Articoli di Amedeo Lomonaco per la Radio Vaticana >>

 
 
Web www.ratzingerbenedettoxvi.com PageRankTop.com


UDIENZA GENERALE (19 OTTOBRE 2005)

Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana

Fonte: Radio Vaticana, 19 ottobre 2005

PERCHE’ GERUSALEMME SIA SEMPRE PIU’ LUOGO D’INCONTRO FRA RELIGIONI: BENEDETTO XVI, ALL’UDIENZA GENERALE, PREGA PER LA PACE NELLA CITTA’ SANTA DIO PERDONA L’UOMO E NON VUOLE LA SUA CONDANNA: IL PAPA ALL’UDIENZA GENERALE PARLA DEL SALMO 129 E INVITA I CREDENTI AD ACCOSTARSI AL SACRAMENTO DELLA CONFESSIONE

 

Un canto della misericordia divina, che racconta di un Dio pronto al perdono in ogni generazione umana. E’ il messaggio che scaturisce dalla catechesi di Benedetto XVI all’udienza generale di oggi, che ha visto 40 mila persone di quattro continenti sfidare la pioggia per ascoltare la riflessione del Papa sul Salmo 129. Durante l’udienza, Benedetto XVI ha ribadito l’importanza del Sacramento della confessione. Il servizio di Alessandro De Carolis. 

**********

Dio non è “un sovrano inesorabile pronto a condannare il colpevole”, ma un Padre buono, che preferisce perdonare le sue creature. Le parole del Papa rovesciano un sentire comune ancora diffuso in molte persone, credenti o meno. Così, l’udienza generale di oggi diventa occasione per un grande insegnamento che la Chiesa riverbera da duemila anni. Le strofe del Salmo 129, il celebre De profundis, rivelano, nella spiegazione di Benedetto XVI, un aspetto diverso da quello comunemente noto di componimento funebre. I tre momenti del Salmo, spiega il Pontefice, parlano di peccato e di perdono, e del “timore di Dio”, spesso confuso con la paura di Dio: 

“È significativo il fatto che a generare il timore, atteggiamento di rispetto misto ad amore, non sia il castigo ma il perdono. Più che la collera di Dio, deve provocare in noi un santo timore la sua magnanimità generosa e disarmante. Dio, infatti, non è un sovrano inesorabile che condanna il colpevole, ma un padre amoroso, che dobbiamo amare non per paura di una punizione, ma per la sua bontà pronta a perdonare”.  

Nella parte finale, il Salmo 129 passa dalla descrizione della salvezza personale a quella di tutto il popolo d’Israele, “redento – osserva il Papa – non solo dalle angustie dell’oppressione egiziana, ma anche 'da tutte le colpe'”. Una redenzione, ha aggiunto il Pontefice, che oggi è rivolta alla Chiesa: 

“Pensiamo che il popolo della elezione è il popolo di Dio. Adesso siamo noi e anche la nostra fede si innesta nella fede comune della Chiesa e proprio così ci dà la certezza che Dio è buono con noi, ci libera dalle nostre colpe”. 

         Anche le parole di Sant’Ambrogio gettano una luce profonda sui “motivi che spingono a invocare da Dio il perdono” e Benedetto XVI le ripete, ribadendo l’importanza di una pratica religiosa troppo spesso trascurata da chi si professa cristiano: 

'Abbiamo un Signore buono che vuole perdonare a tutti', egli (Sant’Ambrogio, ndr) ricorda nel trattato su La penitenza, e aggiunge: ‘Se vuoi essere giustificato, confessa il tuo misfatto: un'umile confessione dei peccati scioglie l'intrico delle colpe... Tu vedi con quale speranza di perdono ti spinga a confessare’. E così il Salmo diventa un invito alla confessione e al dono della riconciliazione”. 

Tra i gruppi di pellegrini salutati durante le sintesi della catechesi nelle varie lingue, Benedetto XVI ha rivolto parole particolari, tra gli altri, ai polacchi di Cracovia nella festa del loro patrono, ai Pellegrini del Rosario accompagnati dai Domenicani ed ha ricordato, rivolgendosi particolarmente ai giovani, il quarto centenario della Beatificazione di S. Luigi Gonzaga, patrono mondiale della gioventù. “Carissimi – ha concluso - la sua eroica testimonianza evangelica vi sostenga nell’impegno di quotidiana fedeltà a Cristo”.

********** 

Poco prima dell’udienza, mentre si recava in Piazza San Pietro, Benedetto XVI si è fermato per benedire la statua di Santa Mariana de Jesus Paredes y Flores (Quito, Ecuador 1618-1645), beatificata il 20 novembre 1853 da Papa Pio IX e canonizzata il 4 giugno 1950 da Papa Pio XII. La statua è opera dello scultore ecuadoriano Mario Tapia ed è collocata in una delle nicchie che circondano la Basilica di San Pietro, dal lato di via delle Fondamenta, nella zona dietro l’abside.

