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UDIENZA GENERALE
(7 GIUGNO 2006) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte: Radio Vaticana,
7 giugno 2006
ALL’UDIENZA
GENERALE, BENEDETTO XVI PARLA DELLA SUCCESSIONE APOSTOLICA
E AFFERMA: IL PRIMATO DI PIETRO E’ FONDAMENTO
DELL’UNITA’ DELLA CHIESA E DEL DIALOGO ECUMENICO
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“Preghiamo
che il primato di Pietro, affidato a povere persone umane,
possa sempre essere esercitato in questo senso originario
voluto dal Signore” ed essere riconosciuto nel suo vero
significato “dai fratelli ancora non in piena comunione
con noi”. E’ l’auspicio spontaneo col quale
Benedetto XVI ha concluso poco fa la catechesi
all’udienza generale di oggi, in Piazza San Pietro,
dedicata ancora alla figura del primo fra gli apostoli. Il
servizio di Alessandro De Carolis:
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Esercitare
il primato papale nella verità della sua essenza per
confermare i fratelli nella fede e suscitare accoglienza e
rispetto tra i membri delle altre confessioni cristiane.
E’ la chiosa finale dell’udienza di questa mattina ad
attualizzare, secondo il cuore di Benedetto XVI, la
bimillenaria supremazia esercitata dai Papi all’interno
della comunità dei credenti. Una supremazia voluta da Gesù
stesso attraverso quanto riportato dal Vangelo e tuttavia
poco considerato dai cristiani contemporanei nella sua
reale importanza.
“Tu
sei Pietro”. La fondazione della successione apostolica,
ha spiegato Benedetto XVI all’inizio, comincia con un
cambio di nome. Gesù, nello scegliere Simone il pescatore
come primo tra i discepoli, decide di nominarlo “Kefa”,
tradotto in Pietro. Lo farà solo con lui e quel nome,
Pietro, “acquisterà tanta importanza “da soppiantare
il nome originario”. “Il dato acquista particolare
rilievo – ha osservato il Pontefice - se si tiene conto
che, nell'Antico Testamento, il cambiamento del nome
prelude in genere all'affidamento di una missione”. E
durante tutta la vita di Gesù, come riportata dai
Vangeli, innumerevoli sono gli episodi che confermano tale
predilezione. Il Papa ne ha ricordati alcuni: dalla
Trasfigurazione, alla lavanda dei piedi nell’ultima
Cena. E Pietro, del resto, è consapevole di questa sua
posizione particolare:
“In
particolare, è lui che risolve l'imbarazzo di certe
situazioni intervenendo a nome di tutti. Così quando Gesù,
addolorato per l'incomprensione della folla dopo il
discorso sul "pane di vita", domanda:
"Volete andarvene anche voi?", la risposta di
Pietro è perentoria: "Signore, da chi andremo? Tu
hai parole di vita eterna". Ugualmente decisa è la
professione di fede che, ancora a nome dei Dodici, egli fa
nei pressi di Cesarea di Filippo. A Gesù che chiede:
"Voi chi dite che io sia?", Pietro risponde:
"Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente".
Anche
dopo la Risurrezione, ha proseguito Benedetto XVI, la
“posizione di preminenza” ricoperta da Pietro non
cambia. E’ il primo degli Apostoli al quale Gesù
appare, è il primo ad entrare nel sepolcro vuoto e colui
che al Concilio di Gerusalemme, 49 anni dopo la morte di
Cristo, si troverà a svolgere rispetto all’assemblea
“una funzione direttiva”. Funzione che nel corso dei
secoli, ha concluso Benedetto XVI, non è mutata e che ha
indotto lo stesso Pontefice a riflettere con una certa
trepidazione sulla grandezza del ministero cui è stato
chiamato e per il quale ha invitato i fedeli a sostenerlo
spiritualmente:
“Pietro,
per tutti i tempi, dev’essere il custode della comunione
con Cristo (…) ed è sua responsabilità garantire così
la comunione con Cristo, con la carità di Cristo. E anche
guidare alla realizzazione di questa carità nella vita di
ogni giorno. E preghiamo che il primato di Pietro,
confidato a povere persone umane, possa sempre essere
esercitato in questo senso originario, voluto dal Signore,
e possa così essere anche sempre più nel suo vero
significato riconosciuto dai fratelli non ancora in piena
comunione con noi”.
