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UDIENZA
GENERALE (5 maggio 2010) |
Radio
Vaticana, 5 maggio 2010
All’udienza
generale, l’appello del Papa per un mondo libero dalle
armi nucleari. La catechesi incentrata sul compito di
santificazione dei sacerdoti
◊ Un
mondo libero dalle armi nucleari: è l’appello lanciato
da Benedetto XVI durante l’udienza generale tenutasi
stamani in Piazza San Pietro, gremita da almeno 30 mila
fedeli. Nella catechesi, il Pontefice si è soffermato sul
compito del sacerdote di santificare gli uomini. Il Papa
ha anche ribadito il ruolo irrinunciabile della famiglia
nella società. Quindi, non ha mancato di ricordare la sua
visita alla Sacra Sindone di Torino e l’imminente
viaggio apostolico in Portogallo. Il servizio di Alessandro
Gisotti 
La pace “riposa sulla fiducia e sul rispetto degli
obblighi assunti e non soltanto sull’equilibrio delle
forze”: è quanto sottolineato dal Papa che
all’udienza generale ha incoraggiato il processo di
disarmo nucleare al centro dei lavori di una Conferenza
internazionale apertasi a New York il 3 maggio scorso.
Serve, ha detto il Pontefice, “il pieno e sollecito
adempimento dei relativi impegni internazionali”:
“In tale spirito, incoraggio le iniziative che
perseguono un progressivo disarmo e la creazione di zone
libere dalle armi nucleari, nella prospettiva della loro
completa eliminazione dal pianeta. Esorto, infine, tutti i
partecipanti alla riunione di New York a superare i
condizionamenti della storia e a tessere pazientemente la
trama politica ed economica della pace, per aiutare lo
sviluppo umano integrale e le autentiche aspirazioni dei
Popoli”.
Prima dell’appello sul nucleare, la catechesi del
Papa era iniziata con un ricordo della visita alla Sindone
di Torino di domenica scorsa:
“Quel sacro Telo può nutrire ed alimentare la
fede e rinvigorire la pietà cristiana, perché spinge ad
andare al Volto di Cristo, al Corpo del Cristo crocifisso
e risorto, a contemplare il Mistero Pasquale, centro del
Messaggio cristiano”.
Ha così rivolto il pensiero ai compiti specifici del
sacerdote, in particolare a quello di santificare gli
uomini. Santificare, ha sottolineato, significa mettere in
contatto una persona con Dio. La questione è però come
l’uomo può trovare quel contatto con Dio:
“La fede della Chiesa ci dice che Dio stesso crea
questo contatto, che ci trasforma man mano in vere
immagini di Dio”.
Ecco, allora, il compito di santificazione del
sacerdote che, ha osservato il Papa, si “realizza
nell’annuncio della Parola di Dio” e “in modo
particolarmente intenso con i Sacramenti”. Dunque, ha
spiegato, è “Cristo stesso che rende santi, cioè ci
attira nella sfera di Dio”. Ha così notato che negli
ultimi decenni, vi sono state tendenze orientate a far
prevalere la dimensione dell’annuncio “staccandola da
quella della santificazione”. In realtà, però, i
miracoli che Gesù compie “indicano che il Regno viene
come realtà presente che coincide con la sua stessa
persona” e che “parola e segni sono indivisibili”.
L’aver sottovalutato questo compito di santificazione,
ha perciò osservato, ha rappresentato “un indebolimento
della stessa fede nell’efficacia salvifica dei
Sacramenti”:
“E’ importante, quindi, promuovere
una catechesi adeguata per aiutare i fedeli a comprendere
il valore dei Sacramenti, ma è altrettanto necessario,
sull’esempio del Santo Curato d’Ars, essere
disponibili, generosi e attenti nel donare ai fratelli i
tesori di grazia che Dio ha posto nelle nostre mani, e dei
quali non siamo i “padroni”, ma custodi ed
amministratori”.
