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UDIENZA
GENERALE (8 LUGLIO 2009) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio
Vaticana, 8 luglio 2009
Il
Papa all'udienza generale dedicata alla nuova Enciclica:
occorrono uomini retti nella politica e nell’economia.
La preghiera per i leader del G8
Preghiamo
per i leader del G8 riuniti a L’Aquila: questo
l’invito di Benedetto XVI rivolto ai fedeli riuniti
stamane nell’aula Paolo VI in Vaticano per l’udienza
generale, che è stata dedicata dal Papa alla nuova
Enciclica Caritas in veritate, presentata
ufficialmente ieri. Il servizio di Roberta Gisotti.
La carità nella verità è “la principale forza
propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona”,
attorno a cui “ruota l’intera dottrina sociale della
Chiesa”, ha premesso Benedetto XVI:
"Solo con la carità, illuminata dalla ragione
e dalla fede, è possibile conseguire obiettivi di
sviluppo dotati di valenza umana e umanizzante".
Due i criteri fondamentali dell’Enciclica “la
giustizia” parte integrante di un amore “coi fatti e
nella verità” ed “il bene comune”, “legato al
vivere sociale delle persone”. Sono temi di “vitale
interesse - ha sottolineato il Papa - per l’umanità del
nostro secolo”, quando la cronaca degli ultimi mesi
dimostra ampiamente come “lo scandalo di diseguaglianze
clamorose” permanga “nonostante gli impegni presi nel
passato.” Da una parte - ha osservato il Santo Padre -
sono i “segni di gravi squilibri sociali ed
economici”, dall’altra sono le “riforme non più
procrastinabili per colmare il divario nello sviluppo dei
popoli. E se la globalizzazione può “costituire una
reale opportunità” occorre “un profondo rinnovamento
morale e culturale”:
"Un futuro migliore per tutti è possibile, se
lo si fonderà sulla riscoperta dei fondamentali valori
etici".
L’Enciclica non offre “soluzioni tecniche”, ha
chiarito il Papa, ma ricorda “grandi principi”
indispensabili: l’attenzione alla vita dell’uomo,
“centro di ogni vero progresso”; “il rispetto alla
liberta religiosa”, “sempre collegato con lo sviluppo
dell’uomo”; il rigetto di una visione dell’essere
umano “assoluto artefice del proprio destino”, poiché
“un’illimitata fiducia nelle potenzialità
tecnologiche si rivelerebbe alla fine illusoria”.
"Occorrono uomini retti tanto nella politica
quanto nell’economia, che siano sinceramente attenti al
bene comune".
Tra le emergenze mondiali Benedetto XVI ha posto
anzitutto il "dramma della fame e dell’insicurezza
alimentare, che investe una parte considerevole
dell'umanità."
"Un dramma di tali dimensioni interpella la
nostra coscienza: è necessario affrontarlo con decisione,
eliminando le cause strutturali che lo provocano e
promuovendo lo sviluppo agricolo dei Paesi più
poveri".
Si è detto convinto il Papa che vada “rivalutato il
ruolo e il potere politico degli Stati”, limitati nella
loro sovranità nel “nuovo contesto
economico-commerciale e finanziario” globale. Ha
invocato poi “la responsabile partecipazione dei
cittadini alla politica nazionale e internazionale, grazie
pure a un rinnovato impegno delle associazioni dei
lavoratori” ed ha rivendicato per i media “un ruolo di
“primo piano” al fine di potenziare il dialogo “tra
culture e tradizioni diverse”. Tutti sono chiamati a
raggiungere questi obiettivi, “economisti, politici,
produttori e consumatori”, laddove “i diritti
presuppongono corrispondenti doveri” per non
trasformarsi “in arbitrio.”
Del resto “l’economia - ha ribadito Benedetto XVI -
ha bisogno dell’etica per il suo corretto funzionamento;
e cosi anche nell’economia di mercato “la regola non
può essere solo il profitto”. Di fronte a problematiche
tanto vaste e profonde del mondo di oggi, Benedetto XVI ha
ipotizzato “un’Autorità politica mondiale regolata
dal diritto”, che si attenga a principi di sussidiarietà
e solidarietà”, “nel rispetto della grandi tradizioni
morali e religiose dell’umanità.”
Infine l’invito di Benedetto XVI a pregare per i capi
di Stato e di governo del G8 riuniti a L’Aquila.
"Da questo importante summit mondiale possano
scaturire decisioni ed orientamenti utili al vero
progresso di tutti i Popoli, specialmente di quelli più
poveri".
