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UDIENZA
GENERALE (3 MARZO 2010) |
Radio
Vaticana, 3 marzo 2010
Benedetto
XVI su San Bonaventura: la Chiesa segua il suo ideale di
vita casta, povera e obbediente. Appello in favore degli
zingari
◊
La Chiesa adotti uno stile di vita casto, povero e
obbediente: è quanto affermato da Benedetto XVI
nell’udienza generale in Aula Paolo VI, davanti ad
ottomila fedeli. Il Papa ha dedicato la sua catechesi a
San Bonaventura di Bagnoregio, dottore della Chiesa, che
seppe armonizzare la spiritualità francescana con la
riflessione teologica. Al momento dei saluti, il Papa ha
ricordato la figura di Chopin, di cui ricorre il
bicentenario della nascita, ed ha esortato le Chiese
locali ad impegnarsi con sempre più efficacia in favore
degli Zingari. Il servizio di Alessandro Gisotti:
“Uomo buono, affabile, pio e misericordioso, colmo di
virtù, amato da Dio e dagli uomini”: Benedetto XVI
prende a prestito le parole di un antico elogio pontificio
per offrire un ritratto di San Bonaventura da Bagnoregio.
Un “uomo di azione e contemplazione”, ha sottolineato
il Papa, che contribuì alla composizione di
un’“armonia tra fede e cultura”. Quindi, ha
ricordato il suo recente pellegrinaggio a Bagnoregio ed ha
confidato ai fedeli il suo amore per San Bonaventura, fin
dagli anni giovanili:
“Vi confido che, nel proporvi questo argomento,
avverto una certa nostalgia, perché ripenso alle ricerche
che, da giovane studioso, ho condotto proprio su questo
autore, a me particolarmente caro. La sua conoscenza ha
inciso non poco nella mia formazione”.
Benedetto XVI ha quindi ripercorso la straordinaria
parabola umana di San Bonaventura, al secolo Giovanni da
Fidanza. Un episodio accaduto quando era ragazzo, ha
rammentato il Papa, lo segnò profondamente. In fin di
vita per una grave malattia, viene salvato grazie a San
Francesco d’Assisi a cui la madre aveva chiesto
un’intercessione. Giovanni si interroga dunque sulla sua
vita e “affascinato dalla testimonianza di fervore e
radicalità evangelica dei Frati Minori”, viene accolto
nella grande famiglia dei discepoli di Francesco. Il Papa
ha quindi richiamato le parole dello stesso San
Bonaventura sulle ragioni della sua scelta:
“Scriveva così in una lettera indirizzata ad un
altro frate: “Confesso davanti a Dio che la ragione che
mi ha fatto amare di più la vita del beato Francesco è
che essa assomiglia agli inizi e alla crescita della
Chiesa. La Chiesa cominciò con semplici pescatori, e si
arricchì in seguito di dottori molto illustri e sapienti;
la religione del beato Francesco non è stata stabilita
dalla prudenza degli uomini, ma da Cristo”.
Nel 1243, Giovanni veste il saio francescano e assume
il nome di Bonaventura. Inizia così, a Parigi, anche i
suoi studi di teologia. Matura negli anni una “propria
riflessione personale e una sensibilità spirituale di
grande valore” e, così, ha detto il Papa, “diventa
uno dei teologi più importanti della storia della
Chiesa”. Sottolinea in particolare il titolo della tesi
che egli difese “per essere abilitato all’insegnamento
della teologia”: “Questioni sulla conoscenza di
Cristo”:
“Questo argomento mostra il ruolo centrale che
Cristo ebbe sempre nella vita e nell’insegnamento di
Bonaventura. Possiamo dire senz’altro che tutto il suo
pensiero fu profondamente cristocentrico”.