E ciò, ha soggiunto, soprattutto in questo tempo nel
quale da una parte la fede va indebolendosi e dall’altro
emerge “un profondo bisogno e una diffusa ricerca di
spiritualità”. Il sacerdote, è l’esortazione del
Papa, deve perciò sempre ricordare che “nella sua
missione l’annuncio missionario e il culto non sono mai
separati”. Al contempo, ha avvertito, ogni presbitero
deve saper di essere solo uno strumento dell’agire
salvifico di Dio:
“Tale coscienza deve rendere umili e generosi
nell’amministrazione dei Sacramenti, nel rispetto delle
norme canoniche, ma anche nella profonda convinzione che
la propria missione è far sì che tutti gli uomini, uniti
a Cristo, possano offrirsi a Dio come ostia viva e santa a
Lui gradita”.
Benedetto XVI ha quindi rinnovato l’invito a tornare
al Confessionale, al Sacramento della Riconciliazione
perché “il fedele possa trovare misericordia, consiglio
e conforto”, sentendosi amato da Dio e sperimentando la
presenza della Misericordia Divina. In questo Anno
Sacerdotale, il Papa ha quindi esortato i fedeli ad essere
vicini ai sacerdoti:
“Siate consapevoli del grande dono che i sacerdoti
sono per la Chiesa e per il mondo; attraverso il loro
ministero, il Signore continua a salvare gli uomini, a
rendersi presente, a santificare. Sappiate ringraziare
Dio, e soprattutto siate vicini ai vostri sacerdoti con la
preghiera e con il sostegno, specialmente nelle difficoltà,
affinché siano sempre più Pastori secondo il cuore di
Dio”.
Al momento dei saluti ai pellegrini, parlando in lingua
inglese, il Papa si è rivolto a quanti prenderanno parte
al Congresso sulla Famiglia in Svezia.
“Marriage is truly an instrument of salvation…”
“Il matrimonio – ha detto – è uno strumento di
salvezza non solo per gli sposati, ma per tutta la società”.
Il matrimonio, ha aggiunto, “richiede di essere
preparati a sacrificare i propri intersessi per il bene
degli altri” ed invita “a proteggere il dono di una
nuova vita”. Quanti hanno la fortuna di nascere “in
una famiglia stabile, scoprono qui la prima e fondamentale
scuola per una vita virtuosa e le qualità di una buona
cittadinanza”. Quindi, salutando i pellegrini
portoghesi, ha manifestato tutta la sua gioia per la sua
imminente visita pastorale nel Paese, nel decimo
anniversario della Beatificazione dei Pastorelli di
Fatima, Francesco e Giacinta.
“A todos, sem excluir ninuèm…”
“Saluto tutti, nessuno escluso con cordialità – è
stato il suo messaggio – ci vediamo a breve a Lisbona,
Fatima e Porto”. In tedesco, ha salutato le famiglie e
gli amici delle nuove reclute della Guardia Svizzera che
giureranno domani. In italiano, ha quindi rivolto un
pensiero speciale ai pellegrini provenienti dalla diocesi
di Brescia e accompagnati dal loro vescovo, mons. Luciano
Monari. Il Papa ha ricordato con gioia la sua visita nella
terra di Paolo VI, lo scorso novembre, auspicando che tale
evento produca numerosi frutti per tutta la comunità
ecclesiale.
UDIENZA
GENERALE
Piazza San
Pietro
Mercoledì, 5 maggio 2010
Munus
sanctificandi
Cari
fratelli e sorelle,
domenica
scorsa, nella mia Visita
Pastorale a Torino, ho avuto la gioia di sostare in
preghiera davanti alla sacra Sindone, unendomi agli oltre
due milioni di pellegrini che durante la solenne
Ostensione di questi giorni, hanno potuto contemplarla.
Quel sacro Telo può nutrire ed alimentare la fede e
rinvigorire la pietà cristiana, perché spinge ad andare
al Volto di Cristo, al Corpo del Cristo crocifisso e
risorto, a contemplare il Mistero Pasquale, centro del
Messaggio cristiano. Del Corpo di Cristo risorto, vivo e
operante nella storia (cfr Rm 12,5), noi, cari
fratelli e sorelle, siamo membra vive, ciascuno secondo la
propria funzione, con il compito cioè che il Signore ha
voluto affidarci. Oggi, in questa catechesi, vorrei
ritornare ai compiti specifici dei sacerdoti, che, secondo
la tradizione, sono essenzialmente tre: insegnare,
santificare e governare. In una delle catechesi
precedenti ho parlato sulla prima di queste tre
missioni: l’insegnamento, l’annuncio della verità,
l’annuncio del Dio rivelato in Cristo, o – con altre
parole – il compito profetico di mettere l’uomo in
contatto con la verità, di aiutarlo a conoscere
l’essenziale della sua vita, della realtà stessa.
