|
UDIENZA
ALLA DIOCESI DI ROMA (23 febbraio 2008) |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte,
Radio Vaticana, 23 febbraio 2008
Benedetto
XVI alla diocesi di Roma: nella società del dubbio e
delle incertezze, educare le giovani generazioni è sempre
possibile sui valori immortali del Vangelo
Nonostante
le incertezze e l’imposizione mediatica di modelli
distorti, “anche nel nostro tempo educare bene è
possibile”. E’ il messaggio lanciato stamattina da
Benedetto XVI alle migliaia di fedeli della diocesi di
Roma, guidati dal cardinale vicario, Camillo Ruini, e
radunatisi in Piazza San Pietro per ascoltare le
riflessioni del Papa sull’“emergenza educativa”.
Riflessioni già espresse dal Pontefice nella sua Lettera
firmata lo scorso 21 gennaio, già distribuita in un
milione di copie in diocesi e consegnata oggi ai romani.
Ai giovani in particolare, Benedetto XVI ha chiesto di
accogliere il patrimonio del cristianesimo per una sana
crescita morale, culturale e spirituale. Il servizio di Alessandro
De Carolis:
(canto)
Il Papa porta la “grande sfida” dell’educazione
in piazza. La porta in Piazza San Pietro, davanti a oltre
50 mila persone, tra i cosiddetti “soggetti attivi”
nei campi della formazione giovanile: genitori,
insegnanti, catechisti, che si rivolgono a lui con
espressioni di gratitudine e con esperienze che vogliono
dimostrare la valenza pratica delle affermazioni
pontificie. Le parole di Benedetto XVI parlano al cuore di
ciascuna categoria, riprendendo e ampliando alcune delle
considerazioni scritte nella Lettera inviata alla Diocesi
un mese fa. Il concetto cardine della lettera e del
discorso in Piazza non muta: oggi, ha affermato il
Pontefice - nella sua veste più specifica di vescovo di
Roma - c’è una diffusa “preoccupazione” per quella
“grande emergenza educativa”, che sembra confondere
gli educatori e indurli a un passo indietro, piuttosto che
a un rilancio della sfida:
“Educare non è mai stato facile e oggi sembra
diventare sempre più difficile: perciò non pochi
genitori e insegnanti sono tentati di rinunciare al
proprio compito, e non riescono più nemmeno a comprendere
quale sia, veramente, la missione loro affidata. Troppe
incertezze e troppi dubbi, infatti, circolano nella nostra
società e nella nostra cultura, troppe immagini distorte
sono veicolate dai mezzi di comunicazione sociale. Diventa
difficile, così, proporre alle nuove generazioni qualcosa
di valido e di certo, delle regole di comportamento e
degli obiettivi per i quali meriti spendere la propria
vita”.
Ma se siamo qui oggi, ha incalzato, è “anche e
soprattutto perché ci sentiamo sostenuti da una grande
speranza e da una forte fiducia”. Speranza e fiducia che
nascono dalla fede in Cristo e dai valori del Vangelo e
che rispondono all’ansia di chi - in famiglia, a scuola
o in Chiesa - sperimenta le complicazioni nella
trasmissione di un’eredità di “fede e cultura”
particolarmente ricca in una città come Roma. E qui,
Benedetto XVI - a differenza della lettera nella quale
offriva indicazioni concrete - ha preferito incoraggiare
una ad una le varie categorie di educatori. Ai genitori ha
chiesto anzitutto di “rimanere saldi per sempre” nel
reciproco amore, perché questa fedeltà nutre i figli di
serenità:
“Il bene che volete ai figli deve poi darvi lo
stile e il coraggio del vero educatore, con una coerente
testimonianza di vita ed anche con la fermezza necessaria
per temprare il carattere delle nuove generazioni,
aiutandole a distinguere con chiarezza il bene dal male ed
a costruirsi a loro volta delle solide regole di vita, che
le sostengano nelle prove future. Così farete ricchi i
vostri figli dell’eredità più preziosa e duratura, che
consiste nell’esempio di una fede quotidianamente
vissuta”.
Incomprensioni e delusioni, ha proseguito il Papa
rivolgendosi agli insegnanti, non devono scoraggiare chi
è chiamato a trasmettere ai giovani la conoscenza ma non
solo:
“Il vostro compito, perciò, non può limitarsi a
fornire delle nozioni e delle informazioni, lasciando da
parte la grande domanda riguardo alla verità, soprattutto
a quella verità che può essere di guida nella vita.
Siete infatti, a pieno titolo, degli educatori: a voi, in
stretta sintonia con i genitori, è affidata la nobile
arte della formazione della persona”.
