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UDIENZA
GENERALE (20 GENNAIO 2010) |
Radio
Vaticana, 20 gennaio 2010
Il
Papa all'udienza generale: il cammino ecumenico avanza ma
non è un processo lineare, si preghi per l'unità dei
cristiani
◊ Pregare
tutti perché Cristo aiuti i cristiani di ogni confessione
a superare le divergenze, a rafforzare il dialogo e a dare
una testimonianza di “comune fedeltà a Cristo”. Con
questo auspicio, Benedetto XVI ha concluso questa mattina
la catechesi dell’udienza generale, in Aula Paolo VI,
dedicata alla Settimana di preghiera per l’unità dei
cristiani che si concluderà il prossimo 25 gennaio. Il
Papa ha affermato che il progresso ecumenico “non è
lineare”, tuttavia numerosi sono i “passi positivi”
compiuti negli ultimi decenni. Il servizio di Alessandro
De Carolis:
Esattamente un secolo fa un gruppo di missionari
protestanti si riunirono in Scozia, a Edimburgo, per
discutere “sulla difficoltà oggettiva di proporre con
credibilità l’annuncio evangelico da parte dei
cristiani ancora divisi tra loro”. Era il gennaio 1910 e
la domanda fondamentale che si posero, ha spiegato
Benedetto XVI, fu in sostanza questa:
“Se ad un mondo che non conosce il Signore, che si
è allontanato da Lui o che si mostra indifferente al
Vangelo, essi si presentano non uniti, anzi spesso
contrapposti, sarà credibile l’annuncio di Cristo,
unico Salvatore del mondo e nostra pace? Il rapporto fra
unità e missione da quel momento ha rappresentato una
dimensione essenziale dell’intera azione ecumenica”.
Anche per la Chiesa cattolica, ha proseguito il Papa,
quella domanda divenne uno dei “punti fermi” sui quali
poggiò lo sviluppo dell’ecumenismo.
“Il movimento ecumenico moderno si è sviluppato
in modo così significativo da diventare, nell’ultimo
secolo, un elemento importante nella vita della Chiesa,
ricordando il problema dell’unità tra tutti i cristiani
e sostenendo anche la crescita della comunione tra loro.
Esso non solo favorisce i rapporti fraterni tra le Chiese
e le Comunità ecclesiali (…) ma stimola anche la
ricerca teologica”.
Di qui, l’importanza crescente data alla Settimana di
preghiera per l’unità dei cristiani: unità - ha
ribadito in più momenti il Pontefice - che è “un dono
di Dio” e non una conquista solo umana. Non mancano, ha
riconosciuto, “divergenze” e “gravi problemi”
sulla reciproca conoscenza, che possono essere superati
se, ha indicato il Papa alla Chiesa, si cresce nella
conoscenza personale di Dio in Cristo, scoprendo così la
“responsabilità” di diventarne testimoni:
“E’ evidente che conoscere Cristo, come processo
intellettuale e soprattutto esistenziale, è un processo
che ci fa testimoni. In altre parole, possiamo essere
testimoni solo se Cristo lo conosciamo di prima mano e non
solo da altri, dalla nostra propria vita, dal nostro
incontro personale con Cristo. Incontrandolo realmente
nella nostra vita di fede diventiamo testimoni e possiamo
così contribuire alla novità del mondo, alla vita
eterna”.
Benedetto XVI si è quindi
soffermato sulle questioni che più intimamente toccano le
corde del dialogo ecumenico – pastorale, vita
sacramentale, matrimoni misti – e sugli appuntamenti
dell’ultimo anno, distinguendo i diversi livelli di
dialogo bilaterale stabiliti con le varie confessioni
cristiane. “Positivi” ha definito in particolare
quelli con gli ortodossi, che hanno attualmente allo
studio, fra l’altro, il ruolo del vescovo di Roma nella
Chiesa indivisa del primo millennio:
“Tali importanti iniziative attestano come sia in
atto un dialogo profondo e ricco di speranze con tutte le
Chiese d’Oriente non in piena comunione con Roma, nella
loro propria specificità”.
