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UDIENZA GENERALE (2 AGOSTO 2006)

Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana

Fonte: Radio Vaticana, 2 agosto 2006

ALLA PRIMA UDIENZA GENERALE IN PIAZZA SAN PIETRO, DOPO LA SOSTA VALDOSTANA, BENEDETTO XVI IMPLORA NUOVAMENTE LA CESSAZIONE DELLE VIOLENZE IN TERRA SANTA, ESORTANDO AD OGNI IMPEGNO LA DIPLOMAZIA INTERNAZIONALE. AFFETTUOSO SALUTO DEL PAPA AI 40 MILA CHIERICHETTI PRESENTI ALL’UDIENZA PER IL PELLEGRINAGGIO EUROPEO DEI MINISTRANTI  

Pace per la “cara e martoriata regione del Medio Oriente”, dalla quale giungono quotidianamente “immagini agghiaccianti” di morte. L’esclamazione di Benedetto XVI, dopo l’appello di domenica scorsa all’Angelus, ha avuto una nuova, forte eco questa mattina anche in Piazza San Pietro, durante la prima udienza generale dopo il soggiorno di Les Combes.

 L’appello, espresso con toni molto accorati, ha concluso l’udienza che il Papa aveva dedicato al pellegrinaggio europeo dei ministranti – più familiarmente chierichetti - ritratti dal Pontefice come giovani legati a Gesù da un’amicizia particolare, sull’esempio degli Apostoli. La cronaca  dell’udienza generale nel servizio di Alessandro De Carolis:  

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Appena settantadue ore fa, la richiesta di Benedetto XVI di rinunciare alle armi, sottolineata con quell’avverbio perentorio e insieme implorante: “immediatamente”. Oggi, dalla ribalta di Piazza San Pietro, la nuova insistita richiesta del Papa: basta ostilità e violenze, basta con l’olocausto quotidiano che non risparmia nemmeno i bambini, ma si lasci ogni spazio alla mediazione internazionale, che restituisca un futuro sereno alla Terra Santa:  

“I nostri occhi sono pieni delle agghiaccianti immagini dei corpi straziati di tante persone, soprattutto di bambini – penso, in particolare a Cana, in Libano.  Desidero ripetere che nulla può giustificare lo spargimento di sangue innocente, da qualunque parte esso venga!  Con il cuore colmo di afflizione, rinnovo ancora una volta un pressante appello all’immediata cessazione di tutte le ostilità e di tutte le violenze, mentre esorto la comunità internazionale e quanti sono coinvolti più direttamente in questa tragedia a porre al più presto le condizioni per una definitiva soluzione politica della crisi, capace di consegnare un avvenire più sereno e sicuro alle generazioni che verranno”. (applausi)  

L’udienza generale era iniziata nel segno della festa e dell’allegria portate, sotto il sole un po’ velato e più sopportabile di Piazza San Pietro, dai circa 42 mila chierichetti di molti Paesi d’Europa, già a Roma da qualche giorno per partecipare al raduno europeo dei ministranti. Il loro responsabile, Martin Gatcher, ausiliare di Basel in Svizzera, ha presentato al Papa i giovani e la loro particolare esperienza di servizio all’altare. In essa, Benedetto XVI – indossando il foulard bianco dei ministranti e parlando in tedesco in omaggio ai circa 35 mila ministranti giunti dalla sola Germania - ha individuato il segno di un’amicizia particolare con Gesù, che dall’altare si dilata in tutti gli ambienti della vita: dalla famiglia alla scuola, nel segno del Vangelo:  

LIEBE FREUNDE, IN WIRKLICHKEIT SEID IHR SCHON JETZT APOSTEL JESU!...

Cari amici, voi in realtà siete già apostoli di Gesù! Quando partecipate alla Liturgia svolgendo il vostro servizio all’altare, voi offrite a tutti una testimonianza. Il vostro atteggiamento raccolto, la vostra devozione che parte dal cuore e si esprime nei gesti, nel canto, nelle risposte, tutto questo è apostolato. E’ un vincolo di amicizia che ha la sua fonte e il suo culmine nell’Eucaristia. Voi siete molto vicini a Gesù Eucaristia, e questo è il più grande segno della sua amicizia per voi. Non dimenticatelo”.  