Oggi
vorrei soffermarmi brevemente con voi sul secondo compito
che ha il sacerdote, quello di santificare gli uomini,
soprattutto mediante i Sacramenti e il culto della Chiesa.
Qui dobbiamo innanzitutto chiederci: Che cosa vuol dire la
parola “Santo”? La risposta è: “Santo” è la
qualità specifica dell’essere di Dio, cioè assoluta
verità, bontà, amore, bellezza – luce pura.
Santificare una persona significa quindi metterla in
contatto con Dio, con questo suo essere luce, verità,
amore puro. E’ ovvio che tale contatto trasforma la
persona. Nell’antichità c’era questa ferma
convinzione: Nessuno può vedere Dio senza morire subito.
Troppo grande è la forza di verità e di luce! Se
l’uomo tocca questa corrente assoluta, non sopravvive.
D’altra parte c’era anche la convinzione: Senza un
minimo contatto con Dio l’uomo non può vivere. Verità,
bontà, amore sono condizioni fondamentali del suo essere.
La questione è: Come può trovare l’uomo quel contatto
con Dio, che è fondamentale, senza morire sopraffatto
dalla grandezza dell’essere divino? La fede della Chiesa
ci dice che Dio stesso crea questo contatto, che ci
trasforma man mano in vere immagini di Dio.
Così
siamo di nuovo arrivati al compito del sacerdote di
“santificare”. Nessun uomo da sé, a partire dalla sua
propria forza può mettere l’altro in contatto con Dio.
Parte essenziale della grazia del sacerdozio è il dono,
il compito di creare questo contatto. Questo si realizza
nell’annuncio della parola di Dio, nella quale la sua
luce ci viene incontro. Si realizza in un modo
particolarmente denso nei Sacramenti. L’immersione nel
Mistero pasquale di morte e risurrezione di Cristo avviene
nel Battesimo, è rafforzata nella Confermazione e nella
Riconciliazione, è alimentata dall’Eucaristia,
Sacramento che edifica la Chiesa come Popolo di Dio, Corpo
di Cristo, Tempio dello Spirito Santo (cfr GIOVANNI
PAOLO II, Esort. ap. Pastores
gregis, n. 32). E’ quindi Cristo stesso che
rende santi, cioè ci attira nella sfera di Dio. Ma come
atto della sua infinita misericordia chiama alcuni a
“stare” con Lui (cfr Mc 3,14) e diventare,
mediante il Sacramento dell’Ordine, nonostante la povertà
umana, partecipi del suo stesso Sacerdozio, ministri di
questa santificazione, dispensatori dei suoi misteri,
“ponti” dell’incontro con Lui, della sua mediazione
tra Dio e gli uomini e tra gli uomini e Dio (cfr PO,
5).
Negli
ultimi decenni, vi sono state tendenze orientate a far
prevalere, nell’identità e nella missione del
sacerdote, la dimensione dell’annuncio, staccandola da
quella della santificazione; spesso si è affermato che
sarebbe necessario superare una pastorale meramente
sacramentale. Ma è possibile esercitare autenticamente il
Ministero sacerdotale “superando” la pastorale
sacramentale? Che cosa significa propriamente per i
sacerdoti evangelizzare, in che cosa consiste il
cosiddetto primato dell’annuncio? Come riportano i
Vangeli, Gesù afferma che l’annuncio del Regno di Dio
è lo scopo della sua missione; questo annuncio, però,
non è solo un “discorso”, ma include, nel medesimo
tempo, il suo stesso agire; i segni, i miracoli che Gesù
compie indicano che il Regno viene come realtà presente e
che coincide alla fine con la sua stessa persona, con il
dono di se, come abbiamo sentito oggi nella lettura del
Vangelo. E lo stesso vale per il ministro ordinato: egli,
il sacerdote, rappresenta Cristo, l’Inviato del Padre,
ne continua la sua missione, mediante la “parola” e il
“sacramento”, in questa totalità di corpo e anima, di
segno e parola. Sant’Agostino, in una lettera al Vescovo
Onorato di Thiabe, riferendosi ai sacerdoti afferma:
“Facciano dunque i servi di Cristo, i ministri della
parola e del sacramento di Lui, ciò che egli comandò o
permise” (Epist. 228, 2). E’ necessario
riflettere se, in taluni casi, l’aver sottovalutato
l’esercizio fedele del munus sanctificandi, non
abbia forse rappresentato un indebolimento della stessa
fede nell’efficacia salvifica dei Sacramenti e, in
definitiva, nell’operare attuale di Cristo e del suo
Spirito, attraverso la Chiesa, nel mondo.
