|
UDIENZA GENERALE (2 NOVEMBRE 2005) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte: Radio Vaticana, 9 novembre 2005
LA BELLEZZA DEL CREATO E’ IL SEGNO DELLA MISERICORDIA DI DIO PER L’UOMO. LO HA DETTO BENEDETTO XVI ALL’UDIENZA GENERALE IN PIAZZA SAN PIETRO. LA SACRA SCRITTURA, HA AFFERMATO IL PAPA, “SVEGLIA” LA RAGIONE DI CHI NEGA LA PRESENZA DI UN DIO CREATORE
|

|
Di fronte all’inspiegabile grandezza del Creato ci sono alcuni che vorrebbero dimostrarne scientificamente la casualità priva di guida, ma “la Sacra Scrittura sveglia la ragione che dorme”. E’ il commento spontaneo con il quale Benedetto XVI ha concluso questa mattina la catechesi dell’udienza generale, dedicata al tema della misericordia di Dio cantata dal Salmo 135.
|
L’udienza, svoltasi in Piazza San Pietro sotto un sole luminoso, ha visto la partecipazione di 25 mila persone di quattro continenti - tra cui pellegrini dalla Cina e dal Malawi - nel giorno della
Dedicazione della Basilica Lateranense. Il servizio di Alessandro De Carolis.
**********
Sin dall’antichità, i Salmi hanno sempre celebrato di volta in volta la giustizia di Dio, la sua onnipotenza, la sua giustizia. Molti hanno anche cercato versi di lode per esaltarne la misericordia, come il Salmo 135 della Liturgia dei Vespri, che Benedetto XVI ha spiegato questa mattina in Piazza San Pietro alle migliaia di pellegrini giunti a Roma per la 25.ma udienza generale dell’anno, in una splendida giornata di tardo autunno.
(Salmo)
Detto anche “Il grande Hallel”, il Salmo 135, ha detto il Papa, è più che un semplice canto di misericordia, ma “cerca di definire gli atteggiamenti” che si stabiliscono all’interno della relazione tra Dio e l’uomo: la fedeltà, la lealtà, l’amore e quindi la misericordia:
“All’interno di tale rapporto, Dio non appare nella Bibbia come un Signore impassibile e implacabile, né un essere oscuro e indecifrabile, simile al fato, contro la cui forza misteriosa è inutile lottare. Egli si manifesta invece come una persona che ama le sue creature, veglia su di esse, le segue nel cammino della storia e soffre per le infedeltà che spesso il popolo oppone al suo hesed,
al suo amore misericordioso e paterno”.
“Il primo segno di questa carità divina”, ha proseguito Benedetto XVI, “è da ricercarsi nel Creato”, prima ancora che nella storia. C’è una “rivelazione cosmica aperta a tutti”, che parla attraverso i segni della natura: la terra e il cielo, l’acqua, il sole, le stelle.
“Esiste, dunque, un messaggio divino, segretamente inciso nel creato e segno del hesed, della fedeltà amorosa di Dio che dona alle sue creature l’essere e la vita, l’acqua e il cibo, la luce e il tempo. Bisogna avere occhi limpidi per contemplare questo svelamento divino, ricordando il monito del Libro
della Sapienza, che ci invita a conoscere dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia l’Autore”.
Il Papa ha concluso come spesso accade citando le parole di un antico Padre della Chiesa, in questo caso San Basilio Magno, che esprime tutto il suo stupore per la Creazione, nonostante vi siano alcuni - osserva – che “tratti in inganno dall'ateismo che portavano dentro di sé, immaginarono l'universo privo di guida e di ordine, come in balìa del caso”. Una frase che Benedetto XVI ha commentato a braccio così:
“Trovo che queste parole di questo Padre del IV secolo sono di una attualità sorprendente (…) Quanti sono oggi questi ‘alcuni’ che tratti in inganno dall’ateismo pensano che tutto sarebbe privo di ordine, come in balia del caso. Il Signore con la Sacra Scrittura risveglia la ragione che dorme e ci dice che all’inizio c’è la Parola creatrice, la ragione creatrice che ha creato tutto, che ha creato il progetto intelligente del cosmo che è anche amore. Lasciamoci risvegliare da questa Parola di Dio, preghiamo che rischiari anche la
nostra mente per percepire il messaggio del creato inscritto nel nostro cuore: che il principio di tutto è la ragione creatrice, che è amore e bontà. La sua misericordia rimane in eterno”.
(applausi)
Dopo la sintesi della catechesi e i saluti rivolti dal Papa ai pellegrini in sette lingue, tra cui l’ungherese, Benedetto XVI ha dapprima rivolto, tra gli altri, un’esortazione ai rappresentanti del Terz’Ordine Francescano secolare a “diffondere dappertutto” il Vangelo con “rinnovato slancio apostolico” sull’esempio del Santo d’Assisi, quindi - con il tradizionale saluto ai giovani, ai malati e agli sposi novelli – ha
ricordato l’importanza del 9 novembre, giorno in cui si celebra la Festa della Dedicazione della Basilica Lateranense, la Cattedrale di Roma:
“Vi invito cari Fratelli e Sorelle, ad unirvi a tutta la Chiesa nel rivolgere a Cristo Salvatore, Redentore dell’uomo e della storia, un’ardente preghiera perché l’umanità accolga il dono della sua liberazione e della sua salvezza”.
