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UDIENZA
GENERALE (30 SETTEMBRE 2009) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio
Vaticana, 30 settembre 2009
Il
Papa all’udienza generale dedicata al viaggio nella
Repubblica Ceca: l’Europa ha bisogno di Dio per
ritrovare la speranza nel domani. Ed esorta i politici a
testimoniare la verità nella propria vita
Nell’udienza
generale di stamani in Piazza San Pietro, Benedetto XVI ha
ripercorso idealmente il suo recente viaggio apostolico
nella Repubblica Ceca. Il Papa ha rinnovato ai fedeli
cechi un messaggio di speranza e un invito a costruire con
coraggio il futuro dell’Europa. Nei saluti in italiano,
il Papa ha esortato i cristiani impegnati in politica a
seguire l’esempio di don Luigi Sturzo, di cui ricorre il
50.mo della morte. Il servizio di Alessandro Gisotti:
Un pellegrinaggio e al tempo stesso “una missione nel
cuore dell’Europa”: Benedetto XVI ha sintetizzato così
il senso del suo viaggio apostolico nella Repubblica Ceca
ed ha subito sottolineato che l’Europa “ha bisogno di
ritrovare in Dio e nel suo amore il fondamento della
speranza”. Quindi si è soffermato sul motto della
visita: “L’amore di Cristo è la nostra forza”.
Un’affermazione, ha rilevato, che vuole “interpretare
la certezza dei cristiani di oggi”:
“Una forza che ispira e anima le vere rivoluzioni,
pacifiche e liberatrici, e che ci sostiene nei momenti di
crisi, permettendo di risollevarci quando la libertà,
faticosamente recuperata, rischia di smarrire se stessa,
la propria verità”.
L’amore di Cristo, ha affermato Benedetto XVI, ha
iniziato “a rivelarsi nel volto di un Bambino”. Per
questo, ha spiegato, la prima tappa del suo viaggio è
stata nella chiesa praghese di Santa Maria della Vittoria,
dove si venera il “Bambino Gesù”:
“Dinanzi al Bambino di Praga ho pregato per tutti
i bambini, per i genitori, per il futuro della famiglia.
La vera ‘vittoria’, che oggi chiediamo a Maria, è la
vittoria dell'amore e della vita nella famiglia e nella
società”.
Ha così rammentato gli incontri avvenuti nel Castello
di Praga, un contesto nel quale ha potuto “toccare
l’ambito civile e quello religioso, non giustapposti, ma
in armonica vicinanza nella distinzione”. In
particolare, ha offerto una riflessione sul suo discorso
al Corpo diplomatico nel quale ha voluto richiamare “il
legame indissolubile che sempre deve esistere tra libertà
e verità”:
“Non bisogna aver paura della verità, perché
essa è amica dell’uomo e della sua libertà; anzi, solo
nella sincera ricerca del vero, del bene e del bello si può
realmente offrire un futuro ai giovani di oggi e alle
generazioni che verranno (…) Chi esercita responsabilità
nel campo politico ed educativo deve saper attingere dalla
luce di quella verità che è il riflesso dell’eterna
Sapienza del Creatore; ed è chiamato a darne
testimonianza in prima persona con la propria vita”
“Solo un serio impegno di rettitudine intellettuale e
morale - ha avvertito il Papa - è degno del sacrificio di
quanti hanno pagato caro il prezzo della libertà”. Ha
quindi rivolto il pensiero alla celebrazione dei Vespri
con il clero e il laicato cattolico ceco:
“Per le comunità dell’Europa centro-orientale
questo è un momento difficile: alle conseguenze del lungo
inverno del totalitarismo ateo, si stanno sommando gli
effetti nocivi di un certo secolarismo e consumismo
occidentale”.
