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UDIENZA GENERALE (6 LUGLIO 2005)

Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana

Fonte: Radio Vaticana

UN SEMPRE PIU’ GENEROSO IMPEGNO PER TESTIMONIARE IN EUROPA I VALORI CRISTIANI: L’AUSPICIO DI BENEDETTO XVI ALL’UDIENZA GENERALE, IN PIAZZA SAN PIETRO, AFFOLLATA DI FEDELI IN UN CLIMA DI FESTA ESTIVO 

Circa ventimila i pellegrini raccolti stamane in piazza San Pietro per ascoltare la catechesi del Papa all’udienza generale, l’ultima prima della partenza lunedì prossimo per le vacanze in Val d’Aosta. Lo sventolio allegro di bandiere, striscioni, cappelli colorati oltre a festosi cori hanno accompagnato il passaggio di Benedetto XVI, che ha attraversato lentamente la piazza a bordo della sua camionetta bianca e che si è soffermato a lungo a salutare i fedeli prima di rientrare nel Palazzo apostolico. Emozione particolare intorno alla Fiaccola benedettina, giunta da Mosca, che il Santo Padre ha accolto con entusiasmo. Il servizio di Roberta Gisotti: 

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“Carissimi, possa questa suggestiva iniziativa suscitare un sempre più generoso impegno nel testimoniare in Europa i valori cristiani”.  

E’ arrivata ieri sera a Roma la Fiaccola per la pace “Pro Europa Una”, quest’anno proveniente da Mosca, dove ha portato idealmente alla Chiesa ortodossa russa il messaggio di solidarietà, dialogo e amicizia di San Benedetto da Norcia. Dopo aver fatto tappa in Germania, prima nel monastero di Ottobeuren e poi nel villaggio Marktl am Inn che ha dato i natali a Benedetto XVI, la Fiaccola, accompagnata da una delegazione guidata dall’arcivescovo di Spoleto-Norcia, Riccardo Fontana, ha sostato oggi quale “segno simbolico di pace” presso le Tombe degli Apostoli, per poi proseguire attraverso i luoghi cari alla spiritualità benedettina verso Norcia, dove giungerà domenica prossima. 

Dedicata all’Inno “Dio Salvatore”, la catechesi del Papa, ha commentato la Lettera di San Paolo agli Efesini, soffermandosi sui concetti di “santità” e “filiazione”, tappe del piano salvifico che rivela “il grande progetto segreto che il Padre aveva custodito in se stesso fin dall’eternità”. Il primo gesto divino è dunque “l’elezione dei credenti”, “un’iniziativa libera e gratuita” del Signore, per cui siamo “trasferiti nell’orizzonte sacro e vitale di Dio stesso”, cui segue “la nostra predestinazione” ad essere “figli di Dio”. Tutto ciò implica “la fraternità con Cristo”, e “l’intimità” con il Padre celeste, che ci ha fatto un “dono immenso”, ha sottolineato il Papa richiamando una riflessione di Sant’Ambrogio:  

“Chi è ricco, se non il solo Dio, creatore di tutte le cose? Ma è molto più ricco di misericordia, poiché ha redento tutti e – quale autore della natura – ha trasformato noi, che, secondo la natura della carne, eravamo figli dell’ira e soggetti al castigo, perché fossimo figli della pace e della carità”. 

Una benedizione particolare il Santo padre ha rivolto ai numerosi fedeli polacchi presenti in piazza, a sottolineare l’apertura la scorsa settimana del processo di beatificazione di Giovanni Paolo II.  

Infine un accenno al periodo estivo, “tempo di sano svago e di meritato riposo”, ha ricordato Papa Ratzinger: 

“Invito voi, cari giovani, ad approfittare dell’estate per utili  esperienze umane e religiose. Auguro a voi, cari malati, di sentire anche in questi mesi la vicinanza di persone amiche e familiari. E a voi, cari sposi novelli, rivolgo l’invito ad utilizzare le vacanze per crescere nell’amore reciproco illuminato dalla gioia divina.”

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TESTO DEL DISCORSO PRONUNCIATO DAL SANTO PADRE

- Fonte: Vatican Information Service -

Cari Fratelli e Sorelle,

1. Abbiamo ascoltato oggi non un salmo ma un inno tratto dalla Lettera agli Efesini (cfr Ef 1,3-14), inno che ritorna nella Liturgia dei Vespri di ognuna delle quattro settimane. Questo inno è una preghiera di benedizione rivolta a Dio Padre. Il suo svolgimento è dedicato a delineare le varie tappe del piano di salvezza che si compie attraverso l’opera di Cristo.

