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UDIENZA GENERALE (3 AGOSTO 2005)

Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana

Fonte: Radio Vaticana

UNA FEDE SALDA E SERENA IN DIO, CHE PROTEGGE L’UOMO ANCHE NELLE CIRCOSTANZE PIU’ CRITICHE DELLA VITA. LA CATECHESI DI BENEDETTO XVI ALL’UDIENZA GENERALE DI OGGI IN AULA PAOLO VI  

        

Una fede più forte dei rischi e delle ostilità della vita, che sa rimanere serena perché radicata in Dio, “roccia di salvezza”. E’ l’insegnamento che questa mattina Benedetto XVI ha affidato alle seimila persone che hanno preso parte all’udienza generale in Aula Paolo VI, nella quale oggi spiccava, tra gli altri, un gruppo di sacerdoti cinesi.

 

Il Papa, alla sua prima catechesi del mercoledì dopo il soggiorno valdostano, è giunto questa mattina in elicottero da Castel Gandolfo ed ha ripreso il commento alla Liturgia dei Vespri, dedicandosi in particolare al Salmo 124. Il servizio di Alessandro De Carolis.  

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“Il Signore è sempre con noi e la sua forza ci circonda e protegge”. E’ una delle chiose con le quali Benedetto XVI ama costellare i suoi discorsi ufficiali per sottolinearne un passaggio fondamentale. Questa frase, messa a margine di un passaggio dell’udienza generale di oggi, esprime con semplice efficacia una realtà immutabile della fede cristiana: la presenza costante di Dio accanto all’uomo in ogni circostanza della vita. In un’Aula Paolo VI particolarmente effervescente e affettuosa nei suoi confronti, Benedetto XVI ha parlato della “stabilità” della fede in Dio che diventa fiducia prendendo spunto dalle strofe del Salmo 124.  

“Anche quando il credente si sente isolato e circondato da rischi e ostilità, la sua fede deve essere serena, perché il signore è sempre con noi e la sua forza ci circonda e protegge”.  

         Prendendo ad esempio Gerusalemme - “la città simbolo di pace e di santità”, ha detto il Papa - il Salmo paragona i monti che la circondano alla protezione che Dio erige nei confronti dei “giusti”, di coloro che vivono con pienezza e senso di affidamento la loro fede:  

“La loro situazione può essere, di per sé, preoccupante a causa della prepotenza degli empi, che vogliono imporre il loro dominio, e conosciamo queste situazioni nel mondo. Ci sarebbe anche la tentazione, per i giusti, di farsi complici del male per evitare gravi inconvenienti, ma il Signore li protegge dall’oppressione”.  

Il Salmo dunque, ha osservato Benedetto XVI, mentre leva un’invocazione finale in favore dei “buoni” e dei “retti di cuore”, infonde nell’animo “una profonda fiducia”:  

“Aiuta potentemente ad affrontare le situazioni difficili, quando alla crisi esterna dell’isolamento, dell’ironia, del disprezzo nei confronti dei credenti si associa la crisi interna fatta di scoraggiamento, di mediocrità, di stanchezza. Conosciamo queste situazioni, ma il salmo ci dice: il Signore è con te, abbi fiducia. Io sono più forte di tutti questi mali”.  

Applausi a scroscio, acclamazioni ritmate e una grande corrente di simpatia hanno caratterizzato il momento dei saluti nelle altre lingue, in contrasto con l’insolita giornata grigia e piovosa di mezza estate che oggi gravava su Roma. Tra i semila dell’Aula Paolo VI, il “particolare affetto” di Benedetto XVI è andato, tra i primi, al gruppo di una ventina di sacerdoti cinesi, tra vicerettori e padri spirituali di Seminari maggiori della Cina continentale, che hanno partecipato a un corso di formazione teologica e spirituale di alcune settimane presso l’arciabbazia benedettina di Sankt Ottilien, in Germania.  

 Molti anche i pellegrini presenti da Paesi lontani, come Australia, Hong Kong, Filippine, da un lato; Stati Uniti, Messico, Cile, Perù, Brasile, dall’altro. Il Papa ha rivolto un pensiero anche ai membri di tre istituti religiosi impegnati in questi giorni nei rispettivi Capitoli generali: i Figli di Santa Maria Immacolata, le Francescane Missionarie del Cuore Immacolato di Maria e le Suore Angeliche di San Paolo. A tutti, infine, ha proposto la figura del Santo curato d’Ars, Giovanni Maria Vianney, che la liturgia ricorda domani:  

“Carissimi, il suo esempio sia a tutti di stimolo e di incoraggiamento a corrispondere generosamente alla grazia divina”.