Al termine dell’udienza, Benedetto XVI ha ricevuto, in
una saletta attigua l’Aula Paolo VI, le consorti dei
leader politici del G8, accompagnate dalle ministre
italiane, Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini. Presenti
all’incontro le mogli del presidente messicano Calderon,
del presidente sudafricano Zuma, del premier britannico
Brown, del premier indiano Singh, del primo ministro
svedese Reinfeldt, del presidente della Commissione
europea Barroso, oltre ad una responsabile nigeriana
dell'agenzia Ifad. Dopo l’incontro, le first ladies
si sono recate ai Giardini Vaticani, passando per la
Grotta di Lourdes e sono poi entrate nella Basilica di San
Pietro.
UDIENZA
GENERALE
Cari
fratelli e sorelle!
La mia
nuova Enciclica Caritas in veritate, che ieri è
stata ufficialmente presentata, si ispira per la sua
visione fondamentale ad un passo della lettera di san
Paolo agli Efesini, dove l’Apostolo parla dell’agire secondo
verità nella carità: "Agendo – lo abbiamo
sentito ora -secondo verità nella carità, cerchiamo di
crescere in ogni cosa tendendo a Lui, che è il capo,
Cristo" (4,15). La carità nella verità è quindi la
principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni
persona e dell’umanità intera. Per questo, attorno al
principio "caritas in veritate", ruota
l’intera dottrina sociale della Chiesa. Solo con la
carità, illuminata dalla ragione e dalla fede, è
possibile conseguire obiettivi di sviluppo dotati di
valenza umana e umanizzante. La carità nella verità
"è principio intorno a cui ruota la dottrina sociale
della Chiesa, un principio che prende forma operativa in
criteri orientativi" (n. 6). L’Enciclica richiama
subito nell’introduzione due criteri fondamentali: la
giustizia e il bene comune. La giustizia è parte
integrante di quell’amore "coi fatti e nella verità"
(1 Gv 3,18), a cui esorta l’apostolo Giovanni (cfr
n. 6). E "amare qualcuno è volere il suo bene e
adoperarsi efficacemente per esso. Accanto al bene
individuale, c’è un bene legato al vivere sociale delle
persone… Si ama tanto più efficacemente il prossimo,
quanto più ci si adopera" per il bene comune. Due
sono quindi i criteri operativi, la giustizia e il bene
comune; grazie a quest’ultimo, la carità acquista una
dimensione sociale. Ogni cristiano – dice l’Enciclica
– è chiamato a questa carità, ed aggiunge: "E’
questa la via istituzionale … della carità" (cfr
n. 7).
Come
altri documenti del Magistero, anche questa Enciclica
riprende, continua ed approfondisce l’analisi e la
riflessione della Chiesa su tematiche sociali di vitale
interesse per l’umanità del nostro secolo. In modo
speciale, si riallaccia a quanto scrisse Paolo VI, oltre
40 anni or sono, nella Populorum progressio, pietra
miliare dell’insegnamento sociale della Chiesa, nella
quale il grande Pontefice traccia alcune linee decisive, e
sempre attuali, per lo sviluppo integrale dell’uomo e
del mondo moderno. La situazione mondiale, come ampiamente
dimostra la cronaca degli ultimi mesi, continua a
presentare non piccoli problemi e lo "scandalo"
di disuguaglianze clamorose, che permangono nonostante gli
impegni presi nel passato. Da una parte, si registrano
segni di gravi squilibri sociali ed economici;
dall’altra, si invocano da più parti riforme non più
procrastinabili per colmare il divario nello sviluppo dei
popoli. Il fenomeno della globalizzazione può, a tal
fine, costituire una reale opportunità, ma per questo è
importante che si ponga mano ad un profondo rinnovamento
morale e culturale e ad un responsabile discernimento
circa le scelte da compiere per il bene comune. Un futuro
migliore per tutti è possibile, se lo si fonderà sulla
riscoperta dei fondamentali valori etici. Occorre cioè
una nuova progettualità economica che ridisegni lo
sviluppo in maniera globale, basandosi sul fondamento
etico della responsabilità davanti a Dio e all’essere
umano come creatura di Dio.
L’Enciclica
certo non mira ad offrire soluzioni tecniche alle vaste
problematiche sociali del mondo odierno – non è questa
la competenza del Magistero della Chiesa (cfr n. 9). Essa
ricorda però i grandi principi che si rivelano
indispensabili per costruire lo sviluppo umano dei
prossimi anni. Tra questi, in primo luogo, l’attenzione
alla vita dell’uomo, considerata come centro di ogni
vero progresso; il rispetto del diritto alla libertà
religiosa, sempre collegato strettamente con lo sviluppo
dell’uomo; il rigetto di una visione prometeica
dell’essere umano, che lo ritenga assoluto artefice del
proprio destino. Un’illimitata fiducia nelle potenzialità
della tecnologia si rivelerebbe alla fine illusoria.