Per questo, ha detto, “ho incoraggiato tutti ad
attingere energie sempre nuove dal Signore risorto, per
poter essere lievito evangelico nella società” e
impegnarsi in attività caritative ed educative. Nelle due
grandi Messe, a Brno e Stará Boleslav, ha affermato
Benedetto XVI, il messaggio forte è stato quello della
speranza fondata sulla fede in Cristo. La speranza dei
Santi Cirillo e Metodio, evangelizzatori dei popoli slavi
e di San Vencenslao che antepose il Regno dei cieli al
fascino del potere terreno e, per questo, è rimasto
sempre nel cuore del popolo ceco. Il Vangelo, ha osservato
il Papa, come “un fiume di acque risanatrici attraversa
la storia e i continenti”, portando vita e salvezza.
Ancora, ha ricordato l’invito rivolto ai giovani cechi
“a riconoscere in Cristo l’amico più vero che
soddisfa le aspirazioni più profonde del cuore umano”.
Il Pontefice non ha mancato di menzionare l’incontro
ecumenico avvenuto nell’arcivescovado di Praga:
“Lo sforzo di progredire verso una unità sempre
più piena e visibile tra noi, credenti in Cristo, rende
più forte ed efficace il comune impegno per la riscoperta
delle radici cristiane dell’Europa”.
Da ultimo, il Papa ha parlato del suo incontro con il
mondo accademico ceco, evidenziando che proprio nelle
università prese le mosse, vent’anni fa, la cosiddetta
“Rivoluzione di velluto” che portò alla caduta del
regime comunista in quel Paese:
“A vent’anni da quello storico evento, ho
riproposto l’idea della formazione umana integrale,
basata sull’unità della conoscenza radicata nella verità,
per contrastare una nuova dittatura, quella del
relativismo abbinato al dominio della tecnica”.
La cultura umanistica e quella scientifica, ha
concluso, “non possono essere separate, anzi, sono le
due facce di una stessa medaglia” come ce lo ricordano
grandi scrittori e scienziati, figli della patria ceca
come Kafka e l’abate Mendel. Al momento dei saluti ai
pellegrini italiani, Benedetto XVI ha rivolto un pensiero
particolare ai partecipanti al Convegno internazionale
sturziano, organizzato nel 50.mo della morte di don Luigi
Sturzo:
“L’esempio
luminoso di questo presbitero e la sua testimonianza di
amore, di libertà e di servizio al popolo sia stimolo e
incoraggiamento per tutti i cristiani, e specialmente per
quanti operano in campo sociale e politico perché
diffondano, con la loro coerente testimonianza, il Vangelo
e la dottrina sociale della Chiesa”.
UDIENZA
GENERALE
Mercoledì, 30 settembre 2009
Cari
fratelli e sorelle!
Come è
consuetudine dopo i viaggi
apostolici internazionali, profitto dell’odierna
Udienza generale per parlare del pellegrinaggio
che ho compiuto nei giorni scorsi nella Repubblica Ceca.
Lo faccio anzitutto come atto di ringraziamento a Dio, che
mi ha concesso di compiere questa
visita e che l’ha largamente benedetta. È stato un
vero pellegrinaggio e, al tempo stesso, una missione nel
cuore dell’Europa: pellegrinaggio, perché la Boemia e
la Moravia sono da oltre un millennio terra di fede e di
santità; missione, perché l’Europa ha bisogno di
ritrovare in Dio e nel suo amore il fondamento saldo della
speranza. Non è un caso se i Santi evangelizzatori di
quelle popolazioni, Cirillo e Metodio, sono patroni
d’Europa insieme con san Benedetto. “L’amore di
Cristo è la nostra forza”: questo è stato il motto del
viaggio,
un’affermazione che riecheggia la fede di tanti eroici
testimoni del passato remoto e recente, penso in
particolare al secolo scorso, ma che soprattutto vuole
interpretare la certezza dei cristiani di oggi. Sì, la
nostra forza è l’amore di Cristo! Una forza che ispira
e anima le vere rivoluzioni, pacifiche e liberatrici, e
che ci sostiene nei momenti di crisi, permettendo di
risollevarci quando la libertà, faticosamente recuperata,
rischia di smarrire se stessa, la propria verità.