Chi
dunque salva il mondo e l’uomo? L’unica risposta che
possiamo dare è: Gesù di Nazaret, Signore e Cristo,
crocifisso e risorto. E dove si attualizza il Mistero
della morte e risurrezione di Cristo, che porta la
salvezza? Nell’azione di Cristo mediante la Chiesa, in
particolare nel Sacramento dell’Eucaristia, che rende
presente l’offerta sacrificale redentrice del Figlio di
Dio, nel Sacramento della Riconciliazione, in cui dalla
morte del peccato si torna alla vita nuova, e in ogni
altro atto sacramentale di santificazione (cfr PO,
5). E’ importante, quindi, promuovere una catechesi
adeguata per aiutare i fedeli a comprendere il valore dei
Sacramenti, ma è altrettanto necessario, sull’esempio
del Santo Curato d’Ars, essere disponibili, generosi e
attenti nel donare ai fratelli i tesori di grazia che Dio
ha posto nelle nostre mani, e dei quali non siamo i
“padroni”, ma custodi ed amministratori. Soprattutto
in questo nostro tempo, nel quale, da un lato, sembra che
la fede vada indebolendosi e, dall’altro, emergono un
profondo bisogno e una diffusa ricerca di spiritualità,
è necessario che ogni sacerdote ricordi che nella sua
missione l’annuncio missionario e il culto e i
sacramenti non sono mai separati e promuova una sana
pastorale sacramentale, per formare il Popolo di Dio e
aiutarlo a vivere in pienezza la Liturgia, il culto della
Chiesa, i Sacramenti come doni gratuiti di Dio, atti
liberi ed efficaci della sua azione di salvezza.
Come
ricordavo nella santa Messa
Crismale di quest’anno: “Centro del culto della
Chiesa è il Sacramento. Sacramento significa che in primo
luogo non siamo noi uomini a fare qualcosa, ma Dio in
anticipo ci viene incontro con il suo agire, ci guarda e
ci conduce verso di Sé. (...) Dio ci tocca per mezzo di
realtà materiali (...) che Egli assume al suo servizio,
facendone strumenti dell’incontro tra noi e Lui
stesso” (S.
Messa Crismale, 1 aprile 2010). La verità secondo
la quale nel Sacramento “non siamo noi uomini a fare
qualcosa” riguarda, e deve riguardare, anche la
coscienza sacerdotale: ciascun presbitero sa bene di
essere strumento necessario all’agire salvifico di Dio,
ma pur sempre strumento. Tale coscienza deve rendere umili
e generosi nell’amministrazione dei Sacramenti, nel
rispetto delle norme canoniche, ma anche nella profonda
convinzione che la propria missione è far sì che tutti
gli uomini, uniti a Cristo, possano offrirsi a Dio come
ostia viva e santa a Lui gradita (cfr Rm 12,1).
Esemplare, circa il primato del munus sanctificandi e
della giusta interpretazione della pastorale sacramentale,
è ancora san Giovanni Maria Vianney, il quale, un giorno,
di fronte ad un uomo che diceva di non aver fede e
desiderava discutere con lui, il parroco rispose: “Oh!
amico mio, v’indirizzate assai male, io non so
ragionare... ma se avete bisogno di qualche consolazione,
mettetevi là... (il suo dito indicava l’inesorabile
sgabello [del confessionale]) e credetemi, che molti altri
vi si sono messi prima di voi, e non ebbero a
pentirsene” (cfr Monnin A., Il Curato d’Ars. Vita
di Gian-Battista-Maria Vianney, vol. I, Torino 1870,
pp. 163-164).
