Articoli di Amedeo Lomonaco per la Radio Vaticana >>

 
 
Web www.ratzingerbenedettoxvi.com PageRankTop.com


UDIENZA GENERALE (5 OTTOBRE 2005)

Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana

Fonte: Radio Vaticana, 5 ottobre 2005

ALL’UDIENZA GENERALE, IL MONITO DI BENEDETTO XVI A SEGUIRE LA VERA RELIGIONE PIUTTOSTO CHE L’IDOLATRIA DEI BENI MATERIALI CHE RENDONO L’UOMO IMPOTENTE, FRAGILE, INERTE

Esiste un “vera” e una “falsa” religione, ed è solo un illusione cercare salvezza nei beni materiali: lo ha ricordato stamane Benedetto XVI all’udienza generale in Piazza San Pietro, cui hanno partecipato almeno 50 mila pellegrini da tutto il mondo. Tra questi erano anche numerosi polacchi ed è stata l’occasione per il Papa di affidare alle loro preghiere la causa di beatificazione di Giovanni Paolo II, a sei mesi dalla sua scomparsa. Il servizio di Roberta Gisotti:  

**********

Due diverse visioni religiose a confronto: da una parte “la fede genuina nel Signore dell’universo e della storia” e dall’altra “l’idolatria”. La riflessione del Papa è partita dal Salmo 134 per ammonire chi dimentico della vera religione cede alle lusinghe della falsa religione e ne porta le gravi conseguenze. E’“l’eterna tentazione dell’uomo di cercare salvezza nell’opera delle sue mani, ponendo speranza nella ricchezza, nel potere, nel successo, nella materia”.  

Da un lato, ha spiegato Benedetto XVI, è “il Dio vivente e personale”, “al centro della fede autentica”:  

“La sua è una presenza efficace e salvifica; il Signore non è una realtà immobile e assente, ma una persona viva che ‘guida’ i suoi fedeli, ‘muovendosi a pietà’ di loro, sostenendoli con la sua potenza e il suo amore”.  

Dall’altro lato è invece “l’idolatria, espressione di una religiosità deviata e ingannevole”:  

“Infatti, l’idolo altro non è che un’‘opera delle mani dell’uomo’, un prodotto dei desideri umani; è quindi impotente a superare i limiti creaturali. Esso ha, sì, una forma umana con bocca, occhi, orecchi, gola, ma è inerte, senza vita, come accade appunto a una statua inanimata. Il destino di chi adora queste realtà morte è di diventare simile ad esse, impotente, fragile, inerte”.  

Tanti e calorosi gli scambievoli saluti tra il Papa e le decine di migliaia di fedeli, tra questi numerosi polacchi. “Sono trascorsi sei mesi dalla dipartita del mio caro predecessore Giovanni Paolo II – ha detto loro Benedetto XVI – e tutto il suo magistero e la testimonianza della sua vita rimangono per noi importanti e attuali”, affidando alle loro preghiere “la causa della sua beatificazione”.  

Poi, rivolto al gruppo più numeroso di 8 mila pellegrini umbri, un omaggio alle figure di “due grandi Santi” di quella terra, San Benedetto e San Francesco, la cui “testimonianza di amore e pace è ancora attuale” – ha affermato il Santo Padre – e “l’Italia, l’Europa, il mondo ne hanno bisogno”.  

In piazza,anche tre mila partecipanti alla “Festa dello sportivo”, promossa dai vescovi del Lazio, occasione per il Papa di raccomandare “quei valori che, come la sana pratica sportiva, contribuiscono a costruire una società dove regnino il rispetto reciproco e l’accoglienza fraterna”.

**********

  LE PAROLE DEL PAPA ALL'ANGELUS

- FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -

1. Il Salmo 134, un canto dalla tonalità pasquale, ci è offerto dalla liturgia dei Vespri in due brani distinti. Quello che ora abbiamo ascoltato comprende la seconda parte (cfr vv. 13-21), suggellata dall’alleluia, l’esclamazione di lode al Signore che aveva aperto il Salmo.