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TESTO DEL DISCORSO PRONUNCIATO DAL SANTO PADRE

- Fonte: Vatican Information Service -

1. Continua in questo nostro incontro l’itinerario che stiamo svolgendo all’interno della Liturgia dei Vespri. Ora è di scena il Salmo 124, che fa parte di quell’intensa e suggestiva raccolta chiamata «Canti delle ascensioni», ideale libretto di preghiere per il pellegrinaggio a Sion in vista dell’incontro col Signore nel tempio (cfr Sal 119-133).

Quello che noi ora brevemente mediteremo è un testo sapienziale, che suscita la fiducia nel Signore e contiene una breve preghiera (cfr Sal 124,4). La prima frase proclama la stabilità di «chi confida nel Signore», paragonandola alla stabilità «rocciosa» e sicura del «monte Sion», la quale, evidentemente, è dovuta alla presenza di Dio, che è «roccia, fortezza, rupe, riposo, scudo, baluardo, potente salvezza», come afferma un altro Salmo (cfr Sal 17,3). Anche quando il credente si sente isolato e circondato da rischi e ostilità, la sua fede deve essere serena.

Anche il Profeta Isaia attesta di aver ascoltato dalla bocca di Dio queste parole destinate ai fedeli: «Ecco, io pongo una pietra in Sion, una pietra scelta, angolare, preziosa, saldamente fondata: chi crede non vacillerà» (28,16).

2. Ma, continua il Salmista, la fiducia del fedele ha un ulteriore appoggio: il Signore è quasi accampato in difesa del suo popolo, proprio come i monti circondano Gerusalemme rendendola una città fortificata da bastioni naturali (cfr Sal 124,2). In una profezia di Zaccaria, Dio dice di Gerusalemme: «Io stesso le farò da muro di fuoco all’intorno e sarò una gloria in mezzo ad essa» (2,9).

In questa atmosfera di radicale fiducia il Salmista rassicura «i giusti». La loro situazione può essere, di per sé, preoccupante a causa della prepotenza degli empi, che vogliono imporre il loro dominio. Ci sarebbe anche la tentazione, per i giusti, di farsi complici del male per evitare gravi inconvenienti, ma il Signore li protegge dall’oppressione: «Non lascerà pesare lo scettro degli empi sul possesso dei giusti» (Sal 124,3); nel contempo egli li preserva dalla tentazione di «stendere le mani a compiere il male» (ibidem).

Il Salmo quindi infonde nell’animo una profonda fiducia. Aiuta potentemente ad affrontare le situazioni difficili, quando alla crisi esterna dell’isolamento, dell’ironia, del disprezzo nei confronti dei credenti si associa la crisi interna fatta di scoraggiamento, di mediocrità, di stanchezza.

3. La finale del Salmo contiene una invocazione rivolta al Signore a favore dei «buoni» e dei «retti di cuore» (cfr v. 4) e un annuncio di sventura contro «quelli che vanno per sentieri tortuosi» (v. 5). Da un lato il Salmista chiede che il Signore si manifesti come un padre amoroso verso i giusti e i fedeli che tengono alta la fiaccola della rettitudine di vita e della buona coscienza. Dall’altro lato, ci si attende che Egli si riveli come giusto giudice nei confronti di coloro che hanno camminato sulla via tortuosa del male, il cui sbocco conclusivo è la morte.

Il Salmo è suggellato dal tradizionale saluto di shalom, di «pace su Israele», un saluto ritmato per assonanza su Jerushalajim, su Gerusalemme (cfr v. 2), la città simbolo di pace e di santità. È un saluto che diventa un augurio di speranza. Noi possiamo esplicitarlo attraverso le parole di san Paolo: «Su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto l’Israele di Dio» (Gal 6,16).

4. Nel suo commento a questo Salmo sant’Agostino contrappone «quelli che vanno per sentieri tortuosi» a «coloro che sono retti di cuore e non si allontanano da Dio». Se i primi si troveranno ad essere accomunati «alla sorte dei malvagi», quale sarà la sorte dei «retti di cuore»? Nella speranza di essere egli stesso, insieme con i suoi ascoltatori, partecipe della sorte felice di questi ultimi, il Vescovo di Ippona si domanda: «Che cosa possederemo? Quale sarà la nostra eredità? Quale la nostra patria? Che nome reca?». Ed egli stesso risponde, indicandone il nome: «Pace. Con l’augurio di pace vi salutiamo; la pace vi annunciamo; la pace ricevono i monti, mentre sui colli si spande la giustizia (cfr Sal 71,3). Ora la nostra pace è Cristo: "Egli infatti è la nostra pace" (Ef 2,14)» (Esposizioni sui Salmi, IV, Nuova Biblioteca Agostiniana, XXVIII, Roma 1977, p. 105).

Sant’Agostino conclude con una esortazione, che è, allo stesso tempo, anche un augurio: «Siamo l’Israele di Dio e teniamoci stretti alla pace, perché Gerusalemme significa visione di pace e noi siamo Israele: quell’Israele sopra il quale è la pace».

 

 

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