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UDIENZA
GENERALE (9 SETTEMBRE 2009) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio
Vaticana, 9 settembre 2009
Benedetto
XVI all'udienza generale: la Parola di Dio è la strada
della vita. Appello per gli invalidi civili: le
istituzioni siano solidali con loro
Gli
uomini prediligano il silenzio interiore e resistano alla
confusione del mondo, perché nel silenzio parla la voce
di Dio. Da un grande asceta come San Pier Damiani, monaco
e “fine teologo” della Chiesa del primo millennio,
Benedetto XVI ha tratto uno degli insegnamenti che hanno
caratterizzato l’udienza generale di questa mattina, che
il Papa ha presieduto in Aula Paolo VI, proveniente da
Castel Gandolfo. Al termine dell’udienza, il Pontefice
ha poi salutato i pellegrini della Repubblica Ceca - che
sarà meta del suo prossimo viaggio apostolico a fine mese
- e ha levato un appello alla solidarietà verso mutilati
e invalidi del lavoro. Il servizio di Alessandro De
Carolis:
Si definiva “l’ultimo servo dei monaci”,
Benedetto XVI lo ha definito personalità “esuberante,
ricca e complessa” della Chiesa medievale, oltre che
dotato di “genio” teologico e capacità letterarie
fuori del comune, che hanno prodotto per i suoi
contemporanei, ma anche per i cristiani di oggi, pagine
indimenticate sulla bellezza di Dio, sull’amore alla
Croce di Cristo, sul valore del silenzio dell’anima: in
particolare, quello che si apprezza nel ritiro di un
chiostro. Tutto questo fu Pier Damiani, e il Papa - nel
tratteggiarne vita ed eredità spirituale - ha posto in
risalto alcun punti di un uomo che a poco più di 25 anni
fu affascinato “dalla contemplazione dell’assoluto di
Dio”:
“La vita eremitica è per lui il vertice della
vita cristiana, è ‘al culmine degli stati di vita’,
perché il monaco, ormai libero dai legami del mondo e del
proprio io, riceve ‘la caparra dello Spirito Santo e la
sua anima si unisce felice allo Sposo celeste’. Questo
risulta importante oggi pure per noi, anche se non siamo
monaci: saper fare silenzio in noi per ascoltare la voce
di Dio, cercare, per così dire un 'parlatorio' dove Dio
parla con noi: Apprendere la Parola di Dio nella preghiera
e nella meditazione è la strada della vita".
Lo studio delle Scritture alimenta in Pier Damiani una
ricca raccolta di orazioni sulla Croce di Cristo -
“mistero - ha osservato Benedetto XVI che più di tutti
gli altri lo affascinerà” - ma anche una riflessione
sulla natura della vita ascetica. Riflessione che, ha
notato il Papa, si traduce in risvolti pratici. Dalla
penna di Pier Damiani prende forma in una Regola, che
forma i suoi confratelli e attraversa i secoli fino a noi:
“L’intima unione con Cristo impegna non solo i
monaci, ma tutti i battezzati. Troviamo qui un forte
richiamo anche per noi a non lasciarci assorbire
totalmente dalle attività, dai problemi e dalle
preoccupazioni di ogni giorno, dimenticandoci che Gesù
deve essere veramente al centro della nostra vita”.
Ad un certo punto, il monaco che rifugge il mondo è
costretto a tornare in prima linea. A spingerlo fuori dal
monastero sono le sue stesse denunce contro la
“corruzione” di quei vescovi e di quegli abati che, ha
affermato il Pontefice, “si comportavano da governatori
dei propri sudditi più che da pastori d’anime”. Ma la
missione attiva sui fronti della Chiesa di quel periodo
non attenua il vigore di quell’ormai anziano “ultimo
servo dei monaci”. E seppure, ha concluso Benedetto XVI,
Pier Damiani visse la sua vocazione con “forme di
austerità che oggi potrebbero sembrarci eccessive”,
tuttavia:
“Egli ha fatto della vita monastica una
testimonianza eloquente del primato di Dio e un richiamo
per tutti a camminare verso la santità, liberi da ogni
compromesso col male”.
Dopo le catechesi in sintesi in varie lingue, Benedetto
XVI, salutando brevemente i pellegrini della Repubblica
Ceca ha detto:
“Děkuji za vaše modlitby a těším...
Ringrazio delle vostre preghiere. Attendo con gioia
di visitare la vostra Patria”.
Quindi è stata la volta di una richiesta al mondo
civile, ispirata dalla presenza in Aula Paolo VI da membri
dell’Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi del
Lavoro e dell’Associazione Invalidi Civili. Auspico, ha
terminato il Papa...
