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UDIENZA GENERALE
(31 MAGGIO 2006) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte: Radio Vaticana,
31 maggio 2006
L’UMANITA’
NON DIMENTICHI MAI L’ORRORE DI AUSCHWITZ: E’ LA
VIBRANTE ESORTAZIONE DI BENEDETTO XVI, CHE ALL’UDIENZA
GENERALE HA RIPERCORSO I MOMENTI FORTI DEL VIAGGIO
APOSTOLICO IN POLONIA. APPELLO DEL PAPA PER
LA PACE A TIMOR EST, DOPO LE VIOLENZE DEI GIORNI SCORSI
L’umanità
non dimentichi l’orrore di Auschwitz-Birkenau e delle
altre fabbriche della morte naziste: è il vibrante
richiamo di Benedetto XVI all’udienza generale di
stamani, in Piazza San Pietro. Un’udienza, a cui hanno
preso parte 35 mila pellegrini, e dedicata dal Papa
interamente al suo viaggio apostolico in Polonia. Il
Pontefice ha ripercorso i momenti forti della visita nella
terra del suo amato predecessore, ringraziando quanti
hanno permesso la riuscita di questo evento. Quindi, al
termine dell’udienza generale, ha rivolto un appello per
la pace a Timor Est. Il servizio di Alessandro Gisotti:
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Rimanete
saldi nella fede! Benedetto XVI ha messo l’accento
sul significato della consegna lasciata “ai figli
dell’amata Polonia”. Un incoraggiamento “a
perseverare nella fedeltà a Cristo e alla Chiesa, perché
non manchi all’Europa e al mondo l’apporto della loro
testimonianza evangelica”. Parole corredate da una
vibrante esortazione:
“Tutti
i cristiani devono sentirsi impegnati a rendere questa
testimonianza, per evitare che l’umanità del terzo
millennio possa conoscere ancora orrori simili a quelli
tragicamente evocati dal campo di sterminio di
Auschwitz-Birkenau”.
“Proprio
in quel luogo tristemente noto in tutto il mondo – ha
rammentato il Papa – ho voluto sostare prima di far
ritorno a Roma”. Nel campo di Auschwitz-Birkenau, come
in altri simili campi, ha proseguito, “Hitler fece
sterminare oltre sei milioni di ebrei”. Ad
Auschwitz-Birkenau, ha detto ancora il Santo Padre,
“morirono anche circa 150.000 polacchi e decine di
migliaia di uomini e donne di altre nazionalità”. Un
orrore che l’umanità non deve dimenticare:
“Di
fronte all’orrore di Auschwitz non c’è altra risposta
che la Croce di Cristo: l’Amore sceso fino in fondo
all’abisso del male, per salvare l’uomo alla radice,
dove la sua libertà può ribellarsi a Dio. Non dimentichi
l’odierna umanità Auschwitz e le altre ‘fabbriche di
morte’ nelle quali il regime nazista ha tentato di
eliminare Dio per prendere il suo posto! Non ceda alla
tentazione dell’odio razziale, che è all’origine
delle peggiori forme di antisemitismo!”
E
parlando ai fedeli tedeschi ha aggiunto: “Non devono mai
più esistere luoghi dell’orrore come il campo di
concentramento di Auschwitz-Birkenau”. “Tornino gli
uomini – è stato il suo richiamo – a riconoscere che
Dio è Padre di tutti e tutti ci chiama in Cristo a
costruire insieme un mondo di giustizia, di verità e di
pace!”. Nel ripercorrere il viaggio in Polonia, il Papa
ha confidato ai pellegrini, in Piazza San Pietro,
l’intensa emozione provata nel visitare la terra natale
di Giovanni Paolo II, “infaticabile servitore del
Vangelo”. Si è voluto soffermare in particolare sulla
visita a Wadowice, dove Karol Wojtyla è nato ed è stato
battezzato:
“Le
radici della sua fede robusta della sua umanità così
sensibile e aperta, del suo amore per la bellezza e la
verità, della sua devozione alla Madonna, del suo amore
per la Chiesa e soprattutto della sua vocazione alla
santità sono in questa cittadina dove egli ha ricevuto la
prima educazione e formazione”.