Molti i saluti di Benedetto XVI indirizzati ai gruppi
presenti nella Piazza, oggi velata dalle nubi di una
giornata caliginosa. Il Papa ha rivolto parole, tra gli
altri, ai fedeli della diocesi di Mantova, e a due
Istituti religiosi: la Famiglia Monfortana – esortata a
“proseguire con generosità” la “missione a servizio
del Regno” – e le Suore Francescane dell’Immacolata,
impegnate nel Capitolo generale. E poi un pensiero di
solidarietà rivolto ad un gruppo di persone colpite lo
scorso anno da un grave lutto:
“Un
pensiero affettuoso indirizzo alle famiglie
pugliesi provate dalla sciagura aerea, avvenuta il
mese di agosto dello scorso anno al largo di Palermo, ed
esorto tutti a perseverare nelle iniziative di aiuto
reciproco e di condivisione della fede”.
Al
termine dell’udienza, le agenzie hanno riferito
dell’accensione da parte di Benedetto XVI della
“Fiaccola della pace”, simbolo del tradizionale
pellegrinaggio Macerata-Loreto che si svolgerà il 10
giugno prossimo e giunto quest’anno alla 28.ma edizione.
Il Papa ha benedetto la fiaccola portata da un giovane.
Giovanni Paolo II aveva sempre compiuto questo gesto a
partire dal giugno del 1998.
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LE PAROLE DEL PAPA
- FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -
Cari
fratelli e sorelle,
riprendiamo
le catechesi settimanali che abbiamo iniziato in questa
primavera. Nell’ultima di quindici giorni fa, avevo
parlato di Pietro come del primo degli Apostoli; vogliamo
oggi tornare ancora una volta su questa grande e
importante figura della Chiesa. L'evangelista Giovanni,
raccontando del primo incontro di Gesù con Simone,
fratello di Andrea, registra un fatto singolare: Gesù,
"fissando lo sguardo su di lui, disse: Tu sei Simone,
il figlio di Giovanni; ti chiamerai Kefa (che vuol dire
Pietro)" (Gv 1,42). Gesù non era solito
cambiare il nome ai suoi discepoli. Se si eccettua
l'appellativo di "figli del tuono", rivolto in
una precisa circostanza ai figli di Zebedeo (cfr Mc 3,17)
e non più usato in seguito, Egli non ha mai attribuito un
nuovo nome ad un suo discepolo. Lo ha fatto invece con
Simone, chiamandolo Kefa, nome che fu poi tradotto in
greco Petros, in latino Petrus. E fu
tradotto proprio perché non era solo un nome; era un
"mandato" che Petrus riceveva in quel
modo dal Signore. Il nuovo nome Petrus ritornerà
più volte nei Vangeli e finirà per soppiantare il nome
originario Simone.
Il dato
acquista particolare rilievo se si tiene conto che,
nell'Antico Testamento, il cambiamento del nome preludeva
in genere all'affidamento di una missione (cfr Gn 17,5;
32,28 ss. ecc.). Di fatto, la volontà di Cristo di
attribuire a Pietro uno speciale rilievo all'interno del
Collegio apostolico risulta da numerosi indizi: a Cafarnao
il Maestro va ad alloggiare nella casa di Pietro (Mc 1,29);
quando la folla gli si accalca intorno sulla riva del lago
di Genesaret, tra le due barche lì ormeggiate, Gesù
sceglie quella di Simone (Lc 5,3); quando in
circostanze particolari Gesù si fa accompagnare da tre
discepoli soltanto, Pietro è sempre ricordato come primo
del gruppo: così nella risurrezione della figlia di
Giairo (cfr Mc 5,37; Lc 8,51), nella
Trasfigurazione (cfr Mc 9,2; Mt 17,1; Lc 9,28),
e infine durante l'agonia nell'Orto del Getsemani (cfr Mc
14,33; Mt 16,37). E ancora: a Pietro si
rivolgono gli esattori della tassa per il Tempio ed il
Maestro paga per sé e per lui soltanto (cfr Mt 17,
24-27); a Pietro per primo Egli lava i piedi nell'ultima
Cena (cfr Gv 13,6) ed è per lui soltanto che prega
affinché non venga meno nella fede e possa confermare poi
in essa gli altri discepoli (cfr Lc 22, 30-31).
Pietro
stesso è, del resto, consapevole di questa sua posizione
particolare: è lui che spesso, a nome anche degli altri,
parla chiedendo la spiegazione di una parabola difficile (Mt
15,15), o il senso esatto di un precetto (Mt 18,21)
o la promessa formale di una ricompensa (Mt 19,27).