L’accoglienza
che ho riscontrato è stata cordiale. Il Presidente della
Repubblica, al quale rinnovo l’espressione della mia
riconoscenza, ha voluto essere presente in diversi momenti
e mi ha ricevuto insieme con i miei collaboratori nella
sua residenza, lo storico Castello della Capitale con
grande cordialità. L’intera Conferenza Episcopale, in
particolare il Cardinale Arcivescovo di Praga e il Vescovo
di Brno, mi hanno fatto sentire, con grande calore, il
profondo legame che unisce la Comunità cattolica ceca al
Successore di san Pietro. Li ringrazio anche per aver
preparato accuratamente le celebrazioni liturgiche. Sono
grato pure a tutte le Autorità civili e militari e a
quanti in diversi modi hanno cooperato alla buona riuscita
della mia visita.
L’amore
di Cristo ha iniziato a rivelarsi nel volto di un Bambino.
Giunto a Praga, infatti, ho compiuto la
prima tappa nella chiesa di Santa Maria della Vittoria,
dove si venera il Bambino Gesù, noto appunto come
“Bambino di Praga”. Quell’effige rimanda al
mistero del Dio fatto Uomo, al “Dio vicino”,
fondamento della nostra speranza. Dinanzi al “Bambino di
Praga” ho pregato per tutti i bambini, per i genitori,
per il futuro della famiglia. La vera “vittoria”, che
oggi chiediamo a Maria, è la vittoria dell’amore e
della vita nella famiglia e nella società!
Il
Castello di Praga, straordinario sotto il profilo storico
e architettonico, suggerisce un’ulteriore riflessione più
generale: esso racchiude nel suo vastissimo spazio
molteplici monumenti, ambienti e istituzioni, quasi a
rappresentare una polis, in cui convivono in
armonia la Cattedrale e il Palazzo, la piazza e il
giardino. Così, in quel medesimo contesto, la mia visita
ha potuto toccare l’ambito civile e quello religioso,
non giustapposti, ma in armonica vicinanza nella
distinzione. Rivolgendomi
pertanto alle Autorità politiche e civili ed al Corpo
diplomatico, ho voluto richiamare il legame
indissolubile che sempre deve esistere tra libertà e
verità. Non bisogna aver paura della verità, perché
essa è amica dell’uomo e della sua libertà; anzi, solo
nella sincera ricerca del vero, del bene e del bello si può
realmente offrire un futuro ai giovani di oggi e alle
generazioni che verranno. Del resto, che cosa attira tante
persone a Praga se non la sua bellezza, una bellezza che
non è soltanto estetica, ma storica, religiosa, in senso
ampio umana? Chi esercita responsabilità nel campo
politico ed educativo deve saper attingere dalla luce di
quella verità che è il riflesso dell’eterna Sapienza
del Creatore; ed è chiamato a darne testimonianza in
prima persona con la propria vita. Solo un serio impegno
di rettitudine intellettuale e morale è degno del
sacrificio di quanti hanno pagato caro il prezzo della
libertà!
Simbolo
di questa sintesi tra verità e bellezza è la splendida
Cattedrale di Praga, intitolata ai santi Vito, Venceslao e
Adalberto, dove si è svolta la celebrazione
dei Vespri con i sacerdoti, i religiosi, i seminaristi e
una rappresentanza dei laici impegnati nelle associazioni
e nei movimenti ecclesiali. Per le Comunità
dell’Europa centro-orientale questo è un momento
difficile: alle conseguenze del lungo inverno del
totalitarismo ateo, si stanno sommando gli effetti nocivi
di un certo secolarismo e consumismo occidentale. Perciò
ho incoraggiato tutti ad attingere energie sempre nuove
dal Signore risorto, per poter essere lievito evangelico
nella società e impegnarsi, come già avviene, in attività
caritative, e ancor più in quelle educative e
scolastiche.