  LE PAROLE DEL PAPA

- FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -

1. È stato proclamato uno dei Salmi più celebri e amati dalla tradizione cristiana: il De profundis, così chiamato dal suo avvio nella versione latina. Col Miserere, esso è divenuto uno dei Salmi penitenziali preferiti nella devozione popolare.

Al di là della sua applicazione funebre, il testo è prima di tutto un canto alla misericordia divina e alla riconciliazione tra il peccatore e il Signore, un Dio giusto ma sempre pronto a svelarsi «misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà, che conserva il suo favore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato» (Es 34,6-7). Proprio per questo motivo il nostro Salmo si trova inserito nella liturgia vespertina del Natale e di tutta l’ottava del Natale, come pure in quella della IV domenica di Pasqua e della solennità dell’Annunciazione del Signore.

2. Il Salmo 129 si apre con una voce che sale dalle profondità del male e della colpa (cfr vv. 1-2). L’io dell’orante si rivolge al Signore dicendo: «A te grido, o Signore». Il Salmo poi si sviluppa in tre momenti dedicati al tema del peccato e del perdono. Ci si rivolge innanzitutto a Dio, interpellato direttamente con il «Tu»: «Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi potrà sussistere? Ma presso di te è il perdono; perciò avremo il tuo timore» (vv. 3-4).

È significativo il fatto che a generare il timore, atteggiamento di rispetto misto ad amore, non sia il castigo ma il perdono. Più che la collera di Dio, deve provocare in noi un santo timore la sua magnanimità generosa e disarmante. Dio, infatti, non è un sovrano inesorabile che condanna il colpevole, ma un padre amoroso, che dobbiamo amare non per paura di una punizione, ma per la sua bontà pronta a perdonare.

3. Al centro del secondo momento c’è l’«io» dell’orante che non si rivolge più al Signore, ma parla di lui: «Io spero nel Signore, l’anima mia spera nella sua parola. L’anima mia attende il Signore più che le sentinelle l’aurora» (vv. 5-6). Ora fioriscono nel cuore del Salmista pentito l’attesa, la speranza, la certezza che Dio pronuncerà una parola liberatrice e cancellerà il peccato.

La terza ed ultima tappa nello svolgimento del Salmo si allarga a tutto Israele, al popolo spesso peccatore e consapevole della necessità della grazia salvifica di Dio: «Israele attenda il Signore, perché presso il Signore è la misericordia e grande presso di lui la redenzione. Egli redimerà Israele da tutte le sue colpe» (vv. 7-8).

La salvezza personale, prima implorata dall’orante, è ora estesa a tutta la comunità. La fede del Salmista si innesta nella fede storica del popolo dell’alleanza, «redento» dal Signore non solo dalle angustie dell’oppressione egiziana, ma anche «da tutte le colpe».

Partendo dal gorgo tenebroso del peccato, la supplica del De profundis giunge all’orizzonte luminoso di Dio, ove domina «la misericordia e la redenzione», due grandi caratteristiche del Dio d’amore.

4. Affidiamoci ora alla meditazione che su questo Salmo ha intessuto la tradizione cristiana. Scegliamo la parola di sant’Ambrogio: nei suoi scritti, egli richiama spesso i motivi che spingono a invocare da Dio il perdono.

«Abbiamo un Signore buono che vuole perdonare a tutti», egli ricorda nel trattato su La penitenza, e aggiunge: «Se vuoi essere giustificato, confessa il tuo misfatto: un'umile confessione dei peccati scioglie l'intrico delle colpe... Tu vedi con quale speranza di perdono ti spinga a confessare» (2,6,40-41: SAEMO, XVII, Milano-Roma 1982, p. 253).

Nell’Esposizione del Vangelo secondo Luca, ripetendo lo stesso invito, il Vescovo di Milano esprime la meraviglia per i doni che Dio aggiunge al suo perdono: «Vedi quanto è buono Iddio, e disposto a perdonare i peccati: non solo ridona quanto aveva tolto, ma concede anche doni insperati». Zaccaria, padre di Giovanni Battista, era rimasto muto per non aver creduto all'angelo, ma poi, perdonandolo, Dio gli aveva concesso il dono di profetizzare nel canto: «Colui che poco prima era muto, ora già profetizza», osserva sant'Ambrogio, «è una delle più grandi grazie del Signore, che proprio quelli che l'hanno rinnegato lo confessino. Nessuno pertanto si perda di fiducia, nessuno disperi delle divine ricompense, anche se lo rimordono antichi peccati. Dio sa mutar parere, se tu sai emendare la colpa» (2,33: SAEMO, XI, Milano-Roma 1978, p. 175).

 

 

Webmaster: Amedeo Lomonaco  Sottofondo: Dies sanctificatus