(Salmo)
**********
LE PAROLE DEL PAPA
- FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -
1. È stato chiamato «Il grande Hallel», ossia la lode solenne e grandiosa che il giudaismo intonava durante la liturgia pasquale. Parliamo del Salmo 135, del quale abbiamo ora ascoltato la prima parte, secondo la divisione proposta dalla Liturgia dei Vespri (cfr vv. 1-9).
Fermiamoci innanzitutto sul ritornello: «Eterna è la sua misericordia». Al centro della frase risuona la parola «misericordia» che, in realtà, è una traduzione legittima, ma limitata, del vocabolo originario ebraico hesed. Questo, infatti, fa parte del linguaggio caratteristico usato dalla Bibbia per esprimere l’alleanza che intercorre tra il Signore e il suo popolo. Il termine cerca di definire gli atteggiamenti che si stabiliscono all’interno di questa relazione: la fedeltà, la lealtà, l’amore ed evidentemente la misericordia di Dio.
Abbiamo qui la raffigurazione sintetica del legame profondo e interpersonale instaurato dal Creatore con la sua creatura. All’interno di tale rapporto, Dio non appare nella Bibbia come un Signore impassibile e implacabile, né un essere oscuro e indecifrabile, simile al fato, contro la cui forza misteriosa è inutile lottare. Egli si manifesta invece come una persona che ama le sue creature, veglia su di esse, le segue nel cammino della storia e soffre per le infedeltà che spesso il popolo oppone al suo hesed, al suo amore misericordioso e paterno.
2. Il primo segno visibile di questa carità divina - dice il Salmista - è da cercare nel creato. Poi sarà di scena la storia. Lo sguardo, colmo di ammirazione e di stupore, si sofferma innanzitutto sulla creazione: i cieli, la terra, le acque, il sole, la luna e le stelle.
Prima ancora di scoprire il Dio che si rivela nella storia di un popolo, c’è una rivelazione cosmica, aperta a tutti, offerta all’intera umanità dall’unico Creatore, «Dio degli dei» e «Signore dei signori» (cfr vv. 2-3).
Come aveva cantato il Salmo 18, «i cieli narrano la gloria di Dio, e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento. Il giorno al giorno ne affida il messaggio e la notte alla notte ne trasmette notizia» (vv. 2-3). Esiste, dunque, un messaggio divino, segretamente inciso nel creato e segno del hesed, della fedeltà amorosa di Dio che dona alle sue creature l’essere e la vita, l’acqua e il cibo, la luce e il tempo.
Bisogna avere occhi limpidi per contemplare questo svelamento divino, ricordando il monito del Libro della Sapienza, che ci invita a «conoscere dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia l’Autore» (Sap 13,5; cfr Rm 1,20). La lode orante sboccia allora dalla contemplazione delle «meraviglie» di Dio (cfr Sal 135,4), dispiegate nel creato e si trasforma in gioioso inno di lode e di ringraziamento al Signore.
3. Dalle opere create si ascende, dunque, alla grandezza di Dio, alla sua amorosa misericordia. È ciò che ci insegnano i Padri della Chiesa, nella cui voce risuona la costante Tradizione cristiana.
Così, san Basilio Magno in una delle pagine iniziali della sua prima omelia sull’Esamerone, in cui commenta il racconto della creazione secondo il capitolo primo della Genesi, si sofferma a considerare l’azione sapiente di Dio, ed approda a riconoscere nella bontà divina il centro propulsore della creazione. Ecco alcune espressioni tratte dalla lunga riflessione del santo Vescovo di Cesarea di Cappadocia:
«"In principio Dio creò il cielo e la terra". La mia parola si arrende sopraffatta dallo stupore di questo pensiero» (1,2,1: Sulla Genesi [Omelie sull’Esamerone], Milano 1990, pp. 9.11). Infatti, anche se alcuni, «tratti in inganno dall'ateismo che portavano dentro di sé, immaginarono l'universo privo di guida e di ordine, come in balìa del caso», lo scrittore sacro invece «ci ha subito rischiarato la mente col nome di Dio all’inizio del racconto, dicendo: "In principio Dio creò". E quale bellezza in questo ordine!» (1,2,4: ibidem, p. 11). «Se dunque il mondo ha un principio ed è stato creato, cerca chi gli
ha dato inizio e chi ne è il Creatore... Mosè ti ha prevenuto col suo insegnamento imprimendo nelle nostre anime quale sigillo e filatterio il santissimo nome di Dio, quando dice: "In principio Dio creò". La natura beata, la bontà esente da invidia, colui che è oggetto d'amore da parte di tutti gli esseri ragionevoli, la bellezza più d'ogni altra desiderabile, il principio degli esseri, la sorgente della vita, la luce intellettiva, la sapienza inaccessibile, Egli insomma, "in principio creò il cielo e la terra"» (1,2,6-7: ibidem, p. 13).
|
|