“...che nei confronti di questi nostri fratelli ci
sia un’attenzione sempre più viva da parte della società
e delle Istituzioni”.
Conclusa l’udienza generale, infine, il Papa ha
incontrato in una saletta adiacente l’Aula Paolo VI la
signora Asha-Rose Migiro, vicesegretario generale
dell'Organizzazione delle Nazioni Unite.
UDIENZA
GENERALE
Aula Paolo VI
Mercoledì, 9 settembre 2009
San
Pier Damiani
Cari
fratelli e sorelle,
durante
le catechesi di questi mercoledì sto trattando di alcune
grandi figure della vita della Chiesa fin dalle sue
origini. Oggi vorrei soffermarmi su una delle più
significative personalità del secolo XI, san Pier
Damiani, monaco, amante della solitudine e, insieme,
intrepido uomo di Chiesa, impegnato in prima persona
nell’opera di riforma avviata dai Papi del tempo. Nacque
a Ravenna nel 1007 da famiglia nobile, ma disagiata.
Rimasto orfano di ambedue i genitori, visse un’infanzia
non priva di stenti e di sofferenze, anche se la sorella
Roselinda si impegnò a fargli da mamma e il fratello
maggiore Damiano lo adottò come figlio. Proprio per
questo sarà poi chiamato Piero di Damiano, Pier Damiani.
La formazione gli venne impartita prima a Faenza e poi a
Parma, dove, già all’età di 25 anni, lo troviamo
impegnato nell’insegnamento. Accanto ad una buona
competenza nel campo del diritto, acquisì una raffinata
perizia nell’arte del comporre – l’ars scribendi
– e, grazie alla sua conoscenza dei grandi classici
latini, diventò “uno dei migliori latinisti del suo
tempo, uno dei più grandi scrittori del medioevo
latino” (J. Leclercq, Pierre Damien, ermite et homme
d’Église, Roma 1960, p. 172).
Si
distinse nei generi letterari più diversi: dalle lettere
ai sermoni, dalle agiografie alle preghiere, dai poemi
agli epigrammi. La sua sensibilità per la bellezza lo
portava alla contemplazione poetica del mondo. Pier
Damiani concepiva l'universo come una inesauribile
“parabola” e una distesa di simboli, da cui partire
per interpretare la vita interiore e la realtà divina e
soprannaturale. In questa prospettiva, intorno all’anno
1034, la contemplazione dell’assoluto di Dio lo spinse a
staccarsi progressivamente dal mondo e dalle sue realtà
effimere, per ritirarsi nel monastero di Fonte Avellana,
fondato solo qualche decennio prima, ma già famoso per la
sua austerità. Ad edificazione dei monaci egli scrisse la
Vita del fondatore, san Romualdo di Ravenna, e
s’impegnò al tempo stesso ad approfondirne la
spiritualità, esponendo il suo ideale del monachesimo
eremitico.
Un
particolare va subito sottolineato: l’eremo di Fonte
Avellana era dedicato alla Santa Croce, e la Croce sarà
il mistero cristiano che più di tutti gli altri
affascinerà Pier Damiani. “Non ama Cristo, chi non ama
la croce di Cristo”, afferma (Sermo XVIII, 11,
p. 117) e si qualifica come: “Petrus crucis Christi
servorum famulus – Pietro servitore dei servitori
della croce di Cristo” (Ep, 9, 1). Alla Croce
Pier Damiani rivolge bellissime orazioni, nelle quali
rivela una visione di questo mistero che ha dimensioni
cosmiche, perché abbraccia l'intera storia della
salvezza: “O beata Croce – egli esclama - ti venerano,
ti predicano e ti onorano la fede dei patriarchi, i
vaticini dei profeti, il senato giudicante degli apostoli,
l’esercito vittorioso dei martiri e le schiere di tutti
i santi” (Sermo XLVIII, 14, p. 304). Cari
fratelli e sorelle, l’esempio di san Pier Damiani spinga
anche noi a guardare sempre alla Croce come al supremo
atto di amore di Dio nei confronti dell’uomo, che ci ha
donato la salvezza.
Per lo
svolgimento della vita eremitica, questo grande monaco
redige una Regola in cui sottolinea fortemente il
“rigore dell’eremo”: nel silenzio del chiostro, il
monaco è chiamato a trascorrere una vita di preghiera,
diurna e notturna, con prolungati ed austeri digiuni; deve
esercitarsi in una generosa carità fraterna e in
un’obbedienza al priore sempre pronta e disponibile.
