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UDIENZA GENERALE
(27 APRILE 2006) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte: Radio Vaticana,
27 aprile 2006
BENEDETTO
XVI ALL’UDIENZA GENERALE: LA COMUNIONE NELLA CHIESA E’
CUSTODITA NELLA STORIA DALLO SPIRITO SANTO E TRAMANDATA
DAI VESCOVI. APPELLO DEL PAPA NEL VENTENNALE DELLA
TRAGEDIA DI CHERNOBYL
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E’
la tradizione apostolica uno dei pilastri sui quali
poggia la vita della Chiesa: tradizione che,
attraverso la Spirito Santo, permette a tutte le
generazioni di cristiani di vivere la medesima
comunione del primo nucleo della Chiesa. E’
l’insegnamento centrale della catechesi di
Benedetto XVI all’udienza generale di questa
mattina, alla quale hanno preso parte circa 50 mila
persone. |
Il
Papa ha concluso l’udienza levando un appello in ricordo
della tragedia di Chernobyl, avvenuta il 26 aprile di
vent’anni fa, e chiedendo un impegno internazionale a
servizio del Creato e della pace. Il servizio di
Alessandro De Carolis.
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Duemila
anni di epoche cristiane, di volti, di esperienze tenuti
insieme come un’unica famiglia dalla forza dello Spirito
Santo, al punto che la grazia sperimentata dagli Apostoli
e dai credenti della prima ora della Chiesa è possibile
viverla con la stessa pienezza, qui e ora. E’ un mistero
della fede cristiana quello della comunione ecclesiale che
supera i confini dello spazio e del tempo. Un mistero del
quale ha parlato oggi Benedetto XVI, mettendo in luce il
valore della Tradizione apostolica e dello Spirito che la
anima:
“Grazie
allo Spirito Santo l’esperienza del Risorto, fatta dalla
comunità apostolica alle origini della Chiesa, potrà
sempre essere vissuta dalle generazioni successive, in
quanto trasmessa e attualizzata nella fede, nel culto e
nella comunione del popolo di Dio. Così noi adesso, nel
tempo pasquale, viviamo l’incontro con il Risorto. Non
è solo una cosa del passato, ma nella comunione della
fede, della liturgia, della vita della Chiesa sono realtà
presenti che non dobbiamo attuare tra noi”.
“Nell’ora
delle decisioni solenni per la vita della Chiesa lo
Spirito è presente”, ha osservato il Pontefice. “La
Chiesa cammina e cresce nel timore del Signore, colma del
conforto dello Spirito Santo”. E la Tradizione
apostolica consiste proprio, ha proseguito, “in
questa trasmissione dei beni della salvezza, che fa della
comunità cristiana l’attualizzazione permanente, nella
forza dello Spirito, della comunione originaria”:
“La
tradizione è quindi la comunione dei fedeli intorno ai
legittimi pastori nel corso della storia (…) La
tradizione non è trasmissione di cose o di parole, una
collezione di cose morte, la tradizione è il fiume vivo
che ci collega con le origini. Il grande fiume che ci
porta al porto dell’eternità. Così essendo in questo
fiume vivo si verifica sempre di nuovo la parola che
abbiamo sentito all’inizio, la parola del Signore: io
sono con voi tutti i giorni della vita, fino alla fine del
mondo”.
Dopo
la sintesi della catechesi svolta in dieci lingue,
Benedetto XVI ha dato spazio ad un anniversario che pone
specialmente l’Europa davanti a riflessioni importanti:
la tragedia di Chernobyl. Nel ricordare il 20.mo
anniversario dell’esplosione avvenuta nella centrale
nucleare dell’ex Unione Sovietica, il Papa ha espresso
“vivo apprezzamento” per le famiglie, le associazioni,
le amministrazioni civili e le comunità cristiane che, ha
detto, “nel corso di questi anni, si sono adoperate per
ospitare e curare adulti e specialmente bambini colpiti
dalle conseguenze di quel doloroso evento”:
“Mentre
ancora una volta preghiamo per le vittime d'una calamità
di così vasta portata e per quanti ne portano nel loro
corpo i segni, invochiamo dal Signore luce per coloro che
sono responsabili delle sorti dell'umanità, perché con
uno sforzo corale si ponga ogni energia al servizio della
pace, nel rispetto delle esigenze dell'uomo e della
natura”.