Al centro della benedizione risuona il vocabolo greco mysterion, un termine associato di solito ai verbi di rivelazione («rivelare», «conoscere», «manifestare»). È questo, infatti, il grande progetto segreto che il Padre aveva custodito in se stesso fin dall’eternità (cfr v. 9) e che ha deciso di attuare e rivelare «nella pienezza dei tempi» (cfr v. 10) in Gesù Cristo, suo Figlio.

Le tappe di questo piano sono scandite nell’inno dalle azioni salvifiche di Dio per Cristo nello Spirito. Il Padre innanzitutto - questo è il primo atto - ci sceglie dall’eternità perché camminiamo santi e immacolati nell’amore (cfr v. 4), poi ci predestina ad essere suoi figli (cfr vv. 5-6), inoltre ci redime e ci rimette i peccati (cfr vv. 7-8), ci svela pienamente il mistero della salvezza in Cristo (cfr vv. 9-10), infine ci dona l’eredità eterna (cfr vv. 11-12) offrendocene già adesso la caparra nel dono dello Spirito Santo in vista della risurrezione finale (cfr vv. 13-14).

2. Molteplici sono, quindi, gli eventi salvifici che si succedono nello snodarsi dell’inno. Essi coinvolgono le tre Persone della Santissima Trinità: si parte dal Padre, che è l’iniziatore e l’artefice supremo del piano di salvezza; si fissa lo sguardo sul Figlio che realizza il disegno all’interno della storia; si giunge allo Spirito Santo che imprime il suo «suggello» a tutta l’opera della salvezza. Noi ora ci fermiamo brevemente sulle prime due tappe, quelle della santità e della filiazione (cfr vv. 4-6).

Il primo gesto divino, rivelato e attuato in Cristo, è l’elezione dei credenti, frutto di un’iniziativa libera e gratuita di Dio. In principio, quindi, «prima della creazione del mondo» (v. 4), nell’eternità di Dio, la grazia divina è disponibile ad entrare in azione. Mi commuovo meditando questa verità: dall’eternità siamo davanti agli occhi di Dio ed Egli ha deciso di salvarci. Questa chiamata ha come contenuto la nostra «santità», una grande parola. Santità è partecipazione alla purezza dell’Essere divino. Ma sappiamo che Dio è carità. E quindi partecipare alla purezza divina vuol dire partecipare alla "carità" di Dio, conformarci a Dio che è "carità". «Dio è amore» (1Gv 4,8.16): questa è la verità consolante che ci fa anche capire che "santità" non è una realtà lontana dalla nostra vita, ma in quanto possiamo diventare persone che amano con Dio entriamo nel mistero della "santità" L’agape diventa così la nostra realtà quotidiana. Siamo, quindi, trasferiti nell’orizzonte sacro e vitale di Dio stesso.

3. In questa linea si procede verso l’altra tappa, anch’essa contemplata nel piano divino fin dall’eternità: la nostra «predestinazione» a figli di Dio. Non solo creature umane, ma realmente appartenenti a Dio come suoi figli.

Paolo esalta altrove (cfr Gal 4,5; Rm 8,15.23) questa sublime condizione di figli che implica e risulta dalla fraternità con Cristo, il Figlio per eccellenza, «primogenito tra molti fratelli» (Rm 8,29) e l’intimità nei confronti del Padre celeste che può ormai essere invocato Abbá, al quale possiamo dire «padre caro», in un senso di vera familiarità con Dio, in un rapporto di spontaneità e di amore. Siamo, quindi, in presenza di un dono immenso reso possibile dal «beneplacito della volontà» divina e dalla «grazia», luminosa espressione dell’amore che salva.

4. Ci affidiamo ora, in conclusione, al grande Vescovo di Milano, sant’Ambrogio, il quale in una delle lettere commenta le parole dell’apostolo Paolo agli Efesini, soffermandosi proprio sul ricco contenuto del nostro inno cristologico. Egli sottolinea innanzitutto la grazia sovrabbondante con la quale Dio ci ha resi suoi figli adottivi in Cristo Gesù. «Non bisogna perciò dubitare che le membra siano unite al loro capo, soprattutto perché fin dal principio siamo stati predestinati all’adozione di figli di Dio, per mezzo di Gesù Cristo» (Lettera XVI ad Ireneo, 4: SAEMO, XIX, Milano-Roma 1988, p. 161).

Il santo Vescovo di Milano prosegue la propria riflessione osservando: «Chi è ricco, se non il solo Dio, creatore di tutte le cose?». E conclude: «Ma è molto più ricco di misericordia, poiché ha redento tutti e – quale autore della natura – ha trasformato noi, che secondo la natura della carne eravamo figli dell’ira e soggetti al castigo, perché fossimo figli della pace e della carità» (n. 7: ibidem, p. 163).

 

 

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