Nello studio e nella meditazione quotidiana della Sacra
Scrittura, Pier Damiani scopre i mistici significati della
parola di Dio, trovando in essa nutrimento per la sua vita
spirituale. In questo senso egli qualifica la cella
dell’eremo come “parlatorio dove Dio conversa con gli
uomini”. La vita eremitica è per lui il vertice della
vita cristiana, è “al culmine degli stati di vita”,
perché il monaco, ormai libero dai legami del mondo e del
proprio io, riceve “la caparra dello Spirito Santo e la
sua anima si unisce felice allo Sposo celeste” (Ep
18, 17; cfr Ep 28, 43 ss.). Questo risulta
importante oggi pure per noi, anche se non siamo monaci:
saper fare silenzio in noi per ascoltare la voce di Dio,
cercare, per così dire un “parlatorio” dove Dio parla
con noi: Apprendere la Parola di Dio nella preghiera e
nella meditazione è la strada della vita.
San Pier
Damiani, che sostanzialmente fu un uomo di preghiera, di
meditazione, di contemplazione, fu anche un fine teologo:
la sua riflessione sui diversi temi dottrinali lo porta a
conclusioni importanti per la vita. Così, ad esempio,
espone con chiarezza e vivacità la dottrina trinitaria
utilizzando già, sulla scorta dei testi biblici e
patristici, i tre termini fondamentali, che sono poi
divenuti determinanti anche per la filosofia
dell’Occidente, processio, relatio e persona
(cfr Opusc. XXXVIII: PL CXLV, 633-642; e Opusc.
II e III: ibid., 41ss e 58ss).
Tuttavia, poiché l’analisi teologica del mistero lo
conduce a contemplare la vita intima di Dio e il dialogo
d’amore ineffabile tra le tre divine Persone, egli ne
trae conclusioni ascetiche per la vita in comunità e per
gli stessi rapporti tra cristiani latini e greci, divisi
su questo tema. Pure la meditazione sulla figura di Cristo
ha riflessi pratici significativi, essendo tutta la
Scrittura centrata su di Lui. Lo stesso “popolo dei
giudei, - annota san Pier Damiani - attraverso le pagine
della Sacra Scrittura, ha come portato Cristo sulle
spalle” (Sermo XLVI, 15). Cristo pertanto, egli
aggiunge, deve essere al centro della vita del monaco:
“Cristo sia udito nella nostra lingua, Cristo sia veduto
nella nostra vita, sia percepito nel nostro cuore” (Sermo
VIII, 5). L’intima unione con Cristo impegna non
solo i monaci, ma tutti i battezzati. Troviamo qui un
forte richiamo anche per noi a non lasciarci assorbire
totalmente dalle attività, dai problemi e dalle
preoccupazioni di ogni giorno, dimenticandoci che Gesù
deve essere veramente al centro della nostra vita.
La
comunione con Cristo crea unità d’amore tra i
cristiani. Nella lettera 28, che è un geniale trattato di
ecclesiologia, Pier Damiani sviluppa una profonda teologia
della Chiesa come comunione. “La Chiesa di Cristo - egli
scrive - è unita dal vincolo della carità a tal punto
che, come è una in più membri, così è tutta intera
misticamente nel singolo membro; cosicché l'intera Chiesa
universale si denomina giustamente unica Sposa di Cristo
al singolare, e ciascuna anima eletta, per il mistero
sacramentale, viene considerata pienamente Chiesa”. E’
importante questo: non solo che l’intera Chiesa
universale sia unita, ma in ognuno di noi dovrebbe essere
presente la Chiesa nella sua totalità. Così il servizio
del singolo diventa “espressione dell’universalità”
(Ep 28, 9-23). Tuttavia l’immagine ideale della
“santa Chiesa” illustrata da Pier Damiani non
corrisponde – lo sapeva bene - alla realtà del
suo tempo. Per questo non teme di denunziare lo stato di
corruzione esistente nei monasteri e tra il clero, a
motivo, soprattutto, della prassi del conferimento, da
parte delle Autorità laiche, dell’investitura degli
uffici ecclesiastici: diversi vescovi e abati si
comportavano da governatori dei propri sudditi più che da
pastori d’anime. Non di rado la loro vita morale
lasciava molto a desiderare. Per questo, con grande dolore
e tristezza, nel 1057 Pier Damiani lascia il monastero e
accetta, pur con difficoltà, la nomina a Cardinale
Vescovo di Ostia, entrando così pienamente in
collaborazione con i Papi nella non facile impresa della
riforma della Chiesa. Ha visto che non era sufficiente
contemplare e ha dovuto rinunciare alla bellezza della
contemplazione per portare il proprio aiuto nell’opera
di rinnovamento della Chiesa. Ha rinunciato così alla
bellezza dell’eremo e con coraggio ha intrapreso
numerosi viaggi e missioni.