Negli anni in cui San Bonaventura era a Parigi, ha
rammentato il Papa, si contestava ai francescani e ai
domenicani di insegnare nell’università, mettendo “in
dubbio persino l’autenticità della loro vita
consacrata”. In realtà, è stata la sua riflessione, i
cambiamenti introdotti dagli Ordini Mendicanti “nel modo
di intendere la vita religiosa” erano “talmente
innovativi che non tutti riuscivano a comprenderli”. Si
aggiungevano poi come a volte accade, “anche tra persone
sinceramente religiose, motivi di debolezza umana come
l’invidia e la gelosia”. Bonaventura si occupa della
questione nell’opera “La perfezione evangelica” in
cui dimostra che gli Ordini Mendicanti, “praticando i
voti di povertà, di castità e di obbedienza, seguivano i
consigli del Vangelo stesso”. Un insegnamento sempre
attuale:
“La Chiesa è resa più luminosa e bella dalla
fedeltà alla vocazione di quei suoi figli e di quelle sue
figlie che non solo mettono in pratica i precetti
evangelici ma, per la grazia di Dio, sono chiamati ad
osservarne i consigli e testimoniano così, con il loro
stile di vita povero, casto e obbediente, che il Vangelo
è sorgente di gioia e di perfezione”.
San Bonaventura sarà anche Ministro generale
dell’Ordine dei Frati Minori per 17 anni. Un incarico,
ha affermato il Papa, svolto con “saggezza e
dedizione”, intervenendo “talvolta con una certa
severità per eliminare gli abusi”. Per evitare il
pericolo di una frattura interna, fu dunque ratificato un
testo di Bonaventura in cui “si unificavano le norme che
regolavano la vita quotidiana dei Frati Minori”:
“Bonaventura intuiva, tuttavia, che le
disposizioni legislative, per quanto ispirate a saggezza e
moderazione, non erano sufficienti ad assicurare la
comunione dello spirito e dei cuori. Bisognava condividere
gli stessi ideali e le stesse motivazioni”.
Per questo motivo, Bonaventura volle presentare
“l’autentico carisma di Francesco, la sua vita ed il
suo insegnamento”. Ascoltò con attenzione i ricordi di
coloro che avevano conosciuto direttamente Francesco e ne
nacque una biografia del Santo di Assisi. Qual è dunque
l’immagine di San Francesco che “emerge dal cuore e
dalla penna del suo figlio devoto e successore, san
Bonaventura?”:
“Francesco è un alter Christus, un uomo che ha
cercato appassionatamente Cristo. Nell’amore che spinge
all’imitazione, egli si è conformato interamente a Lui.
Bonaventura additava questo ideale vivo a tutti i seguaci
di Francesco. Questo ideale, valido per ogni cristiano,
ieri, oggi, sempre, è stato indicato come programma anche
per la Chiesa del Terzo Millennio dal mio Venerabile
Predecessore Giovanni Paolo II”.
Un programma che si incentra in Cristo stesso “da
conoscere, amare, imitare, per vivere in lui la vita
trinitaria, e trasformare con lui la storia fino al suo
compimento nella Gerusalemme celeste”. Al momento dei
saluti, parlando ai pellegrini venuti dalla Polonia, il
Papa ha ricordato il famosissimo compositore polacco
Chopin, di cui ricorre in questi giorni il bicentenario
della sua nascita. La sua musica, “che ha portato grande
contributo alla cultura dell’Europa e del mondo”, è
stato il suo auspicio, “avvicini a Dio coloro che
l’ascoltano e aiuti a scoprire la profondità dello
spirito dell’uomo”. Quindi, parlando ai pellegrini
italiani, ha rivolto un saluto speciale ai partecipanti
all’Incontro in Vaticano della Pastorale degli Zingari.
Dal Pontefice, l’auspicio che “le Chiese locali
sappiano operare insieme per un impegno sempre più
efficace in favore degli Zingari”.