In modo analogo, Benedetto XVI si è riferito al
dialogo con il mondo protestante – anglicani, luterani,
metodisti – e ribadendo l’esistenza di quei
“problemi aperti” che tuttora costellano la strada
verso la piena unità, ha concluso tra realismo e
speranza:
“Dobbiamo tenere presente anche quanti progressi
reali si sono raggiunti nella collaborazione e nella
fraternità in tutti questi anni, in questi ultimi
cinquant’anni. Allo stesso tempo, dobbiamo sapere che il
lavoro ecumenico non è un processo lineare. Infatti,
problemi vecchi, nati nel contesto di un’altra epoca,
perdono il loro peso, mentre nel contesto odierno nascono
nuovi problemi e nuove difficoltà. Pertanto dobbiamo
essere sempre disponibili per un processo di
purificazione, nel quale il Signore ci renda capaci di
essere uniti”.
Dopo le catechesi in sintesi in varie lingue e i saluti
particolari ad alcuni dei gruppi di persone presenti in
Aula Paolo VI, il pensiero del Papa è tornato sul tema
dell’unità dei cristiani. Questi giorni di riflessione,
ha esortato i giovani, costituiscano “un invito ad
essere ovunque operatori di pace e di riconciliazione”.
Per voi, cari ammalati, ha soggiunto, siano “un momento
propizio ad offrire le vostre sofferenze per una comunione
dei cristiani sempre più piena”, mentre per i nuovi
sposi, ha concluso, siano “l’occasione per vivere
ancor più la vostra vocazione speciale con un cuore solo
ed un’anima sola”.
UDIENZA
GENERALE
Aula Paolo VI
Mercoledì, 20 gennaio 2010
Settimana
di Preghiera per l'Unità dei Cristiani
Cari
fratelli e sorelle!
Siamo al
centro della Settimana
di Preghiera per l’Unità dei Cristiani,
un’iniziativa ecumenica, che si è andata strutturando
ormai da oltre un secolo, e che attira ogni anno
l’attenzione su un tema, quello dell’unità visibile
tra i cristiani, che coinvolge la coscienza e stimola
l’impegno di quanti credono in Cristo. E lo fa
innanzitutto con l’invito alla preghiera, ad imitazione
di Gesù stesso, che chiede al Padre per i suoi discepoli
“Siano uno, affinché il mondo creda” (Gv
17,21). Il richiamo perseverante alla preghiera per la
piena comunione tra i seguaci del Signore manifesta
l’orientamento più autentico e più profondo
dell’intera ricerca ecumenica, perché l’unità, prima
di tutto, è dono di Dio. Infatti, come afferma il Concilio
Vaticano Secondo: “il santo proposito di
riconciliare tutti i cristiani nell’unica Chiesa di
Cristo, una e unica, supera tutte le forze umane” (Unitatis
Redintegratio, 24). Pertanto, oltre al nostro
sforzo di sviluppare relazioni fraterne e promuovere il
dialogo per chiarire e risolvere le divergenze che
separano le Chiese e le Comunità ecclesiali, è
necessaria la fiduciosa e concorde invocazione al Signore.
Il tema
di quest’anno è preso dal Vangelo di san Luca, dalle
ultime parole del Risorto ai suoi discepoli “Di questo
voi siete testimoni” (Lc 24,48). La proposta del
tema è stata chiesta dal Pontificio
Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani,
in accordo con la Commissione Fede e Costituzione
del Consiglio Ecumenico delle Chiese, ad un gruppo
ecumenico della Scozia. Un secolo fa la Conferenza
Mondiale per la considerazione dei problemi in riferimento
al mondo non cristiano ebbe luogo proprio ad
Edimburgo, in Scozia, dal 13 al 24 giugno 1910. Tra i
problemi allora discussi vi fu quello della difficoltà
oggettiva di proporre con credibilità l’annuncio
evangelico al mondo non cristiano da parte dei cristiani
divisi tra loro. Se ad un mondo che non conosce Cristo,
che si è allontanato da Lui o che si mostra indifferente
al Vangelo, i cristiani si presentano non uniti, anzi
spesso contrapposti, sarà credibile l’annuncio di
Cristo come unico Salvatore del mondo e nostra pace? Il
rapporto fra unità e missione da quel momento ha
rappresentato una dimensione essenziale dell’intera
azione ecumenica e il suo punto di partenza. Ed è per
questo specifico apporto che quella Conferenza di
Edimburgo rimane come uno dei punti fermi
dell’ecumenismo moderno. La Chiesa Cattolica, nel Concilio
Vaticano II, riprese e ribadì con vigore questa
prospettiva, affermando che la divisione tra i discepoli
di Gesù “non solo contraddice apertamente alla volontà
di Cristo, ma anche è di scandalo al mondo e danneggia la
santissima causa della predicazione del Vangelo ad ogni
creatura” (Unitatis
Redintegratio, 1).
