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UDIENZA GENERALE
(22 MARZO 2006) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte: Radio Vaticana,
22 marzo 2006
TESTIMONI
DELLA PERSONA DI GESU’ FINO AGLI ESTREMI CONFINI DELLA
TERRA: ALL’UDIENZA GENERALE, LA CATECHESI DI BENEDETTO
XVI SUL RUOLO DEGLI APOSTOLI, “INVIATI DI CRISTO”.
APPELLO DEL PAPA PER I MALATI DI TUBERCOLOSI
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L’annuncio
della salvezza è per tutto il mondo e gli apostoli
– i Dodici degli inizi come quelli di oggi –
hanno il dovere di essere testimoni di Cristo fino
agli estremi confini della terra. E’ la sintesi
della catechesi tenuta questa mattina da Benedetto
XVI in una Piazza San Pietro gremita da circa 35
mila fedeli. Al termine dell’udienza generale, il
Papa ha levato anche un appello per i malati di
tubercolosi, specialmente quelli più poveri,
chiedendo per loro cure adeguate e solidarietà. Il
servizio di Alessandro De Carolis.
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Stare con Gesù fino a diventarne “esperti”,
per poi testimoniare la sua persona - e non un’idea - in
qualsiasi parte del mondo, perché la sua salvezza è per
“tutte le nazioni”. La descrizione degli Apostoli
fatta da Benedetto XVI all’udienza generale di
stamattina è quasi un identikit spirituale
dell’evangelizzatore di oggi. Il Papa ha ripreso il filo
della catechesi avviata mercoledì scorso sul rapporto tra
gli Apostoli e la Chiesa riflettendo questa volta sul
ruolo di “inviati” che caratterizza la vita dei
Dodici. Rammentando i passi dei Vangeli che narrano la
chiamata dei discepoli intenti al lavoro e la successiva
pesca miracolosa, Benedetto XVI ha ricostruito le
circostanze che portano un gruppo di pescatori dal lavoro
con le reti alla “sequela di Cristo”:
“In
particolare, la pesca miracolosa costituisce il contesto
immediato e offre il simbolo della missione di pescatori
di uomini, ad essi affidata. Il destino di questi
"chiamati", d'ora in poi, sarà intimamente
legato a quello di Gesù. L'apostolo è un inviato, ma,
prima ancora, un ‘esperto’ di Gesù”.
Tra gli evangelisti, Giovanni è colui che presenta
una scena diversa della vocazione. Essa avviene sulle rive
del Giordano, dove è il Battista ad indicare il Messia ai
futuri apostoli. E in quel “venite e vedrete” col
quale Gesù li invita a seguirlo è racchiuso, ha spiegato
il Papa, il significato profondo della scelta:
“L'avventura
degli Apostoli comincia così, come un incontro di persone
che si aprono reciprocamente. Comincia per i discepoli una
conoscenza diretta del Maestro. Essi infatti non dovranno
essere annunciatori di un'idea, ma testimoni di una
persona. Prima di essere mandati ad evangelizzare,
dovranno "stare" con Gesù, stabilendo con lui
un rapporto personale. Su questa base, l'evangelizzazione
altro non sarà che un annuncio di ciò che si è
sperimentato e un invito ad entrare nel mistero della
comunione con Cristo: avvicinarsi
per vedere dove abita, per conoscerlo, per vederlo e così
capire che è il Messia”.
Un annuncio e un mistero fatto per gli uomini di
ogni epoca e di ogni latitudine, nonostante – ha
obiettato il Pontefice – una “certa critica di
ispirazione razionalistica” abbia individuato nella
missione di Gesù, indirizzata principalmente ai suoi
conterranei, “la mancanza di una coscienza
universalistica del Nazareno”. Non si tratta di questo,
ha affermato Benedetto XVI, ma anzi “l’iniziale
restringimento ad Israele” della missione di Gesù e dei
suoi diventa “il segno profetico più efficace” di una
salvezza rivolta a tutti:
“Dopo
la Passione e la Resurrezione di Cristo tale segno sarà
chiarito. Il carattere universale della missione degli
Apostoli diventerà esplicito. Cristo invierà gli
Apostoli in tutto il mondo, a tutte le nazioni, fino agli
estremi confini della Terra, e questa missione continua
sempre, è mandato del Signore di riunire i popoli
nell’unità del suo amore e della sua fede. Questa è la
nostra speranza e questo è anche il nostro mandato di
contribuire a questa universalità, a questa vera unità,
nella ricchezza delle culture, in comunione con il nostro
vero Signore, Gesù Cristo”.