UDIENZA
GENERALE
San
Bonaventura
Cari
fratelli e sorelle,
quest’oggi
vorrei parlare di san Bonaventura da Bagnoregio. Vi
confido che, nel proporvi questo argomento, avverto una
certa nostalgia, perché ripenso alle ricerche che, da
giovane studioso, ho condotto proprio su questo autore, a
me particolarmente caro. La sua conoscenza ha inciso non
poco nella mia formazione. Con molta gioia qualche
mese fa mi sono recato in pellegrinaggio al suo luogo
natio, Bagnoregio, una cittadina italiana, nel Lazio,
che ne custodisce con venerazione la memoria.
Nato
probabilmente nel 1217 e morto nel 1274, egli visse nel
XIII secolo, un’epoca in cui la fede cristiana,
penetrata profondamente nella cultura e nella società
dell’Europa, ispirò imperiture opere nel campo della
letteratura, delle arti visive, della filosofia e della
teologia. Tra le grandi figure cristiane che contribuirono
alla composizione di questa armonia tra fede e cultura si
staglia appunto Bonaventura, uomo di azione e di
contemplazione, di profonda pietà e di prudenza nel
governo.
Si
chiamava Giovanni da Fidanza. Un episodio che accadde
quando era ancora ragazzo segnò profondamente la sua
vita, come egli stesso racconta. Era stato colpito da una
grave malattia e neppure suo padre, che era medico,
sperava ormai di salvarlo dalla morte. Sua madre, allora,
ricorse all’intercessione di san Francesco
d’Assisi, da poco canonizzato. E Giovanni guarì.
La figura
del Poverello di Assisi gli divenne ancora più familiare
qualche anno dopo, quando si trovava a Parigi, dove si era
recato per i suoi studi. Aveva ottenuto il diploma di
Maestro d’Arti, che potremmo paragonare a quello di un
prestigioso Liceo dei nostri tempi. A quel punto, come
tanti giovani del passato e anche di oggi, Giovanni si
pose una domanda cruciale: “Che cosa devo fare della mia
vita?”. Affascinato dalla testimonianza di fervore e
radicalità evangelica dei Frati Minori, che erano giunti
a Parigi nel 1219, Giovanni bussò alle porte del Convento
francescano di quella città, e chiese di essere accolto
nella grande famiglia dei discepoli di san Francesco.
Molti anni dopo, egli spiegò le ragioni della sua scelta:
in san Francesco e nel movimento da lui iniziato ravvisava
l’azione di Cristo. Scriveva così in una lettera
indirizzata ad un altro frate: “Confesso davanti a Dio
che la ragione che mi ha fatto amare di più la vita del
beato Francesco è che essa assomiglia agli inizi e alla
crescita della Chiesa. La Chiesa cominciò con
semplici pescatori, e si arricchì in seguito di dottori
molto illustri e sapienti; la religione del beato
Francesco non è stata stabilita dalla prudenza degli
uomini, ma da Cristo” (Epistula de tribus
quaestionibus ad magistrum innominatum, in Opere di
San Bonaventura. Introduzione generale, Roma 1990, p.
29).
Pertanto,
intorno all’anno 1243 Giovanni vestì il saio
francescano e assunse il nome di Bonaventura. Venne subito
indirizzato agli studi, e frequentò la Facoltà di
Teologia dell’Università di Parigi, seguendo un insieme
di corsi molto impegnativi. Conseguì i vari titoli
richiesti dalla carriera accademica, quelli di
“baccelliere biblico” e di “baccelliere sentenziario”.
Così Bonaventura studiò a fondo la Sacra Scrittura, le
Sentenze di Pietro Lombardo, il manuale di teologia di
quel tempo, e i più importanti autori di teologia e, a
contatto con i maestri e gli studenti che affluivano a
Parigi da tutta l’Europa, maturò una propria
riflessione personale e una sensibilità spirituale di
grande valore che, nel corso degli anni successivi, seppe
trasfondere nelle sue opere e nei suoi sermoni, diventando
così uno dei teologi più importanti della storia della
Chiesa. È significativo ricordare il titolo della tesi
che egli difese per essere abilitato all’insegnamento
della teologia, la licentia ubique docendi, come si
diceva allora. La sua dissertazione aveva come titolo Questioni
sulla conoscenza di Cristo. Questo argomento mostra il
ruolo centrale che Cristo ebbe sempre nella vita e
nell’insegnamento di Bonaventura. Possiamo dire
senz’altro che tutto il suo pensiero fu profondamente
cristocentrico.