In tale
contesto teologico e spirituale si situa il tema proposto
in questa Settimana per la meditazione e la preghiera:
l’esigenza di una testimonianza comune a Cristo. Il
breve testo proposto come tema “Di questo voi siete
testimoni” è da leggere nel contesto dell’intero
capitolo 24 del Vangelo secondo Luca. Ricordiamo
brevemente il contenuto di questo capitolo. Prima le donne
si recano al sepolcro, vedono i segni della Risurrezione
di Gesù e annunciano quanto hanno visto agli Apostoli e
agli altri discepoli (v. 8); poi lo stesso Risorto appare
ai discepoli di Emmaus lungo il cammino, appare a Simon
Pietro e successivamente, agli “Undici e agli altri che
erano con loro” (v. 33). Egli apre la mente alla
comprensione delle Scritture circa la sua Morte redentrice
e la sua Risurrezione, affermando che “nel suo nome
saranno predicati a tutte le genti la conversione e il
perdono dei peccati” (v. 47). Ai discepoli che si
trovano “riuniti” insieme e che sono stati testimoni
della sua missione, il Signore Risorto promette il dono
dello Spirito Santo (cfr v. 49), affinché insieme lo
testimonino a tutti i popoli. Da tale imperativo – “Di
tutto ciò”, di questo voi siete testimoni (cfr Lc
24,48) -, che è il tema di questa Settimana per l’unità
dei cristiani, nascono per noi due domande. La prima: cosa
è “tutto ciò”? La seconda: come possiamo noi essere
testimoni di “tutto ciò”?
Se
vediamo il contesto del capitolo, “tutto ciò” vuole
dire innanzitutto la Croce e la Risurrezione: i discepoli
hanno visto la crocifissione del Signore, vedono il
Risorto e così cominciano a capire tutte le Scritture che
parlano del mistero della Passione e del dono della
Risurrezione. “Tutto ciò” quindi è il mistero di
Cristo, del Figlio di Dio fattosi uomo, morto per noi e
risorto, vivo per sempre e così garanzia della nostra
vita eterna.
Ma
conoscendo Cristo – questo è il punto essenziale -
conosciamo il volto di Dio. Cristo è soprattutto la
rivelazione di Dio. In tutti i tempi, gli uomini
percepiscono l’esistenza di Dio, un Dio unico, ma che è
lontano e non si mostra. In Cristo questo Dio si mostra,
il Dio lontano diventa vicino. “Tutto ciò” è quindi,
soprattutto col mistero di Cristo, Dio che si è fatto
vicino a noi. Ciò implica un’altra dimensione: Cristo
non è mai solo; Egli è venuto in mezzo a noi, è morto
solo, ma è risorto per attirare tutti sé. Cristo, come
dice la Scrittura, si crea un corpo, riunisce tutta
l’umanità nella sua realtà della vita immortale. E così,
in Cristo che riunisce l’umanità, conosciamo il futuro
dell’umanità: la vita eterna. Tutto ciò, quindi, è
molto semplice, in ultima istanza: conosciamo Dio
conoscendo Cristo, il suo corpo, il mistero della Chiesa e
la promessa della vita eterna.
