro decorazione, in modo
differente ma corale, partecipava tutta la comunità
cristiana e civile; partecipavano gli umili e i potenti,
gli analfabeti e i dotti, perché in questa casa comune
tutti i credenti erano istruiti nella fede. La scultura
gotica ha fatto delle cattedrali una “Bibbia di
pietra”, rappresentando gli episodi del Vangelo e
illustrando i contenuti dell’anno liturgico, dalla
Natività alla Glorificazione del Signore. In quei secoli,
inoltre, si diffondeva sempre di più la percezione
dell’umanità del Signore, e i patimenti della sua
Passione venivano rappresentati in modo realistico: il
Cristo sofferente (Christus patiens) divenne
un’immagine amata da tutti, ed atta a ispirare pietà e
pentimento per i peccati. Né mancavano i personaggi
dell’Antico Testamento, la cui storia divenne in tal
modo familiare ai fedeli che frequentavano le cattedrali
come parte dell’unica, comune storia di salvezza. Con i
suoi volti pieni di bellezza, di dolcezza, di
intelligenza, la scultura gotica del secolo XIII rivela
una pietà felice e serena, che si compiace di effondere
una devozione sentita e filiale verso la Madre di Dio,
vista a volte come una giovane donna, sorridente e
materna, e principalmente rappresentata come la sovrana
del cielo e della terra, potente e misericordiosa. I
fedeli che affollavano le cattedrali gotiche amavano
trovarvi anche espressioni artistiche che ricordassero i
santi, modelli di vita cristiana e intercessori presso
Dio. E non mancarono le manifestazioni “laiche”
dell’esistenza; ecco allora apparire, qua e là,
rappresentazioni del lavoro dei campi, delle scienze e
delle arti. Tutto era orientato e offerto a Dio nel luogo
in cui si celebrava la liturgia. Possiamo comprendere
meglio il senso che veniva attribuito a una cattedrale
gotica, considerando il testo dell’iscrizione incisa sul
portale centrale di Saint-Denis, a Parigi: “Passante,
che vuoi lodare la bellezza di queste porte, non lasciarti
abbagliare né dall’oro, né dalla magnificenza, ma
piuttosto dal faticoso lavoro. Qui brilla un’opera
famosa, ma voglia il cielo che quest’opera famosa che
brilla faccia splendere gli spiriti, affinché con le
verità luminose s’incamminino verso la vera luce, dove
il Cristo è la vera porta”.
Cari
fratelli e sorelle, mi piace ora sottolineare due elementi
dell’arte romanica e gotica utili anche per noi. Il
primo: i capolavori artistici nati in Europa nei secoli
passati sono incomprensibili se non si tiene conto
dell’anima religiosa che li ha ispirati. Un artista, che
ha testimoniato sempre l’incontro tra estetica e fede,
Marc Chagall, ha scritto che “i pittori per secoli hanno
intinto il loro pennello in quell'alfabeto colorato che
era la Bibbia”. Quando la fede, in modo particolare
celebrata nella liturgia, incontra l’arte, si crea una
sintonia profonda, perché entrambe possono e vogliono
parlare di Dio, rendendo visibile l’Invisibile. Vorrei
condividere questo nell’incontro con gli artisti del 21
novembre, rinnovando ad essi quella proposta di amicizia
tra la spiritualità cristiana e l’arte, auspicata dai
miei venerati Predecessori, in particolare dai Servi di
Dio Paolo
VI e Giovanni
Paolo II. Il secondo elemento: la forza dello stile
romanico e lo splendore delle cattedrali gotiche ci
rammentano che la via pulchritudinis, la via della
bellezza, è un percorso privilegiato e affascinante per
avvicinarsi al Mistero di Dio. Che cos’è la bellezza,
che scrittori, poeti, musicisti, artisti contemplano e
traducono nel loro linguaggio, se non il riflesso dello
splendore del Verbo eterno fatto carne? Afferma
sant’Agostino: “Interroga la bellezza della terra,
interroga la bellezza del mare, interroga la bellezza
dell’aria diffusa e soffusa. Interroga la bellezza del
cielo, interroga l’ordine delle stelle, interroga il
sole, che col suo splendore rischiara il giorno; interroga
la luna, che col suo chiarore modera le tenebre della
notte. Interroga le fiere che si muovono nell'acqua, che
camminano sulla terra, che volano nell'aria: anime che si
nascondono, corpi che si mostrano; visibile che si fa
guidare, invisibile che guida. Interrogali! Tutti ti
risponderanno: Guardaci: siamo belli! La loro bellezza li
fa conoscere. Questa bellezza mutevole chi l’ha creata,
se non la Bellezza Immutabile?” (Sermo CCXLI, 2:
PL 38, 1134).
Cari
fratelli e sorelle, ci aiuti il Signore a riscoprire la
via della bellezza come uno degli itinerari, forse il più
attraente ed affascinante, per giungere ad incontrare ed
amare Dio.
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