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UDIENZA GENERALE
(3 MAGGIO 2006) |
Fonte: Radio Vaticana,
3 maggio 2006
IL
PAPA PROSEGUE ALL’UDIENZA GENERALE LA SUA CATECHESI
SULLA TRADIZIONE APOSTOLICA E
INVITA A PREGARE PER IL SUO IMMINENTE VIAGGIO IN POLONIA
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Il
significato della Tradizione apostolica nelle sue origini:
il tema sviluppato da Benedetto XVI all’udienza
generale, in Piazza San Pietro, affollatissima di
pellegrini, oltre 60 mila, come è ormai consuetudine
dall’inizio del pontificato. Particolarmente numerosi
oggi i fedeli polacchi, ai quali il Santo Padre ha chiesto
di pregare in vista del suo viaggio in Polonia. Il
servizio di Roberta Gisotti:
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E’
tornato il Papa su “un tema di grande rilievo – ha
sottolineato - per la vita della Chiesa”, quello della
“Tradizione apostolica, già affrontato mercoledì
scorso, proprio per capire “che cosa sia
la Chiesa”:
“In
queste catechesi, vogliamo un po’ capire che cosa sia
la Chiesa. L’ultima volta abbiamo meditato sul tema
della Tradizione. Abbiamo visto che la Tradizione non è
una collezione di cose, di parole, come una scatola di
cose morte; la Tradizione è il fiume vivo della vita che
viene dalle origini, da Cristo, fino a noi e ci
coinvolge nella storia di Dio con l’umanità”.
Tradizione
apostolica “anzitutto nelle sue origini”. “Cristo
Signore – ha spiegato il Papa – “ordinò” infatti
“agli Apostoli (dal termine greco ‘apostellein’,
inviare) di predicare a tutti,
comunicando loro i doni divini, il Vangelo come
fonte di ogni verità salutare e di ogni regola morale”.
Per questo - commenta il Concilio Vaticano II – “ciò
che fu trasmesso dagli Apostoli comprende tutto quanto
contribuisce alla condotta santa e all’incremento della
fede del Popolo di Dio”:
“Così
la Chiesa
, nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto,
perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che
essa è, tutto ciò che essa crede”.
“La
Tradizione è dunque il Vangelo vivo, annunciato dagli
Apostoli nella sua integrità, in base alla pienezza della
loro esperienza unica e irripetibile: per opera loro la
fede viene comunicata agli
altri, fino a noi, fino alla fine del mondo”:
“La
distanza dei secoli è superata e il Risorto si offre vivo
e operante per noi, nell’oggi della Chiesa e del mondo
e questa è la nostra grande gioia: che nel fiume vivo
della tradizione, Cristo non è distante duemila anni
ma è realmente sempre con noi e ci dona la verità,
ci dona la luce che ci fa vivere e che fa trovare la
strada verso il futuro”.
Dopo
la catechesi, il momento sempre molto atteso dai fedeli
dei saluti di Benedetto XVI, nelle varie lingue; oggi numerossimi
i polacchi oltre 6 mila convenuti in Piazza San Pietro, in
un giorno di festa per
la Chiesa
di questo Paese nella solennità della Madre di Dio Regina
della Polonia – e di festa
anche per la Nazione,
nell’anniversario della ratifica della Costituzione,
avvenuta il 3 maggio 1791.
Alle loro preghiere ha affidato i preparativi
per il suo pellegrinaggio, nella patria natale di
Giovanni Paolo II, dal 25 al 28 maggio.
Poi
il pensiero finale ai giovani, ai malati e agli sposi
novelli, ispirato alla Vergine Maria, all’inizio del
mese maggio a lei dedicato, perché sappiano fare tesoro
dei suoi insegnamenti nella vita di ogni giorno, per
compiere la volontà di Dio, saper cogliere il valore
salvifico di ogni croce, e poter creare nelle loro
famiglie il clima di preghiera e amore della casa di
Nazareth”.
