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UDIENZA GENERALE
(29 MARZO 2006) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte: Radio Vaticana,
29 marzo 2006
BENEDETTO
XVI ALL’UDIENZA GENERALE IN PIAZZA SAN PIETRO: LA
COMUNIONE ECCLESIALE, DONO E RIFLESSO DI QUELLA
TRINITARIA, AIUTA A RICOMPORRE I CONFLITTI TRA I POPOLI E
APRE ALLA PACE
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La
comunione del Padre con Cristo e con lo Spirito
Santo prepara gli uomini alla pace, perché riunisce
le nazioni e cancella dal cuore umano la solitudine,
male che “oggi minaccia tutti”. Lo ha affermato
Benedetto XVI all’udienza generale di questa
mattina, in Piazza San Pietro, celebrata dal Papa
davanti ad una folla di circa 50 mila fedeli. Il
servizio di Alessandro De Carolis.
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Ha,
per così dire, un “Dna” divino la “comunione
fraterna” che unisce tra loro i membri della Chiesa, il
Dna trinitario: in questo misterioso rapporto d’amore
che rende il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo una
indivisibile unità c’è il “modello” e la
sorgente” della rete di unità tra gli uomini legati
dalla fede. Ma tale comunione che non è un qualcosa di
meramente spirituale. Ha riflessi personali e sociali di
grande importanza, dal momento che fa uscire i singoli
dalla solitudine, sana i conflitti tra i popoli, apre alla
pace.
(Lettura
brano Giovanni)
Con
la sua terza catechesi sul mistero del rapporto tra Cristo
e la Chiesa, che ha avuto per teatro una Piazza San Pietro
davvero gremita e dominata da sole e caldo, Benedetto XVI
ha spiegato la natura del rapporto soprannaturale che vive
nella Trinità del quale, da venti secoli, la Chiesa è il
segno terreno e storico. Una Chiesa che ha vissuto, vive e
vivrà, ha ribadito il Papa, di quella comunione
instaurata da Cristo e perpetuata dagli Apostoli:
“I
Dodici ebbero cura, infatti, di costituirsi dei
successori, affinché la missione loro affidata
continuasse dopo la loro morte. Nel corso dei secoli la
Chiesa, organicamente strutturata sotto la guida dei
legittimi Pastori, ha così continuato a vivere nel mondo
come mistero di comunione, nel quale si rispecchia in
qualche misura la stessa comunione trinitaria”.
La
riflessione di Benedetto XVI ha quindi compiuto un passo
ulteriore, quando il Papa ha affermato come questa
particolare comunione spirituale sia “nutrita”
dall’Eucaristia, diventando così un “dono” per
uomini, donne e intere popolazioni:
“Nell’Eucaristia
Gesù ci nutre, ci unisce a sé, al Padre, allo Spirito
Santo e tra di noi e questa rete di unità che abbraccia
il mondo è un dono anche con conseguenze molto reali: ci
fa uscire dalle nostre solitudini. E’ facile comprendere
quanto grande sia questo dono se solo pensiamo alle
frammentazioni, ai conflitti che affliggono le relazioni
fra i singoli gruppi e i popoli interi. E se non c’è il
dono dell’unità nello Spirito Santo la frammentazione
dell’umanità è inevitabile”.
In
questo scenario, si muove e agisce la Chiesa, esempio
imprescindibile - pur con i suoi limiti, riconosciuti dal
Papa – di questo straordinario legame di amore e di unità
tra il cielo e la terra:
“La
Chiesa si rivela così, nonostante tutte le fragilità
umane che appartengono alla figura storica della Chiesa,
si rivela tuttavia come una meravigliosa creazione di
amore, fatta per rendere Cristo vicino ad ogni uomo e ad
ogni donna che voglia veramente incontrarlo fino alla fine
dei tempi. E nella Chiesa il Signore rimane sempre
contemporaneo a noi. La Scrittura non è una cosa del
passato. Il Signore non parla nel passato, ma parla nel
presente. Parla oggi con noi, ci dà luce,
ci mostra la strada della vita, ci dà comunione e
così ci prepara, ci apre alla pace”.
Prima
della consueta e lunga parentesi del dopo udienza, che da
sempre vede il Papa intrattenersi a lungo con la gente,
Benedetto XVI ha voluto salutare, tra gli altri, il gruppo
delle religiose partecipanti al corso dell’USMI –
l’Unione superiore maggiori italiane – per poi
rivolgere un’esortazione conclusiva ispirata
dall’attuale periodo liturgico:
“Il
tempo quaresimale, con i suoi ripetuti inviti alla
conversione, vi conduca, cari giovani,
a un amore verso Cristo e la sua Chiesa sempre più
consapevole; accresca in voi, cari malati,
la consapevolezza che il Signore crocifisso ci sostiene
nella prova; aiuti voi, cari sposi
novelli,
a fare della vostra vita famigliare un luogo di costante
crescita nell’amore fedele e generoso”.
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LE PAROLE DEL PAPA
- FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -
Cari
fratelli e sorelle,
attraverso
il ministero apostolico la Chiesa, comunità radunata dal
Figlio di Dio venuto nella carne, vivrà nel succedersi
dei tempi edificando e nutrendo la comunione in Cristo e
nello Spirito, alla quale tutti sono chiamati e nella
quale possono fare esperienza della salvezza donata dal
Padre. I Dodici – come dice il Papa Clemente, terzo
Successore di Pietro, alla fine del I° secolo - ebbero
cura, infatti, di costituirsi dei successori (cfr 1 Clem
42,4), affinché la missione loro affidata continuasse
dopo la loro morte. Nel corso dei secoli la Chiesa,
organicamente strutturata sotto la guida dei legittimi
Pastori, ha così continuato a vivere nel mondo come
mistero di comunione, nel quale si rispecchia in qualche
misura la stessa comunione trinitaria, il mistero di Dio
stesso.