Dopo averla interrotta per il suo soggiorno valdostano, Benedetto XVI ha ripreso oggi, almeno nello spirito, la sua catechesi sul rapporto tra gli Apostoli e la Chiesa per mettere in risalto come i chierichetti altro non siano che piccoli discepoli che Gesù, al pari dei suoi compagni, ha chiamato non “servi ma amici”. Un’amicizia sperimentata personalmente anche dal giovanissimo Jospeh Ratzinger, che nel 1935 iniziava come chierichetto “un lungo cammino”. Un ricordo personale che Benedetto XVI ha accompagnato, tra l’altro, ad una raccomandazione: quella di non prestare il servizio all’altare con “sciatteria”. Ascoltate piuttosto la voce di Gesù, ha ribadito ancora. “Ascoltatela con grande disponibilità, se vi chiama a donarvi senza riserve nella via del sacerdozio. Ascoltatela con fiducia qualunque sia la strada della vostra vocazione, perché Cristo vuole stabilire anche con voi un legame di amicizia”:  

“L’amicizia con Gesù è il dono più bello della vita, e voi avete la gioia di rinnovarlo ogni volta che svolgete il vostro servizio nella liturgia. Rimanete sempre fedeli a questa amicizia, leggendo e meditando il Vangelo, nutrendovi dell’Eucaristia e fermandovi in adorazione davanti al Tabernacolo. Così diventerete veri discepoli del Signore, pronti a rispondere con gioia e fiducia alla sua vocazione, specialmente se vi inviterà a lasciare tutto per diventare con Lui ‘pescatori di uomini’. Cari ministranti, prego per voi, perché siate sempre amici ed apostoli di Gesù!”.  

(musica)        

Oltre al tedesco e all’italiano, il Papa ha salutato i giovani chierichetti in 11 lingue. Ed ha avuto un pensiero anche per i giovani partecipanti al Campionato mondiale di Twirling e per il gruppo che compie il pellegrinaggio in bicicletta da Lurago d'Erba a Gerusalemme, promosso dall'Opera Don Guanella. “Possa anche questa iniziativa - ha auspicato Benedetto XVI - contribuire alla causa della pace in Terra Santa, duramente provata dagli eventi bellici di questi giorni”.  Al termine, come di consueto, il Papa si è intrattenuto a lungo con i pellegrini in piazza, prima di fare ritorno a Castel Gandolfo.