Veniamo
ora alla seconda domanda. Come possiamo noi essere
testimoni di “tutto ciò”? Possiamo essere testimoni
solo conoscendo Cristo e, conoscendo Cristo, anche
conoscendo Dio. Ma conoscere Cristo implica certamente una
dimensione intellettuale - imparare quanto conosciamo da
Cristo - ma è sempre molto più che un processo
intellettuale: è un processo esistenziale, è un processo
dell'apertura del mio io, della mia trasformazione dalla
presenza e dalla forza di Cristo, e così è anche un
processo di apertura a tutti gli altri che devono essere
corpo di Cristo. In questo modo, è evidente che conoscere
Cristo, come processo intellettuale e soprattutto
esistenziale, è un processo che ci fa testimoni. In altre
parole, possiamo essere testimoni solo se Cristo lo
conosciamo di prima mano e non solo da altri, dalla nostra
propria vita, dal nostro incontro personale con Cristo.
Incontrandolo realmente nella nostra vita di fede
diventiamo testimoni e possiamo così contribuire alla
novità del mondo, alla vita eterna. Il Catechismo della
Chiesa Cattolica ci dà un'indicazione anche per il
contenuto di questo “tutto ciò”. La Chiesa ha riunito
e riassunto l'essenziale di quanto il Signore ci ha donato
nella Rivelazione, nel “Simbolo detto
niceno-costantinopolitano, il quale trae la sua grande
autorità dal fatto di essere frutto dei primi due Concili
Ecumenici (325 e 381)” (CCC, n. 195). Il Catechismo
precisa che questo Simbolo ӏ tuttora comune a tutte le
grandi Chiese dell’Oriente e dell’Occidente” (Ibid.).
In questo Simbolo quindi si trovano le verità di fede che
i cristiani possono professare e testimoniare insieme,
affinché il mondo creda, manifestando, con il desiderio e
l’impegno di superare le divergenze esistenti, la volontà
di camminare verso la piena comunione, l’unità del
Corpo di Cristo.
La
celebrazione della Settimana
di Preghiera per l’Unità dei Cristiani ci porta a
considerare altri aspetti importanti per l’ecumenismo.
Innanzitutto, il grande progresso realizzato nelle
relazioni tra Chiese e Comunità ecclesiali dopo la
Conferenza di Edimburgo di un secolo fa. Il movimento
ecumenico moderno si è sviluppato in modo così
significativo da diventare, nell’ultimo secolo, un
elemento importante nella vita della Chiesa, ricordando il
problema dell’unità tra tutti i cristiani e sostenendo
anche la crescita della comunione tra loro. Esso non solo
favorisce i rapporti fraterni tra le Chiese e le Comunità
ecclesiali in risposta al comandamento dell’amore, ma
stimola anche la ricerca teologica. Inoltre, esso
coinvolge la vita concreta delle Chiese e delle Comunità
ecclesiali con tematiche che toccano la pastorale e la
vita sacramentale, come, ad esempio, il mutuo
riconoscimento del Battesimo, le questioni relative ai
matrimoni misti, i casi parziali di comunicatio in
sacris in situazioni particolari ben definite. Nel
solco di tale spirito ecumenico, i contatti sono andati
allargandosi anche a movimenti pentecostali, evangelici e
carismatici, per una maggiore conoscenza reciproca, benchè
non manchino problemi gravi in questo settore.
La Chiesa
cattolica, dal Concilio
Vaticano II in poi, è entrata in relazioni fraterne
con tutte le Chiese d’Oriente e le Comunità ecclesiali
d’Occidente, organizzando, in particolare, con la
maggior parte di esse, dialoghi teologici bilaterali, che
hanno portato a trovare convergenze o anche consensi in
vari punti, approfondendo così i vincoli di comunione.
Nell’anno appena trascorso i vari dialoghi hanno
registrato positivi passi. Con le Chiese Ortodosse la
Commissione Mista Internazionale per il Dialogo Teologico
ha iniziato, nell’XI Sessione plenaria svoltasi a Paphos
di Cipro nell’ottobre 2009, lo studio di un tema
cruciale nel dialogo fra cattolici e ortodossi: Il
ruolo del vescovo di Roma nella comunione della Chiesa nel
primo millennio, cioè nel tempo in cui i cristiani di
Oriente e di Occidente vivevano nella piena comunione.