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LE PAROLE DEL PAPA
- FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -
Cari
fratelli e sorelle,
in queste
Catechesi vogliamo un po’ capire che cosa sia la Chiesa.
L’ultima volta abbiamo meditato sul tema della
Tradizione apostolica. Abbiamo visto che essa non è una
collezione di cose, di parole, come una scatola di cose
morte; la Tradizione è il fiume della vita nuova che
viene dalle origini, da Cristo fino a noi, e ci coinvolge
nella storia di Dio con l’umanità. Questo tema della
Tradizione è così importante che vorrei ancora oggi
soffermarmi su di esso: è infatti di grande rilievo per
la vita della Chiesa. Il Concilio Vaticano II ha rilevato,
al riguardo, che la Tradizione è apostolica anzitutto
nelle sue origini: "Dio, con somma benignità,
dispose che quanto egli aveva rivelato per la salvezza di
tutte le genti, rimanesse per sempre integro e venisse
trasmesso a tutte le generazioni. Perciò Cristo Signore,
nel quale trova compimento tutta la rivelazione del sommo
Dio (cfr 2 Cor 1,20 e 3,16-4,6), ordinò agli Apostoli di
predicare a tutti, comunicando loro i doni divini, il
Vangelo come fonte di ogni verità salutare e di ogni
regola morale" (Cost. dogm. Dei Verbum, 7). Il
Concilio prosegue annotando come tale impegno sia stato
fedelmente eseguito "dagli Apostoli, i quali nella
predicazione orale, con gli esempi e le istituzioni
trasmisero sia ciò che avevano ricevuto dalle labbra di
Cristo, dal vivere insieme con Lui e dalle sue opere, sia
ciò che avevano imparato per suggerimento dello Spirito
Santo" (ibid.). Con gli Apostoli, aggiunge il
Concilio, collaborarono anche "uomini della loro
cerchia, i quali, sotto l'ispirazione dello Spirito Santo,
misero in iscritto l'annunzio della salvezza" (ibid.).
Capi
dell'Israele escatologico, anch’essi dodici quante erano
le tribù del popolo eletto, gli Apostoli continuano la
"raccolta" iniziata dal Signore, e lo fanno
anzitutto trasmettendo fedelmente il dono ricevuto, la
buona novella del Regno venuto agli uomini in Gesù
Cristo. Il loro numero esprime non solo la continuità con
la santa radice, l’Israele delle dodici tribù, ma anche
la destinazione universale del loro ministero, apportatore
di salvezza fino agli estremi confini della terra. Lo si
può cogliere dal valore simbolico che hanno i numeri nel
mondo semitico: dodici risulta dalla moltiplicazione di
tre, numero perfetto, e quattro, numero che rinvia ai
quattro punti cardinali, e dunque al mondo intero.
La
comunità, nata dall’annuncio evangelico, si riconosce
convocata dalla parola di coloro che per primi hanno fatto
esperienza del Signore e da Lui sono stati inviati. Essa
sa di poter contare sulla guida dei Dodici, come anche su
quella di coloro che essi via via si associano come
successori nel ministero della Parola e nel servizio alla
comunione. Di conseguenza, la comunità si sente impegnata
a trasmettere ad altri la "lieta notizia" della
presenza attuale del Signore e del suo mistero pasquale,
operante nello Spirito. Lo si vede ben evidenziato in
alcuni passi dell’epistolario paolino: "Vi ho
trasmesso quello che anch’io ho ricevuto" (1 Cor
15,3). E questo è importante. San Paolo, si sa,
originariamente chiamato da Cristo con una vocazione
personale, è un vero Apostolo e tuttavia anche per lui
conta fondamentalmente la fedeltà a quanto ha ricevuto.
Egli non voleva "inventare" un nuovo
cristianesimo, per così dire, "paolino".
