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UDIENZA
GENERALE (22 OTTOBRE 2009) |
Radio
Vaticana, 22 ottobre 2009
Benedetto
XVI all’udienza generale parla di San Bernardo: l'uomo
trova Dio più con la preghiera che con la ragione. Maria
ci conduce a Gesù
La
ragione non basta a risolvere questioni fondamentali su
Dio, l’uomo e il mondo: così il Papa stamane nella
catechesi, all’udienza generale in Piazza San Pietro,
dedicata a San Bernardo Chiaravalle. Benedetto XVI ha
inoltre ricordato il Sinodo per l’Africa che sta per
concludersi e l’importante ruolo della Chiesa in questo
travagliato continente. Circa 40mila i pellegrini
presenti. Il servizio di Roberta Gisotti.
Il francese San Bernardo, tra i grandi Dottori della
Chiesa, che seppe raccogliere - nella seconda metà del
Medioevo – “la ricca eredità della dottrina
patristica”, fondatore a 25 anni del monastero di
Clairvaux (Chiaravalle) e poi di altri monasteri
femminili. Bernardo operò un grande rinnovamento nella
vita monastica del tempo - ha ricordato Benedetto XVI -
richiamando “con decisione la necessità di una vita
sobria e misurata” e “raccomandando il sostentamento e
la cura dei poveri”; prese poi “le difese degli ebrei,
condannando i sempre più diffusi rigurgiti di
antisemitismo”, e contrastò l’eresia dei Catari che
disprezzando la materia disprezzavano il Creatore.
Dalle sue numerose lettere, sermoni, sentenze e
trattati Benedetto XVI ha tratto spunto per richiamare
“due aspetti centrali” del pensiero teologico di
Bernardo, che riguardano Gesù Cristo e sua madre Maria:
“La fede è anzitutto incontro personale, intimo
con Gesù, è fare esperienza della sua vicinanza, della
sua amicizia, del suo amore, e solo così si impara a
conoscerlo sempre di più, ad amarlo e seguirlo sempre più.
Che questo possa avvenire per ciascuno di noi!”
“Insiste Bernardo dinanzi ai complessi ragionamenti
dialettici del suo tempo” che “solo Gesù è ‘miele
alla bocca, cantico all’orecchio, giubilo del cuore”,
da qui il titolo di Doctor mellifluus.
E, Bernardo non ha dubbi che sia Maria a condurci a Gesù,
tramite “la particolarissima partecipazione della Madre
al sacrificio del Figlio”, conquistando “un posto
privilegiato” “nell’economia della Salvezza”.
Bernardo innamorato di Gesù e Maria provoca “ancora
oggi in maniera salutare – ha detto il Papa – non solo
i teologi ma tutti i credenti”:
“A volte si pretende di risolvere le questioni
fondamentali su Dio, sull’uomo e sul mondo con le sole
forze della ragione”.
Ammonisce infatti San Bernardo che “senza una
profonda fede in Dio” alimentata da preghiera e
contemplazione ogni riflessione sui misteri divini rischia
di diventare “un vano esercizio intellettuale”,
perdendo di credibilità.
“Insieme a Bernardo di Chiaravalle, anche noi
dobbiamo riconoscere che l’uomo cerca meglio e trova più
facilmente Dio 'con la preghiera che con la
discussione'”.
Infine l’invocazione a Maria tratta da una “bella
omelia” di Bernardo:
“Nei pericoli, nelle angustie, nelle incertezze, -
egli dice - pensa a Maria, invoca Maria. Ella non si parta
mai dal tuo labbro, non si parta mai dal tuo cuore; e
perché tu abbia ad ottenere l'aiuto della sua preghiera,
non dimenticare mai l'esempio della sua vita”.
Nei saluti ai fedeli Benedetto XVI, richiamando i
lavori del Sinodo per l’Africa, ha sottolineato
l’importante ruolo della Chiesa in questo continente,
che malgrado le difficoltà cresce continuamente, e non
solo propaga la fede ma porta aiuto ai popoli afflitti da
povertà e guerre.
Poi ancora un indirizzo particolare ai Missionari
comboniani del Cuore di Gesù in occasione del loro
Capitolo generale e ai religiosi Servi della Carità –
Opera Don Guanella in vista della festa del loro
fondatore. Un benvenuto infine alla delegazione del
Patriarcato ortodosso di Bulgaria, con l’invio di un
fraterno saluto in patria al Patriarca Maxim.