In quegli
anni a Parigi, la città di adozione di Bonaventura,
divampava una violenta polemica contro i Frati Minori di
san Francesco d’Assisi e i Frati Predicatori di
san Domenico di Guzman. Si contestava il loro
diritto di insegnare nell’Università, e si metteva in
dubbio persino l’autenticità della loro vita
consacrata. Certamente, i cambiamenti introdotti dagli Ordini
Mendicanti nel modo di intendere la vita religiosa, di
cui ho parlato nelle catechesi precedenti, erano talmente
innovativi che non tutti riuscivano a comprenderli. Si
aggiungevano poi, come qualche volta accade anche tra
persone sinceramente religiose, motivi di debolezza umana,
come l’invidia e la gelosia. Bonaventura, anche se
circondato dall’opposizione degli altri maestri
universitari, aveva già iniziato a insegnare presso la
cattedra di teologia dei Francescani e, per rispondere a
chi contestava gli Ordini Mendicanti, compose uno scritto
intitolato La perfezione evangelica. In questo
scritto dimostra come gli Ordini Mendicanti, in specie i
Frati Minori, praticando i voti di povertà, di castità e
di obbedienza, seguivano i consigli del Vangelo stesso. Al
di là di queste circostanze storiche, l’insegnamento
fornito da Bonaventura in questa sua opera e nella sua
vita rimane sempre attuale: la Chiesa è resa più
luminosa e bella dalla fedeltà alla vocazione di quei
suoi figli e di quelle sue figlie che non solo mettono in
pratica i precetti evangelici ma, per la grazia di Dio,
sono chiamati ad osservarne i consigli e testimoniano così,
con il loro stile di vita povero, casto e obbediente, che
il Vangelo è sorgente di gioia e di perfezione.
Il
conflitto fu acquietato, almeno per un certo tempo, e, per
intervento personale del Papa Alessandro IV, nel 1257,
Bonaventura fu riconosciuto ufficialmente come dottore e
maestro dell’Università parigina. Tuttavia egli dovette
rinunciare a questo prestigioso incarico, perché in
quello stesso anno il Capitolo generale dell’Ordine lo
elesse Ministro generale.
Svolse
questo incarico per diciassette anni con saggezza e
dedizione, visitando le province, scrivendo ai fratelli,
intervenendo talvolta con una certa severità per
eliminare abusi. Quando Bonaventura iniziò questo
servizio, l’Ordine dei Frati Minori si era sviluppato in
modo prodigioso: erano più di 30.000 i Frati sparsi in
tutto l’Occidente con presenze missionarie nell’Africa
del Nord, in Medio Oriente, e anche a Pechino. Occorreva
consolidare questa espansione e soprattutto conferirle, in
piena fedeltà al carisma di Francesco, unità di azione e
di spirito. Infatti, tra i seguaci del santo di Assisi si
registravano diversi modi di interpretarne il messaggio ed
esisteva realmente il rischio di una frattura interna. Per
evitare questo pericolo, il Capitolo generale
dell’Ordine a Narbona, nel 1260, accettò e ratificò un
testo proposto da Bonaventura, in cui si raccoglievano e
si unificavano le norme che regolavano la vita quotidiana
dei Frati minori. Bonaventura intuiva, tuttavia, che le
disposizioni legislative, per quanto ispirate a saggezza e
moderazione, non erano sufficienti ad assicurare la
comunione dello spirito e dei cuori. Bisognava condividere
gli stessi ideali e le stesse motivazioni. Per questo
motivo, Bonaventura volle presentare l’autentico carisma
di Francesco, la sua vita ed il suo insegnamento.
