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UDIENZA
GENERALE (21 APRILE 2010) |
Radio
Vaticana, 21 aprile 2010
Il
disegno d'amore di Dio è più grande di tempeste e
naufragi: così il Papa all'udienza generale dedicata al
viaggio a Malta. Appello sull'immigrazione
◊ Visitare la Chiesa
a Malta e toccare il grande calore della sua gente è
stato “un motivo di gioia e anche di consolazione”.
Con queste parole, Benedetto XVI ha descritto alcune
impressioni del recente viaggio apostolico agli oltre 20
mila fedeli presenti questa mattina in Piazza San Pietro
per l’udienza generale. Dalla Messa nella città di
Floriana alla festa con i giovani al Porto di Valletta –
passando per la “sofferenza” e la “commozione”
dell’incontro con le vittime di abusi da parte del clero
– il Papa ha ripercorso i momenti più salienti della
visita nell’isola mediterranea. La cronaca di Alessandro
De Carolis:
Un’isola “cristiana”, e la definizione va ben al
di là della sola connotazione geografica. Per il Papa
Malta è questo: un luogo che da due millenni difende i
valori del Vangelo e se ne fa promotore in Europa e nel
mondo, grazie a una straordinaria spinta missionaria
imparata dal “missionario” per eccellenza: San Paolo.
Non c’è stato un momento, tra sabato e domenica scorsi,
durante i quali Benedetto XVI non abbia toccato con mano
tale realtà. Gli Atti degli Apostoli che narrano del
fortunoso e provvidenziale naufragio di San Paolo a Malta
nel 60 dopo Cristo riferiscono della “rara umanità”
con la quale gli isolani dell’epoca accolsero
l’Apostolo e suoi compagni. Il Papa ha fatto
altrettanto, definendo “davvero straordinaria” la
“calorosa accoglienza” riservatagli dai maltesi,
manifestata in modo corale alla Messa di domenica mattina
nella Piazza dei Granai a Floriana:
“E’ stato per me motivo di gioia, ed anche di
consolazione sentire il particolare calore di quel popolo
che dà il senso di una grande famiglia, accomunata dalla
fede e dalla visione cristiana della vita”.
Atteso con pressante curiosità dai media di tutto il
mondo – ma in realtà avvenuto lontano dalla loro
invadenza, secondo la discrezione propria di Benedetto XVI
– si è svolto dopo la Messa a Floriana un avvenimento
fuori del protocollo, che il Papa ha raccontato così:
“Dopo la Celebrazione, ho voluto incontrare alcune
persone vittime di abusi da parte di esponenti del Clero.
Ho condiviso con loro la sofferenza e, con commozione, ho
pregato con loro, assicurando l’azione della Chiesa”.
La “fiducia” e la “speranza” che Paolo seppe
trasmettere ai suoi compagni di viaggio, prima e dopo lo
sbarco rocambolesco a Malta, il Pontefice ha detto di
riscontrarle nei maltesi di oggi, che si sforzano di
coniugare il Vangelo “con le complesse questioni
dell’epoca contemporanea:
“Questo naturalmente non è sempre facile, né
scontato, ma la gente maltese sa trovare nella visione
cristiana della vita le risposte alle nuove sfide. Ne è
un segno, ad esempio, il fatto di aver mantenuto saldo il
profondo rispetto per la vita non ancora nata e per la
sacralità del matrimonio, scegliendo di non introdurre
l’aborto e il divorzio nell’ordinamento giuridico del
Paese”.
Una delle questioni in gioco, che vede Malta al
crocevia di molteplici rotte, è quella
dell’immigrazione. Sulla piccola isola del Mediterraneo,
ha constatato Benedetto XVI, c’è chi chiede asilo in
fuga da violenze o oppressioni e la gestione del fenomeno
comporta problemi che il Papa ha definito “complessi sul
piano umanitario, politico e giuridico”:
“Problemi che hanno soluzioni non
facili, ma da ricercare con perseveranza e tenacia,
concertando gli interventi a livello internazionale. Così
è bene che si faccia in tutte le Nazioni che hanno i
valori cristiani nelle radici delle loro Carte
Costituzionali e delle loro culture”.
L’appello all’Europa e alla consapevolezza delle
sue radici cristiane, oltre che alla formulazione di linee
politiche concordate e comuni in tema di migrazioni, ha
preceduto di poco un altro riconoscimento tributato dal
Pontefice a Malta, quello di non aver mai tradito la sua
“vocazione cristiana più profonda”, cioè la pace,
nonostante l’Isola sia stata per secoli al centro di
interessi politico-militari:
“La celebre croce di Malta, che tutti associano a
quella Nazione, ha sventolato tante volte in mezzo a
conflitti e contese; ma, grazie a Dio, non ha mai perso il
suo significato autentico e perenne: è il segno
dell’amore e della riconciliazione, e questa è la vera
vocazione dei popoli che accolgono e abbracciano il
messaggio cristiano!”.