Cari
sacerdoti, vivete con gioia e con amore la Liturgia e il
culto: è azione che il Risorto compie nella potenza dello
Spirito Santo in noi, con noi e per noi. Vorrei rinnovare
l’invito fatto recentemente a “tornare al
confessionale, come luogo nel quale celebrare il
Sacramento della Riconciliazione, ma anche come luogo in
cui ‘abitare’ più spesso, perché il fedele possa
trovare misericordia, consiglio e conforto, sentirsi amato
e compreso da Dio e sperimentare la presenza della
Misericordia Divina, accanto alla Presenza reale
nell’Eucaristia” (Discorso
alla Penitenzieria Apostolica, 11 marzo 2010). E
vorrei anche invitare ogni sacerdote a celebrare e vivere
con intensità l’Eucaristia, che è nel cuore del
compito di santificare; è Gesù che vuole stare con noi,
vivere in noi, donarci se stesso, mostrarci l’infinita
misericordia e tenerezza di Dio; è l’unico Sacrificio
di amore di Cristo che si rende presente, si realizza tra
di noi e giunge fino al trono della Grazia, alla presenza
di Dio, abbraccia l’umanità e ci unisce a Lui (cfr Discorso
al Clero di Roma, 18 febbraio 2010). E il
sacerdote è chiamato ad essere ministro di questo grande
Mistero, nel Sacramento e nella vita. Se “la grande
tradizione ecclesiale ha giustamente svincolato
l’efficacia sacramentale dalla concreta situazione
esistenziale del singolo sacerdote, e così le legittime
attese dei fedeli sono adeguatamente salvaguardate”, ciò
non toglie nulla “alla necessaria, anzi indispensabile
tensione verso la perfezione morale, che deve abitare ogni
cuore autenticamente sacerdotale”: c’è anche un
esempio di fede e di testimonianza di santità, che il
Popolo di Dio si attende giustamente dai suoi Pastori (cfr
Benedetto XVI, Discorso
alla Plenaria della Congr. per il Clero, 16 marzo 2009).
Ed è nella celebrazione dei Santi Misteri che il
sacerdote trova la radice della sua santificazione (cfr PO,
12-13).
Cari
amici, siate consapevoli del grande dono che i sacerdoti
sono per la Chiesa e per il mondo; attraverso il loro
ministero, il Signore continua a salvare gli uomini, a
rendersi presente, a santificare. Sappiate ringraziare
Dio, e soprattutto siate vicini ai vostri sacerdoti con la
preghiera e con il sostegno, specialmente nelle difficoltà,
affinché siano sempre più Pastori secondo il cuore di
Dio. Grazie.
Saluti:
Je suis
heureux de vous accueillir chers pèlerins francophones
particulièrement les étudiants et les paroissiens présents.
Je salue aussi chaleureusement les Camerounais qui sont
parmi nous. Que Dieu vous bénisse!
I offer a
cordial welcome to the English-speaking visitors and
pilgrims present at today’s Audience. My warm greetings
go to the teachers and students of the Institute of Saint
Joseph in Copenhagen. Upon all of you, including those
from England, Scotland, Canada, Indonesia and the United
States of America, I invoke Almighty God’s blessings of
joy and peace!
I send
cordial greetings to all who will be taking part in the
Congress on the Family in Jönköping, Sweden, later this
month. Your message to the world is truly a message of joy,
because God’s gift to us of marriage and family life
enables us to experience something of the infinite love
that unites the three divine persons – Father, Son and
Holy Spirit. Human beings, made in the image and likeness
of God, are made for love – indeed at the core of our
being, we long to love and to be loved in return. Only
God’s love can fully satisfy our deepest needs, and yet
through the love of husband and wife, the love of parents
and children, the love of siblings for one another, we are
offered a foretaste of the boundless love that awaits us
in the life to come. Marriage is truly an instrument of
salvation, not only for married people but for the whole
of society. Like any truly worthwhile goal, it
places demands upon us, it challenges us, it calls us to
be prepared to sacrifice our own interests for the good of
the other. It requires us to exercise tolerance and to
offer forgiveness. It invites us to nurture and protect
the gift of new life. Those of us fortunate enough to be
born into a stable family discover there the first and
most fundamental school for virtuous living and the
qualities of good citizenship. I encourage all of you in
your efforts to promote a proper understanding and
appreciation of the inestimable good that marriage and
family life offer to human society. May God bless all of
you.