Ma
il Pontefice ha ricordato tutte le tappe del suo viaggio
apostolico in terra polacca. Nella Cattedrale di Varsavia,
ha affermato, “ho ribadito il fermo proposito di
considerare l’impegno per la ricostruzione della piena e
visibile unità tra i cristiani una priorità del mio
ministero”. Nel programma, ha spiegato, “non poteva
mancare la visita ai Santuari che hanno segnato la vita
del sacerdote e vescovo Karol Wojtyla”: Częstochowa,
Kalwaria Zebrzidowska e della Divina
Misericordia.
Nella
visita al Santuario mariano di Jasna Góra,
“cuore della Nazione polacca”, ha spiegato il Papa,
“ho voluto riproporre la fede come atteggiamento
fondamentale dello spirito, che coinvolge l’intera
persona: pensieri, affetti, intenzioni, relazioni,
corporeità, attività, lavoro quotidiano”. Visitando
poi il Santuario di Kalwaria, ha detto, “ho
chiesto di sostenere la fede della Comunità ecclesiale
nei momenti di difficoltà e di prova”. La successiva
tappa nel Santuario della Divina Misericordia, a
Łagiewniki, ha rammentato, “mi ha dato modo di
sottolineare che solo la Divina Misericordia illumina il
mistero dell’uomo”. Nel convento vicino a questo
Santuario, ha proseguito, “contemplando le piaghe
luminose di Cristo risorto, Suor Faustina Kowalska
ricevette un messaggio di fiducia per l’umanità, di cui
Giovanni Paolo II si è fatto eco ed interprete”.
Un’altra
bella esperienza, ha constatato il Pontefice, è stato
l’incontro con i giovani nel parco di Błonie a
Cracovia. Ragazzi che il Papa ha voluto esortare ad essere
“araldi dell’amore divino”:
“Ho
colto l’occasione per rinnovare in mezzo al popolo
polacco l’annuncio stupendo della verità cristiana
sull’uomo, creato e redento in Cristo; quella verità
che tante volte Giovanni Paolo II ha proclamato con vigore
per spronare tutti ad essere forti nella fede, nella
speranza e nell’amore”.
Al
termine dell’udienza, Benedetto XVI ha rivolto un
pensiero alla “cara nazione” di Timor Est, in questi
giorni in preda a tensioni e violenze, che hanno provocato
vittime e distruzioni:
“Mentre
incoraggio la Chiesa locale e le organizzazioni cattoliche
a continuare, insieme alle altre organizzazioni
internazionali, nell’impegno di assistenza agli
sfollati, vi invito a pregare la Vergine Santa affinchè
sostenga con la Sua materna protezione gli sforzi di
quanti stanno contribuendo alla pacificazione degli animi
e al ritorno alla normalità”.
All’odierna udienza – la 21.ma dell’anno in corso
– erano presenti diversi gruppi internazionali tra cui
le religiose partecipanti al Capitolo dell’Istituto
Nostra Signora delle Mercede; le Suore Missionarie
dell’Apostolato Cattolico-Pallottine; le Suore di Maria
Consolatrice, le Apostole del Sacro Cuore di Gesù. Tra i
gruppi italiani all’udienza: i consiglieri ecclesiastici
della Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti e i
partecipanti al Pellegrinaggio della diocesi di Trivento,
con il vescovo Domenico Angelo Scotti.