Già
l’apostolo Paolo accenna a questa suprema sorgente
trinitaria, quando augura ai suoi cristiani: "La
grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la
comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi" (2
Cor 13,13). Queste parole, probabile eco del culto
della Chiesa nascente, evidenziano come il dono gratuito
dell'amore del Padre in Gesù Cristo si realizzi e si
esprima nella comunione attuata dallo Spirito Santo.
Questa interpretazione, basata sullo stretto parallelismo
che il testo stabilisce fra i tre genitivi ("la
grazia del Signore Gesù Cristo … l’amore di
Dio … e la comunione dello Spirito Santo"),
presenta la "comunione" come dono specifico
dello Spirito, frutto dell'amore donato da Dio Padre e
della grazia offerta dal Signore Gesù.
Peraltro,
il contesto immediato, caratterizzato dall'insistenza
sulla comunione fraterna, ci orienta a vedere nella "koinonía"
dello Spirito Santo non solo la "partecipazione"
alla vita divina quasi singolarmente, ognuno per sé, ma
anche logicamente la "comunione" tra i credenti
che lo Spirito stesso suscita come suo artefice e
principale agente (cfr Fil 2,1). Si potrebbe
affermare che grazia, amore e comunione, riferiti
rispettivamente al Cristo, al Padre e allo Spirito, sono
aspetti diversi dell'unica azione divina per la nostra
salvezza, azione che crea la Chiesa e fa della Chiesa –
come dice san Cipriano nel III° secolo - "un popolo
adunato dall'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito
Santo" (De Orat. Dom., 23: PL 4,536,
cit. in Lumen gentium, 4).
L’idea
della comunione come partecipazione alla vita trinitaria
è illuminata con particolare intensità nel Vangelo di
Giovanni, dove la comunione d'amore che lega il Figlio al
Padre e agli uomini è al tempo stesso il modello e la
sorgente della comunione fraterna, che deve unire i
discepoli fra loro: "Amatevi gli uni gli altri, come
io ho amato voi" (Gv 15,12; cfr 13,34).
"Che essi siano uno, come noi siamo uno"
(Gv 17,21.22). Quindi, comunione degli uomini col
Dio Trinitario e comunione degli uomini tra loro. Nel
tempo del pellegrinaggio terreno il discepolo, mediante la
comunione col Figlio, può già partecipare della vita
divina di Lui e del Padre: "La nostra comunione è
col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo" (1 Gv
1,3). Questa vita di comunione con Dio e fra noi è la
finalità propria dell'annuncio del Vangelo, la finalità
della conversione al cristianesimo: "Quello che
abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi,
perché anche voi siate in comunione con noi" (1
Gv 1,2). Quindi, questa duplice comunione con Dio e
tra di noi è inseparabile. Dove si distrugge la comunione
con Dio, che è comunione col Padre, col Figlio e con lo
Spirito Santo, si distrugge anche la radice e la sorgente
della comunione fra di noi. E dove non viene vissuta la
comunione fra di noi, anche la comunione col Dio
Trinitario non è viva e vera, come abbiamo sentito.
Adesso
facciamo un ulteriore passo. La comunione - frutto dello
Spirito Santo - è nutrita dal Pane eucaristico (cfr 1
Cor,10,16-17) e si esprime nelle relazioni fraterne,
in una sorta di anticipazione del mondo futuro.
Nell’Eucaristia Gesù ci nutre, ci unisce con Sé, con
il Padre, con lo Spirito Santo e tra di noi, e questa rete
di unità che abbraccia il mondo è un’anticipazione del
mondo futuro in questo nostro tempo. Proprio così,
essendo anticipazione del mondo futuro, la comunione è un
dono anche con conseguenze molto reali, ci fa uscire dalle
nostre solitudini, dalle chiusure in noi stessi, e ci
rende partecipi dell’amore che ci unisce a Dio e fra di
noi. E’ facile comprendere quanto grande sia questo
dono, se solo pensiamo alle frammentazioni e ai conflitti
che affliggono le relazioni fra i singoli, i gruppi e i
popoli interi. E se non c’è il dono dell’unità nello
Spirito Santo, la frammentazione dell’umanità è
inevitabile. La "comunione" è veramente la
buona novella, il rimedio donatoci dal Signore contro la
solitudine che oggi minaccia tutti, il dono prezioso che
ci fa sentire accolti e amati in Dio, nell’unità del
suo Popolo radunato nel nome della Trinità; è la luce
che fa risplendere la Chiesa come segno innalzato fra i
popoli: "Se diciamo che siamo in comunione con lui e
camminiamo nelle tenebre, mentiamo e non mettiamo in
pratica la verità. Ma se camminiamo nella luce, come egli
è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli
altri" (1 Gv 1,6s). La Chiesa si rivela così,
nonostante tutte le fragilità umane che appartengono alla
sua fisionomia storica, una meravigliosa creazione
d’amore, fatta per rendere Cristo vicino a ogni uomo e a
ogni donna che voglia veramente incontrarlo, fino alla
fine dei tempi. E nella Chiesa il Signore rimane sempre
contemporaneo con noi. La Scrittura non è una cosa del
passato. Il Signore non parla nel passato ma parla nel
presente, parla oggi con noi, ci dà luce, ci mostra la
strada della vita, ci dà comunione e così ci prepara e
ci apre alla pace.
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