Raccolse, perciò, con grande zelo documenti riguardanti
il Poverello e ascoltò con attenzione i ricordi di coloro
che avevano conosciuto direttamente Francesco. Ne nacque
una biografia, storicamente ben fondata, del santo di
Assisi, intitolata Legenda Maior, redatta anche in
forma più succinta, e chiamata perciò Legenda minor.
La parola latina, a differenza di quella italiana, non
indica un frutto della fantasia, ma, al contrario, “Legenda”
significa un testo autorevole, “da leggersi”
ufficialmente. Infatti, il Capitolo generale dei Frati
Minori del 1263, riunitosi a Pisa, riconobbe nella
biografia di san Bonaventura il ritratto più fedele del
Fondatore e questa divenne, così, la biografia ufficiale
del Santo.
Qual è
l’immagine di san Francesco che emerge dal cuore e dalla
penna del suo figlio devoto e successore, san Bonaventura?
Il punto essenziale: Francesco è un alter Christus,
un uomo che ha cercato appassionatamente Cristo.
Nell’amore che spinge all’imitazione, egli si è
conformato interamente a Lui. Bonaventura additava questo
ideale vivo a tutti i seguaci di Francesco. Questo ideale,
valido per ogni cristiano, ieri, oggi, sempre, è stato
indicato come programma anche per la Chiesa del Terzo
Millennio dal mio Predecessore, il Venerabile Giovanni
Paolo II. Tale programma, egli scriveva nella Lettera Novo
Millennio ineunte, si incentra “in Cristo
stesso, da conoscere, amare, imitare, per vivere in lui la
vita trinitaria, e trasformare con lui la storia fino al
suo compimento nella Gerusalemme celeste” (n. 29).
Nel 1273
la vita di san Bonaventura conobbe un altro cambiamento.
Il Papa Gregorio X lo volle consacrare Vescovo e nominare
Cardinale. Gli chiese anche di preparare un
importantissimo evento ecclesiale: il II Concilio
Ecumenico di Lione, che aveva come scopo il ristabilimento
della comunione tra la Chiesa Latina e quella Greca.
Egli si dedicò a questo compito con diligenza, ma non
riuscì a vedere la conclusione di quell’assise
ecumenica, perché morì durante il suo svolgimento. Un
anonimo notaio pontificio compose un elogio di Bonaventura,
che ci offre un ritratto conclusivo di questo grande santo
ed eccellente teologo: “Uomo buono, affabile, pio e
misericordioso, colmo di virtù, amato da Dio e dagli
uomini... Dio infatti gli aveva donato una tale grazia,
che tutti coloro che lo vedevano erano pervasi da un amore
che il cuore non poteva celare” (cfr J.G. Bougerol, Bonaventura,
in A. Vauchez (a cura), Storia dei santi e della santità
cristiana. Vol. VI. L’epoca del rinnovamento
evangelico, Milano 1991, p. 91).
Raccogliamo
l’eredità di questo santo Dottore della Chiesa, che ci
ricorda il senso della nostra vita con le seguenti parole:
“Sulla terra… possiamo contemplare l’immensità
divina mediante il ragionamento e l’ammirazione; nella
patria celeste, invece, mediante la visione, quando saremo
fatti simili a Dio, e mediante l’estasi ... entreremo
nel gaudio di Dio” (La conoscenza di Cristo, q.
6, conclusione, in Opere di San Bonaventura.
Opuscoli Teologici /1, Roma 1993, p. 187).

Saluti:
Je suis
heureux de vous accueillir chers pèlerins de langue française,
en particulier le groupe ‘Chrétiens en grandes écoles’,
de Paris et les servants d’autel, de Versailles. Que ce
temps du Carême soit pour vous tous une occasion de
rechercher le véritable visage du Christ, pour lui
conformer votre existence! Que Dieu vous bénisse!