(musica
banda)
L’udienza
generale, che era iniziata con le note di un complesso
bandistico, si è conclusa in modo analogo, ma tra i
saluti ai vari gruppi – tra cui quello della diocesi di
Como, guidato dal vescovo Alessandro Maggiolini –
Benedetto XVI ha levato un appello in vista della Giornata
mondiale ONU per la lotta contro la Tubercolosi, in
programma dopodomani. Secondo gli ultimi dati dell’OMS,
la TBC è la seconda malattia più virulenta dopo l’AIDS
e causa 5 mila vittime al giorno e due milioni all’anno,
specialmente tra le persone in miseria:
“Auspico
un rinnovato impegno a livello globale, affinché siano
rese disponibili le risorse necessarie per curare questi
nostri fratelli ammalati, che spesso vivono anche in
situazione di grande povertà. Incoraggio le iniziative di
assistenza e di solidarietà nei loro confronti,
auspicando che ad essi siano sempre assicurate dignitose
condizioni di vita”.
(applausi)
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LE PAROLE DEL PAPA
- FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -
Cari
fratelli e sorelle,
la
Lettera agli Efesini ci presenta la Chiesa come una
costruzione edificata "sul fondamento degli apostoli
e dei profeti, avendo come pietra angolare lo stesso
Cristo Gesù" (2,29). Nell'Apocalisse il ruolo degli
Apostoli, e più specificamente dei Dodici, è chiarito
nella prospettiva escatologica della Gerusalemme celeste,
presentata come una città le cui mura "poggiano su
dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei
dodici apostoli dell'Agnello" (21,14). I Vangeli
concordano nel riferire che la chiamata degli Apostoli
segnò i primi passi del ministero di Gesù, dopo il
battesimo ricevuto dal Battista nelle acque del Giordano.
Stando al
racconto di Marco (1, 16-20) e di Matteo (4, 18-22), lo
scenario della chiamata dei primi Apostoli è il lago di
Galilea. Gesù ha da poco cominciato la predicazione del
Regno di Dio, quando il suo sguardo si posa su due coppie
di fratelli: Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni. Sono
pescatori, impegnati nel loro lavoro quotidiano. Gettano
le reti, le riassettano. Ma un'altra pesca li attende. Gesù
li chiama con decisione ed essi con prontezza lo seguono:
ormai saranno "pescatori di uomini" (cfr Mc 1,17;
Mt 4,19). Luca, pur seguendo la medesima
tradizione, ha un racconto più elaborato (5,1-11). Esso
mostra il cammino di fede dei primi discepoli, precisando
che l'invito alla sequela giunge loro dopo aver ascoltato
la prima predicazione di Gesù e sperimentato i primi
segni prodigiosi da lui compiuti. In particolare, la pesca
miracolosa costituisce il contesto immediato e offre il
simbolo della missione di pescatori di uomini, ad essi
affidata. Il destino di questi "chiamati", d'ora
in poi, sarà intimamente legato a quello di Gesù.
L'apostolo è un inviato, ma, prima ancora, un
"esperto" di Gesù.
Proprio
questo aspetto è messo in evidenza dall'evangelista
Giovanni fin dal primo incontro di Gesù con i futuri
Apostoli. Qui lo scenario è diverso. L'incontro si svolge
sulle rive del Giordano. La presenza dei futuri discepoli,
venuti anch'essi, come Gesù, dalla Galilea per vivere
l'esperienza del battesimo amministrato da Giovanni, fa
luce sul loro mondo spirituale. Erano uomini in attesa del
Regno di Dio, desiderosi di conoscere il Messia, la cui
venuta era annunciata come imminente. Basta ad essi
l'indicazione di Giovanni Battista che addita in Gesù
l'Agnello di Dio (cfr Gv 1,36), perché sorga in
loro il desiderio di un incontro personale con il Maestro.
Le battute del dialogo di Gesù con i primi due futuri
Apostoli sono molto espressive. Alla domanda: "Che
cercate?", essi rispondono con un'altra domanda:
"Rabbì (che significa Maestro), dove abiti?".