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LE PAROLE DEL PAPA

- FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -

[Cari ministranti,

Sono felice che la mia prima Udienza dopo la vacanza nelle Alpi sia con voi ministranti e saluto con affetto ciascuno di voi. Ringrazio il vescovo ausiliare di Basel Mons. Martin Gächter per le parole con cui, in qualità di Presidente del Coetus Internationalis Ministrantium, ha introdotto l'Udienza, e ringrazio per il foulard, grazie al quale sono tornato ad essere ministrante. Più di 70 anni fa, nel 1935, ho incominciato come ministrante, quindi un lungo tragitto su questo cammino. Saluto cordialmente il Cardinale Christoph Schönborn, che ieri ha celebrato per voi la Santa Messa, e i numerosi Vescovi e Sacerdoti provenienti dalla Germania, dall'Austria, dalla Svizzera e dall'Ungheria. A voi, cari ministranti, desidero offrire, brevemente, visto che fa caldo, un messaggio che possa accompagnarvi nella vostra vita e nel vostro servizio nella Chiesa. Desidero per questo riprendere l'argomento che sto trattando nelle catechesi di questi mesi. Forse alcuni di voi sanno che nelle Udienze generali del mercoledì sto presentando le figure degli Apostoli: per primo Simone, al quale il Signore ha dato il nome di Pietro, suo fratello Andrea, poi altri due fratelli, san Giacomo detto «il maggiore», primo martire tra gli Apostoli, e Giovanni il teologo, l’evangelista, e poi Giacomo detto «il minore». Conto di continuare a presentare i singoli Apostoli nelle prossime Udienze, nei quali, per così dire, la Chiesa diventa personale. Oggi però ci soffermiamo su un tema comune: che genere di persone erano gli Apostoli. In breve potremmo dire che erano "amici" di Gesù. Lui stesso li ha chiamati così nell'ultima Cena, dicendo loro: «Non vi chiamo più servi, ma amici» (Gv 15, 15). Sono stati, e sono potuti essere, apostoli e testimoni di Cristo perché erano suoi amici, perché lo conoscevano a partire dall’amicizia, perché gli erano vicini. Erano uniti da un legame di amore vivificato dallo Spirito Santo. Possiamo intendere in questa prospettiva il tema del vostro pellegrinaggio: «Spiritus vivificat». È lo Spirito, lo Spirito Santo che vivifica. È lui che vivifica il vostro rapporto con Gesù, di modo che non sia solo esteriore: "sappiamo che è esistito e che è presente nel Sacramento", ma lo fa diventare un rapporto intimo, profondo, di amicizia davvero personale, capace di dare senso alla vita di ognuno di voi. E poiché lo conoscete e poiché lo conoscete nell’amicizia, potrete dargli testimonianza e portarlo alle altre persone. Oggi, vedendovi qui davanti a me in Piazza San Pietro, penso agli Apostoli e sento la voce di Gesù che vi dice: «Non vi chiamo servi, ma amici: rimanete nel mio amore, e porterete molto frutto» (Gv 15, 9.16). Vi invito: ascoltate questa voce! Cristo non l’ha detto solo 2000 anni fa; egli è vivo e lo dice a voi adesso. Ascoltate questa voce con grande disponibilità; ha qualcosa da dire ad ognuno Forse a qualcuno di voi dice: "voglio che mi serva in modo speciale come sacerdote diventando così mo testimone, essendo mio amico e introducendo altri in questa amicizia". Ascoltate comunque con fiducia la voce di Gesù. La vocazione di ciascuno è diversa, ma Cristo desidera fare amicizia con tutti, così come ha fatto con Simone, che chiamò Pietro, con Andrea, Giacomo, Giovanni e con gli altri Apostoli. Vi ha donato la sua parola e continua a donarvela, perché conosciate la verità, perché sappiate come stanno veramente le cose per l’uomo, e che quindi sappiate come si deve vivere in modo giusto, come si deve affrontare la vita affinché diventi vera. Potrete così essere, ognuno a modo suo, suoi discepoli e apostoli.

Cari ministranti, voi in realtà siete già apostoli di Gesù! Quando partecipate alla Liturgia svolgendo il vostro servizio all'altare, voi offrite a tutti una testimonianza. Il vostro atteggiamento raccolto, la vostra devozione che parte dal cuore e si esprime nei gesti, nel canto, nelle risposte: se lo fate nella maniera giusta e non distrattamente, in modo qualunque, allora la vostra è una testimonianza che tocca gli uomini. Il vincolo di amicizia con Gesù ha la sua fonte e il suo culmine nell'Eucaristia. Voi siete molto vicini a Gesù Eucaristia, e questo è il più grande segno della sua amicizia per ciascuno di noi. Non dimenticatelo; e per questo vi chiedo: non abituatevi a questo dono, affinché non diventi una sorta di abitudine, sapendo come funziona e facendolo automaticamente, ma scoprite ogni giorno di nuovo che avviene qualcosa di grande, che il Dio vivente è in mezzo a noi, e che potete essergli vicini e aiutare affinché il suo mistero venga celebrato e raggiunga le persone. Se non cederete all’abitudine e svolgerete il vostro servizio a partire dal vostro intimo, allora sarete veramente suoi apostoli e porterete frutti di bontà e di servizio in ogni ambito della vostra vita: in famiglia, nella scuola, nel tempo libero. Quell'amore che ricevete nella Liturgia portatelo a tutte le persone, specialmente dove vi accorgete che manca loro amore, che non ricevono bontà, che soffrono e sono sole. Con la forza dello Spirito Santo, cercate di portare Gesù proprio a quelle persone che vengono emarginale, che non sono molto amate, che hanno problemi. Proprio lì con la forza dello Spirito Santo dovete portare Gesù. Così quel Pane, che vedete spezzare sull'altare, verrà ancora condiviso e moltiplicato, e voi, come i dodici Apostoli, aiuterete Gesù a distribuirlo in mezzo alla gente di oggi, nelle diverse situazioni della vita. Così, cari ministranti, le mie ultime parole a voi sono: siate sempre amici e apostoli di Gesù Cristo!

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