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LE PAROLE DEL PAPA
- FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -
Cari
fratelli e sorelle,
desidero
quest’oggi ripercorrere, insieme con voi, le tappe del
viaggio apostolico che ho potuto compiere nei giorni
scorsi in Polonia. Ringrazio l’Episcopato polacco, in
particolare gli Arcivescovi Metropoliti di Varsavia e di
Cracovia, per lo zelo e la cura con cui hanno preparato
questa visita. Rinnovo l’espressione della mia
riconoscenza al Presidente della Repubblica e alle diverse
Autorità del Paese, come pure a tutti coloro che hanno
cooperato alla riuscita di questo evento. Soprattutto
voglio dire un grande "grazie" ai cattolici e
all’intero popolo polacco, che ho sentito stringersi a
me in un abbraccio ricco di calore umano e spirituale. E
molti di voi lo hanno visto in televisione. Esso era una
vera espressione della cattolicità, dell’amore alla
Chiesa, che si esprime nell’amore per il Successore di
Pietro.
Dopo
l’arrivo all’aeroporto di Varsavia, è stata la
Cattedrale di questa importante metropoli il luogo del mio
primo appuntamento riservato ai sacerdoti nel
giorno stesso in cui ricorreva il 50° di Ordinazione
presbiterale del Cardinale Józef Glemp, Pastore di quella
Arcidiocesi. Così il mio pellegrinaggio è iniziato nel
segno del sacerdozio ed è poi proseguito con una
testimonianza di sollecitudine ecumenica, resa
nella chiesa luterana della Santissima Trinità.
Nell’occasione, unito con i rappresentanti delle diverse
Chiese e Comunità ecclesiali che vivono in Polonia, ho
ribadito il fermo proposito di considerare l’impegno per
la ricostituzione della piena e visibile unità tra i
cristiani una vera priorità del mio ministero. Vi è
stata poi la solenne Eucaristia in Piazza
Pilsudski, gremita di gente, nel centro di Varsavia.
Questo luogo, dove abbiamo celebrato solennemente e con
gioia l’Eucaristia, ha acquistato ormai un valore
simbolico, avendo ospitato eventi storici come le Sante
Messe celebrate da Giovanni Paolo II e quella per i
funerali del Cardinale Primate Stefan Wyszy½ski, nonché
alcune affollatissime celebrazioni di suffragio nei giorni
dopo la morte del mio venerato Predecessore.
Nel
programma non poteva mancare la visita ai Santuari che
hanno segnato la vita del sacerdote e vescovo Karol Wojty»a;
soprattutto tre: quelli di Cz"stochowa, di Kalwaria
Zebrzidowska e della Divina Misericordia. Non
potrò dimenticare la sosta nel celebre Santuario mariano
di Jasna Góra. Su quel Chiaro Monte, cuore
della Nazione polacca, come in un ideale cenacolo,
numerosissimi fedeli e specialmente religiosi, religiose,
seminaristi e rappresentanti dei Movimenti ecclesiali si
sono raccolti attorno al Successore di Pietro per
mettersi, insieme con me, in ascolto di Maria. Traendo
spunto dalla stupenda meditazione mariana che Giovanni
Paolo II ha donato alla Chiesa nell’Enciclica Redemptoris
Mater, ho voluto riproporre la fede come atteggiamento
fondamentale dello spirito - che non è una cosa solo
intellettuale o sentimentale -, la fede vera coinvolge
l’intera persona: pensieri, affetti, intenzioni,
relazioni, corporeità, attività, lavoro quotidiano. Alla
Vergine Addolorata, visitando poi il meraviglioso
Santuario di Kalwaria Zebrzydowska poco distante da
Cracovia, ho chiesto di sostenere la fede della Comunità
ecclesiale nei momenti di difficoltà e di prova; la
successiva tappa nel Santuario della Divina
Misericordia, a ºagiewniki, mi ha dato modo di
sottolineare che solo la Divina Misericordia illumina il
mistero dell’uomo. Nel convento vicino a questo
Santuario, contemplando le piaghe luminose di Cristo
risorto, Suor Faustina Kowalska ricevette un messaggio di
fiducia per l’umanità, il messaggio della Misericordia
Divina, di cui Giovanni Paolo II si è fatto eco ed
interprete, e che è realmente un messaggio centrale
proprio per il nostro tempo: la Misericordia come forza di
Dio, come limite divino contro il male del mondo.