UDIENZA
GENERALE
Piazza San
Pietro
Mercoledì, 21 ottobre 2009
San
Bernardo di Chiaravalle
Cari
fratelli e sorelle,
oggi
vorrei parlare su san Bernardo di Chiaravalle, chiamato
“l’ultimo dei Padri” della Chiesa, perché nel XII
secolo, ancora una volta, rinnovò e rese presente la
grande teologia dei Padri. Non conosciamo in dettaglio gli
anni della sua fanciullezza; sappiamo comunque che egli
nacque nel 1090 a Fontaines in Francia, in una
famiglia numerosa e discretamente agiata. Giovanetto, si
prodigò nello studio delle cosiddette arti liberali –
specialmente della grammatica, della retorica e della
dialettica – presso la scuola dei Canonici della chiesa
di Saint-Vorles, a Châtillon-sur-Seine e
maturò lentamente la decisione di entrare nella vita
religiosa. Intorno ai vent’anni entrò a Cîteaux,
una fondazione monastica nuova, più agile rispetto agli
antichi e venerabili monasteri di allora e, al tempo
stesso, più rigorosa nella pratica dei consigli
evangelici. Qualche anno più tardi, nel 1115, Bernardo
venne inviato da santo Stefano Harding, terzo Abate di Cîteaux,
a fondare il monastero di Chiaravalle (Clairvaux).
Qui il giovane Abate, aveva solo venticinque anni, poté
affinare la propria concezione della vita monastica, e
impegnarsi nel tradurla in pratica. Guardando alla
disciplina di altri monasteri, Bernardo richiamò con
decisione la necessità di una vita sobria e misurata,
nella mensa come negli indumenti e negli edifici
monastici, raccomandando il sostentamento e la cura dei
poveri. Intanto la comunità di Chiaravalle diventava
sempre più numerosa, e moltiplicava le sue fondazioni.
In quegli
stessi anni, prima del 1130, Bernardo avviò una vasta
corrispondenza con molte persone, sia importanti che di
modeste condizioni sociali. Alle tante Lettere di
questo periodo bisogna aggiungere numerosi Sermoni,
come anche Sentenze e Trattati. Sempre a
questo tempo risale la grande amicizia di Bernardo con
Guglielmo, Abate di Saint-Thierry, e con Guglielmo
di Champeaux, figure tra le più importanti del XII
secolo. Dal 1130 in poi, iniziò a occuparsi di non pochi
e gravi questioni della Santa Sede e della Chiesa. Per
tale motivo dovette sempre più spesso uscire dal suo
monastero, e talvolta fuori dalla Francia. Fondò anche
alcuni monasteri femminili, e fu protagonista di un vivace
epistolario con Pietro
il Venerabile, Abate di Cluny, sul quale ho parlato
mercoledì scorso. Diresse soprattutto i suoi scritti
polemici contro Abelardo, un grande pensatore che ha
iniziato un nuovo modo di fare teologia, introducendo
soprattutto il metodo dialettico-filosofico nella
costruzione del pensiero teologico. Un altro fronte contro
il quale Bernardo ha lottato è stata l’eresia dei
Catari, che disprezzavano la materia e il corpo umano,
disprezzando, di conseguenza, il Creatore. Egli, invece,
si sentì in dovere di prendere le difese degli ebrei,
condannando i sempre più diffusi rigurgiti di
antisemitismo. Per quest’ultimo aspetto della sua azione
apostolica, alcune decine di anni più tardi, Ephraim,
rabbino di Bonn, indirizzò a Bernardo un vibrante
omaggio. In quel medesimo periodo il santo Abate scrisse
le sue opere più famose, come i celeberrimi Sermoni
sul Cantico dei Cantici. Negli ultimi anni della sua
vita – la sua morte sopravvenne nel 1153 – Bernardo
dovette limitare i viaggi, senza peraltro interromperli
del tutto. Ne approfittò per rivedere definitivamente il
complesso delle Lettere, dei Sermoni e dei Trattati.
Merita di essere menzionato un libro abbastanza
particolare, che egli terminò proprio in questo periodo,
nel 1145, quando un suo allievo, Bernardo Pignatelli, fu
eletto Papa col nome di Eugenio III. In questa
circostanza, Bernardo, in qualità di Padre spirituale,
scrisse a questo suo figlio spirituale il testo De
Consideratione, che contiene insegnamenti per poter
essere un buon Papa. In questo libro, che rimane una
lettura conveniente per i Papi di tutti i tempi, Bernardo
non indica soltanto come fare bene il Papa, ma esprime
anche una profonda visione del mistero della Chiesa e del
mistero di Cristo, che si risolve, alla fine, nella
contemplazione del mistero di Dio trino e uno: “Dovrebbe
proseguire ancora la ricerca di questo Dio, che non è
ancora abbastanza cercato”, scrive il santo Abate “ma
forse si può cercare meglio e trovare più facilmente con
la preghiera che con la discussione. Mettiamo allora qui
termine al libro, ma non alla ricerca” (XIV, 32: PL
182, 808), all’essere in cammino verso Dio.