Von
Herzen heiße ich alle Pilger und Besucher deutscher
Sprache willkommen und heute besonders auch die Familien
und Freunde der neuen Rekruten der Schweizergarde. Mit
Freude grüße ich ebenfalls die Wallfahrer aus dem Bistum
Roermond mit Bischof Wiertz und Weihbischof De Jong, die
aus Anlaß des 450jährigen Bestehens ihrer Diözese zu
den Gräbern der Apostelfürsten gepilgert sind. Euch alle
ermutige ich, auf dem Weg der Heiligung durch den häufigen
Empfang des Sakraments der Versöhnung und der Eucharistie
voranzuschreiten. Der Heilige Geist mache euch alle zu
Boten der Liebe Christi.
Saludo
cordialmente a los peregrinos de lengua española, en
particular a los venidos de España, República
Dominicana, Costa Rica, Argentina, México, Ecuador y
otros países latinoamericanos. Invito a todos a acompañar
con vuestra plegaria y afecto a los sacerdotes, por medio
de los cuales Cristo se hace verdaderamente presente y nos
salva. Muchas gracias.
Uma saudação
cordial aos grupos do Brasil, designadamente aos fiéis do
Santuário Nossa Senhora da Piedade, em Botucatu, e demais
peregrinos de língua portuguesa. Com a Virgem Maria,
neste mês que Lhe é especialmente dedicado, imploremos o
Espírito de Amor sobre todos os sacerdotes para que sejam
pastores segundo o coração de Deus. Sobre vós, vossas
famílias e paróquias, desça a minha Bênção.
Aproveito este momento para enviar uma saudação
particular ao querido povo de Portugal, país com uma história
muito ligada ao Papa, bispo de Roma. Para lá partirei na
próxima terça-feira, aceitando o convite que me foi
feito pelo Senhor Presidente da República e pela Conferência
Episcopal Portuguesa. Sinto-me muito feliz por poder
visitar as «Terras de Santa Maria», no décimo aniversário
da beatificação dos Pastorinhos de Fátima, Francisco e
Jacinta Marto. A todos, sem excluir ninguém, saúdo
cordialmente. Até breve, em Lisboa, Fátima e Porto!
Saluto
in lingua polacca:
Serdeczne
pozdrowienie kieruję do Polaków. W sposób szczególny
pozdrawiam profesorów i alumnów Wyższego Seminarium
Duchownego w Kielcach. Niech Pan da Wam moc i światło
Ducha Świętego, abyście w pełni żyli
tajemnicą kapłaństwa. Wszystkim tu obecnym
życzę wielu łask Bożych i z serca błogosławię.
Traduzione
italiana:
Un
cordiale saluto rivolgo ai polacchi. In modo particolare
saluto i professori e gli alunni del Seminario Maggiore di
Kielce. Il Signore vi dia la forza e la luce dello Spirito
Santo, affinché possiate vivere in pienezza il mistero
del sacerdozio. A tutti qui presenti auguro tante grazie
di Dio e benedico di cuore.
Saluto
in lingua slovacca:
S láskou
vítam slovenských pútnikov, osobitne z Topoľčian.
Bratia a sestry, vaša návšteva Ríma počas Veľkonočného
obdobia nech je pre každého z vás príležitosťou
na pravú duchovnú obnovu. Oslávený Pán nech vás
sprevádza svojim pokojom. Rád vás žehnám. Pochválený
buď Ježiš Kristus!
Traduzione
italiana:
Con
affetto do un benvenuto ai pellegrini slovacchi,
specialmente a quelli provenienti da Topoľčany.
Fratelli e sorelle, la vostra visita a Roma nel Tempo di
Pasqua sia per ognuno di voi occasione di autentico
rinnovamento spirituale. Il Signore Risorto vi accompagni
con la sua pace. Volentieri vi benedico. Sia lodato Gesù
Cristo!
Saluto
in lingua ucraina: .
Звертаюсь
із щирим
вітанням
до
українських
паломників,
зокрема,
до
католицької
молоді,
яку
закликаю
бути
сміливими
свідками
воскреслого
Христа.
Також
вітаю
спільноту
Полтавської
православної
семінарії.
Усім
уділяю
своє
благословення.
Христос
Воскрес!