Questo studio si estenderà in seguito al secondo
millennio. Ho già più volte chiesto la preghiera dei
cattolici per questo dialogo delicato ed essenziale per
l’intero movimento ecumenico. Anche con le Antiche
Chiese ortodosse d’Oriente (copta, etiopica, sira,
armena) l’analoga Commissione Mista si è incontrata dal
26 al 30 gennaio dello scorso anno. Tali importanti
iniziative attestano come sia in atto un dialogo profondo
e ricco di speranze con tutte le Chiese d’Oriente non in
piena comunione con Roma, nella loro propria specificità.
Nel corso
dell’anno passato, con le Comunità ecclesiali di
Occidente si sono esaminati i risultati raggiunti nei vari
dialoghi in questi quarant’anni, soffermandosi, in
particolare, su quelli con la Comunione Anglicana, con la
Federazione Luterana Mondiale, con l’Alleanza Riformata
Mondiale e con il Consiglio Mondiale Metodista. Al
riguardo, il Pontificio
Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani
ha realizzato uno studio per enucleare i punti di
convergenza a cui si è giunti nei relativi dialoghi
bilaterali, e segnalare, allo stesso tempo, i problemi
aperti su cui occorrerà iniziare una nuova fase di
confronto.
Tra gli
eventi recenti, vorrei menzionare la commemorazione del
decimo anniversario della Dichiarazione
congiunta sulla dottrina della giustificazione,
celebrato insieme da cattolici e luterani il 31 ottobre
2009, per stimolare il proseguimento del dialogo, come
pure la visita a Roma dell’Arcivescovo di Canterbury, il
Dottor Rowan Williams, il quale ha avuto anche colloqui
sulla particolare situazione in cui si trova la Comunione
Anglicana. Il comune impegno di continuare le relazioni e
il dialogo sono un segno positivo, che manifesta quanto
sia intenso il desiderio dell’unità, nonostante tutti i
problemi che si oppongono. Così vediamo che c’è una
dimensione della nostra responsabilità nel fare tutto ciò
che è possibile per arrivare realmente all’unità, ma
c’è l’altra dimensione, quella dell’azione divina,
perché solo Dio può dare l’unità alla Chiesa. Una
unità “autofatta” sarebbe umana, ma noi desideriamo
la Chiesa di Dio, fatta da Dio, il quale quando vorrà e
quando noi saremo pronti, creerà l’unità. Dobbiamo
tenere presente anche quanti progressi reali si sono
raggiunti nella collaborazione e nella fraternità in
tutti questi anni, in questi ultimi cinquant’anni. Allo
stesso tempo, dobbiamo sapere che il lavoro ecumenico non
è un processo lineare. Infatti, problemi vecchi, nati nel
contesto di un’altra epoca, perdono il loro peso, mentre
nel contesto odierno nascono nuovi problemi e nuove
difficoltà. Pertanto dobbiamo essere sempre disponibili
per un processo di purificazione, nel quale il Signore ci
renda capaci di essere uniti.
Cari
fratelli e sorelle, per la complessa realtà ecumenica,
per la promozione del dialogo, come pure affinché i
cristiani nel nostro tempo possano dare una nuova
testimonianza comune di fedeltà a Cristo davanti a questo
nostro mondo, chiedo la preghiera di tutti. Il Signore
ascolti l’invocazione nostra e di tutti i cristiani, che
in questa settimana si eleva a Lui con particolare
intensità.

Saluti:
Chers frères
et soeurs,
Je suis heureux d’accueillir les pèlerins de langue
française, en particulier les prêtres de l’archidiocèse
de Poitiers et le groupe de la basilique Notre-Dame, de
Genève, avec le Cardinal Georges Cottier. Par toute votre
existence témoignez de l’unité des disciples du
Christ, afin que le monde croie en Celui que le Père a
envoyé! Que Dieu vous bénisse!
Dear
Brothers and Sisters,
I extend warm greetings to all the English-speaking
pilgrims and visitors here today, especially to the groups
from Sweden, South Korea and the United States of America.
In this Week of Prayer for Christian Unity it is a
particular joy to welcome the members of the Continuation
Committee of Ecumenism in the Twenty-first Century.
Upon all of you and your families I cordially invoke
God’s abundant blessings.
Liebe Brüder
und Schwestern!