I welcome
the English-speaking pilgrims present at today’s
Audience, including those from Nigeria, Japan and the
United States. To the pilgrims from Sophia University in
Tokyo I offer my prayerful good wishes that the coming
centenary of your University will strengthen your service
to the pursuit of truth and your witness to the harmony of
faith and reason. Upon you and your families I invoke
God’s abundant blessings!
Von
Herzen grüße ich alle deutschsprachigen Pilger und
Besucher. Christus, das lernen wir von Bonaventura, gilt
es immer mehr kennenzulernen, zu lieben und dann auch
nachzuahmen. So finden wir die Mitte unseres Lebens und können
der Geschichte in positiver Weise Gestalt geben. Dazu
schenke uns allen Gott seine Gnade.
Saludo a
los fieles de lengua española, en particular a las
Religiosas Franciscanas de Madrid, a los jóvenes
provenientes de Valencia, Granada y Madrid, a los miembros
de la Asociación Católica de Propagandistas, así como a
los grupos venidos de España y Latinoamérica. Recojamos
la herencia de este Santo Doctor de la Iglesia, hombre de
acción y contemplación, de profunda piedad y de gran
prudencia en el gobierno, que con su ejemplo nos recuerda
la centralidad del Evangelio en la vida del cristiano.
Muchas gracias.
Acolho
cordialmente todos os peregrinos de língua portuguesa que
vieram à Roma encontrar o Sucessor de Pedro: que a
perseverança na prática das boas obras possa vos
conduzir sempre mais à união com Jesus Cristo. Desça a
Sua Bênção sobre cada um de vós e vossas famílias.
Saluto
in lingua polacca:
Pozdrawiam
serdecznie obecnych tu Polaków. Prezentując podczas
audiencji sylwetki tych, którzy kształtowali ducha
chrześcijańskiej Europy, na zasadzie wyjątku
pragnę wspomnieć dzisiaj osobę bliższego
nam czasowo Fryderyka Chopina. W tych dniach obchodzimy
dwustulecie jego urodzin, trwa Rok Chopinowski. Niech
muzyka tego najwybitniejszego polskiego kompozytora, który
wniósł wielki wkład w kulturę Europy i
świata, zbliża jej słuchaczy do Boga i
pomaga w odkrywaniu głębi ludzkiego ducha.
Wszystkim z serca błogosławię.
Traduzione
italiana:
Saluto
cordialmente tutti i polacchi giunti per quest’udienza.
Mentre presento durante le udienze le figure di coloro che
hanno formato lo spirito dell’Europa cristiana, facendo
un’eccezione vorrei ricordare oggi la persona di
Fryderyk Chopin che ha vissuto in tempi non molto lontani.
In questi giorni viene celebrato il bicentenario della sua
nascita, ed è in corso l’Anno di Chopin. La musica di
questo famosissimo compositore polacco, che ha portato
grande contributo alla cultura dell’Europa e del mondo,
avvicini a Dio coloro che l’ascoltano e aiuti a scoprire
la profondità dello spirito dell’uomo. Tutti benedico
di cuore.
Saluto
in lingua ungherese:
Isten
hozta a magyar zarándokokat, különösen is azokat, akik
Szombathelyről érkeztek. A nagyböjti időszak
legyen a személyes megtérés és a lelki megújulás
ideje, hogy örömmel követhessétek Krisztust mind
szavaitokban, mind a jócselekedetekben. Ehhez kérem Számotokra
a Mindenható Isten áldását. Dicsértessék a Jézus
Krisztus!
Traduzione
italiana:
Do il
benvenuto ai pellegrini di lingua ungherese, specialmente
al gruppo di Szombathely. Il tempo quaresimale vi conduca
alla conversione personale ed al rinnovo spirituale
affinché possiate seguire con gioia Cristo con le parole
e le opere di carità. Volentieri imploro la benedizione
dell'Onnipotente su tutti voi. Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto
in lingua croata:
S velikom
radošću pozdravljam i blagoslivljam sve hodočasnike
iz Hrvatske, a na poseban način osobe s invaliditetom.