Per il clero, le suore e i catechisti l’esortazione
di Benedetto XVI è stata altrettanto chiara: per “far
toccare con mano” ai ragazzi l’amicizia con Gesù
l’unica strada è quella di “testimoni sinceri e
coraggiosi della libertà che rende liberi”. Quindi, il
Papa si è rivolto alla grande massa di giovani che ha
affollato la piazza. La sostanza del suo invito è stata:
voi non siete soltanto oggetto della vostra educazione ma
anche i protagonisti:
“Voi stessi siete chiamati ad essere gli artefici
della vostra crescita morale, culturale e spirituale. Sta
a voi, dunque, accogliere liberamente nel cuore,
nell’intelligenza e nella vita il patrimonio di verità,
di bontà e di bellezza che si è formato attraverso i
secoli e che ha in Gesù Cristo la sua pietra angolare.
Sta a voi rinnovare e sviluppare ulteriormente questo
patrimonio, liberandolo dalle tante menzogne e brutture
che spesso lo rendono irriconoscibile e provocano in voi
diffidenza e delusione”.
Dio “è l’ospite segreto dei nostri cuori”, che
vuole e illumina il nostro bene, ha concluso Benedetto XVI.
“Di Lui ci possiamo fidare”.
(canto)
DISCORSO
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
Cari
fratelli e sorelle,
vi
ringrazio di aver accolto, tanto numerosi, l’invito a
questa speciale Udienza, nella quale riceverete dalle mie
mani la Lettera che ho indirizzato alla Diocesi e alla
città di Roma sul compito urgente dell’educazione.
Saluto con affetto ciascuno di voi: sacerdoti, religiosi e
religiose, genitori, insegnanti, catechisti ed altri
educatori, fanciulli, adolescenti e giovani, compresi
coloro che seguono l’Udienza attraverso la televisione.
Saluto e ringrazio, in particolare, il Cardinale Vicario e
tutti coloro che hanno preso la parola in rappresentanza
delle varie categorie di persone partecipi della grande
sfida educativa.
Siamo qui
riuniti, infatti, perché ci muove una comune
sollecitudine per il bene delle nuove generazioni, per la
crescita e per il futuro dei figli che il Signore ha
donato a questa città. Ci muove anche una preoccupazione,
la percezione cioè di quella che abbiamo chiamato
"una grande emergenza educativa". Educare non è
mai stato facile e oggi sembra diventare sempre più
difficile: perciò non pochi genitori e insegnanti sono
tentati di rinunciare al proprio compito, e non riescono
più nemmeno a comprendere quale sia, veramente, la
missione loro affidata. Troppe incertezze e troppi dubbi,
infatti, circolano nella nostra società e nella nostra
cultura, troppe immagini distorte sono veicolate dai mezzi
di comunicazione sociale. Diventa difficile, così,
proporre alle nuove generazioni qualcosa di valido e di
certo, delle regole di comportamento e degli obiettivi per
i quali meriti spendere la propria vita. Siamo qui oggi,
però, anche e soprattutto perché ci sentiamo sostenuti
da una grande speranza e da una forte fiducia: dalla
certezza, cioè, che quel "sì", chiaro e
definitivo, che Dio in Gesù Cristo ha detto alla famiglia
umana (cfr 2 Cor 1,19-20), vale anche per i nostri
ragazzi e giovani, vale per i bambini che oggi si
affacciano alla vita. Perciò anche nel nostro tempo
educare al bene è possibile, è una passione che dobbiamo
portare nel cuore, è un’impresa comune alla quale
ciascuno è chiamato a recare il proprio contributo.
Siamo
qui, in concreto, perché intendiamo rispondere a quella
domanda educativa che oggi avvertono dentro di sé i
genitori, preoccupati per il futuro dei propri figli, gli
insegnanti, che vivono dal di dentro la crisi della
scuola, i sacerdoti e i catechisti che sanno per
esperienza quanto sia difficile educare alla fede, gli
stessi ragazzi, adolescenti e giovani, che non vogliono
essere lasciati soli di fronte alle sfide della vita. E’
questa la ragione per la quale vi ho scritto, cari
fratelli e sorelle, la lettera che sto per consegnarvi. In
essa potete trovare alcune indicazioni, semplici e
concrete, sugli aspetti fondamentali e comuni dell’opera
educativa. Oggi mi rivolgo a ciascuno di voi per offrirvi
il mio affettuoso incoraggiamento ad assumere con gioia le
responsabilità che il Signore vi affida, affinché la
grande eredità di fede e di cultura, che è la ricchezza
più vera di questa nostra amata città, non vada smarrita
nel passaggio dall’una all’altra generazione, ma al
contrario si rinnovi, si irrobustisca, sia di guida e di
stimolo nel nostro cammino verso il futuro.