Vorrei
ora soffermarmi solo su due aspetti centrali della ricca
dottrina di Bernardo: essi riguardano Gesù Cristo e Maria
santissima, sua Madre. La sua sollecitudine per l’intima
e vitale partecipazione del cristiano all’amore di Dio
in Gesù Cristo non porta orientamenti nuovi nello statuto
scientifico della teologia. Ma, in maniera più che mai
decisa, l’Abate di Clairvaux configura il teologo
al contemplativo e al mistico. Solo Gesù – insiste
Bernardo dinanzi ai complessi ragionamenti dialettici del
suo tempo – solo Gesù è “miele alla bocca, cantico
all’orecchio, giubilo nel cuore (mel in ore, in aure
melos, in corde iubilum)”. Viene proprio da qui il
titolo, a lui attribuito dalla tradizione, di Doctor
mellifluus: la sua lode di Gesù Cristo, infatti,
“scorre come il miele”. Nelle estenuanti battaglie tra
nominalisti e realisti – due correnti filosofiche
dell’epoca - l’Abate di Chiaravalle non si stanca di
ripetere che uno solo è il nome che conta, quello di Gesù
Nazareno. “Arido è ogni cibo dell’anima”, confessa,
“se non è irrorato con questo olio; insipido, se non è
condito con questo sale. Quello che scrivi non ha sapore
per me, se non vi avrò letto Gesù”. E conclude:
“Quando discuti o parli, nulla ha sapore per me, se non
vi avrò sentito risuonare il nome di Gesù” (Sermones
in Cantica Canticorum XV, 6: PL 183,847). Per
Bernardo, infatti, la vera conoscenza di Dio consiste
nell’esperienza personale, profonda di Gesù Cristo e
del suo amore. E questo, cari fratelli e sorelle, vale per
ogni cristiano: la fede è anzitutto incontro personale,
intimo con Gesù, è fare esperienza della sua vicinanza,
della sua amicizia, del suo amore, e solo così si impara
a conoscerlo sempre di più, ad amarlo e seguirlo sempre
più. Che questo possa avvenire per ciascuno di noi!
In un
altro celebre Sermone nella domenica fra
l’ottava dell’Assunzione, il santo Abate descrive
in termini appassionati l’intima partecipazione di Maria
al sacrificio redentore del Figlio. “O santa Madre, -
egli esclama - veramente una spada ha trapassato la tua
anima!... A tal punto la violenza del dolore ha trapassato
la tua anima, che a ragione noi ti possiamo chiamare più
che martire, perché in te la partecipazione alla passione
del Figlio superò di molto nell’intensità le
sofferenze fisiche del martirio” (14: PL
183,437-438). Bernardo non ha dubbi: “per Mariam ad
Iesum”, attraverso Maria siamo condotti a Gesù.
Egli attesta con chiarezza la subordinazione di Maria a
Gesù, secondo i fondamenti della mariologia tradizionale.
Ma il corpo del Sermone documenta anche il posto
privilegiato della Vergine nell’economia della salvezza,
a seguito della particolarissima partecipazione della
Madre (compassio) al sacrificio del Figlio. Non per
nulla, un secolo e mezzo dopo la morte di Bernardo, Dante
Alighieri, nell’ultimo canto della Divina Commedia,
metterà sulle labbra del “Dottore mellifluo” la
sublime preghiera a Maria: “Vergine Madre, figlia del
tuo Figlio,/umile ed alta più che creatura,/termine fisso
d’eterno consiglio, …” (Paradiso 33, vv.
1ss.).
Queste
riflessioni, caratteristiche di un innamorato di Gesù e
di Maria come san Bernardo, provocano ancor oggi in
maniera salutare non solo i teologi, ma tutti i credenti.
A volte si pretende di risolvere le questioni fondamentali
su Dio, sull’uomo e sul mondo con le sole forze della
ragione. San Bernardo, invece, solidamente fondato sulla
Bibbia e sui Padri della Chiesa, ci ricorda che senza una
profonda fede in Dio, alimentata dalla preghiera e dalla
contemplazione, da un intimo rapporto con il Signore, le
nostre riflessioni sui misteri divini rischiano di
diventare un vano esercizio intellettuale, e perdono la
loro credibilità. La teologia rinvia alla “scienza dei
santi”, alla loro intuizione dei misteri del Dio
vivente, alla loro sapienza, dono dello Spirito Santo, che
diventano punto di riferimento del pensiero teologico.
Insieme a Bernardo di Chiaravalle, anche noi dobbiamo
riconoscere che l’uomo cerca meglio e trova più
facilmente Dio “con la preghiera che con la
discussione”. Alla fine, la figura più vera del teologo
e di ogni evangelizzatore rimane quella dell’apostolo
Giovanni, che ha poggiato il suo capo sul cuore del
Maestro.
Vorrei
concludere queste riflessioni su san Bernardo con le
invocazioni a Maria, che leggiamo in una sua bella omelia.
“Nei pericoli, nelle angustie, nelle incertezze, - egli
dice - pensa a Maria, invoca Maria. Ella non si parta mai
dal tuo labbro, non si parta mai dal tuo cuore; e perché
tu abbia ad ottenere l'aiuto della sua preghiera, non
dimenticare mai l'esempio della sua vita. Se tu la segui,
non puoi deviare; se tu la preghi, non puoi disperare; se
tu pensi a lei, non puoi sbagliare. Se ella ti sorregge,
non cadi; se ella ti protegge, non hai da temere; se ella
ti guida, non ti stanchi; se ella ti è propizia,
giungerai alla meta...” (Hom. II super «Missus est»,
17: PL 183, 70-71).
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