L’ultima pagina dei ricordi il Papa la sfoglia
ripensando alla folla che domenica pomeriggio ha seguito
miglio dopo miglio il suo arrivo in motonave al Porto di
Valletta per l’incontro con le decine di migliaia di
ragazzi che lo aspettavano in festa:
“Ho guardato dunque ai giovani di Malta come a dei
potenziali eredi dell’avventura spirituale di San Paolo,
chiamati come lui a scoprire la bellezza dell’amore di
Dio donatoci in Gesù Cristo (…) ad essere vincitori
proprio nelle prove e nelle tribolazioni, a non avere
paura delle 'tempeste' della vita, e nemmeno dei naufragi,
perché il disegno d’amore di Dio è più grande anche
delle tempeste e dei naufragi”.
Dopo aver ricordato i molti missionari che Malta ha
sempre donato alla Chiesa mondiale, Benedetto XVI ha
concluso l’udienza con un nuovo pensiero rivolto ai
sacerdoti. In Piazza San Pietro, 400 sacerdoti romani di
ritorno da un pellegrinaggio ad Ars, in Francia, hanno
voluto portare il proprio augurio al Papa, che in questi
giorni ha festeggiato il compleanno e l’inizio del sesto
anno di Pontificato. Salutando loro e il cardinale
vicario, Agostino Vallini, che li guidava, il Pontefice li
ha ringraziati ed ha espresso “viva riconoscenza” per
tutti quei “sacerdoti che in tutto il mondo – ha detto
– si dedicano con zelo apostolico al servizio del popolo
di Dio, testimoniando la carità di Cristo. Sull’esempio
di san Giovanni Maria Vianney – ha terminato – siate
pastori pazienti e solleciti del bene delle anime”.
UDIENZA
GENERALE
Piazza San
Pietro
Mercoledì, 21 aprile 2010
Cari
fratelli e sorelle!
Come
sapete, sabato e domenica scorsi ho compiuto un viaggio
apostolico a Malta, sul quale oggi vorrei brevemente
soffermarmi. Occasione della mia visita pastorale è stato
il 1950° anniversario del naufragio dell’apostolo Paolo
sulle coste dell’arcipelago maltese e della sua
permanenza in quelle isole per circa tre mesi. E’ un
avvenimento collocabile attorno all’anno 60 e raccontato
con abbondanza di particolari nel libro degli Atti
degli Apostoli (capp. 27-28). Come accadde a san
Paolo, anch’io ho sperimentato la calorosa accoglienza
dei Maltesi – davvero straordinaria - e per questo
esprimo nuovamente la mia più viva e cordiale
riconoscenza al Presidente della Repubblica, al Governo e
alle altre Autorità dello Stato, e ringrazio
fraternamente i Vescovi del Paese, con tutti coloro che
hanno collaborato a preparare questo festoso incontro tra
il Successore di Pietro e la popolazione maltese. La
storia di questo popolo da quasi duemila anni è
inseparabile dalla fede cattolica, che caratterizza la sua
cultura e le sue tradizioni: si dice che a Malta vi siano
ben 365 chiese, “una per ogni giorno dell’anno”, un
segno visibile di questa profonda fede!
Tutto
ebbe inizio con quel naufragio: dopo essere andata alla
deriva per 14 giorni, spinta dai venti, la nave che
trasportava a Roma l’apostolo Paolo e molte altre
persone si incagliò in una secca dell’Isola di Malta.
Per questo, dopo l’incontro molto cordiale con il
Presidente della Repubblica, nella capitale La Valletta -
che ha avuto la bella cornice del gioioso saluto di tanti
ragazzi e ragazze - mi sono recato subito in
pellegrinaggio alla cosiddetta “Grotta
di San Paolo”, presso Rabat, per un momento intenso
di preghiera. Lì ho potuto salutare anche un folto gruppo
di missionari maltesi. Pensare a quel piccolo arcipelago
al centro del Mediterraneo, e a come vi giunse il seme del
Vangelo, suscita un senso di grande stupore per i
misteriosi disegni della Provvidenza divina: viene
spontaneo ringraziare il Signore e anche san Paolo, che,
in mezzo a quella violenta tempesta, mantenne la fiducia e
la speranza e le trasmise anche ai compagni di viaggio. Da
quel naufragio, o, meglio, dalla successiva permanenza di
Paolo a Malta, nacque una comunità cristiana fervente e
solida, che dopo duemila anni è ancora fedele al Vangelo
e si sforza di coniugarlo con le complesse questioni
dell’epoca contemporanea. Questo naturalmente non è
sempre facile, né scontato, ma la gente maltese sa
trovare nella visione cristiana della vita le risposte
alle nuove sfide. Ne è un segno, ad esempio, il fatto di
aver mantenuto saldo il profondo rispetto per la vita non
ancora nata e per la sacralità del matrimonio, scegliendo
di non introdurre l’aborto e il divorzio
nell’ordinamento giuridico del Paese.
Pertanto,
il mio viaggio aveva lo scopo di confermare nella fede la
Chiesa che è in Malta, una realtà molto vivace, ben
compaginata e presente sul territorio di Malta e Gozo.
