UDIENZA GENERALE (24 AGOSTO 2005) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte: Radio Vaticana, 24 agosto 2005
DALLA GMG, L’AUSPICIO DI UNA GRANDE PRIMAVERA DI SPERANZA PER L’EUROPA E IL MONDO. ALL’UDIENZA GENERALE, L’EMOZIONE DI BENEDETTO XVI PER LE GIORNATE DI COLONIA, FONDAMENTALI PER LA VOCAZIONE CRISTIANA DEI GIOVANI E PER IL DIALOGO TRA LE RELIGIONI. L’APPELLO DEL PAPA PER LE INONDAZIONI E GLI INCENDI IN EUROPA
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“Un’intuizione profetica” del suo “indimenticabile” predecessore, destinata a segnare una “grande primavera di speranza” per l’Europa e il mondo. Benedetto XVI ha dedicato ai quattro giorni trascorsi in Germania per la Giornata Mondiale della Gioventù l’udienza generale di questa mattina, davanti a 7 mila persone di quattro continenti. |
Tra queste, spiccavano una delegazione interreligiosa proveniente da Nagasaki e una di religiosi buddisti. Come di consueto, il Papa è giunto questa mattina in elicottero da Castel Gandolfo e ha poi fatto ritorno alla sua residenza estiva, non prima di aver invitato alla solidarietà verso l’Europa colpita da numerosi disastri ambientali. Il servizio di Alessandro De Carolis:
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Volti di giovani lungo la città, masse festose a bordi del Reno, gesti di fede di una notte e di un giorno a Marienfeld, parole di comprensione tra esponenti di credi diversi che guardano all’unico Dio. I fotogrammi di quattro giornate fuori dell’ordinario sono rimaste impresse nella memoria e nel cuore del Papa, legate dal filo di una emozione difficile a decantarsi. Lo ha ammesso il Pontefice stesso, ai 7 mila pellegrini dell’udienza generale di oggi, in Aula Paolo VI: Benedetto XVI è riandato con la mente al tutto e alle parti di quella 20.ma GMG di Colonia che l’ha portato, Pontefice
tedesco, a compiere il suo primo viaggio all’estero in patria e lì, a pochi mesi dall’elezione, ad abbracciare la speranza dell’Europa e del mondo – i giovani – e ad arricchire con un nuovo gesto altamente simbolico quattro decenni di rinnovato dialogo con ebrei e musulmani:
“Quanto è significativo che tutto questo sia avvenuto mentre ci avviamo verso la conclusione dell’Anno Eucaristico voluto da Giovanni Paolo II! “Siamo venuti per adorarlo”: il tema dell’Incontro ha invitato tutti a seguire idealmente i Magi, e a compiere insieme a loro un interiore viaggio di conversione verso l’Emanuele, il Dio con noi, per conoscerlo, incontrarlo, adorarlo, e, dopo averlo incontrato e adorato, ripartire poi recando nell’animo la sua luce e la sua gioia”.
Ai ricordi, Benedetto XVI ha intrecciato una lunga sequela di ringraziamenti alla Chiesa e alle autorità tedesche, per l’organizzazione della GMG, estendendo la propria riconoscenza anche a chi, da ogni parte del mondo, ha offerto il proprio contributo “per la riuscita spirituale” dell’appuntamento di Colonia. Un grazie che ha raggiunto anche gli operatori dei media e i loro “provvidenziali collegamenti radiotelevisivi”, come li ha definiti il Papa, che hanno rilanciato la GMG ad ogni latitudine. Quindi, dalle istantanee della scorsa settimana, il Papa ha voluto estrarre e illuminarne
alcune in particolare. L’incontro con i seminaristi, ad esempio, voluto – ha detto – “per mettere in risalto la dimensione vocazionale tipica delle Giornate Mondiali della Gioventù”. Come pure la dimensione del dialogo interconfessionale e religioso che, ha spiegato, proprio nel contesto del raduno giovanile mondiale trova una sua efficace collocazione:
“Il ruolo della Germania nel dialogo ecumenico è importante sia per la triste storia delle divisioni che per la parte significativa svolta nel cammino di riconciliazione. Auspico che il dialogo, quale scambio reciproco di doni, contribuisca inoltre a far crescere e maturare quella ‘sinfonia’ ordinata ed armonica che è l’unità cattolica. In tale prospettiva, le Giornate Mondiali della Gioventù rappresentano un valido ‘laboratorio’ ecumenico”.