Per il
suo amore alla vita monastica, dieci anni dopo, nel 1067,
ottiene il permesso di tornare a Fonte Avellana,
rinunciando alla diocesi di Ostia. Ma la sospirata quiete
dura poco: già due anni dopo viene inviato a Francoforte
nel tentativo di evitare il divorzio di Enrico IV dalla
moglie Berta; e di nuovo due anni dopo, nel 1071, va a
Montecassino per la consacrazione della chiesa abbaziale e
agli inizi del 1072 si reca a Ravenna per ristabilire la
pace con l’Arcivescovo locale, che aveva appoggiato
l'antipapa provocando l'interdetto sulla città. Durante
il viaggio di ritorno al suo eremo, un’improvvisa
malattia lo costringe a fermarsi a Faenza nel monastero
benedettino di Santa Maria Vecchia fuori porta, e lì
muore nella notte tra il 22 e il 23 febbraio del 1072.
Cari
fratelli e sorelle, è una grande grazia che nella vita
della Chiesa il Signore abbia suscitato una personalità
così esuberante, ricca e complessa, come quella di san
Pier Damiani e non è comune trovare opere di teologia e
di spiritualità così acute e vive come quelle
dell’eremita di Fonte Avellana. Fu monaco fino in fondo,
con forme di austerità, che oggi potrebbero sembrarci
persino eccessive. In tal modo, però, egli ha fatto della
vita monastica una testimonianza eloquente del primato di
Dio e un richiamo per tutti a camminare verso la santità,
liberi da ogni compromesso col male. Egli si consumò, con
lucida coerenza e grande severità, per la riforma della
Chiesa del suo tempo. Donò tutte le sue energie
spirituali e fisiche a Cristo e alla Chiesa, restando però
sempre, come amava definirsi, Petrus ultimus monachorum
servus, Pietro, ultimo servo dei monaci.

Saluti:
Chers frères
et soeurs,
Je salue avec joie les pèlerins francophones, particulièrement
les Petites Sœurs de Jésus, ainsi que les pèlerins de
Richmond, au Canada, et ceux provenant des Diocèses de
Belley-Ars et de Dijon, en France. En cette année du
sacerdoce, je vous invite à prier pour vos prêtres et à
les soutenir dans leur ministère. Que Dieu vous bénisse!
Dear
Brothers and Sisters,
I offer a warm welcome to all the English-speaking
pilgrims and visitors from England, Scotland, Ireland,
Denmark, Sweden, Gibraltar, Japan and the United States.
Upon all of you I cordially invoke the Lord’s abundant
blessings of joy and peace!
Liebe Brüder
und Schwestern!
Einen herzlichen Gruß richte ich an alle Pilger und
Besucher deutscher Sprache, unter ihnen heute besonders
die Ehemaligen des Anima-Kollegs. Ich bin ja selbst ein
halber Ehemaliger, denn während des Konzils durfte ich
drei Jahre dort wohnen und fühle mich so diesem Kolleg
von Herzen verbunden. Für jeden Christen ist es wichtig,
so sagt uns Petrus Damiani, zu lernen, still zu werden, um
der Stimme Gottes gewahr zu werden, der im Gebet, in der
Heiligen Schrift, in den Sakramenten und in der Schöpfung
zu uns spricht. Euch allen erbitte ich Gottes Schutz und
Segen.
Queridos
hermanos y hermanas:
Saludo a los fieles de lengua española, en particular a
los peregrinos agustinos del Perú, así como a los grupos
provenientes de Puerto Rico, Costa Rica, México y España.
Os invito a todos, siguiendo el ejemplo y la enseñanza de
este santo monje, a acoger nuevamente la llamada a caminar
decididamente hacia la santidad. Muchas gracias.
Dirijo
uma cordial saudação a todos os peregrinos de língua
portuguesa, particularmente aos grupos vindos de Portugal
e do Brasil, de Ribeirão Pires e Rio de Janeiro, e à
Comunidade Palavra Viva, convidando a todos vós que
viestes a Roma a renovar o propósito de ter Jesus Cristo
como o verdadeiro centro de vossas vidas. Obrigado pela
visita! Que Deus vos guarde e abençoe!
Saluto
in lingua ceca:
Srdečně
zdravím skupinu poutníků z Krnova a Prahy. Děkuji
za vaše modlitby a těším se na návštěvu vaší
vlasti.
Rád vám všem žehnám! Chvála Kristu!