Al
momento dei saluti conclusivi, Benedetto XVI si è
rivolto, tra gli altri, ai 4 mila rappresentanti della Comunità
Missionaria di Villaregia, che ieri ha celebrato il
25.mo di fondazione con una Messa presieduta
dall’arcivescovo Stanislaw Rilko, presidente del
Pontificio Consiglio per i Laici. A questi ultimi e ad
altri gruppi, tra cui i membri della Piccola
Opera della Divina Redenzione, il Papa ha augurato
di “proclamare con
rinnovato ardore apostolico il Vangelo della carità”,
impegnandosi “ad essere in ogni ambiente testimoni
dell’amore di Dio e strumenti della sua pace”.
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LE PAROLE DEL PAPA
- FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -
Cari
fratelli e sorelle,
grazie
per il vostro affetto! Nella nuova serie di catechesi,
iniziata poco tempo fa, cerchiamo di capire il disegno
originario della Chiesa voluta dal Signore, per
comprendere così meglio anche la nostra collocazione, la
nostra vita cristiana, nella grande comunione della
Chiesa. Finora abbiamo capito che la comunione ecclesiale
è suscitata e sostenuta dallo Spirito Santo, custodita e
promossa dal ministero apostolico. E questa comunione, che
noi chiamiamo Chiesa, non si estende solo a tutti i
credenti di un certo momento storico, ma abbraccia anche
tutti i tempi e tutte le generazioni. Quindi abbiamo una
duplice universalità: l’universalità sincronica –
siamo uniti con i credenti in tutte le parti del mondo –
e anche una universalità cosiddetta diacronica, cioè:
tutti i tempi appartengono a noi, anche i credenti del
passato e i credenti del futuro formano con noi un’unica
grande comunione. Lo Spirito appare come il garante della
presenza attiva del mistero nella storia, Colui che ne
assicura la realizzazione nel corso dei secoli. Grazie al
Paraclito l'esperienza del Risorto, fatta dalla comunità
apostolica alle origini della Chiesa, potrà sempre essere
vissuta dalle generazioni successive, in quanto trasmessa
e attualizzata nella fede, nel culto e nella comunione del
Popolo di Dio, pellegrino nel tempo. E così noi adesso,
nel tempo pasquale, viviamo l’incontro con il Risorto,
non solo come una cosa del passato, ma nella comunione
presente della fede, della liturgia, della vita della
Chiesa. In questa trasmissione dei beni della salvezza,
che fa della comunità cristiana l'attualizzazione
permanente, nella forza dello Spirito, della comunione
originaria, consiste la Tradizione apostolica della
Chiesa. Essa è detta così perché è nata dalla
testimonianza degli Apostoli e della comunità dei
discepoli al tempo delle origini, è stata consegnata
sotto la guida dello Spirito Santo negli scritti del Nuovo
Testamento e nella vita sacramentale, nella vita della
fede, e ad essa – a questa Tradizione, che è tutta la
realtà sempre attuale del dono di Gesù - la Chiesa
continuamente si riferisce come al suo fondamento e alla
sua norma attraverso la successione ininterrotta del
ministero apostolico.
Gesù,
ancora nella sua vita storica, limitava la sua missione
alla casa d'Israele, ma faceva già capire che il dono era
destinato non solo al popolo d’Israele, ma a tutto in
mondo e a tutti i tempi. Il Risorto affida, poi,
esplicitamente agli Apostoli (cfr Lc 6,13) il
compito di fare discepole tutte le nazioni, garantendo la
sua presenza e il suo aiuto fino alla fine dei tempi (cfr Mt
28,19s). L'universalismo della salvezza richiede,
peraltro, che il memoriale della Pasqua sia celebrato
senza interruzione nella storia fino al ritorno glorioso
del Cristo (cfr 1 Cor 11,26). Chi attualizzerà la
presenza salvifica del Signore Gesù mediante il ministero
degli apostoli - capi dell'Israele escatologico (cfr Mt
19,28) - e attraverso l'intera vita del popolo della nuova
alleanza? La risposta è chiara: lo Spirito Santo. Gli
Atti degli Apostoli - in continuità col disegno del
Vangelo di Luca - presentano dal vivo la compenetrazione
fra lo Spirito, gli inviati di Cristo e la comunità da
essi radunata. Grazie all’azione del Paraclito gli
Apostoli e i loro successori possono realizzare nel tempo
la missione ricevuta dal Risorto: "Di questo voi
siete testimoni. E io manderò su di voi quello che il
Padre mio ha promesso..." (Lc 24,48s.).
"Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di
voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la
Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della
terra" (At 1,8). E questa promessa,
all’inizio incredibile, si è realizzata già nel tempo
degli Apostoli: "Di questi fatti siamo testimoni noi
e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a coloro che si
sottomettono a lui" (At 5,32).
E’
dunque lo Spirito stesso che, mediante l'imposizione delle
mani e la preghiera degli Apostoli, consacra e invia i
nuovi missionari del Vangelo (così, ad esempio, in At
13,3s. e 1 Tm 4,14). E’ interessante osservare
che, mentre in alcuni passi si dice che Paolo stabilisce i
presbiteri nelle Chiese (cfr At 14,23), altrove si
afferma che è lo Spirito a costituire i pastori del
gregge (cfr At 20,28). L'azione dello Spirito e
quella di Paolo risultano così profondamente
compenetrate. Nell'ora delle decisioni solenni per la vita
della Chiesa, lo Spirito è presente per guidarla. Questa
presenza-guida dello Spirito Santo si sente
particolarmente nel Concilio di Gerusalemme, nelle cui
parole conclusive risuona l’affermazione: "Abbiamo
deciso, lo Spirito Santo e noi..." (At 15,28);
la Chiesa cresce e cammina "nel timore del Signore,
colma del conforto dello Spirito Santo" (At
9,31). Questa permanente attualizzazione della presenza
attiva di Gesù Signore nel suo popolo, operata dallo
Spirito Santo ed espressa nella Chiesa attraverso il
ministero apostolico e la comunione fraterna, è ciò che
in senso teologico s'intende col termine Tradizione: essa
non è la semplice trasmissione materiale di quanto fu
donato all'inizio agli Apostoli, ma la presenza efficace
del Signore Gesù, crocefisso e risorto, che accompagna e
guida nello Spirito la comunità da lui radunata.
La
Tradizione è la comunione dei fedeli intorno ai legittimi
Pastori nel corso della storia, una comunione che lo
Spirito Santo alimenta assicurando il collegamento fra
l'esperienza della fede apostolica, vissuta
nell'originaria comunità dei discepoli, e l'esperienza
attuale del Cristo nella sua Chiesa. In altre parole, la
Tradizione è la continuità organica della Chiesa, Tempio
santo di Dio Padre, eretto sul fondamento degli Apostoli e
tenuto insieme dalla pietra angolare, Cristo, mediante
l’azione vivificante dello Spirito: "Così dunque
voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete
concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra
il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come
pietra angolare lo stesso Cristo Gesù. In lui ogni
costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo
nel Signore; in lui anche voi insieme con gli altri venite
edificati per diventare dimora di Dio per mezzo dello
Spirito" (Ef 2,19-22). Grazie alla Tradizione,
garantita dal ministero degli Apostoli e dei loro
successori, l’acqua della vita scaturita dal costato di
Cristo e il suo sangue salutare raggiungono le donne e gli
uomini di tutti i tempi. Così, la Tradizione è la
presenza permanente del Salvatore che viene a incontrarci,
redimerci e santificarci nello Spirito mediante il
ministero della sua Chiesa, a gloria del Padre.
Concludendo
e riassumendo, possiamo dunque dire che la Tradizione non
è trasmissione di cose o di parole, una collezione di
cose morte. La Tradizione è il fiume vivo che ci collega
alle origini, il fiume vivo nel quale sempre le origini
sono presenti. Il grande fiume che ci conduce al porto
dell’eternità. Ed essendo così, in questo fiume vivo
si realizza sempre di nuovo la parola del Signore, che
abbiamo sentito all’inizio dalle labbra del lettore:
"Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine
del mondo" (Mt 28,20).
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