La risposta di Gesù è un invito: "Venite e
vedrete" (cfr Gv 1,38-39). Venite per poter
vedere. L'avventura degli Apostoli comincia così, come un
incontro di persone che si aprono reciprocamente. Comincia
per i discepoli una conoscenza diretta del Maestro. Vedono
dove abita e cominciano a conoscerlo. Essi infatti non
dovranno essere annun-ciatori di un'idea, ma testimoni di
una persona. Prima di essere mandati ad evangelizzare,
dovranno "stare" con Gesù (cfr Mc 3,14),
stabilendo con lui un rapporto personale. Su questa base,
l'evangelizzazione altro non sarà che un annuncio di ciò
che si è sperimentato e un invito ad entrare nel mistero
della comunione con Cristo (cfr 1 Gv 13).
A chi
saranno inviati gli Apostoli? Nel Vangelo Gesù sembra
restringere al solo Israele la sua missione: "Non
sono stato inviato che alle pecore perdute della casa
d'Israele" (Mt 15,24). In maniera analoga egli
sembra circoscrivere la missione affidata ai Dodici:
"Questi Dodici Gesù li inviò dopo averli così
istruiti: ‘Non andate fra i pagani e non entrate nelle
città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore
perdute della casa d'Israele’" (Mt 10,5s.).
Una certa critica moderna di ispirazione razionalistica
aveva visto in queste espres-sioni la mancanza di una
coscienza universalistica del Nazareno. In realtà, esse
vanno comprese alla luce del suo rapporto speciale con
Israele, comunità dell'alleanza, nella continuità della
storia della salvezza. Secondo l'attesa messianica le
promesse divine, immediatamente indirizzate ad Israele,
sarebbero giunte a compimento quando Dio stesso,
attraverso il suo Eletto, avrebbe raccolto il suo popolo
come fa un pastore con il gregge: "Io salverò le mie
pecore e non saranno più oggetto di preda... Susciterò
per loro un pastore che le pascerà, Davide mio servo.
Egli le condurrà al pascolo, sarà il loro pastore; io,
il Signore, sarò il loro Dio e Davide mio servo sarà
principe in mezzo a loro" (Ez 34,22-24). Gesù
è il pastore escatologico, che raduna le pecore perdute
della casa d'Israele e va in cerca di esse, perché le
conosce e le ama (cfr Lc 15,4-7 e Mt
18,12-14; cfr anche la figura del buon pastore in Gv
10,11ss.). Attraverso questa "raccolta" il Regno
di Dio si annuncia a tutte le genti: "Fra le genti
manifesterò la mia gloria e tutte le genti vedranno la
giustizia che avrò fatta e la mano che avrò posta su di
voi" (Ez 39,21). E Gesù segue proprio questo
filo profetico. Il primo passo è la "raccolta"
del popolo di Israele, perché così tutte le genti
chiamate a radunarsi nella comunione col Signore, possano
vedere e credere.
Così, i
Dodici, assunti a partecipare alla stessa missione di Gesù,
cooperano col Pastore degli ultimi tempi, andando
anzitutto anche loro dalle pecore perdute della casa
d'Israele, rivolgendosi cioè al popolo della promessa, il
cui raduno è il segno di salvezza per tutti i popoli,
l'inizio dell'universalizzazione dell'Alleanza. Lungi dal
contraddire l'apertura universalistica dell'azione
messianica del Nazareno, l'iniziale restringimento ad
Israele della missione sua e dei Dodici ne diventa così
il segno profetico più efficace. Dopo la passione e la
risurrezione di Cristo tale segno sarà chiarito: il
carattere universale della missione degli Apostoli
diventerà esplicito. Cristo invierà gli Apostoli
"in tutto il mondo" (Mc 16,15), a
"tutte le nazioni" (Mt 28,19; Lc
24,47, "fino agli estremi confini della terra" (At
1,8). E questa missione continua. Continua sempre il
mandato del Signore di riunire i popoli nell'unità del
suo amore. Questa è la nostra speranza e questo è anche
il nostro mandato: contribuire a questa universalità, a
questa vera unità nella ricchezza delle culture, in
comunione con il nostro vero Signore Gesù Cristo.
©
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