Parlando dell’incontro con i “fratelli ebrei” nella Sinagoga di Colonia, a 60 anni dalla Shoah e a 40 dalla Dichiarazione conciliare Nostra aetate, Benedetto XVI ha riflettuto sulla “nuova stagione di dialogo e di solidarietà spirituale tra ebrei e cristiani”, introdotta dal documento del Vaticano II, e della “stima per le altre grandi tradizioni religiose”, come l’islam:
“Per tale ragione ho voluto incontrare i rappresentanti di alcune Comunità musulmane, ai quali ho manifestato le speranze e le preoccupazioni del difficile momento storico che stiamo vivendo, auspicando che siano estirpati il fanatismo e la violenza e che insieme si possa collaborare nel difendere sempre la dignità della persona umana e tutelare i suoi diritti fondamentali”.
A tre giorni dalla loro conclusione, le giornate di Colonia – con la loro densità, hanno finito per suggerire al cuore di Benedetto XVI un grande auspicio per il futuro, al cui centro resta, ha ribadito, quel “Gesù che si fa nostro compagno di viaggio nell’Eucaristia”: un sacramento – secondo una metafora del Papa ormai fatta propria dai giovani - che porta “la fissione nucleare” nel cuore più nascosto dell’essere:
“Solo quest’intima esplosione del bene che vince il male può dar vita alle altre trasformazioni necessarie per cambiare il mondo. Gesù il Volto di Dio misericordioso continua ad illuminare il nostro cammino come la stella che guida i Magi e ci riempie della sua gioia. Preghiamo ora perché i giovani da Colonia rechino con sé la luce di Cristo, che è verità e amore e la diffondano dappertutto. Confido che grazie alla forza dello Spirito Santo e all’aiuto materno della Vergine Maria potremo assistere ad una primavera di speranza in Germania, in Europa e nel mondo intero”.
E dalla speranza per un’Europa illuminata dalla luce di Cristo, il Pontefice è passato, al termine dell’udienza, all’appello solidale per il Vecchio Continente che negli ultimi giorni ha conosciuto devastazioni, vittime e danni, provocate da inondazioni e incendi:
“Molte famiglie sono rimaste senza casa e centinaia di persone debbono far fronte a tragici disagi. Mentre invoco dal Signore il premio eterno per coloro che hanno perso la vita, assicuro la mia spirituale vicinanza nell’affetto e nella preghiera a quanti sono provati da questi gravi eventi, confidando che possano essere sostenuti dalla comune solidarietà”.
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Ma torniamo alla Giornata Mondiale della Gioventù: come hanno commentato i giornalisti il primo viaggio internazionale di Benedetto XVI? Quali i discorsi che più hanno colpito? Fabio Colagrande lo ha chiesto ad Andrea Tornielli, vaticanista de Il Giornale:
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R. – Sono stati i tre discorsi fondamentali, quello della festa di accoglienza, quello della Veglia sabato sera e quello dell’omelia di domenica. Sono dei discorsi molto densi e molto belli, tutti centrati sull’essenziale della fede cristiana, che è l’incontro con una Persona viva, con un Volto, quello di Gesù di Nazareth, che i Magi trovano a Betlemme. Aveva colpito moltissimo che il Papa, parlando a questa vastissima platea di giovani, non abbia rivolto degli appelli etici, non abbia presentato dei dogmi né dei divieti. Ha invece mostrato qualcosa che viene prima, qualcosa di più importante, dal quale discende poi anche
l’etica, ed è l’incontro con la fede, presentata come l’incontro con una Persona viva. Così come mi ha colpito tantissimo il fatto che ha detto che questo incontro avviene nell’alveo della Chiesa cattolica, una Chiesa dove sono presenti anche, come in una rete, pesci buoni ma anche pesci cattivi. Ha detto, però, con una frase, forse la più commovente, che è in fondo consolante che insieme al grano ci sia anche la zizzania, perché questo significa che anche noi, con i nostri difetti, possiamo far parte di questa grande famiglia: e in fondo Gesù è venuto per i peccatori.