In questo
spirito mi rivolgo a voi, cari genitori, per chiedervi
anzitutto di rimanere saldi, per sempre, nel vostro
reciproco amore: è questo il primo e grande dono di cui
hanno bisogno i vostri figli, per crescere sereni,
acquisire fiducia in se stessi e fiducia nella vita e
imparare così ad essere a loro volta capaci di amore
autentico e generoso. Il bene che volete ai figli deve poi
darvi lo stile e il coraggio del vero educatore, con una
coerente testimonianza di vita ed anche con la fermezza
necessaria per temprare il carattere delle nuove
generazioni, aiutandole a distinguere con chiarezza il
bene dal male ed a costruirsi a loro volta delle solide
regole di vita, che le sostengano nelle prove future. Così
farete ricchi i vostri figli dell’eredità più preziosa
e duratura, che consiste nell’esempio di una fede
quotidianamente vissuta.
Con il
medesimo animo domando a voi, docenti dei diversi ordini
di scuole, di avere un concetto alto e grande del vostro
impegnativo lavoro, nonostante le difficoltà, le
incomprensioni, le delusioni che troppo spesso
sperimentate. Insegnare, infatti, significa andare
incontro a quel desiderio di conoscere e di capire che è
insito nell’uomo e che nel bambino, nell’adolescente,
nel giovane si manifesta in tutta la sua forza e
spontaneità. Il vostro compito, perciò, non può
limitarsi a fornire delle nozioni e delle informazioni,
lasciando da parte la grande domanda riguardo alla verità,
soprattutto a quella verità che può essere di guida
nella vita. Siete infatti, a pieno titolo, degli
educatori: a voi, in stretta sintonia con i genitori, è
affidata la nobile arte della formazione della persona. In
particolare, quanti insegnano nelle scuole cattoliche
portino dentro di sé e traducano in azione quotidiana
quel progetto educativo che ha al proprio centro il
Signore Gesù e il suo Vangelo.
E voi,
cari sacerdoti, religiosi e religiose, catechisti,
animatori e formatori delle parrocchie, dei gruppi
giovanili, delle associazioni e movimenti ecclesiali,
degli oratori, delle attività sportive e ricreative,
cercate di avere sempre, verso i ragazzi e i giovani che
accostate, gli stessi sentimenti che furono in Gesù
Cristo (cfr Fil 2,5). Siate dunque quegli amici
affidabili nei quali essi possano toccare con mano
l’amicizia di Gesù per loro, e al tempo stesso siate i
testimoni sinceri e coraggiosi di quella verità che rende
liberi (cfr Gv 8,32) e che indica alle nuove
generazioni la via che conduce alla vita.
L’educazione
però non è soltanto opera degli educatori: è un
rapporto tra persone nel quale, con il crescere degli
anni, entrano sempre più in gioco la libertà e la
responsabilità di coloro che vengono educati. Perciò,
con grande affetto, mi rivolgo a voi, fanciulli,
adolescenti e giovani, per ricordarvi che voi stessi siete
chiamati ad essere gli artefici della vostra crescita
morale, culturale e spirituale. Sta a voi, dunque,
accogliere liberamente nel cuore, nell’intelligenza e
nella vita il patrimonio di verità, di bontà e di
bellezza che si è formato attraverso i secoli e che ha in
Gesù Cristo la sua pietra angolare. Sta a voi rinnovare e
sviluppare ulteriormente questo patrimonio, liberandolo
dalle tante menzogne e brutture che spesso lo rendono
irriconoscibile e provocano in voi diffidenza e delusione.
Sappiate comunque che in questo non facile cammino non
siete mai soli: vi sono vicini non soltanto i vostri
genitori, insegnanti, sacerdoti, amici e formatori, ma
soprattutto quel Dio che ci ha creato e che è l’ospite
segreto dei nostri cuori. Egli illumina dal di dentro la
nostra intelligenza, Egli orienta al bene la nostra libertà,
che spesso avvertiamo fragile e incostante, Egli è la
vera speranza e il fondamento solido della nostra vita. Di
Lui, anzitutto, ci possiamo fidare.
Cari
fratelli e sorelle, nel momento in cui vi consegno
simbolicamente la Lettera sul compito urgente
dell’educazione, ci affidiamo dunque, tutti insieme, a
Colui che è il nostro vero e unico Maestro (cfr Mt
23,8), per impegnarci insieme a Lui, con fiducia e con
gioia, in quella meravigliosa impresa che è la formazione
e la crescita autentica delle persone. Con questi
sentimenti ed auspici a tutti imparto la mia Benedizione.
©
Copyright 2007 - Libreria Editrice Vaticana
|
|