Insiste perciò: "Vi ho trasmesso quello che
anch’io ho ricevuto". Ha trasmesso il dono iniziale
che viene dal Signore ed è la verità che salva. Poi,
verso la fine della vita, scrive a Timoteo:
"Custodisci il buon deposito con l’aiuto dello
Spirito Santo che abita in noi" (2 Tm 1,14). Lo
mostra con efficacia anche questa antica testimonianza
della fede cristiana, scritta da Tertulliano verso
l’anno 200: "(Gli Apostoli) sul principio
affermarono la fede in Gesù Cristo e stabilirono Chiese
per la Giudea e subito dopo, sparsi per il mondo,
annunziarono la medesima dottrina e una medesima fede alle
nazioni e quindi fondarono Chiese presso ogni città. Da
queste poi le altre Chiese mutuarono la propaggine della
loro fede e i semi della dottrina, e continuamente la
mutuano per essere appunto Chiese. In questa maniera anche
esse sono ritenute apostoliche come discendenza delle
Chiese degli apostoli" (De praescriptione
haereticorum, 20: PL 2,32).
Il
Concilio Vaticano II commenta: "Ciò che fu trasmesso
dagli Apostoli comprende tutto quanto contribuisce alla
condotta santa e all'incremento della fede del Popolo di
Dio. Così la Chiesa, nella sua dottrina, nella sua vita e
nel suo culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni
tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede"
(Cost. Dei Verbum, 8). La Chiesa trasmette tutto ciò che
è e che crede, lo trasmette nel culto, nella vita, nella
dottrina. La Tradizione è dunque il Vangelo vivo,
annunciato dagli Apostoli nella sua integrità, in base
alla pienezza della loro esperienza unica e irripetibile:
per opera loro la fede viene comunicata agli altri, fino a
noi, fino alla fine del mondo. La Tradizione, pertanto, è
la storia dello Spirito che agisce nella storia della
Chiesa attraverso la mediazione degli Apostoli e dei loro
successori, in fedele continuità con l’esperienza delle
origini. E’ quanto precisa il Papa san Clemente Romano
verso la fine del I secolo: "Gli Apostoli - egli
scrive - ci annunziarono il Vangelo inviati dal Signore
Gesù Cristo, Gesù Cristo fu mandato da Dio. Cristo viene
dunque da Dio, gli Apostoli da Cristo: entrambi procedono
ordinatamente dalla volontà di Dio… I nostri Apostoli
vennero a conoscenza per mezzo del Signore nostro Gesù
Cristo che sarebbero sorte contese intorno alla funzione
episcopale. Perciò, prevedendo perfettamente l'avvenire,
stabilirono gli eletti e diedero quindi loro l'ordine,
affinché alla loro morte altri uomini provati assumessero
il loro servizio" (Ad Corinthios, 42.44: PG
1,292.296).
Questa
catena del servizio continua fino ad oggi, continuerà
fino alla fine del mondo. Infatti il mandato conferito da
Gesù agli Apostoli è stato da essi trasmesso ai loro
successori. Al di là dell'esperienza del contatto
personale col Cristo, esperienza unica e irripetibile, gli
Apostoli hanno trasmesso ai successori l’invio solenne
nel mondo ricevuto dal Maestro. Apostolo viene
precisamente dal termine greco "apostéllein",
che vuol dire inviare. L’invio apostolico - come mostra
il testo di Mt 28,19s - implica un servizio pastorale
("fate discepole tutte le nazioni..."),
liturgico ("battezzandole...") e profetico
("insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho
comandato"), garantito dalla vicinanza del Signore
fino alla consumazione del tempo ("ecco, io sono con
voi tutti i giorni fino alla fine del mondo"). Così,
in un modo diverso dagli Apostoli, abbiamo anche noi una
vera e personale esperienza della presenza del Signore
risorto. Attraverso il ministero apostolico è così
Cristo stesso a raggiungere chi è chiamato alla fede. La
distanza dei secoli è superata e il Risorto si offre vivo
e operante per noi, nell’oggi della Chiesa e del mondo.
Questa è la nostra grande gioia. Nel fiume vivo della
Tradizione Cristo non è distante duemila anni, ma è
realmente presente tra noi e ci dona la Verità, ci dona
la luce che ci fa vivere e trovare la strada verso il
futuro.
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