In particolare, è lui che risolve l'imbarazzo di certe
situazioni intervenendo a nome di tutti. Così quando Gesù,
addolorato per l'incomprensione della folla dopo il
discorso sul "pane di vita", domanda:
"Volete andarvene anche voi?", la risposta di
Pietro è perentoria: "Signore, da chi andremo? Tu
hai parole di vita eterna" (cfr Gv 6, 67-69).
Ugualmente decisa è la professione di fede che, ancora a
nome dei Dodici, egli fa nei pressi di Cesarea di Filippo.
A Gesù che chiede: "Voi chi dite che io sia?",
Pietro risponde: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio
vivente" (Mt 16, 15-16). Di rimando Gesù
pronuncia allora la dichiarazione solenne che definisce,
una volta per tutte, il ruolo di Pietro nella Chiesa:
"E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra
edificherò la mia Chiesa... A te darò le chiavi del
regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà
legato nei cieli e tutto ciò che scioglierai sulla terra
sarà sciolto nei cieli" (Mt 16, 18-19). Le
tre metafore a cui Gesù ricorre sono in se stesse molto
chiare: Pietro sarà il fondamento roccioso su cui
poggerà l'edificio della Chiesa; egli avrà le chiavi
del Regno dei cieli per aprire o chiudere a chi gli
sembrerà giusto; infine, egli potrà legare o sciogliere
nel senso che potrà stabilire o proibire ciò che
riterrà necessario per la vita della Chiesa, che è e
resta di Cristo. E’ sempre Chiesa di Cristo e non di
Pietro. E' così descritto con immagini di plastica
evidenza quello che la riflessione successiva qualificherà
con il termine di "primato di giurisdizione".
Questa
posizione di preminenza che Gesù ha inteso conferire a
Pietro si riscontra anche dopo la risurrezione: Gesù
incarica le donne di portarne l'annunzio a Pietro,
distintamente dagli altri Apostoli (cfr Mc 16,7);
da lui e da Giovanni corre la Maddalena per informare
della pietra ribaltata dall'ingresso del sepolcro (cfr Gv
20,2) e Giovanni cederà a lui il passo quando i due
arriveranno davanti alla tomba vuota (cfr Gv 20,4-6);
sarà poi Pietro, tra gli Apostoli, il primo testimone di
un'apparizione del Risorto (cfr Lc 24,34; 1 Cor 15,5).
Questo suo ruolo, sottolineato con decisione (cfr Gv
20,3-10), segna la continuità fra la preminenza avuta nel
gruppo apostolico e la preminenza che continuerà ad avere
nella comunità nata con gli eventi pasquali, come attesta
il Libro degli Atti (cfr 1,15-26; 2,14-40; 3,12-26;
4,8-12; 5,1-11.29; 8,14-17; 10; ecc.). Il suo
comportamento è considerato così decisivo, da essere al
centro di osservazioni ed anche di critiche (cfr At
11,1-18; Gal 2,11-14). Al cosiddetto Concilio di
Gerusalemme Pietro svolge una funzione direttiva (cfr At
15 e Gal 2,1-10), e proprio per questo suo essere
il testimone della fede autentica Paolo stesso riconoscerà
in lui una certa qualità di "primo" (cfr 1
Cor 15,5; Gal 1,18; 2,7s.; ecc.). Il fatto,
poi, che diversi dei testi chiave riferiti a Pietro
possano essere ricondotti al contesto dell'Ultima Cena, in
cui Cristo conferisce a Pietro il ministero di confermare
i fratelli (cfr Lc 22,31 s.), mostra come la Chiesa
che nasce dal memoriale pasquale celebrato nell'Eucaristia
abbia nel ministero affidato a Pietro uno dei suoi
elementi costitutivi.
Questa
contestualizzazione del Primato di Pietro nell’Ultima
Cena, nel momento istitutivo dell’Eucaristia, Pasqua del
Signore, indica anche il senso ultimo di questo Primato:
Pietro, per tutti i tempi, dev’essere il custode della
comunione con Cristo; deve guidare alla comunione con
Cristo; deve preoccuparsi che la rete non si rompa e possa
così perdurare la comunione universale. Solo insieme
possiamo essere con Cristo, che è il Signore di tutti.
Responsabilità di Pietro è di garantire così la
comunione con Cristo con la carità di Cristo, guidando
alla realizzazione di questa carità nella vita di ogni
giorno. Preghiamo che il Primato di Pietro, affidato a
povere persone umane, possa sempre essere esercitato in
questo senso originario voluto dal Signore e possa così
essere sempre più riconosciuto nel suo vero significato
dai fratelli ancora non in piena comunione con noi.
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