Von Herzen heiße ich alle deutschsprachigen Pilger und
Besucher willkommen. Wenn das Verhältnis zu Gott recht
ist, dann können auch die Beziehungen der Menschen
untereinander recht sein. Helfen wir einander, den Weg zu
Gott zu finden und die Freundschaft zu ihm immer weiter zu
vertiefen und so auch die Einheit miteinander zu finden.
Gottes Geist geleite euch auf allen euren Wegen.
Queridos
hermanos y hermanas:
Saludo cordialmente a los fieles de lengua española aquí
presentes, en particular, al grupo de la familia del
Cardenal Rafael Merry del Val, a los peregrinos de
Torrelodones, de Córdoba, y a los venidos de México, así
como de otros países latinoamericanos. Os animo a todos a
intensificar vuestra vida de oración y vuestra
participación ferviente en la Eucaristía, para que
unidos cada vez más a Cristo trabajéis en la Iglesia y
en el mundo por la salvación y el bien de vuestros
hermanos. Muchas gracias.
Queridos
irmãos e irmãs!
Amados peregrinos que, em português, professais a fé no
único Senhor de todos os povos e línguas, as minhas
cordiais saudações, com votos de serdes obreiros de paz,
cooperação e unidade no meio dos vossos familiares e
conterrâneos, colaborando com todos os cristãos por amor
de Cristo. O seu Nome vos una! Em seu Nome, o Papa vos
abençoa!
Saluto
in lingua polacca:
Drodzy
Polacy, Siostry i Bracia! Pozdrawiam serdecznie was tu
obecnych, waszych bliskich i tych, którzy w Tygodniu
Modlitw o Jedność Chrześcijan uczestniczą
w nabożeństwach i modlitwie wspólnotowej
wiernych różnych wyznań. Dziękujmy Bogu za
wszelkie gesty, które wiodą nas ku jedności.
Cieszmy się tym, co nas jednoczy: bliskością
Jezusa, Jego Ewangelią, duchem miłości,
dziedzictwem wiary. Zachęcam was, byście byli
krzewicielami i świadkami pojednania.
Traduzione
italiana:
Cari
sorelle e fratelli, polacchi. Saluto cordialmente voi qui
presenti, i vostri cari e tutti coloro che durante questa
Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani
partecipano alle celebrazioni e alla comune preghiera dei
fedeli di diverse confessioni. Ringraziamo Dio per tutti i
gesti che ci conducono verso l’unità. Ci rallegriamo
per tutto ciò che ci unisce: la vicinanza di Gesù, la
sua Parola, lo spirito di carità, il patrimonio della
fede. Vi invito ad essere protagonisti e testimoni di
riconciliazione.
* * *
Rivolgo
un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In
particolare saluto i partecipanti al pellegrinaggio
promosso dalle Ancelle del Sacro Cuore di Gesù, in
occasione dell’inaugurazione e benedizione della statua
della loro Fondatrice, collocata presso le fondamenta
della Basilica Vaticana. Cari amici, sull’esempio di
santa Raffaella Maria, siate anche voi testimoni
dell’amore misericordioso di Dio. Saluto con affetto i
fedeli della parrocchia Santo Nome di Maria in Caserta,
convenuti così numerosi in occasione del 25°
anniversario di fondazione della loro comunità cristiana.
Mentre vi ringrazio per la vostra visita, auspico che
questa fausta ricorrenza susciti nuovo impulso per
progredire nella fedele e generosa adesione a Cristo e
alla Chiesa. Saluto la Pia Associazione del Sacro Cuore di
Gesù in Trastevere, che in questi giorni ricorda con
opportune iniziative l’80° anniversario della morte del
Cardinale Rafael Merry del Val.
Il mio
pensiero va infine, come di consueto, ai giovani, ai
malati e agli sposi novelli, che oggi vorrei esortare a
tradurre in atteggiamenti concreti la preghiera per
l’unità dei cristiani. Questi giorni di riflessione
costituiscano per voi, cari giovani, un invito ad essere
ovunque operatori di pace e di riconciliazione; per voi,
cari ammalati, un momento propizio ad offrire le vostre
sofferenze per una comunione dei cristiani sempre più
piena; e per voi, cari sposi novelli, l’occasione per
vivere ancor più la vostra vocazione speciale con un
cuore solo ed un’anima sola.
©
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