Questo
messaggio di speranza, fondato sulla fede in Cristo,
l’ho esteso all’intero Popolo di Dio nelle due grandi
Celebrazioni eucaristiche svoltesi rispettivamente a Brno,
capoluogo della Moravia, e a Stará
Boleslav, luogo del martirio di San Venceslao, Patrono
principale della Nazione. La Moravia fa pensare
immediatamente ai santi Cirillo e Metodio, evangelizzatori
dei popoli slavi, e quindi alla forza inesauribile del
Vangelo, che come un fiume di acque risanatrici attraversa
la storia e i continenti, portando dovunque vita e
salvezza. Sopra il portale della Cattedrale di Brno sono
impresse le parole di Cristo: “Venite a me voi tutti,
che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro” (Mt
11,28). Queste stesse parole sono risuonate domenica
scorsa nella liturgia, riecheggiando la voce perenne del
Salvatore, speranza delle genti, ieri, oggi e sempre.
Della signoria di Cristo, signoria di grazia e di
misericordia, è segno eloquente l’esistenza dei santi
Patroni delle diverse Nazioni cristiane, come appunto
Venceslao, giovane re di Boemia nel secolo X, che si
distinse per la sua esemplare testimonianza cristiana e fu
ucciso dal fratello. Venceslao antepose il regno dei cieli
al fascino del potere terreno ed è rimasto per sempre nel
cuore del popolo ceco, come modello e protettore nelle
alterne vicende della storia. Ai numerosi giovani presenti
alla Messa
di san Venceslao, provenienti pure dalle nazioni
vicine, ho rivolto l’invito a riconoscere in Cristo
l’amico più vero, che soddisfa le aspirazioni più
profonde del cuore umano.
Debbo
infine menzionare, tra gli altri, due incontri: quello
ecumenico e quello
con la comunità accademica. Il
primo, tenutosi nell’Arcivescovado di Praga, ha
visto riuniti i rappresentanti delle diverse Comunità
cristiane della Repubblica Ceca e il responsabile della
Comunità ebraica. Pensando alla storia di quel Paese, che
purtroppo ha conosciuto aspri conflitti tra cristiani, è
motivo di viva gratitudine a Dio l’esserci ritrovati
insieme come discepoli dell’unico Signore, per
condividere la gioia della fede e la responsabilità
storica di fronte alle sfide attuali. Lo sforzo di
progredire verso una unità sempre più piena e visibile
tra noi, credenti in Cristo, rende più forte ed efficace
il comune impegno per la riscoperta delle radici cristiane
dell’Europa. Quest’ultimo aspetto, che stava molto a
cuore al mio amato predecessore Giovanni
Paolo II, è emerso pure nell’incontro
con i Rettori delle Università, i rappresentanti dei
docenti e degli studenti ed altre personalità di rilievo
in ambito culturale. In tale contesto ho voluto insistere
sul ruolo dell’istituzione universitaria, una delle
strutture portanti dell’Europa, che ha in Praga un
Ateneo tra i più antichi e prestigiosi del continente,
l’Università Carlo, dal nome dell’imperatore Carlo IV
che la fondò, insieme con il Papa Clemente VI.
L’università degli studi è ambiente vitale per la
società, garanzia di libertà e di sviluppo, come
dimostra il fatto che proprio dai circoli universitari
prese le mosse a Praga la cosiddetta “Rivoluzione di
velluto”. A vent’anni da quello storico evento, ho
riproposto l’idea della formazione umana integrale,
basata sull’unità della conoscenza radicata nella verità,
per contrastare una nuova dittatura, quella del
relativismo abbinato al dominio della tecnica. La cultura
umanistica e quella scientifica non possono essere
separate, anzi, sono le due facce di una stessa medaglia:
ce lo ricorda ancora una volta la terra ceca, patria di
grandi scrittori come Kafka, e dell’abate Mendel,
pioniere della moderna genetica.
Cari
amici, ringrazio il Signore perché, con questo viaggio,
mi ha dato di incontrare un popolo e una Chiesa dalle
profonde radici storiche e religiose, che commemora
quest’anno diverse ricorrenze di alto valore spirituale
e sociale. Ai fratelli e sorelle della Repubblica Ceca
rinnovo un messaggio di speranza e un invito al coraggio
del bene, per costruire il presente e il domani
dell’Europa. Affido i frutti della mia
visita pastorale all’intercessione di Maria
Santissima e di tutti i Santi e le Sante di Boemia e di
Moravia. Grazie.
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