Dragi prijatelji, promatrajući ovih dana Kristovo
predanje u volju Očevu i žrtvu po kojoj smo spašeni,
prepoznajmo kako nas je ljubio i zahvalimo mu živeći
sveto. Hvaljen Isus i Marija!
Traduzione
italiana:
Con
grande gioia saluto e benedico i pellegrini provenienti
dalla Croazia, e in modo particolare tutte le persone
segnate da invalidità fisica. Cari amici, contemplando in
questi giorni l’abbandono di Cristo alla volontà del
Padre e il sacrificio per il quale siamo stati salvati,
prendiamo coscienza di come Egli ci ha amato e
ringraziamoLo vivendo santamente. Siano lodati Gesù e
Maria!
Saluto
in lingua ceca:
Srdečně
vítám skupinu kněží a mladých ministrantů z
Prahy a okolí, kteří konají pouť do Říma,
aby zde prosili za nová kněžská povolání. Rád
žehnám vám i vašim drahým!
Chvála Kristu!
Traduzione
italiana:
Un
cordiale benvenuto al gruppo di Sacerdoti e di giovani
ministranti che sono venuti a Roma in pellegrinaggio con
il proposito di pregare per le nuove vocazioni
sacerdotali!
Volentieri benedico voi e i vostri cari!
Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto
in lingua slovacca:
Srdečne
pozdravujem slovenských pútnikov, osobitne z Bratislavy,
ako aj Bratislavský chlapčenský zbor.
Milí mladí, bratia a sestry, Pôstna doba nás pozýva
na obrátenie cez počúvanie Božieho Slova, modlitbu
a konanie skutkov milosrdenstva. Na také prežívanie
Pôstu vám rád žehnám.
Pochválený buď Ježiš Kristus!
Traduzione
italiana:
Saluto
cordialmente i pellegrini slovacchi, particolarmente
quelli provenienti da Bratislava, come pure il Coro dei
ragazzi di Bratislava.
Cari giovani, fratelli e sorelle, il Tempo della Quaresima
ci invita alla conversione per mezzo dell’ascolto della
Parola di Dio, della preghiera e dell’esercizio delle
opere di misericordia. Vi accompagno con la mia
Benedizione.
Sia lodato Gesù Cristo!
* * *
Rivolgo
un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In
particolare, saluto i partecipanti all’Incontro della
Pastorale degli Zingari ed auspico che le Chiese locali
sappiano operare insieme per un impegno sempre più
efficace in favore degli Zingari. Saluto le Suore
Missionarie dell’Apostolato Cattolico – Pallottine,
che celebrano in questi giorni il loro Capitolo Generale
ed assicuro la mia preghiera affinchè questo importante
evento susciti nell’intero Istituto un rinnovato ardore
apostolico. Saluto i pellegrini provenienti dal Santuario
della Madonna dei Miracoli in Motta di Livenza e li
incoraggio a coltivare una sempre più autentica devozione
mariana. Saluto con particolare affetto i fedeli di
Dugenta, Frasso Telesino, Limatola e Melizzano, terre dei
Gambacorta, qui convenuti con i rispettivi Sindaci. Cari
amici, vi ringrazio della vostra presenza ed auspico che
la riscoperta delle comuni radici suscitino generose
collaborazioni per la crescita del bene comune.
Saluto,
infine i giovani, i malati e gli sposi novelli. Cari
giovani, preparatevi ad affrontare le importanti tappe
della vita, fondando ogni vostro progetto sulla fedeltà a
Dio e ai fratelli. Cari malati, offrire le vostre
sofferenze al Padre celeste in unione a quelle di Cristo,
per contribuire alla costruzione del Regno di Dio. E voi,
cari sposi novelli, sappiate quotidianamente edificare la
vostra famiglia nell'ascolto di Dio, nel fedele e
reciproco amore.
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