Dopo aver commemorato nella prima parte dell’inno l’evento dell’Esodo, cuore della celebrazione pasquale di Israele, ora il Salmista confronta in modo incisivo due diverse visioni religiose. Da un lato, si leva la figura del Dio vivente e personale che è al centro della fede autentica (cfr vv. 13-14). La sua è una presenza efficace e salvifica; il Signore non è una realtà immobile e assente, ma una persona viva che «guida» i suoi fedeli, «muovendosi a pietà» di loro, sostenendoli con la sua potenza e il suo amore.

2. Dall’altro lato, ecco emergere l’idolatria (cfr vv. 15-18), espressione di una religiosità deviata e ingannevole. Infatti, l’idolo altro non è che un’«opera delle mani dell’uomo», un prodotto dei desideri umani; è quindi impotente a superare i limiti creaturali. Esso ha, sì, una forma umana con bocca, occhi, orecchi, gola, ma è inerte, senza vita, come accade appunto a una statua inanimata (cfr Sal 113B,4-8).

Il destino di chi adora queste realtà morte è di diventare simile ad esse, impotente, fragile, inerte. In questi versetti è limpidamente rappresentata l’eterna tentazione dell’uomo di cercare salvezza nell’«opera delle sue mani», ponendo speranza nella ricchezza, nel potere, nel successo, nella materia. Purtroppo a lui accade quello che già descriveva in modo efficace il profeta Isaia: «Si pasce di cenere, ha un cuore illuso che lo travia; egli non sa liberarsene e dire: "Ciò che tengo in mano non è forse falso?"» (Is 44,20).

3. Il Salmo 134, dopo questa meditazione sulla vera e sulla falsa religione, sulla fede genuina nel Signore dell’universo e della storia e sull’idolatria, si conclude con una benedizione liturgica (cfr vv. 19-21), che mette in scena una serie di figure presenti nel culto praticato nel tempio di Sion (cfr Sal 113B,9-13).

Da tutta la comunità raccolta nel tempio sale a Dio creatore dell’universo e salvatore del suo popolo una benedizione corale, espressa nella diversità delle voci e nell’umiltà della fede.

La liturgia è il luogo privilegiato per l’ascolto della Parola divina, che rende presenti gli atti salvifici del Signore, ma è pure l’ambito nel quale sale la preghiera comunitaria che celebra l’amore divino. Dio e uomo s’incontrano in un abbraccio di salvezza, che trova il suo compimento proprio nella celebrazione liturgica.

4. Commentando i versetti di questo Salmo riguardanti gli idoli e la somiglianza che assumono con loro quanti confidano in essi (cfr Sal 134,15-18), sant'Agostino fa osservare: «In effetti - credetelo, fratelli - si incide in loro una certa somiglianza con i loro idoli: non certo nel loro corpo, ma nel loro uomo interiore. Essi hanno orecchi, ma non odono quanto Dio loro grida: "Chi ha orecchi per intendere, intenda". Hanno occhi ma non vedono: hanno cioè gli occhi del corpo, ma non l'occhio della fede». E allo stesso modo, «hanno narici ma non percepiscono odori. Non sono in grado di percepire quell'odore di cui l'Apostolo dice: Siamo il buon odore di Cristo in ogni luogo (cfr 2Cor 2,15). Che vantaggio è per loro avere le narici, se con esse non riescono a respirare il soave profumo di Cristo?».

È vero, riconosce Agostino, permangono ancora persone legate all'idolatria; «ogni giorno c'è però della gente che, convinta dai miracoli di Cristo Signore, abbraccia la fede. Ogni giorno si aprono occhi ai ciechi e orecchi ai sordi, cominciano a respirare narici prima bloccate, si sciolgono le lingue dei muti, si consolidano gli arti dei paralitici, si raddrizzano i piedi agli storpi. Da tutte queste pietre escono fuori figli d'Abramo (cfr Mt 3,9). Si dica pure, quindi, a tutti costoro: "Casa d'Israele, benedici il Signore"… Benedite il Signore, voi popoli in genere! Questo significa "Casa d'Israele". Beneditelo, voi o presuli della Chiesa! Questo significa "Casa di Aronne". Beneditelo, voi ministri! Questo significa "Casa di Levi". E delle altre nazioni che dire? "Voi che temete il Signore, benedite il Signore"» (Esposizione sul Salmo 134, 24-25: Nuova Biblioteca Agostiniana, XXVIII, Roma 1977, pp. 375.377).

 

 

Webmaster: Amedeo Lomonaco  Sottofondo: Veni Domine