Traduzione
italiana:
Rivolgo
un cordiale saluto ai pellegrini ucraini, in particolare
ai giovani cattolici che esorto ad essere coraggiosi
testimoni di Cristo risorto. Saluto altresì la comunità
del Seminario ortodosso di Poltava. A tutti la mia
benedizione. Cristo è risorto!
Saluto
in lingua ceca:
Vítám
poutníky z Lipova a Uherského Brodu!
Milovaní, žijte velikonočním tajemstvím: radujte
se a čerpejte sílu z Kristova kříže a zmrtvýchvstání.
Z celého srdce vám žehnám. Chvála Kristu!
Traduzione
italiana:
Do il mio
benvenuto ai pellegrini di Lipov e di Uherské Hradiště!
Carissimi, vivete del Mistero Pasquale: traete forza dalla
Croce di Cristo e dalla Risurrezione.
Vi benedico di cuore! Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto
in lingua ungherese:
Nagy
szeretettel köszöntöm a magyar zarándokokat, különösen
azokat, akik Budapestről, Bágyogszovátról és Fertőszentmiklósról
érkeztek.
A Szűzanya hónapjában Máriára, az Egyház Anyjára
bízlak titeket. Ő legyen veletek az igazi békét
kereső életutatokon.
Szívesen adom rátok apostoli áldásomat. Dicsértessék
a Jézus Krisztus!
Traduzione
italiana:
Con
grande affetto do il benvenuto ai pellegrini ungheresi,
specialmente coloro che sono arrivati da Budapest, Bágyogszovát
és Fertőszentmiklós. In questo mese mariano di
maggio voglio affidarvi alla Madonna – Madre della
Chiesa. Ella vi accompagni nella ricerca della vera pace.
Volentieri benedico voi ed i vostri cari in Patria. Sia
lodato Gesù Cristo!
APPELLO
Il 3
maggio scorso si sono aperti a New York, i lavori
dell'ottava Conferenza di Esame del Trattato di non
proliferazione delle armi nucleari. Il processo verso un
disarmo nucleare concertato e sicuro è strettamente
connesso con il pieno e sollecito adempimento dei relativi
impegni internazionali. La pace, infatti, riposa sulla
fiducia e sul rispetto degli obblighi assunti, e non
soltanto sull'equilibrio delle forze. In tale spirito,
incoraggio le iniziative che perseguono un progressivo
disarmo e la creazione di zone libere dalle armi nucleari,
nella prospettiva della loro completa eliminazione dal
pianeta. Esorto, infine, tutti i partecipanti alla
riunione di New York a superare i condizionamenti della
storia e a tessere pazientemente la trama politica ed
economica della pace, per aiutare lo sviluppo umano
integrale e le autentiche aspirazioni dei Popoli.
* * *
Rivolgo
un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In
particolare, saluto i fedeli della diocesi di Brescia
accompagnati dal loro Vescovo Mons. Luciano Monari, qui
convenuti per ricambiare la visita
che ho avuto la gioia di compiere in terra bresciana nel
novembre scorso, sulle orme del Servo di Dio Paolo VI.
Cari amici, vi rinnovo la mia gratitudine per l’affetto
con cui mi avete accolto, ed auspico che
quell’importante evento ecclesiale continui a segnare le
vostre comunità, producendo numerosi frutti di bene.
Saluto i religiosi Mercedari, che stanno celebrando il
Capitolo generale, e li esorto a trasmettere sempre con la
testimonianza della loro vita la gioia della
corrispondenza generosa e fedele alla divina chiamata.
Saluto
infine i giovani, i malati e gli sposi novelli. Cari
giovani, specialmente voi studenti di Palermo, con la
vostra presenza testimoniate la fede in Gesù Cristo che
vi chiama a edificare insieme con i vostri Pastori la sua
Chiesa, ciascuno secondo la propria responsabilità.
Corrispondete con generosità al suo invito. Cari malati,
anche voi siete qui oggi per compiere un atto di fede e di
comunione ecclesiale. Il peso giornaliero delle vostre
sofferenze, se offerto a Gesù Cristo Crocifisso, vi dà
la possibilità di cooperare alla salvezza vostra e del
mondo. E voi pure, cari sposi novelli, con la vostra
unione siete chiamati ad essere espressione dell’amore
che lega Cristo alla Chiesa. Siate sempre coscienti
dell’alta missione a cui vi impegna il Sacramento che
avete ricevuto.
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