D. – Parlando ai vescovi tedeschi, proprio nell’ultima giornata del suo viaggio, il Papa ha parlato dell’ora del coraggio. Dopo la GMG ci deve essere un nuovo inizio, un nuovo impulso proprio alla pastorale giovanile. Da questo punto di vista anche il linguaggio dei sacerdoti, dei pastori forse va un po’ rinnovato…
R. – Sì, il Papa ha detto che i giovani non cercano una Chiesa “giovanilistica”. La Chiesa non deve essere giovanilistica, ma giovane. A me ha colpito che in quel discorso ai vescovi il Papa non si è per nulla nascosto le difficoltà che esistono in Germania e in Europa - la scristianizzazione – però ha anche detto che non bisogna in alcun modo annacquare il Vangelo. Allora, ci può essere certamente uno spunto nuovo di annuncio, per quanto riguarda il linguaggio, ma credo che prima di tutto ci debba essere una conversione di tutti, anche all’interno della Chiesa, alla riscoperta della
bellezza della fede, che deve essere comunicata.
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LE PAROLE DEL PAPA ALL'UDIENZA GENERALE
- FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -
Cari fratelli e sorelle!
Come l’amato Giovanni Paolo II soleva fare dopo ogni pellegrinaggio apostolico, anch’io vorrei quest’oggi, insieme con voi, ripercorrere i giorni trascorsi a Colonia in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù. La Provvidenza divina ha voluto che il mio primo viaggio pastorale fuori d’Italia avesse come meta proprio il mio Paese di origine e avvenisse in occasione del grande incontro dei giovani del mondo, a vent’anni dall’istituzione della Giornata Mondiale della Gioventù, voluta con intuizione profetica dall’indimenticabile mio Predecessore. Dopo il mio ritorno, dal profondo del mio cuore rendo grazie a Dio per il dono di questo
pellegrinaggio, del quale conserverò un caro ricordo. Abbiamo tutti sentito che era un dono di Dio. Certo, molti hanno collaborato, ma alla fine la grazia di questo incontro era un dono dall’Alto, dal Signore. La mia gratitudine si rivolge al tempo stesso a tutti coloro che con impegno ed amore hanno preparato e organizzato questo incontro in ogni sua fase: in primo luogo, all’Arcivescovo di Colonia, il Card. Joachim Meisner, al Card. Karl Lehmann, Presidente della Conferenza Episcopale, e ai Vescovi della Germania, con i quali mi sono intrattenuto proprio al termine della mia visita. Vorrei poi ringraziare nuovamente le Autorità, le organizzazioni e i volontari che hanno offerto il loro contributo. Sono
grato pure alle persone e alle comunità che, in ogni parte del mondo, lo hanno sostenuto con la preghiera e agli ammalati, che hanno offerto le loro sofferenze per la riuscita spirituale di quest’importante appuntamento.
L’abbraccio ideale con i giovani partecipanti alla Giornata Mondiale della Gioventù è cominciato sin dal mio arrivo all’aeroporto di Colonia/Bonn ed è andato facendosi sempre più carico di emozioni percorrendo il Reno dal molo di Rodenkirchenerbrucke sino a Colonia scortati da altre cinque imbarcazioni rappresentanti i cinque continenti. Suggestiva è stata poi la sosta di fronte alla banchina del Poller Rheinwiesen dove attendevano già migliaia e migliaia di giovani con i quali ho avuto il primo incontro ufficiale, chiamato opportunamente "festa di accoglienza" e che aveva come motto le parole dei Magi "Dov’è il re dei Giudei che è
nato?" (Mt 2, 2a). Sono stati proprio i Magi le "guide" per quei giovani pellegrini verso Cristo. Quanto è significativo che tutto questo sia avvenuto mentre ci avviamo verso la conclusione dell’Anno Eucaristico voluto da Giovanni Paolo II! "Siamo venuti per adorarlo": il tema dell’Incontro ha invitato tutti a seguire idealmente i Magi, e a compiere insieme a loro un interiore viaggio di conversione verso l’Emanuele, il Dio con noi, per conoscerlo, incontrarlo, adorarlo, e, dopo averlo incontrato e adorato, ripartire poi recando nell’animo, nel nostro intimo, la sua luce e la sua gioia.