Tutta questa comunità si era data appuntamento a Floriana,
nel Piazzale dei Granai, davanti alla Chiesa di San
Publio, dove ho celebrato la Santa
Messa partecipata con grande fervore. E’ stato
per me motivo di gioia, ed anche di consolazione sentire
il particolare calore di quel popolo che dà il senso di
una grande famiglia, accomunata dalla fede e dalla visione
cristiana della vita. Dopo la Celebrazione, ho voluto
incontrare alcune persone vittime di abusi da parte di
esponenti del Clero. Ho condiviso con loro la sofferenza
e, con commozione, ho pregato con loro, assicurando
l’azione della Chiesa.
Se Malta
dà il senso di una grande famiglia, non bisogna pensare
che, a causa della sua conformazione geografica, sia una
società “isolata” dal mondo. Non è così, e lo si
vede, ad esempio, dai contatti che Malta intrattiene con
vari Paesi e dal fatto che in molte Nazioni si trovano
sacerdoti maltesi. Infatti, le famiglie e le parrocchie di
Malta hanno saputo educare tanti giovani al senso di Dio e
della Chiesa, così che molti di loro hanno risposto
generosamente alla chiamata di Gesù e sono diventati
presbiteri. Tra questi, numerosi hanno abbracciato
l’impegno missionario ad gentes, in terre
lontane, ereditando lo spirito apostolico che spingeva san
Paolo a portare il Vangelo là dove ancora non era
arrivato. E’ questo un aspetto che volentieri ho
ribadito, che cioè “la fede si rafforza quando viene
offerta agli altri” (Enc. Redemptoris
missio, 2). Sul ceppo di questa fede, Malta si è
sviluppata ed ora si apre a varie realtà economiche,
sociali e culturali, alle quali offre un apporto prezioso.
E’
chiaro che Malta ha dovuto spesso difendersi nel corso dei
secoli – e lo si vede dalle sue fortificazioni. La
posizione strategica del piccolo arcipelago attirava
ovviamente l’attenzione delle diverse potenze politiche
e militari. E tuttavia, la vocazione più profonda di
Malta è quella cristiana, vale a dire la vocazione
universale della pace! La celebre croce di Malta, che
tutti associano a quella Nazione, ha sventolato tante
volte in mezzo a conflitti e contese; ma, grazie a Dio,
non ha mai perso il suo significato autentico e perenne:
è il segno dell’amore e della riconciliazione, e questa
è la vera vocazione dei popoli che accolgono e
abbracciano il messaggio cristiano!
Crocevia
naturale, Malta è al centro di rotte di migrazione:
uomini e donne, come un tempo san Paolo, approdano sulle
coste maltesi, talvolta spinti da condizioni di vita assai
ardue, da violenze e persecuzioni, e ciò comporta,
naturalmente, problemi complessi sul piano umanitario,
politico e giuridico, problemi che hanno soluzioni non
facili, ma da ricercare con perseveranza e tenacia,
concertando gli interventi a livello internazionale. Così
è bene che si faccia in tutte le Nazioni che hanno i
valori cristiani nelle radici delle loro Carte
Costituzionali e delle loro culture.
La sfida
di coniugare nella complessità dell’oggi la perenne
validità del Vangelo è affascinante per tutti, ma
specialmente per i giovani. Le nuove generazioni infatti
la avvertono in modo più forte, e per questo ho voluto
che anche a Malta, malgrado la brevità della mia visita,
non mancasse l’incontro
con i giovani. E’ stato un momento di profondo e
intenso dialogo, reso ancora più bello dall’ambiente in
cui si è svolto – il porto di Valletta – e
dall’entusiasmo dei giovani. A loro non potevo non
ricordare l’esperienza giovanile di san Paolo:
un’esperienza straordinaria, unica, eppure capace di
parlare alle nuove generazioni di ogni epoca, per quella
radicale trasformazione seguita all’incontro con Cristo
Risorto. Ho guardato dunque ai giovani di Malta come a dei
potenziali eredi dell’avventura spirituale di san Paolo,
chiamati come lui a scoprire la bellezza dell’amore di
Dio donatoci in Gesù Cristo; ad abbracciare il mistero
della sua Croce; ad essere vincitori proprio nelle prove e
nelle tribolazioni, a non avere paura delle “tempeste”
della vita, e nemmeno dei naufragi, perché il disegno
d’amore di Dio è più grande anche delle tempeste e dei
naufragi.
Cari
amici, questo, in sintesi, è stato il messaggio che ho
portato a Malta. Ma, come accennavo, è stato tanto ciò
che io stesso ho ricevuto da quella Chiesa, da quel popolo
benedetto da Dio, che ha saputo collaborare validamente
con la sua grazia. Per intercessione dell’apostolo
Paolo, di san Giorgio
Preca, sacerdote, primo santo maltese, e della Vergine
Maria, che i fedeli di Malta e Gozo venerano con tanta
devozione, possa sempre progredire nella pace e nella
prosperità.
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