Traduzione
italiana:
Un
cordiale saluto al gruppo dei pellegrini di Krnov e Praga.
Ringrazio delle vostre preghiere. Attendo con gioia di
visitare la vostra Patria.
Volentieri vi benedico tutti. Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto
in lingua croata:
Od srca
pozdravljam i blagoslivljam sve hrvatske hodočasnike,
a posebno vjernike iz župe Svetoga Vida mučenika iz
Pitomače te grupu iz Zagreba. Budite oduševljeni za
Krista, najvjernijeg prijatelja, koji nas neće razočarati
nikada. Hvaljen Isus i Marija!
Traduzione
italiana:
Di cuore
saluto e benedico i pellegrini croati, particolarmente i
fedeli della parrocchia di San Vid martire di Pitomaca ed
il gruppo di Zagabria. Siate appassionati di Cristo,
l’amico fedelissimo, che non ci delude mai. Siano lodati
Gesù e Maria!
Saluto
in lingua polacca:
Drodzy
pielgrzymi polscy, Siostry i Bracia, bardzo serdecznie was
pozdrawiam! Wczoraj obchodziliśmy święto
Narodzenia Najświętszej Maryi Panny. Jej
narodzenie było dla świata zapowiedzią
zbawienia, które jest celem życia każdego z nas.
Niech Maryja wyjedna wam łaskę wiary, pokój
ducha i nadzieję na życie wieczne. Wam tu
obecnym i waszym bliskim z serca błogosławię.
Traduzione
italiana:
Cari
pellegrini polacchi, Sorelle e Fratelli, saluto tutti voi
cordialmente. Ieri, abbiamo celebrato la festa della
Natività della Beata Vergine Maria. La sua nascita è
stata per il mondo un annuncio della salvezza che è lo
scopo ultimo della vita di ciascuno di noi. Maria vi
ottenga la grazia della fede, la pace dell’anima e la
speranza della vita eterna. A tutti voi qui presenti e ai
vostri cari imparto, di cuore, la mia benedizione.
Saluto
in lingua slovacca:
Zo srdca
vítam slovenských veriacich. Osobitne pozdravujem účastníkov
Púte Ordinariátu ozbrojených síl a ozbrojených zborov,
vedených vojenským ordinárom biskupom Františkom Rábekom,
ako aj pútnikov z Nitry a Oponíc.
Bratia a sestry, prajem vám, aby ste boli odvážnymi
svedkami Krista v špecifickom prostredí, v ktorom žijete
a pracujete. Ochotne žehnám vás, vašu službu i vašich
drahých.
Pochválený buď Ježiš Kristus!
Traduzione
italiana:
Rivolgo
un cordiale benvenuto ai fedeli di lingua slovacca. In
particolare saluto i partecipanti al Pellegrinaggio
dell’Ordinariato delle forze armate e dei corpi armati,
guidato dall’Ordinario militare Mons. František Rábek,
come pure i pellegrini provenienti da Nitra e Oponice.
Fratelli e sorelle, vi auguro di essere coraggiosi
testimoni di Cristo nell’ambiente specifico in cui
vivete e operate. Volentieri benedico voi, il vostro
servizio ed i vostri cari.
Sia lodato Gesù Cristo!
* * *
Rivolgo
un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In
particolare, saluto voi, consiglieri ecclesiastici,
dirigenti e rappresentanti tutti della Coldiretti,
e vi incoraggio a proseguire con impegno il vostro
servizio sociale e spirituale nel mondo
dell’agricoltura. Le tematiche del vostro convegno vi
siano di stimolo a riaffermare i principi etici
nell’economia per rianimare la speranza con la
solidarietà. Saluto gli esponenti dell’Associazione
Nazionale Mutilati ed Invalidi del Lavoro, come pure
quelli dell’Associazione Invalidi Civili
auspicando che nei confronti di questi nostri fratelli ci
sia un’attenzione sempre più viva da parte della società
e delle Istituzioni. Saluto con affetto i soci del Lyons
Club Nardò ed assicuro per ciascuno e per le
rispettive famiglie la mia fervida preghiera.
Saluto
infine i giovani, i malati e gli sposi
novelli. Ieri abbiamo celebrato la memoria liturgica
della Natività della Beata Vergine Maria. Il Concilio
Vaticano II dice che Maria ci precede nel cammino
della fede perché "ha creduto nell'adempimento delle
parole del Signore" (Lc 1,45). Chiedo alla
Vergine Santa il dono di una fede sempre più matura per
voi giovani; una speranza sempre più salda per voi
ammalati; un amore sempre più profondo e duraturo
e per voi sposi novelli.
©
Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana
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