A Colonia i giovani hanno avuto modo a più riprese di approfondire queste tematiche spirituali e si sono sentiti sospinti dallo Spirito Santo ad essere testimoni di Cristo, che nell’Eucaristia ha promesso di restare realmente presente tra noi sino alla fine del mondo. Ripenso ai vari momenti che ho avuto la gioia di condividere con loro, specialmente alla veglia di sabato sera e alla celebrazione conclusiva di domenica. A queste suggestive manifestazioni di fede si sono uniti milioni di altri giovani da ogni angolo della terra, grazie ai provvidenziali collegamenti radio televisivi. Ma vorrei qui rievocare un incontro singolare, quello con i seminaristi,
giovani chiamati a una più radicale sequela di Cristo, Maestro e Pastore. Avevo voluto che ci fosse un momento specifico dedicato a loro, anche per mettere in risalto la dimensione vocazionale tipica delle Giornate Mondiali della Gioventù. Non poche vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata sono sbocciate, in questi venti anni, proprio durante le Giornate Mondiali della Gioventù, occasioni privilegiate nelle quali lo Spirito Santo fa sentire la sua chiamata.
Nel contesto ricco di speranza delle Giornate di Colonia, si colloca molto bene l’incontro ecumenico con i rappresentanti delle altre Chiese e Comunità ecclesiali. Il ruolo della Germania nel dialogo ecumenico è importante sia per la triste storia delle divisioni che per la parte significativa svolta nel cammino di riconciliazione. Auspico che il dialogo, quale scambio reciproco di doni, e non solo di parole, contribuisca inoltre a far crescere e maturare quella "sinfonia" ordinata ed armonica che è l’unità cattolica. In tale prospettiva, le Giornate Mondiali della Gioventù rappresentano un valido "laboratorio" ecumenico. E come non
rivivere con emozione la visita alla Sinagoga di Colonia, dove ha sede la più antica Comunità ebraica in Germania? Con i fratelli ebrei ho fatto memoria della Shoà, e del 60° anniversario della liberazione dei campi di concentramento nazisti. Quest’anno ricorre, inoltre, il 40° anniversario della Dichiarazione conciliare Nostra aetate, che ha inaugurato una nuova stagione di dialogo e di solidarietà spirituale tra ebrei e cristiani, nonché di stima per le altre grandi tradizioni religiose. Tra queste, un posto particolare occupa l’Islam, i cui seguaci adorano l’unico Dio e si rifanno volentieri al patriarca Abramo. Per tale ragione ho voluto incontrare i rappresentanti di alcune
Comunità musulmane, ai quali ho manifestato le speranze e le preoccupazioni del difficile momento storico che stiamo vivendo, auspicando che siano estirpati il fanatismo e la violenza e che insieme si possa collaborare nel difendere sempre la dignità della persona umana e tutelare i suoi diritti fondamentali.
Cari fratelli e sorelle, dal cuore della "vecchia" Europa, che nel secolo scorso, purtroppo, ha conosciuto orrendi conflitti e regimi disumani, i giovani hanno rilanciato all’umanità del nostro tempo il messaggio della speranza che non delude, perché fondata sulla Parola di Dio fattasi carne in Gesù Cristo, morto e risorto per la nostra salvezza. A Colonia i giovani hanno incontrato e adorato l’Emanuele , il Dio-con-noi, nel mistero dell’Eucaristia ed hanno meglio compreso, che la Chiesa è la grande famiglia mediante la quale Dio forma uno spazio di comunione e di unità tra ogni continente, cultura e razza, una -per così dire- "grande
comitiva di pellegrini" guidati da Cristo, stella radiosa che illumina la storia. Gesù si fa nostro compagno di viaggio nell’Eucaristia, e nell’Eucaristia – così dicevo nell’omelia della celebrazione conclusiva mutuando dalla fisica un’immagine ben nota - porta "la fissione nucleare" nel cuore più nascosto dell’essere. Solo quest’intima esplosione del bene che vince il male può dar vita alle altre trasformazioni necessarie per cambiare il mondo. Preghiamo quindi perché i giovani da Colonia rechino con sé la luce di Cristo, che è verità e amore e la diffondano dappertutto. Potremo così assistere ad una primavera di speranza in Germania, in Europa e nel mondo intero.
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