Occorrono uomini retti tanto nella politica quanto
nell’economia, che siano sinceramente attenti al bene
comune. In particolare, guardando alle emergenze mondiali,
è urgente richiamare l’attenzione della pubblica
opinione sul dramma della fame e della sicurezza
alimentare, che investe una parte considerevole
dell’umanità. Un dramma di tali dimensioni interpella
la nostra coscienza: è necessario affrontarlo con
decisione, eliminando le cause strutturali che lo
provocano e promuovendo lo sviluppo agricolo dei Paesi più
poveri. Sono certo che questa via solidaristica allo
sviluppo dei Paesi più poveri aiuterà certamente ad
elaborare un progetto di soluzione della crisi globale in
atto. Indubbiamente va attentamente rivalutato il ruolo e
il potere politico degli Stati, in un’epoca in cui
esistono di fatto limitazioni alla loro sovranità a causa
del nuovo contesto economico-commerciale e finanziario
internazionale. E d’altro canto, non deve mancare la
responsabile partecipazione dei cittadini alla politica
nazionale e internazionale, grazie pure a un rinnovato
impegno delle associazioni dei lavoratori chiamati a
instaurare nuove sinergie a livello locale e
internazionale. Un ruolo di primo piano giocano, anche in
questo campo, i mezzi di comunicazione sociale per il
potenziamento del dialogo tra culture e tradizioni
diverse.
Volendo
dunque programmare uno sviluppo non viziato dalle
disfunzioni e distorsioni oggi ampiamente presenti, si
impone da parte di tutti una seria riflessione sul senso
stesso dell’economia e sulle sue finalità. Lo esige lo
stato di salute ecologica del pianeta; lo domanda la crisi
culturale e morale dell’uomo che emerge con evidenza in
ogni parte del globo. L’economia ha bisogno dell’etica
per il suo corretto funzionamento; ha bisogno di
recuperare l’importante contributo del principio di
gratuità e della "logica del dono"
nell’economia di mercato, dove la regola non può essere
il solo profitto. Ma questo è possibile unicamente grazie
all’impegno di tutti, economisti e politici, produttori
e consumatori e presuppone una formazione delle coscienze
che dia forza ai criteri morali nell’elaborazione dei
progetti politici ed economici. Giustamente, da più parti
si fa appello al fatto che i diritti presuppongono
corrispondenti doveri, senza i quali i diritti rischiano
di trasformarsi in arbitrio. Occorre, si va sempre più
ripetendo, un diverso stile di vita da parte dell’umanità
intera, in cui i doveri di ciascuno verso l’ambiente si
colleghino a quelli verso la persona considerata in se
stessa e in relazione agli altri. L’umanità è una sola
famiglia e il dialogo fecondo tra fede e ragione non può
che arricchirla, rendendo più efficace l’opera della
carità nel sociale, e costituendo la cornice appropriata
per incentivare la collaborazione tra credenti e non
credenti, nella condivisa prospettiva di lavorare per la
giustizia e la pace nel mondo. Come criteri-guida per
questa fraterna interazione, nell’Enciclica indico i
principi di sussidiarietà e di solidarietà, in stretta
connessione tra loro. Ho infine segnalato, dinanzi alle
problematiche tanto vaste e profonde del mondo di oggi, la
necessità di un’Autorità politica mondiale regolata
dal diritto, che si attenga ai menzionati principi di
sussidiarietà e solidarietà e sia fermamente orientata
alla realizzazione del bene comune, nel rispetto delle
grandi tradizioni morali e religiose dell’umanità.
Il
Vangelo ci ricorda che non di solo pane vive l’uomo: non
con beni materiali soltanto si può soddisfare la sete
profonda del suo cuore. L’orizzonte dell’uomo è
indubbiamente più alto e più vasto; per questo ogni
programma di sviluppo deve tener presente, accanto a
quella materiale, la crescita spirituale della persona
umana, che è dotata appunto di anima e di corpo. E’
questo lo sviluppo integrale, a cui costantemente la
dottrina sociale della Chiesa fa riferimento, sviluppo che
ha il suo criterio orientatore nella forza propulsiva
della "carità nella verità". Cari fratelli e
sorelle, preghiamo perché anche questa Enciclica possa
aiutare l’umanità a sentirsi un’unica famiglia
impegnata nel realizzare un mondo di giustizia e di pace.
Preghiamo perché i credenti, che operano nei settori
dell’economia e della politica, avvertano quanto sia
importante la loro coerente testimonianza evangelica nel
servizio che rendono alla società. In particolare, vi
invito a pregare per i Capi di Stato e di Governo del G8
che si incontrano in questi giorni a L’Aquila. Da questo
importante summit mondiale possano scaturire decisioni ed
orientamenti utili al vero progresso di tutti i Popoli,
specialmente di quelli più poveri. Affidiamo queste
intenzioni alla materna intercessione di Maria, Madre
della Chiesa e dell’umanità.
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