Altri
simbolici "santuari" ho voluto visitare: mi
riferisco a Wadowice, località diventata famosa
perché là Karol Wojty»a è nato ed è stato battezzato.
Visitarla mi ha offerto l’opportunità di ringraziare il
Signore per il dono di questo infaticabile servitore del
Vangelo. Le radici della sua fede robusta, della sua
umanità così sensibile e aperta, del suo amore per la
bellezza e la verità, della sua devozione alla Madonna,
del suo amore per la Chiesa e soprattutto della sua
vocazione alla santità sono in questa cittadina dove egli
ha ricevuto la prima educazione e formazione. Altro luogo
caro a Giovanni Paolo II è la Cattedrale di Wawel,
a Cracovia, luogo simbolo per la Nazione polacca: nella
cripta di quella Cattedrale Karol Wojty»a celebrò la sua
Prima Messa.
Un’altra
bellissima esperienza è stata l’incontro con i
giovani, che ha avuto luogo a Cracovia, nel grande
Parco di B»onie. Ai giovani venuti in grande numero ho
consegnato simbolicamente la "Fiamma della
misericordia", perché siano nel mondo araldi
dell’Amore e della Misericordia divina. Con loro ho
meditato sulla parola evangelica della casa costruita
sulla roccia (cfr Mt 7,24-27), letta anche oggi,
all’inizio di questa udienza. Sulla Parola di Dio mi
sono soffermato a riflettere anche domenica mattina,
solennità dell’Ascensione, nel corso della Celebrazione
conclusiva della mia visita. E’ stato un incontro
liturgico animato da una straordinaria partecipazione di
fedeli, nello stesso Parco in cui la sera prima si era
svolto l’appuntamento con i giovani. Ho colto
l’occasione per rinnovare in mezzo al popolo polacco
l’annuncio stupendo della verità cristiana sull’uomo,
creato e redento in Cristo; quella verità che tante volte
Giovanni Paolo II ha proclamato con vigore per spronare
tutti ad essere forti nella fede, nella speranza e
nell’amore. Rimanete saldi nella fede! E’
questa la consegna che ho lasciato ai figli dell’amata
Polonia, incoraggiandoli a perseverare nella fedeltà a
Cristo e alla Chiesa, perché non manchi all’Europa e al
mondo l’apporto della loro testimonianza evangelica.
Tutti i cristiani devono sentirsi impegnati a rendere
questa testimonianza, per evitare che l’umanità del
terzo millennio possa conoscere ancora orrori simili a
quelli tragicamente evocati dal campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau.
Proprio
in quel luogo tristemente noto in tutto il mondo ho voluto
sostare prima di far ritorno a Roma. Nel campo di
Auschwitz-Birkenau, come in altri simili campi, Hitler
fece sterminare oltre sei milioni di ebrei. Ad
Auschwitz-Birkenau morirono anche circa 150.000 polacchi e
decine di migliaia di uomini e donne di altre nazionalità.
Di fronte all’orrore di Auschwitz non c’è altra
risposta che la Croce di Cristo: l’Amore sceso fino in
fondo all’abisso del male, per salvare l’uomo alla
radice, dove la sua libertà può ribellarsi a Dio. Non
dimentichi l’odierna umanità Auschwitz e le altre
"fabbriche di morte" nelle quali il regime
nazista ha tentato di eliminare Dio per prendere il suo
posto! Non ceda alla tentazione dell’odio razziale, che
è all’origine delle peggiori forme di antisemitismo!
Tornino gli uomini a riconoscere che Dio è Padre di tutti
e tutti ci chiama in Cristo a costruire insieme un mondo
di giustizia, di verità e di pace! Questo vogliamo
chiedere al Signore per intercessione di Maria che
quest’oggi, concludendo il mese di maggio, contempliamo
solerte e amorevole nel visitare la sua anziana parente
Elisabetta.
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